martedì 15 aprile 2014

Lettera al Sindaco: a Velletri centinaia di distacchi dell'acqua


Alla cortese attenzione del Sindaco di Velletri
Fausto Servadio
E p.c.
All’assessore ai beni comuni del Comune di Velletri
Sergio Andreozzi
Sergio.andreozzi@comune.velletri.rm.it
All’assessore ai servizi sociali
Alessandra Modio
Ale.modio@alice.it modio.ale@gmail.com
Ai capigruppo del Consiglio comunale di Velletri Agli organi d’informazione

Gentile Sindaco,
da circa una settimana Acea Ato 2 spa sta procedendo al distacco di moltissime utenze idriche a Velletri. Secondo alcune indiscrezioni sarebbero 400 i contatori che verranno sigillati nei prossimi giorni. La conseguenza è devastante. Stiamo rischiando di avere un migliaio di persone senza acqua per bere, cucinare, lavarsi, con una situazione igienico-sanitaria preoccupante. Tutto questo avviene in una città – Velletri – dove 3000 persone non ricevono acqua potabile, a causa della contaminazione da arsenico; con un centro cittadino servito a singhiozzo, con prolungate sospensioni della fornitura idrica, che costringono le famiglie a pagare salate bollette elettriche per l’utilizzo dei cassoni di accumulo. C’è di più. Acea sostiene che i distacchi avvengono in caso di morosità. Peccato che la tariffa sociale istituita da ormai tre anni non è stata mai adeguatamente promossa, tanto da far rimanere nella casse del gestore romano più di dieci milioni di euro di contributo di solidarietà mai erogato.
Questi interventi sono illegittimi. Per questi motivi:
  1. Nei giorni scorsi è stata pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione Lazio la legge 4 aprile 2014, numero 5 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, proposta, tra gli altri, dal consiglio comunale di Velletri. All’articolo 2 si legge: “La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile, in attuazione dei principi costituzionali, sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona”; ne deriva il principio che nessuno può essere lasciato senza accesso all’acqua potabile (vedi allegato 1).
  2. Il regolamento d’utenza attualmente utilizzato da Acea per procedere ai distacchi è ampiamente superato e – da circa due anni – è in fase di revisione da parte della conferenza dei Sindaci.
    3. Il tribunale di Latina negli anni passati si era espresso ritenendo vessatoria la clausola del          distacco per morosità senza l’intervento di una parte terza (ad esempio un giudice di pace). 

Questi principi sono ormai consolidati. Citiamo, a titolo d’esempio, la posizione espressa dal difensore civico del comune di Pescara (vedi allegato 2) che in un parere dello scorso 5 marzo affermava: “(omissis) non può ritenersi legittima la risoluzione unilalerale del contratto di fornitura e, dunque, la sospensione dell'erogazione dell'acqua: la morosità dell’utente non è ragione che possa ex se giustificare la sospensione della fornitura di un bene primario come l'acqua”. E ancora: “la sospensione della fornitura del servizio non può ritenersi rimedio proporzionato, anche sotto il profilo dell’articolo 1460 del Codice civile”. 

Che può fare l’amministrazione comunale? 

Diversi Comuni italiani hanno già affrontato una situazione simile attraverso lo strumento dell’ordinanza sindacale. E’ evidente, infatti, che la sospensione della fornitura dell’acqua potabile comporta un pericolo igienico-sanitario, che il Sindaco ha l’obbligo di affrontare. Il Comune di Castelluccio dei Sauri (vedi allegato 3) è intervenuto il 21 novembre del 2011 ordinando al gestore AQP il riallaccio dell’utenza idrica di un gruppo di cittadini ritenuti morosi. Le motivazioni riguardavano la mancanza di lavoro e il rischio igienico-sanitario. In maniera analoga hanno agito il Comune di Tuglie (vedi allegato 4) e il comune di Botrugno e altri comuni italiani.
Le chiediamo, dunque, di intervenire con decisione, salvaguardando la situazione igienico-sanitaria dei cittadini di Velletri, bloccando – con opportune ordinanze – le sospensioni delle forniture idriche, garantendo il diritto all’acqua, previsto e tutelato dalla nuova legge della Regione Lazio.
Rimaniamo a sua disposizione per ogni chiarimento, 
Il comitato acqua pubblica Velletri

lunedì 12 agosto 2013

COMUNICATO STAMPA: Emergenza idrica nei Castelli Romani: Acea ha ridotto gli investimenti per 150 milioni di euro


Nell’incontro tra Sindaci e Acea del 9 agosto è andato in scena il vecchio copione: sindaci che protestano e gestore che promette. Ma il tempo delle farse è finito. I soldi per risolvere le crisi idriche, ambientali e sanitarie legate all’acqua ci sono, ma il gestore preferisce non spenderli.

 Il 13 marzo 2013 il responsabile dei rapporti tra amministrazioni locali e Acea, l’ingegnere Piotti, dirigente della STO, ha scritto a tutti i Sindaci e al presidente Zingaretti (cfr lettera allegata), informandoli del mancato rispetto da parte del gestore dei propri impegni: Acea avrebbe dovuto, infatti, eseguire le delibere votate dalla conferenza dei Sindaci, che prevedevano un investimento per il 2012 di  202 mln € e per il 2013 di 189mln €, per un totale di 391 mln di €. Rispetto a questo stanziamento Acea ha effettuato un’autoriduzione, non concordata con gli Enti locali, pari a circa 150mln € (62 mln € per 2012 e 79 per 2013).

Nella delibera numero 7/12, approvata dai sindaci il 17 aprile 2012, era stato deciso il piano degli investimenti. Attenzione alle cifre, perché è nei dettagli che si nasconde il diavolo:

-       Per il 2012 sono previsti 202,03 milioni di investimento; grazie ad una delibera che non ha completamente rispettato il referendum (come denunciato dal comitato acqua pubblica lo scorso anno), viene ancora applicato il 7% di remunerazione del capitale investito alla cifra deliberata fino al 2012, pari a 152,03 milioni; con la delibera 7/12 sono stati stanziati ulteriori 50 milioni di euro (sempre pagati dai cittadini, attraverso le bollette): su questa cifra – essendo stata deliberata dopo il referendum – Acea non potrà incassare il 7% di remunerazione. E’ forse un caso, ma il gestore decide – unilateralmente – di non investire 62 milioni di euro: forse questa cifra include quella parte di investimento senza remunerazione?

-       Per il 2013 l’investimento previsto era di 189,27 euro; anche in questo caso la cifra comprende l’aumento di 50 milioni di euro rispetto agli accordi precedenti (che impegnavano Acea ad investire 139,27 milioni di euro), senza remunerazione. Come detto prima, Acea riduce di 79 milioni l’investimento per l’anno in corso. Anche in questo caso la parte d’investimento non realizzato comprende la cifra non remunerata, e quindi non “conveniente” per Acea?

Questo sono alcune domande che i Sindaci dovrebbero porre ad Acea. Non solo. La scelta del gestore dovrebbe essere immediatamente contestata dagli uffici legali delle amministrazioni.

Acea ha sostenuto che questa riduzione deriva tra l’altro da: “Incertezza del quadro normativo e del contesto economico-finanziario (…) infatti per effetto dell’emanazione del DPR 116\2011, che, a seguito dell’esito della consultazione referendaria, ha espunto il riferimento all’adeguatezza della remunerazione di capitale investito” cioè, tradotto in parole povere, il gestore vuole dire: “siccome non so se continuerò a guadagnare tanto quanto oggi intanto sospendo una parte degli investimenti”.

Cari cittadini ecco come Acea si è tutelata dall’esito del referendum. La conseguenza diretta di questi tagli decisi dal gestore è la drammatica e ormai cronica “emergenza” idrica che attanaglia il nostro territorio. Eppure Acea, dal 2003 al 2011, ha già incassato circa 590 milioni di euro per la remunerazione di capitale investito: non basta per soddisfare i soci privati? Vale più il profitto che il diretto all’acqua?

Non si capisce in questo contesto l’atteggiamento dei Sindaci castellani che continuano a organizzare incontri col gestore in cui elencano problemi ormai noti e in cui escono contenti per aver ottenuto il rinnovo annuale delle promesse di Acea. Avrebbero potuto fare molto altro: era in loro potere, ad esempio, imporre al gestore di portare tempestivamente le autobotti alle zone colpite dal razionamento idrico, come previsto nel regolamento di utenza. Per sopperire alle omissioni del gestore, invece, hanno caricato sulle spalle della sola Protezione Civile questa incombenza, sottraendo le loro forze a altre problematiche. Si dovevano presentare al tavolo della trattativa dopo aver attentamente studiato quelle stesse delibere che hanno votato, chiedendo conto con fermezza della irresponsabile riduzione degli investimenti.

Il rischio che corre questo territorio, in cui Acea fa esattamente solo ciò che vuole fare mentre i sindaci stanno a guardare, scaricando sulla popolazione la propria inefficienza, è che allo scadere della convenzione trentennale il territorio castellano si ritroverà una situazione idrica peggiore di quella che consegnò al gestore. Allora si disse che grazie all’intervento del privato i problemi dell’acqua sarebbero stati definitivamente risolti. È chiaro a tutti che non è andata così.

