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mercoledì 8 dicembre 2010

Investimenti arsenico: Acea si è rifiutata di anticipare i soldi preferendo utili milionari

Ecco la prova che dimostra come per Acea Ato 2, gestore idrico privato di 75 comuni della provincia di Roma, siano più importanti gli interessi dei soci che quelli della popolazione.
Questa è la trascrizione della lettera inviata ai sindaci  dell'Ato2, con cui Nicola Zingaretti, in qualità di presidente dell'Autorità d'Ambito, spiega come Acea si sia rifiutata di anticipare i soldi per affrontare i problemi idrici del territorio.
Per Acea l'acqua potabile può aspettare, i soldi dei soci no.
E i sindaci lo sapevano.


Palazzo Valentini, 6 maggio 2010
Caro Sindaco,


ho ritenuto utile e corretto farLe pervenire copia della lettera che, in qualità di Presidente dell'Ato 2, ho inviato nel mese di marzo al Sindaco Alemanno e all'assessore al Bilancio Maurizio Leo, in  merito alla possibile dismissione di quote di capitale sociale di Acea Spa da parte del Comune di Roma come conseguenza del Decreto Ronchi.
Mi sembra infatti doveroso anche in considerazione della mancata risposta del Comune di Roma sulle questioni da noi sollevate, informare e coinvolgere tutti i rappresentanti delle comunità locali del nostro territorio, in una discussione che deve essere trasparente e inclusiva e che, come può leggere nel testo allegato, dovrà trovare una sua sede naturale di confronto nella Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti.
La delicatezza delle questioni riguardanti la futura gestione del sistema idrico integrato impone, oggi, di delineare un percorso chiaro e condiviso ad esclusivo servizio dei cittadini interessati a rafforzare un sistema efficiente.


Un percorso che, anche al di là di qualsiasi valutazione prettamente politica del decreto Ronchi, significa attenzione al bene comune, sostegno agli investimenti per l'efficientamento e la messa a norma delle reti, valutazione della qualità dei servizi, così importante per la tutela dell'ambiente e del nostro territorio.
Ritengo, inoltre, opportuno informarLa che, intervenendo all'Assemblea di Acea Ato dello scorso 22 aprime la Provincia di Roma, attraverso l'Assessore al Bilancio Antonio Rosati, ha proposto di destinare gli utili dell'azienda per il 50% dei dividendi ai soci, riservando l'altro 50% ad ulteriori investimenti per metà nella Provincia di Roma, specialmente nelle Aree dei Castelli Romani, nei Comuni del Litorale Pontino e nell'area dei Monti Simbruini, e per metà nel Comune di Roma. La proposta è stata accolta con favore da tutti i comuni presenti – compreso il Comune di Roma, che, anzi, su intervento dell'assessore Ghera l'ha emendata proponendo correttamente di destinare i 2/3 degli investimenti al proprio territorio. La proposta è stata tuttavia respinta dal rappresentate di Acea Spa che, come noto, detiene il 97% dell'azienda ed ha, conseguentemente, potere di veto.

Di conseguenza, mentre c'è stata unanimità nell'approvazione del bilancio, la destinazione totale degli utili ai Soci è stata approvata solamente col voto del Socio Acea pari a circa 97% del capitale sociale, mentre la proposta della Provincia di Roma ha raccolto il voto di altri soci presenti, ma è risultata minoranza.
Osserviamo con rammarico che l'azienda Acea abbia mantenuto inalterata la sua posizione malgrado il voto difforme del suo socio di maggioranza Comune di Roma. Auspichiamo, pertanto, che il Comune di Roma, conformemente a quanto votato in sede di assemblea di Acea ato2 riporti tali indirizzi anche nella prossima, delicata, assemblea di Acea, favorendo ulteriori investimenti per la città sia sul piano ambientale che economico e occupazionale.