Basta con le promesse a breve, medio e lungo periodo, la popolazione vuole oggi la soluzione immediata del problema. Come due anni fa abbiamo detto in massa, col referendum, che il privato deve uscire dalla gestione dell’acqua, torniamo tutti a dire che l’acqua è un bene comune.

Di fonte a questa situazione chiediamo alle amministrazioni comunali di avviare immediatamente una vertenza con Acea, chiedendo:

A)    i fondi per risolvere l’emergenza idrica ci sono e li abbiamo messi noi cittadini: i soldi non investiti (pari a 150 milioni di euro per il biennio 2012 e 2013) vengano resi immediatamente disponibili da Acea per interventi urgenti e non più derogabili finalizzati alla risoluzione della drammatica situazione in cui versa la popolazione castellana e in generale della provincia di Roma. Ricordiamo che oltre alla mancanza dell’acqua il territorio dei Castelli Romani vive un’emergenza qualitativa (Velletri, per esempio, ha ancora 3000 abitanti serviti con un’acqua contenente arsenico oltre i limiti di legge, come si desume dalla relazione presentata alla Commissione europea lo scorso Febbraio) e un rischio ambientale elevato dovuto alla cattiva condizione della depurazione della fognatura.

B)   I 20 milioni di penale che Acea deve pagare in investimenti a costo zero per i cittadini (vedi parametro Mall per il periodo 2006-2011) sono stati spalmati su 6 anni. Questa decisione deve essere rivista, imponendo ad Acea l’immediata erogazione di questa cifra in opere urgenti. Non è possibile continuare a rinviare, anno dopo anno, gli investimenti per risolvere in tempi ragionevoli l’emergenza idrica.

C)  L’Ato, la Regione e i comuni – con la partecipazione dei cittadini – devono avviare subito la redazione di un piano degli acquedotti, mettendo come priorità la conservazione della risorsa, evitando di stressare ulteriormente le fonti del Simbrivio. Questo piano deve partire dal rifacimento delle reti idriche, individuando con precisione le perdite, gli sprechi e le reti obsolete, riducendo drasticamente l’utilizzo dei pozzi locali. Il piano dovrà essere affidato ai tecnici provenienti da strutture pubbliche, non in conflitto di interesse e dovrà essere discusso con la popolazione attraverso un sistema di vera partecipazione alle decisioni.

D)   L’Ato - e quindi i sindaci – deve avviare la revisione immediata della convenzione di gestione, inserendo un sistema sanzionatorio efficace in caso di inadempienze del gestore. Nello stesso tempo, la conferenza dei sindaci deve prevedere la costituzione di un sub-ambito per il bacino dei Castelli romani, aprendo finalmente la strada alla costituzione di un consorzio completamente pubblico.

Il territorio castellano è il teatro in cui stiamo vivendo solo il primo atto di quella che diventerà una vera e propria guerra per l’accesso all’acqua, una risorsa non rinnovabile e essenziale per tutti.

I nostri sindaci, da quale parte della barricata si vogliono porre? Sudditanza a una multinazionale che ha come vocazione il solo profitto o avanguardia dei cittadini che hanno già dimostrato che si scrive acqua ma si legge democrazia?



Il coordinamento acqua pubblica Castelli romani

giovedì 25 luglio 2013

CS II Incontro dei Comitati territoriali contro la privatizzazione dell’acqua


COMUNICATO STAMPA
II Incontro dei Comitati territoriali contro la privatizzazione dell’acqua.
Dalla bolletta alla ripubblicizzazione: costruendo una nuova partecipazione.

Si terrà sabato 27 e domenica 28 luglio il secondo incontro dei comitati territoriali per l’acqua pubblica, presso l’enoteca comunale di Genzano di Roma con il tema “Dalla bolletta alla ripubblicizzazione: costruendo una nuova partecipazione”.

Dopo un primo incontro realizzato a Perugia all’inizio dell’anno, i comitati provenienti da diverse regioni italiane affronteranno il tema centrale della partecipazione dei cittadini nella gestione dei beni comuni.

Lo scopo è fare il punto della situazione post referendaria attraverso lo scambio di esperienze tra i comitati, analizzando le difficoltà vissute, con particolare attenzione all’ampliamento – ora più che mai necessario e urgente – dei meccanismi di inclusione e partecipazione cittadina nella gestione dell’acqua. E’ previsto l’intervento dell’ex Presidente della Provincia di Ascoli Piceno Massimo Rossi che illustrerà l’esperienza di Bilancio Partecipativo attuata nel Comune di Grottammare.

Questo percorso di confronto tra comitati lo vogliamo realizzare per rispondere a domande oggettive, scaturite dai problemi nati nei nostri territori. E’ necessario superare il punto dove siamo arrivati dopo il tradimento dell’establishment politico nei confronti di 27 milioni di italiani che avevano indicato chiaramente la volontà di riappropriarsi della gestione dell’acqua. E la via passa per il riscatto di quella straordinaria partecipazione, riportandola nella azione dei comitati. Un riscatto che nasce ascoltando i problemi urgenti – spesso drammatici -  vissuti da milioni di persone, come le difficoltà di pagare le bollette dell’acqua, i distacchi selvaggi, la ormai perenne emergenza idrica, la crisi sulla qualità e sicurezza dell’acqua, la mancanza di investimenti, la distanza tra gestione del servizio e cittadini.

Vogliamo che nuove persone arrivino e che inizino anche loro ad intraprendere, come un tempo abbiamo fatto noi, questo lungo percorso verso la ripubbliccizzazione. Partire dalla bolletta, dal simbolo tangibile dei conflitti della gestione dell’acqua è una sfida stimolante che trova eco in realtà tanto diverse, come quella turca dove, per la difesa dei 600 alberi di Gezi Park, uno spazio verde in mezzo  al cemento urbano, i cittadini hanno occupato le strade; o quella brasiliana, dove, a partire dall’aumento del biglietto dei mezzi di trasporto pubblico, si è aperto un nuovo mondo di partecipazione.

L’incontro è aperto a tutti.
Per info e adesioni: 349 1549163 – acquapubblicavelletri@gmail.com

Programma:
Giorni 27 e 28 luglio a Genzano di Roma (Castelli Romani – Lazio) – Enoteca Comunale, Piazza della Repubblica 1 ( zona mercato coperto)

27 luglio
10.00 – apertura dell’incontro. Presentazione dei comitati e scambio di esperienze.
13.00 – pausa pranzo
14.00 – Comitati e cittadini: come costruire una nuova partecipazione. L’ esperienza di bilancio partecipativo e democrazia a Grottammare.

Intervento di Massimo Rossi – Sindaco a Grottammare (1994-2003) e Presidente della Provincia di Ascoli Piceno (2004-2009);

Discussione plenaria con gli interventi introduttivi di:
- Astrid Lima – Comitato Acqua di Velletri – Costruendo laboratori di inclusione popolare;
- Alberto De Monaco – L’ esperienza di Aprilia;
- Consiglia Salvio e altri membri del Comitato Acqua Pubblica di Napoli – L’esperienza napoletana.

28 luglio
10.00 – AEEG: nuovo metodo – vecchi profitti sulle bollette. Aggiornamenti sull’autoriduzione e altre strategie per “obbedire” all’esito referendario.
Interventi dei comitati sulle esperienze nei territori.
13.00 – pausa pranzo
14.00 – Dalle specificità locali all’identificazione di problematiche e strategie nazionali. Discutiamo di:
- stato di salute dell’acqua;
- problematiche di gestione, emergenza idrica, mancanza di investimenti,  distanza tra   gestione del servizio e cittadini.

Conclusioni e relazione finale

II Incontro dei Comitati territoriali contro la privatizzazione dell'acqua


giovedì 27 giugno 2013

Diffida inviata a Sindaco, Prefetto e Sto Ato2 sulla mancanza di acqua


Pubblicheremo le risposte appena arrivano.


Al Sindaco di Velletri
FAUSTO SERVADIO
Sede

Al Signor Prefetto di Roma
GIUSEPPE PECORARO
Sede

Alla segreteria tecnica operativa ATO 2
c.a. ing. Sandro Piotti


OGGETTO: interruzione della fornitura dell’acqua potabile a Velletri

Il comitato spontaneo “Acqua pubblica” di Velletri, che fin dal 2008 svolge un’azione volontaria e civica di difesa dei beni comuni, promuovendo tutte le azioni cittadine per il rispetto della volontà popolare espressa anche attraverso il voto referendario del giugno 2011, espone quanto segue:

Premesso che:

l’ufficio dell’alto commissariato Onu ha affermato nel settembre 2007: “È ormai tempo di considerare l'accesso all'acqua potabile e ai servizi sanitari nel novero dei diritti umani, definito come il diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, all'accesso ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico - per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa - allo scopo di migliorare la qualità della vita e la salute. Gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all'uso personale e domestico dell'acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questo quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità, accessibile economicamente a tutti e che ciascuno la possa raccogliere ad una distanza ragionevole dalla propria casa”;
le Nazioni Unite il 28 luglio 2010 dichiaravano il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale, legato alla dignità della persona;
la commissione europea ha affermato nella sua comunicazione al parlamento e al consiglio del 18 luglio 2007: “La disponibilità di acqua di buona qualità e in quantità sufficiente è fondamentale per la vita quotidiana di tutti gli esseri umani e per la maggior parte delle attività economiche”;
la fornitura dell’acqua potabile è un servizio pubblico essenziale e, come tale, non può essere interrotto;
la convenzione di gestione firmata da Acea Ato 2 spa il 6 agosto del 2002 e ratificata dal consiglio comunale di Velletri con delibera del Consiglio comunale numero 18/2005, stabilisce all’articolo 4, comma 1: “Il Gestore dovrà garantire i servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, necessarie alla popolazione ed alle attività dell’ATO 2”; e ancora, all’articolo sei, secondo comma: “Il Gestore si impegna a garantire i livelli di servizio previsti nel Piano e riportati nel capitolo 5 del Disciplinare Tecnico nei termini e con le modalità ivi definite”;
il disciplinare tecnico allegato alla convenzione di gestione prevede, tra l’altro, che “La gestione dei servizi deve essere organizzata così come disposto negli allegati “Manuale di Gestione”, “Carta del Servizio Idrico Integrato” e “ Regolamento di utenza” nonché nel rispetto del D.P.C.M. del 4.3.96”;
il citato D.P.C.M. del 4.3.96 dispone l’uso razionale delle risorse idriche, assicurando il “soddisfacimento della domanda”, con “criteri di equa ripartizione della risorsa nel territorio”;
il concetto di “territorio” deve intendersi esteso all’intero Ambito ottimale, includendo, quindi, tutti i comuni serviti;

Constatato che:

la gestione del Sistema idrico integrato nel comune di Velletri è stato affidato nel novembre del 2006 ad Acea Ato 2 Spa;
sono trascorsi quasi sette anni dall’inizio della gestione affidata alla società;
in gran parte del territorio del comune di Velletri la fornitura dell’acqua potabile è ridotta o, in alcuni casi, completamente assente per ore o giorni;
Acea Ato 2 continua a utilizzare turnazioni nella distribuzione dell’acqua potabile, arrecando un notevole danno alla popolazione, violando il diritto fondamentale di accesso all’acqua;
la giustificazione adotta da Acea Ato 2 Spa per l’effettuazione delle turnazioni (“significativo aumento dei consumi di acqua potabile”) appare pretestuosa e indicatrice di una mancata programmazione e realizzazione degli interventi previsti fin dal piano d’ambito;
in ogni caso il presunto aumento dei consumi non ha comportato la turnazione in altri comuni dell’Ato (ad esempio Roma), mostrando così il venir meno del principio di “equa ripartizione della risorsa nel territorio” stabilita dal D.P.C.M. del 4.3.1996, il cui rispetto è una delle clausole vincolanti della convenzione di gestione;

Chiede:

al Sindaco di Velletri: di intervenire immediatamente, anche attraverso l’uso dei poteri derivanti dal D.lgs 267/2000 (come modificato dal D.L. 92/2008, convertito dalla legge 125/2008), nei confronti del gestore Acea Ato 2 spa affinché venga ripristinato il normale servizio di gestione del SII, assicurando il rispetto della convenzione di gestione e delle leggi in tema di salute, di servizi pubblici e di ambiente; di voler valutare ogni azione a tutela della popolazione di fronte al perdurare delle ingiustificate interruzioni della fornitura di acqua potabile, ivi inclusa la proposta al Consiglio comunale di revoca della delibera numero 18/2005, relativamente alla ratifica della convenzione di gestione con Acea Ato 2 Spa;
al signor Prefetto di Roma: di voler vigilare sul rispetto della citata convenzione di gestione, intervenendo - anche con i poteri sostitutivi - a tutela del diritto fondamentale di accesso all’acqua potabile;
alla segreteria tecnica operativa ATO 2: di voler verificare se le prolungate e reiterate interruzioni della fornitura di acqua potabile nel comune di Velletri rispettino quanto previsto dalla convenzione di gestione e allegati; di chiedere, nel contempo, la sospensione della fatturazione del servizio fino alla risoluzione dei problemi evidenziati; di proporre con urgenza alla conferenza dei sindaci una moratoria dei distacchi per morosità fino alla risoluzione dei problemi di continuità del servizio, al fine di non aggravare ulteriormente la situazione sanitaria nel comune di Velletri.

Cordialmente.

H2Oblio - Manifestazione contro la mancanza di acqua a Velletri


mercoledì 2 gennaio 2013

Emergenza arsenico. Misteri e responsabilità politiche

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha di certo tanti difetti. Ma ha anche una virtù, la memoria. Oggi leggendo l’ordinanza numero 538 del 28 dicembre scorso firmata dal sindaco Fausto Servadio, abbiamo deciso di ripercorrere la storia recente che ha portato a questa nuova “emergenza”. Annunciata, prevedibile, colpevole e carica di responsabilità, politiche e gestionali.
Sul banco degli imputati è finito il pozzo Le corti, che fornisce una notevole quantità di acqua – non più potabile – nella rete idrica – sempre fatiscente – di Velletri. C’è un primo dato che balza agli occhi: quella fonte non era presente tra gli interventi programmati da Acea nel 2008, un anno e mezzo dopo la concessione alla multinazionale romana. Ed è un fatto decisamente curioso. Occorre, a questo punto, ripercorrere la storia, con le carte alla mano.

Nel novembre del 2006 il comune di Velletri firma il verbale di consegna del sistema idrico integrato ad Acea Ato 2 spa. A pagina sei si legge: “Il Gestore (ovvero Acea) ha redatto il programma per i prelievi e le analisi di laboratorio delle acque prelevate dalle suddette fonti riservandosi di effettuare le analisi sulla rete di distribuzione successivamente alla presa in carico del servizio”.

Arriviamo al 2007, quando il sistema idrico di Velletri è già gestito da Acea Ato 2 spa. Nel piano di rientro presentato nel 2008 – vediamo come più avanti – è allegata una tabella con i risultati dei prelievi effettuati sui vari pozzi gestiti. Il pozzo Le Corti presenta, secondo Acea, questi valori il 22 giugno del 2007: Fluoruri 1,24, Arsenico 6,1 e Vanadio 17,7. Tutto nella norma, nessuno sforamento, nessuna emergenza. Questo accadeva cinque anni fa. I conti, però, non tornano. Nello stesso documento, a pagina 11, sono riportati i risultati dei campionamenti effettuati nei punti di prelievo. In via Le Corti – stessa zona dunque del pozzo in questione – abbiamo avuto tra il 2007 e il 2008 ben cinque sforamenti su sei prelievi riportati, per quanto riguarda il parametro Arsenico. Ma per Acea quel pozzo era perfetto.

Nel maggio del 2008 Acea presenta il primo studio per il rientro dei parametri Fluoruro, Arsenico e Vanadio nella normalità. Come abbiamo già visto il pozzo Le Corti non entra nella lista dei lavori da effettuare. C’è di più. Acea evidenzia come la rete di Velletri sia insufficiente, tanto da far prevedere per il 2015 una mancanza cronica di acqua (fabbisogno di 470,2 litri secondo contro i 350 litri secondo disponibili nel 2008; non disponiamo al momento di dati aggiornati). Di fronte a questo problema – il vero problema – la multinazionale si appella al tempo: “I tempi esigui per il rientro delle emergenze non sono compatibili con la completa risistemazione della rete”. Bisogna fare in fretta, dunque.

La strategia di Acea puntava allora decisamente al risparmio. Per quanto riguarda i pozzi privati con acqua fuori norma, saranno i proprietari “a realizzare e gestire gli impianti di potabilizzazione”. Dovranno essere loro, in altre parole, a spendere per investire e il piano di rientro presentato all’epoca teneva conto di questo impegno. E infatti quel piano su un buco nell’acqua: secondo Acea tutto doveva essere risolto entro il 31 dicembre 2010. Così non è stato.

Arriviamo al dicembre di due anni fa, quando i comitati dell’acqua scoprono il documento della Commissione europea che negava l’ultima deroga sull’arsenico, rendendolo pubblico. Scoppia il panico. Il 28 gennaio 2011 al comune di Velletri si tiene una riunione con tutti i soggetti coinvolti. Questa volta è chiaro a tutti che il pozzo Le Corti aveva notevoli problemi (nati quando? Visto che nel 2007 tutto era nella norma, secondo Acea), con una concentrazione di arsenico di 20,4 microgammi litro (dato del 24 gennaio 2011). Di nuovo arriva la promessa del gestore: : “Acea Ato 2 attuerà ogni possibile azione per realizzare tali impianti (superamento emergenza per pozzi Marmi e Le Corti, nda) prima dell’inizio del periodo estivo”. Ovvero prima dell’estate del 2011. Ovvero tutto doveva essere risolto un anno e mezzo fa.

Arriviamo all’epilogo, o almeno all’ultima puntata della saga. Il 13 novembre del 2012 Acea pubblica un report sui piani di rientro. Sono passati quattro lunghissimi anni dal primo studio del maggio 2008… Scrive Acea: “A causa dell’impossibilità di portare a compimento 2 interventi, tra quelli pianificati, entro la scadenza delle deroghe, una limitata porzione della popolazione dei comuni di Velletri e Lanuvio, dal 1° gennaio 2013 avrà acqua non conforme ai limiti previsti dal Dlgs 31/2001”. Ovvero non potabile. Leggendo l’ordinanza del sindaco appare chiaro quale parte della città è in emergenza: le vie fornite dal pozzo Le Corti.

Non sappiamo se in questa storia vi siano responsabilità amministrative o di altro genere. Non è nostro compito giudicare questi aspetti. Di certo ricordiamo bene le tante promesse di investimenti arrivate da Acea, non ultimo durante l’ultima conferenza dei Sindaci, quando si doveva discutere del profitto abrogato dai referendum (la remunerazione del capitale investito). Quella percentuale prevista dalla legge del 7% sugli investimenti realizzati alla fine è rimasta di fatto inalterata, beffando il voto di milioni di italiani. Di certo c’è una responsabilità dell’intera classe politica, che poco o nulla ha fatto per bloccare lo strapotere della multinazionale, che, mentre eroga acqua non potabile per una parte della popolazione di Velletri, chiude i rubinetti alle famiglie in difficoltà, che non riescono a pagare tutte le bollette. Il comitato acqua pubblica chiede ancora una volta che la gestione del sistema idrico torni nelle mani della collettività, mandando a casa un’azienda che non è riuscita a garantire la qualità minima del servizio.

lunedì 2 luglio 2012

Terza assemblea pubblica tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’Acqua dei Castelli Romani


Il Coordinamento dei Comitati Acqua Bene Comune Castelli Romani e la Città di Albano Laziale, vi invitano alla terza assemblea pubblica tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’Acqua dei Castelli Romani sul tema della gestione del servizio idrico.
Il dibattito pubblico si terrà venerdì 6 luglio 2012 alle ore 17.30 presso l’Aula Consiliare del Comune di Albano Laziale, con il seguente ODG:

Emendamenti al regolamento di utenza
Scenari sulla governante di Acea
La gestione di Acea sul territorio

La recente occasione referendaria ha sancito il valore dell'acqua come bene comune, prezioso e indispensabile per la vita, e come tale da gestire pubblicamente, nella trasparenza e condivisione decisionale.
Sul tema è importante avere proficue occasioni di scambio tra le pubbliche amministrazioni e i cittadini.

L'incontro del 6 luglio ad Albano Laziale vuole essere un continuum di quel percorso già avviato con le assemblee di Grottaferrata e di Genzano: definire uno spazio comune in cui le amministrazioni e tutta la cittadinanza possano insieme analizzare le problematiche relative alla gestione dell'acqua individuando le strategie utili e percorribili per un miglioramento del servizio, per la riduzione degli sprechi e per il controllo costante della qualità dell'acqua.

Parteciperanno:
i Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani
i Sindaci e gli amministratori di Albano Laziale e dei comuni dei Castelli
Romani

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare perchè

SI SCRIVE ACQUA MA SI LEGGE DEMOCRAZIA

sabato 21 aprile 2012

Comunicato stampa Assemblea dei Sindaci del 17 aprile 2012

COMUNICATO STAMPA
Con preghiera di diffusione

La conferenza dei Sindaci dell’Ato (provincia di Roma) ha approvato martedì scorso la delibera sulla modifica della tariffa dopo il referendum del 12 e 13 giugno. Paradossalmente, di fronte ad un impegno solo formale di eliminare la remunerazione del capitale investito, l’Ato ha riconosciuto alla multinazionale Acea più di un miliardo di euro di profitti per i prossimi anni di gestione ed uno scandaloso aumento delle bollette per tutti i cittadini della provincia di Roma. Non solo. Il voto è avvenuto quando nella sala erano presenti meno di una ventina di rappresentanti dei 112 comuni della provincia, violando, almeno politicamente, il principio del numero legale. Subito dopo il voto i rappresentanti di alcuni comuni - tra i quali Genzano e Velletri - hanno chiesto all’assessore Michele Civita di verificare il numero legale. La risposta fornita è stata sorprendente: basta che sia presente Roma perché il voto sia valido. Occorre ricordare che il rappresentante del Comune di Roma è titolare del 51% delle azioni di Acea, trovandosi, così, nell’imbarazzante posizione di controllore e controllato.
Dietro l’annuncio della Provincia - che aveva comunicato di voler recepire il risultato del referendum - si cela in realtà una sorta di bluff, che garantirà ad Acea non solo la salvaguardia degli utili milionari, ma anche un aumento della tariffa dell’acqua. 
Secondo la delibera votata l’azzeramento della “remunerazione del capitale investito” riguarderà solo gli investimenti decisi dopo il referendum di giugno. In teoria sembra una decisione di buon senso, ma, come è noto, il diavolo si nasconde nei dettagli. Nel pacchetto degli “investimenti” già fatti c’è poco meno di un miliardo di euro di capitalizzazione iniziale di Acea. Un valore che venne stabilito prima della firma della convenzione, avvenuta nel 2002, che comprende un teorico valore di mercato del settore acqua della multinazionale romana. Ebbene quella cifra verrà integralmente riportata anno dopo anno, sommandosi agli investimenti deliberati prima del giugno 2011, generando un sette per cento di utile - ovvero proprio quella remunerazione del capitale che il referendum ha abrogato - altissimo, che corrisponde a circa il 18% della bolletta dell’acqua. Questa cifra non viene neanche sfiorata dalla proposta di delibera, che sostanzialmente non cambia nulla rispetto alla tariffa del sistema idrico integrato. Altro che accoglimento del risultato dei referendum… Questa manovra garantirà ad Acea circa 1,32 miliardi di euro di remunerazione del capitale fino al 2024.
Si tratta, dunque, di un’operazione di marketing, una sorta di cipria che si vuole spacciare ai sindaci come una decisione rivoluzionaria. 
Dobbiamo in ogni caso accogliere positivamente l’avvio del coordinamento politico tra i sindaci dell’Ato 2, promosso dal sindaco di Genzano, che sta cercando di rompere quello strano triumvirato, composto da Acea, la provincia e il comune di Roma. In un momento delicato come questo, quando la giunta Alemanno si prepara all’ulteriore cessione di quote di Acea, l’opposizione dei comitati e delle amministrazioni comunali più sensibili è un presidio democratico essenziale per la difesa dei beni comuni.
A riguardo riteniamo che la richiesta d'incontro con il Sindaco Alemanno avanzata dal Presidente Zingaretti congiuntamente a tutti i sindaci dell'ATO2 Lazio centrale debba avere come obiettivo quello di far revocare all'amministrazione capitolina la scelta scellerata di vendita del 21% delle proprie quote in discussione nei prossimi giorni in consiglio comunale. 
Vogliamo infine esprimere la nostra solidarietà all’assessore ai beni comuni di Velletri Sergio Andreozzi, pesantemente insultato - alla fine della conferenza - da un dirigente di Acea. Il rappresentante del comune di Velletri era stato probabilmente ritenuto “colpevole” di “lesa maestà” per aver chiesto la verifica del numero legale. Anche per questo si scrive acqua e si legge democrazia.
Coordinamento comitati acqua pubblica Castelli romani

I video dell’assemblea di venerdì 13 aprile 2012 a Genzano tra Comuni, cittadini e comitati

PARTE 1 http://youtu.be/KcZYqmmTcpI
PARTE 2 http://youtu.be/FdAPbNEM7bw
PARTE 3 http://youtu.be/x8TDOQf9zhY
PARTE 4 http://youtu.be/9lLBV9nw9zI
PARTE 5 http://youtu.be/5beeHKpzJ_4

venerdì 6 aprile 2012

Invito Assemblea tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’Acqua dei Castelli Romani



Il 13 aprile alle ore 17.00 presso l’Aula Consiliare del Comune di Genzano si terrà la Seconda Assemblea tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’acqua dei Castelli Romani.

Molti gli argomenti in discussione: il nuovo Regolamento del sistema idrico integrato proposto dalla Provincia; la revisione della tariffa dopo il referendum dello scorso anno; la qualità del servizio di Acea Ato 2 e le penali da applicare per gli anni passati; i possibili aumenti delle bollette, che verranno proposti durante la prossima conferenza dei sindaci. Una serie di decisioni che colpirebbero pesantemente i cittadini.

In questa occasione tutto il territorio potrà presentare le proposte da essere poi portate dai Comuni alla Conferenza dei Sindaci prevista per il 17 aprile (presso la sede della Provincia di Roma).

Partecipate numerosi perché si scrive acqua ma si legge democrazia!
Più informazioni:

mercoledì 4 aprile 2012

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci


COMUNICATO STAMPA

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua
Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci

Sta circolando in queste ore la bozza del nuovo regolamento di utenza di Acea Ato 2 spa, che verrà presentato alla prossima conferenza dei Sindaci. Una serie di norme che rafforza il potere di Acea di tagliare l’acqua unilateralmente, lasciando centinaia di famiglie a basso reddito senza un servizio essenziale, creando una situazione di possibile emergenza sanitaria senza precedenti.

Il nuovo regolamento è un vero scempio del principio di diritto all’acqua, dove la mercificazione - quella vera, quella che viene pesata a suon di euro - prevale rispetto al voto chiaro di milioni di cittadini della provincia di Roma. Un documento elaborato dalla Segreteria tecnica operativa diretta dall’ingegner Sandro Piotti, pagata con i soldi delle bollette dei cittadini, che - prima di ogni altra cosa - dovrebbe prendere atto del risultato referendario. Invece si va in direzione opposta.

All’articolo E.1.6 la bozza del regolamento continua a mantenere la pratica del distacco per morosità, su decisione unilaterale del gestore. Anzi, rispetto al regolamento attuale, il taglio dell’acqua per chi non è in grado di pagare le tariffe illegittime di Acea - tali sono, visto che continuano a mantenere il profitto eliminato dai referendum e si basano su un calcolo che non tiene conto del parametro di qualità - ne esce rafforzato.

Non solo Acea continuerà a mantenere il diritto unilaterale di tagliare l’acqua a chi vuole: nel nuovo regolamento si prevede poi “la piombatura” e “la rimozione del contatore” a discrezione del gestore. Un’azione che fisicamente tende ad eliminare il diritto di accesso all’acqua potabile.

Le conseguenze sono evidenti. Migliaia di famiglie oggi nella provincia di Roma non riescono a pagare le tariffe dell’acqua, che hanno subito aumenti vertiginosi negli ultimi tre anni. Secondo una recente ricerca di Sant’Egidio, nel territorio della provincia di Roma risiedono circa 100 mila cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà, che mai potranno pagare le bollette Acea. Molto spesso abitano in case senza avere titoli legittimi, ospitati, o con situazioni famigliari complesse, fattori che possono rendere burocraticamente difficile l‘accesso alle tariffe sociali. Ci sono poi i casi - di certo non rari - della famiglie che si trovano ad affrontare un periodo temporaneo di difficoltà economica, non riuscendo - visto l’attuale regolamento - a richiedere in tempo l’applicazione della tariffa sociale. Si tratta di casi non rarissimi, che oggi rischiano concretamente di non poter più bere, di non poter cucinare, di non potersi lavare. C’è poi il caso dei cittadini che - legittimamente - hanno contestato le bollette per tariffe applicate in maniera erronea dal gestore (circa 500 famiglie solo nel comune di Velletri) che sono ora in attesa del giudizio di merito dei magistrati.

Ricordiamo a tutti che il Tribunale di Latina, anche per i motivi esposti, ha dichiarato nei mesi scorsi vessatoria - e quindi illegale - la clausola del regolamento idrico dell’Ato 4 che prevede il distacco per morosità. Correttamente i magistrati hanno sottolineato che prima di esercitare un’azione di forza di questa portata, il gestore deve obbligatoriamente richiedere la valutazione di una parte terza, come, ad esempio, il giudice di pace. Se questo principio giuridico vale per la provincia di Latina, non capiamo perché non possa essere applicato in tutta la regione Lazio. Un punto, questo, sul quale chiediamo un pronunciamento urgente e pubblico del presidente Zingaretti.

Acea con il nuovo regolamento di utenza riceverebbe poi poteri di accesso alle abitazioni private dei cittadini che non sono concessi neanche alle forze dell’ordine. Il gestore potrà entrare nelle proprietà private senza preavviso per controllare contatori che - per legge - non sono di sua proprietà. La titolarità degli acquedotti fino al misuratore è infatti dei Comuni, mentre Acea ha esclusivamente una concessione che le permette di utilizzare la rete, contatori compresi. L’enorme potere che la bozza di regolamento dunque concede al gestore è sproporzionata e non rispetta il principio costituzionale della proprietà pubblica del sistema idrico.

La bozza dei nuovo regolamento d’utenza contiene poi principi inaccettabili, che comporteranno elevati costi per molte famiglie. Al punto B1.5 si prevede la facoltà per Acea di installare riduttori di pressione nelle zone dove arriva poca acqua (gran parte dei Castelli romani, ad esempio). La spesa per la vasca di accumulo - necessaria per poter usare l’acqua dopo l’installazione dei riduttori - sarà a carico dei “clienti”, che dovranno esborsare migliaia di euro per i lavori di adeguamento degli impianti idrici. In sostanza Acea dove non è riuscita a risolvere la mancanza dell’acqua - dove sono finiti i grandi investimenti promessi? - spenderà pochi centesimi per ridurre il flusso, caricando i costi delle vasche e delle pompe alle famiglie.

Il nuovo regolamento degli orrori è ricco di sorprese. Se la punizione per chi ritarda il pagamento è alta - rescissione del contratto - quasi nulla accade quando Acea non rispetta i parametri minimi di servizio. L’articolo B1.7, ad esempio, prevede qualche euro di rimborso - “senza altro indennizzo di sorta” - in caso di interruzione del servizio per un periodo superiore ai 15 giorni.

Chiediamo a questo punto una presa di posizione ferma e chiara da parte dei Sindaci, che nei prossimi giorni saranno chiamati a discutere questa bozza di Regolamento di utenza. Votare queste norme significherà firmare una cambiale in bianco ad Acea, aprendo le porte ad una vera e propria guerra dell’acqua, con pattuglie di tecnici inviati nelle case dei cittadini più bisognosi armati di sigilli e tagliatubi. Chiediamo poi una parola di chiarezza al presidente della provincia Nicola Zingaretti che subito dopo il risultato del referendum commentò: “I cittadini hanno avuto una grande capacità di giudizio e hanno compreso l’importanza che questo voto avrebbe avuto per il futuro imminente del nostro Paese”. Ora è arrivato il momento della verità: da che parte si schiererà la politica? Con le grandi multinazionali o a fianco dei cittadini?

Coordinamento Comitati Castelli Romani per l'acqua pubblica
(Albano Laziale, Ariccia, Cave, Ciampino, Frascati. Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Rocca Priora, Velletri)

Informazioni:

domenica 12 febbraio 2012

Procura di Velletri indaga su cemento, acqua e rifiuti


Silverio Piro, Procuratore di Velletri, in una intervista al Caffè, conferma il filone di inchiesta sulla questione arsenico nei Castelli Romani. 
Il Comitato di Velletri ha presentato, nel dicembre del 2010, un esposto-denuncia con tutta la documentazione relativa alla gestione del sistema idrico integrato e al mancato rispetto dei parametri di legge per l'arsenico negli ultimi anni. 
Siamo sicuri che  questa volta la magistratura riuscirà a fare chiarezza sulle responsabilità per l'erogazione di un'acqua pericolosa per la salute.




Fonte http://www.ilcaffe.tv/pdf/castelli235/pageflip.html

venerdì 10 febbraio 2012

Il maltempo e la cattiva gestione di Acea Ato 2


L'ondata di gelo e neve che si è abbattuta sull'Italia in questi giorni e che ha messo in ginocchio il paese ha rivelato le fragilità della gestione di Acea Ato 2.

I cittadini di Velletri - e di decine e decine di Comuni della zona Castelli e dintorni serviti dall’acquedotto del Simbrivio - sono rimasti giorni a secco nel silenzio del gestore. Nessuna comunicazione è stata fornita in maniera tempestiva.
Sul sito di Acea Ato2 non era indicato nella homepage nessun avviso rispetto al guasto, alla durata e, soprattutto, alle modalità alternative per fornirsi di acqua potabile.

Secondo la stampa l’interruzione della fornitura di acqua è stata dovuta ai guasti alla rete elettrica che hanno bloccato il funzionamento della centrale di sollevamento della sorgente del Ceraso. La centrale si troverebbe oltre i 1.500 metri di altezza e l'unica via di accesso è attraverso una strada che si trovava sotto un metro e mezzo di neve.
Acea Ato2 si dimostra inefficace nella mancata informazione ai cittadini. Famiglie con bambini, anziani e disabili si sono ritrovati senz'acqua senza nessun preavviso, subendo ulteriori disagi oltre a quelli provocati per il maltempo.

Acea ato2 ha poi dimostrato inefficienza nella gestione di un’emergenza facilmente prevedibile - la neve era annunciata da giorni - in un territorio che comprende centinaia di migliaia di famiglie: non si ha memoria di un guasto di queste proporzioni nei tempi passati, quando il Simbrivio era gestito dal consorzio dei comuni.

E qui andiamo al punto centrale: gestire di maniera centralizzata un territorio tanto esteso  quanto diversificato ha avuto come conseguenza solo la omogeneizzazione dei problemi specifici dei singoli territori e la loro moltiplicazione. E' un errore pagato oggi dai cittadini e da quegli stessi Comuni che anni fa hanno - superficialmente e affrettatamente - approvato l'affidamento dell’acqua alla società multinazionale Acea.

Nel frattempo Acea ato2 mantiene i poteri e i privilegi ricevuti da una convenzione totalmente sbilanciata a suo favore, come quello di staccare l'acqua senza, come contropartita, una reale tutela dei cittadini. Nessuno può garantire, ad esempio, che non si proceda ad un distacco per un errore materiale o perché una famiglia non ha potuto pagare le care bollette perché in difficoltà economica.

In questi anni nessuno ha visto la "rivoluzione" nella gestione idrica, promessa - come una carota - alla politica per ottenere l’affidamento ai privati della gestione della nostra acqua. Non solo, infatti, perdura la situazione drammatica di larga parte delle reti idriche, come i recenti guasti hanno dimostrato; nessun tipo di severa sanzione per i tanti disagi creati in questi anni ai cittadini veliterni e dei Castelli Romani (che vanno dai mancati livelli di potabilità dell'acqua, ai distacchi selvaggi e l'assenza di investimenti rilevanti) è stata, nel contempo - per quanto ci risulta - comminata al gestore. Ci saranno sicuramente dei buoni motivi, che vorremmo tanto conoscere.

In definitiva possiamo dire: ad Acea tutto, ai cittadini, nulla. Solo l'obbligo di pagare puntualmente le bollette. E in questo, solo in questo, il gestore si dimostra particolarmente efficiente.

Comitato Acqua Pubblica Velletri
http://comitatoacquavelletri.blogspot.com
acquapubblicavelletri@gmail.com

domenica 22 gennaio 2012

Incontro tra Sindaci, Movimenti e Cittadini per l’Acqua dei Castelli Romani



CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE

COMUNICATO STAMPA

CASTELLI ROMANI:  SINDACI E CITTADINI UNITI A DIFESA DELL’ACQUA BENE COMUNE
GRANDE ASSEMBLEA PUBBLICA A GROTTAFERRATA  IL 28 GENNAIO 2012 ALLE ORE  17
 (Grottaferrata,  Teatro  S. Cuore via Garibaldi 19 ore 17)
Sindaci e cittadini dei Castelli Romani insieme nella battaglia a difesa dell’acqua come bene comune.  Un primo incontro–dibattito promosso dall’Amministrazione comunale di  Grottaferrata in collaborazione con il Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani  per unire le forze e rilanciare un’azione comune dopo il successo referendario.  L’inquinamento dell’acqua dei Castelli Romani e la ripubblicizzazione del servizio idrico  i temi principali della discussione.
La prima tappa di un tour che vedrà coinvolte e partecipi le amministrazioni comunali, i cittadini e i  movimenti dei Castelli Romani.  Primo appuntamento a Grottaferrata il 28 gennaio 2012 alle ore 17 presso il Teatro  S. Cuore via Garibaldi 19.  Una grande assemblea pubblica  sul tema della gestione del servizio idrico a cui sono invitati i cittadini e i sindaci dei comuni di Frascati, Marino, Ciampino, Rocca di Papa, Lanuvio, Nemi , Colonna, Grottaferrata, Rocca Priora, Monte Porzio, Montecompatri, Castel Gandolfo, Albano, Genzano, Ariccia, Velletri e Lariano.
Il dibattito vuole contribuire a definire uno spazio comune in cui i Comuni e i cittadini possano avviare un’analisi delle problematiche relative alla gestione dell’acqua individuando le strategie utili e percorribili per un miglioramento del servizio, per la riduzione degli sprechi e per il controllo costante della qualità dell’acqua. 
Sarà affrontato in particolare il drammatico problema dell’inquinamento dell’acqua.  Il Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani presenterà analisi indipendenti relative all’incredibile concentrazione di arsenico e altri inquinanti presenti nei diversi comuni dell’area castellana. Ma saranno anche illustrate idee e proposte di superamento del problema.
Saranno trattate  poi le  problematiche relative al percorso di ripubblicizzazione dei servizi idrici in  attuazione dell’esito referendario . Sempre in relazione a quest’ultimo, i comitati  acqua bene comune  presenteranno la campagna di obbedienza civile, ovvero di autoriduzione delle bollette idriche.  Il risultato del referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha espresso un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti.  Eppure gestori e Ato fanno orecchie da mercante.
La volontà di 27 milioni di elettori ha radicalmente cambiato la composizione della tariffa del servizio idrico, eliminando la c.d. “Remunerazione del capitale”, una delle componenti utilizzate per il calcolo del “Ricavo garantito del gestore”. Tale cifra pari al 7% del capitale investito  è calcolata sulla base degli investimenti realizzati e di quelli previsti nell’anno solare di riferimento.
Nel caso dell’Ato 2, secondo i calcoli basati sull’ultima revisione del piano tariffario, la “remunerazione del capitale investito” incide per circa il 18% sulla bolletta inviata da Acea Ato 2 spa alle famiglie. Una somma che ora i cittadini non devono più pagare ma che gestori e Ato ancora pretendono in barba all’esito del referendum.  L'autoriduzione si applica per il periodo successivo al 20 luglio 2011, data di pubblicazione della gazzetta ufficiale con il decreto di proclamazione del risultato elettorale.
A cura del Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani 
Per info : acquapubblica.castelliromani@gmail.com

venerdì 16 dicembre 2011

Assemblea cittadina: RIDUCIAMO LA BOLLETTA e L'ACQUA NON SI STACCA





Assemblea pubblica: invitiamo tutta la cittadinanza di Velletri a partecipare:

giovedì 29 dicembre 2011

Ora: 16.00 fino a 19.30

Dove: Via Lata, 50 (assoc. Velletri 5 Stelle), Velletri

E' importante la partecipazione di tutti!

Difendiamo la nostra acqua, difendiamo i beni comuni, ricostruendo la democrazia cittadina.

email: acquapubblicavelletri@gmail.com

http://comitatoacquavelletri.blogspot.com/

martedì 13 dicembre 2011

Comunicato stampa: Staccare l'acqua è giusto per Acea e per la giunta di Velletri

La giunta di Velletri ha oggi respinto il progetto di delibera presentata dall’assessore ai beni comuni Sergio Andreozzi - che ha accolto, da parte sua, la proposta del Comitato acqua pubblica - per il blocco dei distacchi dell’acqua da parte di Acea.
Il Comitato aveva chiesto all’amministrazione guidata da Fausto Servadio (Pd) di accogliere le indicazioni dell’organizzazione mondiale della sanità, che prevedono l’erogazione minima di almeno 50 litri di acqua al giorno a persona. La delibera presentata da Andreozzi chiedeva ad Acea di rispettare tale indicazione, evitando il distacco totale dell’acqua potabile, anche in caso di morosità. Si trattava di applicare un principio di civiltà giuridica e sociale, particolarmente importante in una situazione di crisi economica così grave. 
Vogliamo ricordare che la giunta guidata da Luigi De Magistris, su proposta dell’assessore ai beni comuni Alberto Lucarelli, lo scorso novembre ha introdotto il principio della gratuità dei primi 50 litri di acqua al giorno per persona nel comune di Napoli. Una scelta che evidentemente l’amministrazione guidata da Fausto Servadio non ha voluto accogliere per la città di Velletri, schierandosi dalla parte del gestore privato dell’acqua, che ha come unica missione la realizzazione del massimo profitto. Un gestore che ha erogato per anni nella nostra città acqua contaminata da arsenico, con un sistema di depurazione non in grado di coprire l’intero territorio e un servizio di acqua potabile erogato senza rispettare i parametri di qualità previsti dagli accordi contrattuali.
La delibera, tra l’altro, non prevedeva la gratuità del flusso minimo di acqua, ma solo la garanzia dell’erogazione. In sostanza Acea Ato 2 invece di tagliare completamente l’acqua - come sta già facendo da diversi mesi a Velletri - in caso di morosità avrebbe dovuto installare dei riduttori, garantendo in ogni caso un minimo di fornitura. Una modalità di intervento già prevista, ad esempio, nell’Ato 4, in provincia di Latina, e che, in ogni caso, non avrebbe comportato nessun costo aggiuntivo per l’amministrazione comunale o per il gestore Acea Ato 2 Spa.
Vogliamo ricordare che la sospensione completa dell’acqua potabile, oltre a creare notevoli disagi alle famiglie, pone a serio rischio la situazione sanitaria nella città. Non poter utilizzare i servizi igienici, non potersi lavare, non poter cucinare sono condizioni insopportabili per chiunque.
Vogliamo poi ricordare che la tariffa applicata dal 21 luglio 2011 è illegale. Acea non ha infatti ancora accolto il risultato del referendum del 12 e 13 giugno (proclamato ufficialmente con decreto del presidente Napolitano il 20 luglio scorso), che ha abrogato la remunerazione del capitale investito. Il voto degli italiani (che a Velletri ha visto il consenso della maggioranza assoluta della popolazione) avrebbe dovuto comportare, nel caso di Acea Ato 2, una riduzione del 17,5% della bolletta.
Il Comitato acqua pubblica di Velletri giudica estremamente grave la decisione della giunta di Velletri. Proseguiremo nella lotta per la difesa della popolazione, soprattutto di quelle famiglie che oggi vivono le forti difficoltà dovute alla crisi economica. Siamo dalla parte dei pensionati, delle giovani famiglie monoreddito, dei precari, dei lavoratori che non vengono pagati e di tutti quei cittadini che stanno rischiando oggi di rimanere senza acqua in casa.
Ci appelliamo ora ai singoli consiglieri comunali, chiedendo che la delibera respinta dalla giunta sia riproposta in consiglio comunale. Siamo infatti sicuri che alla fine la volontà di difendere la popolazione dai soprusi di Acea prevarrà, al di là delle decisioni prese all’interno delle segreterie di partito. In questo senso il Comitato acqua pubblica è sempre disponibile al confronto con tutte le forze, per poter promuovere all’interno del consiglio comunale tutte le iniziative necessarie per la difesa dei beni comuni.

Per poter decidere insieme le prossime iniziative invitiamo tutta la popolazione a partecipare alla prossima assemblea cittadina, prevista per giovedì 29 dicembre, alle ore 16, presso la sala dell’associazione “Velletri 5 stelle”, in via Lata 50. Sarà importante la partecipazione di tutti, per rispondere con forza all’inerzia colpevole mostrata delle forze politiche della città. 

Difendiamo la nostra acqua, difendiamo i beni comuni, ricostruendo la democrazia cittadina.

mercoledì 7 settembre 2011

Attacco al referendum sull'acqua: chiediamo al sindaco e al Consiglio comunale veliterno di interpellare il presidente Zingaretti

Quanto oggi pubblicato su ilfattoquotidiano.it è di una gravità inaudita. La solita cricca sta provando a scippare il voto degli italiani. Quanto viene riferito sui colloqui con Caltagirone, principale socio privato di Acea, è vergognoso. Chiediamo al sindaco Servadio e al Consiglio comunale veliterno  di interpellare formalmente il presidente Zingaretti e la Conferenza dei sindaci sul passaggio "trasformiamo l’attuale concessione di gestione in una concessione di gestione e costruzione". Quali sono le manovre in atto? I comitati dei cittadini vigileranno su quanto sta accadendo, non permettendo che il voto di giugno venga svenduto.
Nell'articolo pubblicato oggi su il fatto quotidiano online sono riportate parte delle intercettazioni tra Valter Lavitola - il direttore dell'Avanti accusato di estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi - e l'ingegnere Roberto Guercio. Ecco una parte dell'articolo:

C’è un ultimo passaggio chiave nel piano di Guercio, che viene riferito a Lavitola: va cambiata la concessione che oggi regola il rapporto tra Acea e i comuni della provincia di Roma. Un’operazione che richiede l’intervento politico della Regione Lazio, che entro la fine dell’anno deve ridisegnare il funzionamento dell’Autorità d’Ambito, ovvero la parte pubblica del sistema di gestione idrica. E anche su questo punto Guercio ha la sua road map per il dopo referendum: “Dato che lei (Renata Polverini, ndr), comunque pensa di rifare un partito con Alemanno – si legge nelle intercettazioni riportate nell’ordinanza del Gip di Napoli – e comunque con Caltagirone si vede una volta al giorno, questa operazione sul Lazio la può fare solo lui. Cioè lui gli dice: Renata preparami la legge regionale entro l’anno in cui mi dai la concessione di gestione e costruzione e concessione del Peschiera (principale acquedotto che fornisce la capitale, ndr) e noi gliela facciamo tecnicamente. Poi la partita gliela teniamo sempre per le palle… no?”. Dal contesto delle telefonate appare chiaro che il “lui” citato è il costruttore romano Caltagirone, alleato di ferro di Casini e del sindaco Alemanno.

Riteniamo a questo punto che il presidente dell'AATO Nicola Zingaretti e tutti i sindaci dell'Ato 2 spieghino immediatamente se il progetto discusso tra Guercio e Caltagirone sia mai stato discusso, anche informalmente. Chiediamo inoltre che il presidente Renata Polverini spieghi chi si sta occupando della nuova legge regionale, chi sono i tecnici coinvolti, quali audizioni sono state realizzate.

lunedì 29 agosto 2011

COMUNICATO STAMPA: Acqua, arriva la tariffa sociale. Ecco come fare per presentare la domanda


Acqua, arriva la tariffa sociale. Ecco come fare per presentare la domanda
Il Comitato acqua pubblica di Velletri aveva chiesto l’applicazione della tariffa sociale per il servizio idrico a favore delle famiglie di basso reddito fin dal 2008. Ci sono voluti tre anni, centinaia di contestazioni, diverse lettere di messa in mora e un movimento che oggi si è allargato ai Castelli romani per convincere l’Ato 2 ad approvare una riduzione tariffaria per chi riceve bassi salari. Eppure la tariffa sociale era già prevista dalla legge Galli del 1994, e mai applicata, fino al 2011, nella provincia di Roma.
L’assemblea dei Sindaci del 2010 ha finalmente approvato questo passaggio importante, anche se con un regolamento farraginoso e complicato. Per questo il Comitato acqua pubblica di Velletri si mette a disposizione – gratuitamente, come abbiamo sempre fatto – di tutti i cittadini per richiedere lo sgravio, pari a circa 30 euro a persona l’anno.
 
E’ obbligatorio presentare la domanda per il 2011 entro il 30 settembre prossimo.
 
Ha diritto alla tariffa sociale per l’acqua chi:
  • ha un ISEE familiare con un reddito inferiore a 11.160 euro (cifra che sale a 13.920 per i nuclei con almeno 5 persone o per le famiglie con un familiare che necessita per motivi medici di alte quantità d’acqua)
  • non possiede una casa lussuosa (casa signorile, villino, villa, castelli o palazzi di pregio artistico)
  • è residente nell’indirizzo d’intestazione della fattura Acea
Tutte le famiglie che hanno bisogno di assistenza per preparare la documentazione da inviare ad Acea chiedendo l’applicazione della tariffa sociale per il 2011 possono rivolgersi allo sportello del Comitato acqua pubblica di Velletri, ogni mercoledì, dalle ore 17 alle ore 19, presso il dopo lavoro ferroviario.
 
Per velocizzare la pratica occorre portare con se:
  • dichiarazione ISEE dell’intestatario della bolletta
  • certificato di residenza in carta semplice (specificare all’anagrafe che si tratta di un certificato richiesto da Acea, concessionario pubblico, per l’applicazione della tariffa sociale)
  • fotocopia documento d’identità dell’intestatario della bolletta

sabato 27 agosto 2011

Lettera aperta del Forum dei Movimenti per l’Acqua al Presidente della Repubblica e forze politiche


MANOVRA ECONOMICA E PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI:
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E A TUTTE LE FORZE POLITICHE

Il 12 e 13 giugno il voto referendario di ben 28 milioni di cittadine e cittadini italiani di ogni espressione politica ha chiaramente indicato la voglia di partecipazione attiva alle decisioni importanti per il Paese: servizi pubblici locali, beni comuni, energia, giustizia.

Chiara è stata la risposta dei cittadini: NO alla privatizzazione dei servizi pubblici locali d’interesse generale, a partire dalla gestione dell’acqua ma non solo, NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali.

Le persone hanno chiaramente indicato alla rappresentanza politica una nuova stagione che metta al centro l’essere umano e i beni comuni e non le agenzie di rating e la speculazione finanziaria.

Purtroppo il governo non solo non ha ancora attuato le indicazioni referendarie retrocedendo sulle privatizzazioni già attuate e abolendo i profitti sull’acqua ma, con la manovra economica in fase di discussione parlamentare e già approvata con Decreto Legge n. 138 del 13 agosto scorso, ha riproposto (negli articoli raggruppati sotto il Titolo II) in altra forma la sostanza delle norme abrogate con volontà popolare.

Infatti, l’articolo 4 ripresenta il vecchio Decreto Ronchi e persino nuove date di scadenza per le prossime privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Addirittura l’articolo 5 arriva a dare un premio in denaro agli enti locali pur di convincerli a lasciare al mercato delle privatizzazioni i propri servizi essenziali per le comunità. Un premio che dovrebbe servire per fantomatici investimenti infrastrutturali quando invece ai Comuni vengono sottratti trasferimenti essenziali per le loro funzioni.

Tutto ciò – oltre a non rispettare la volontà di partecipazione e le decisioni che i cittadini impongono ai rappresentanti politici – è una chiara violazione della Costituzione poiché il popolo italiano si è pronunciato con referendum contro l’affidamento al mercato di tutti i servizi pubblici locali previsti dal Decreto Ronchi, e tale decisione è vincolante per almeno cinque anni (come affermato dalla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale).
Purtroppo ciò sta avvenendo in un colpevole silenzio politico generalizzato che non rispetta il voto dei cittadini (di qualsiasi colore politico).

Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche affinché non deformino l’esito referendario e rispettino l’indirizzo chiaro della volontà popolare.

Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché, in aderenza al Suo ruolo di garante della Costituzione, non permetta che siano riproposte leggi che violano l’esito dei referendum popolari.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

mercoledì 6 luglio 2011

CASSAZIONE: I GESTORI IDRICI NON POSSONO FARE ISCRIZIONE A RUOLO SULLA BASE DELLE SEMPLICI FATTURE

Comunicato stampa comitato acqua pubblica di Aprilia

ACQUAPRILIA: UN’ALTRA IMPORTANTE VITTORIA PER TUTTI

CASSAZIONE: I GESTORI IDRICI NON POSSONO FARE ISCRIZIONE A RUOLO SULLA BASE DELLE SEMPLICI FATTURE, MA DEVONO PRIMA PASSARE PER IL GIUDICE TERZO - NULLE LE CARTELLE ESATTORIALI.
La Corte di CASSAZIONE (Rg 20057/09 Ordinanza collegiale del 4/7/2011) ha giudicato MANIFESTAMENTE INFONDATE la tesi di Aqualatina SPA che ha ritenuto di poter iscrivere a ruolo decine di migliaia di fatture e far procedere EQUITALIA GERIT con l’emissione di altrettante cartelle esattoriali nei confronti dei cittadini di Aprilia e di tutto l’ambito idrico[1].
La Società con arroganza e pervicacia ho continuato per anni con tale procedura illegittima e manifestamente infondata, nonostante miglia di sentenze del tribunale di Latina continuassero ad annullare le cartelle esattoriali condannando la società alle spese di giudizio.
Nonostante già nel febbraio 2009 il Giudice Di Pace di Terracina- dott.Eugenio FEDELE avesse denunciato alla Procura di Latina tale abuso perpetrato dai vertici della Società.
Abuso denunciato anche dal nostro Comitato civico per ben 3 volte nel 2009.
Ancora una volta le loro azioni vessatorie hanno attenuto l’effetto boomerang che meritavano.
Adesso la EQUITALIA GERIT annulli tutte le cartelle esattoriali emesse e sospenda ogni procedura vessatoria.
Sappiamo che anche questa volta però la Società non vorrà accettare il verdetto e continuerà con i distacchi selvaggi, tagliando lucchetti a protezione dei contatori e violando la proprietà privata. Proveranno come sempre a farci sentire con l’acqua alla gola.
Ma noi continueremo la nostra “resistenza civica a mani nude” e saremo da esempio per tutti, forti dei 27 milioni di cittadini che votando i referendum sull’acqua hanno detto NO alla gestione privata dell’acqua ”tipo acqualatina”.
Oggi una popolazione fiera ha saputo resistere con tanto impegno e sacrifici e rinunce personali e collettivi. Un grazie affettuoso quindi a tutti i concittadini che pur in mille difficoltà economiche hanno trovato la forza e la fiducia di continuare ad opporsi nei tribunali alle arroganze ed alle illegalità del gestore. GRAZIE!
Mille grazie ancora una volta ai legali Avv.ti Carlo BASSOLI e Lucio FALCONE che ci hanno assistito in cassazione e che insieme all’Avv.to Oriana MARTELLUCCI continuano a seguirci ed assisterci da anni.
Per contro nutriamo ancor sdegno verso l’acquapoliticapontina che ha cercato di tutelare il gestore anche per l’emissione delle migliaia di cartelle illegittime inviate ai cittadini.
Amministratori e politici che da anni hanno assunto l’atteggiamento delle tre scimmiette “non vedo, non sento, non parlo” e sono sordi alle ragioni dei comitati civici che ancora una volta e soprattutto con la vittoria referendaria hanno saputo interpretare le giuste ragioni della cittadinanzattiva.
Non possiamo poi che chiedere le dimissioni in blocco dell’OTUC (organismo tutela consumatori) visto che non ha saputo difendere i cittadini sull’arsenico, sui distacchi selvaggi e tanto meno sulle vessatorie cartelle esattoriali. Dovrebbero essere i primi tutori a difesa dell’arroganza del gestore ed invece legittimano i suoi comportamenti arroganti e vessatori.
Tutti i responsabili di cariche pubbliche e private che agiscono nella Società e nella Conferenza dei Sindaci che hanno permesso al gestore di perpetrare per anni questo comportamento con cartelle esattoriali manifestamente illegittime devono chiedere scusa ai cittadini e si devono dimettere!
Anche perché la Società con il suo comportamento manifestamente infondato sul piano giuridico ha fatto si che si instaurassero migliaia e migliaia di ricorsi nei tribunali, ingolfando la macchina della giustizia e determinando condanne alle spese a carico del gestore che ormai superano il milione di euro che. Spese che Acqualatina tarda a saldare ai ricorrenti vincitori.
Più di 1 milione di euro che la Società cercherà di recuperare sulle bollette dei cittadini, costi impropri che invece dovranno essere imputati agli amministratori che hanno creato questo danno societario.
Ormai ne il senatore Claudio FAZZONE, ex presidente di Acqualatina, ne l’attuale (… ossia il suo legale) Avv.to Giuseppe ADDESSI potranno più scrivere nel bilancio che “non vi sono concentrazioni significative di rischio di credito con l’affidamento del servizio di recupero dei crediti tramite riscossione coattiva operata da Equitalia Gerit”.
L’abuso è finito … vi aspettiamo al prossimo !!!
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
[1] non e’ possibile iscrivere a ruolo e quindi emettere cartelle esattoriali per crediti di natura privatistica (contratto per il servizio idrico) sulla base della semplice fattura. il gestore si deve prima dotare di un titolo esecutivo valido ed efficace (pronunciamento del giudice terzo sul credito vantato)
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Sentenza su CASSAZIONE.NET

lunedì 27 giugno 2011

La risposta di Acea ai referendum: tagliare l’acqua a chi non può pagare

La vera faccia della gestione privata dell’acqua la stanno conoscendo
bene i cittadini di Velletri in questi caldi giorni di estate. Forse
scontenta del risultato del voto referendario, Acea Ato 2 Spa sta
mandando i tecnici a tagliare l’acqua alle famiglie in difficoltà
economica, che non sono in grado di saldare le bollette. Non guarda in
faccia a nessuno, Acea. Francesco C., quarant’anni, accudisce la madre
con una invalidità permanente. Vivono insieme in una casa popolare da
50 metri quadri e per loro l’acqua è vitale. La madre di Francesco
deve essere lavata più volte al giorno e non può rimanere con i
rubinetti a secco neanche poche ore. Nonostante questo, Acea ha
sigillato il contatore di questa famiglia di Velletri la scorsa
settimana.
Francesco C. aveva ricevuto una fattura da 1200 euro, dopo tre anni di
silenzio da parte del gestore idrico della provincia di Roma. Dal 2007
Acea ha emesso solo quest’unica fattura cumulativa, con una cifra
improponibile per una famiglia a basso reddito. Eppure il disciplinare
tecnico allegato alla convenzione di gestione obbliga Acea ad inviare
fatture almeno ogni sei mesi, a tutela delle persone più disagiate.
Nonostante questa palese violazione delle norme contrattuali, la
multinazionale romana ha sigillato il contatore, bollando come moroso
Francesco.
Questo caso non è isolato. Sono centinaia le famiglie di Velletri e
dei Castelli Romani che si trovano nell’impossibilità di pagare la
fornitura dell’acqua potabile, e che ora rischiano di vedersi
sigillare il contatore.
L’organizzazione mondiale della sanità ha stabilito già da anni che
tutte le persone hanno diritto ad almeno 50 litri di acqua al giorno,
soglia minima vitale. Il distacco dell’utenza idrica – quando i
cittadini si trovano in una situazione di difficoltà economica – è
un’evidente violazione di questo principio. Il tribunale di Latina già
diversi anni fa aveva stabilito che la clausola contrattuale relativa
alla sospensione della fornitura per morosità è vessatoria. In quel
caso l’ordinanza del giudice si riferiva ad Acqualatina, ma è chiaro
che questo principio debba valere per tutti i cittadini, tanto che è
stato richiamato dall’ufficio del garante regionale delle risorse
idriche della regione Lazio in una comunicazione inviata ad Acea lo
scorso anno. E di certo la situazione di queste famiglie non mette a
rischio l’equilibrio economico finanziario del gestore, visto che Acea
ha avuto un utile nel 2010 di 58,8 milioni di euro.
L’arroganza di Acea va fermata: nessuno può vivere senza acqua potabile.
Chiediamo quindi che il presidente dell’Autorità d’Ambito Nicola
Zingaretti si attivi immediatamente chiedendo la sospensione dei
distacchi nella provincia di Roma. Serve anche un atto di
responsabilità da parte dei sindaci, che – soprattutto dopo i 27
milioni di Si all’acqua pubblica – devono decidere da che parte stare.
Il sindaco di Velletri si limita a chiamare il gestore caso per caso
cercando di elemosinare piani di pagamento insostenibili. Eppure il
consiglio comunale aveva votato un anno fa una mozione d’indirizzo –
promossa dal Comitato acqua pubblica - che obbligava la giunta a
chiedere la revisione del regolamento di utenza, vincolando
l’eventuale distacco per morosità ad una decisione di una parte terza
(ad esempio il giudice di pace). Nonostante questo l’amministrazione
comunale di Velletri non ha mai chiesto che questo tema fosse discusso
in Assemblea dei Sindaci.

Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Comitato romano acqua pubblica
Comitato acqua pubblica Velletri