Nicola Zingaretti

domenica 28 novembre 2010

Quell'intruso come sintomo di una gestione da Far West

di Paolo Rumiz


LA COSA che inquieta non è il veleno. È che la geografia dell'arsenico (cioè degli investimenti non fatti per eliminarlo) corrisponde a quella della privatizzazione più spinta del sistema acqua. Non esiste dimostrazione più perfetta del nesso tra le due cose. S'era sempre detto, non a torto, che solo dai privati (e quindi da un aumento delle tariffe) sarebbero potuti uscire i capitali necessari ad ammodernare una rete-colabrodo che, per povertà dello Stato, non registra investimenti significativi da un ventennio.
La realtà dimostra il contrario: dalle Alpi alla Sicilia l'aumento delle tariffe non si è trasformato quasi mai in adeguamenti della rete, si è limitato a rimpinguare i profitti. Una privatizzazione all'italiana, compiuta nel Far West delle regole. Al 90% l'acqua all'arsenico si concentra in Lazio e in Toscana, le regioni a più antica privatizzazione idrica.
La società di gestione è la stessa per le due regioni, si chiama Acea e comprende al suo interno la Suez Lyonnaise des Eaux, il gruppo Caltagirone, la banca svizzera Pictet e (soprattutto in Toscana) i Monte dei Paschi di Siena.
Il pubblico mantiene la maggioranza azionaria, ma l'amministratore delegato è espresso per statuto dai privati, i quali si riservano il diritto di veto su decisioni anche maggioritarie del consiglio. Dal momento del salto al privato, le tariffe in Toscana e in Lazio sono aumentate circa del 50%, con un rincaro annuo medio del 5; ma non si sono visti ammodernamenti significativi. In certi casi la qualità del servizio è diminuita, con il Lazio che ha raggiunto il 30% delle perdite dal sistema. E qui viene il discorso dell'arsenico: si è continuato con la richiesta di deroghe non per mettersi in regola con l'Europa, depurare i pozzi e tutelare la salute pubblica, ma solo per prendere tempo. E ciò nonostante i costi della depurazione siano relativamente bassi.
In Lombardia, invece, si è lavorato, e non con l'aiuto di capitali privati ma dei fondi regionali. Anche qui l'equazione si conferma: ad allinearsi agli standard sono stati gli enti che hanno conservato la gestione pubblica, come il Lodigiano e Pavia, dove già da un anno sull'arsenico non è stato necessario chiedere deroghe. La situazione rimane difficile nel Mantovano, nel quale la privatizzazione è stata spinta più avanti con una legge tutta lombarda, peraltro cassata dalla corte costituzionale, che prevede la scissione del servizio tra gestore privato ed erogatore pubblico. L'arsenico, insomma, non come pericolo, ma come spia dell'imbroglio.
Che qualcosa non funzionasse l'hanno capito da tempo i francesi. A Parigi l'acqua era stata ceduta ai privati e ci si è accorti che gli investimenti annunciati da questi erano spesso specchietti per le allodole. Per rimediare, la capitale francese è ritornata alla gestione pubblica del più strategico dei beni nazionali. Il problema di un giusto equilibrio tra capitali privati e controllo pubblico ora va affrontato anche in Italia, da quando la legge Tremonti ha imposto un passaggio alla gestione privata consorziale (per ambiti territoriali) anche alle reti ben funzionanti e con bilanci in attivo.
Un'emergenza analoga a quella dell'arsenico si registrò 25 anni fa in Lombardia con l'inquinamento da atrazina, pesticida del mais. La regione fece chiudere i pozzi avvelenati, provvide a un immediato rifornimento con autobotti e chiese una deroga all'Ue per dare subito inizio ai lavori di bonifica. Ma erano altri tempi. In un quarto di secolo tutto è cambiato in Italia, anche la considerazione della pubblica salute.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/25/quellintruso-come-sintomo-di-una-gestione-da.html

sabato 27 novembre 2010

Questione Arsenico. Ultimi aggiornamenti (27 novembre)

ACQUA: COMITATO VELLETRI, DEROGA NEGATA DA UE MA SINDACO INNALZA LIMITE ARSENICO = Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - La Commissione Europea ha rifiutato a 128 comuni italiani, fra cui 91 nel Lazio, la terza deroga relativa alla concentrazione di arsenico nell'acqua pubblica. In assenza di tale deroga, il parametro obbligatorio è quello di 10 microgrammi per litro d'acqua. Daniela Toncelli, del Comitato Acqua Pubblica di Velletri, ha fatto notare oggi nel corso di una conferenza stampa che «secondo analisi richieste dalla Procura di Velletri ed effettuate da Arpa Lazio, ad ottobre la concentrazione di arsenico nelle acque della cittadina, in ottobre, arrivava a 39, 58, addirittura 76 microgrammi per litro». «Sulla base di queste analisi - ha proseguito Toncelli - il sindaco di Velletri ha emesso un'ordinanza il 25 novembre in cui si impone di 'non erogare acqua al di fuori dei limiti consentitì, vale a dire 10 microgrammi/litro. Il giorno successivo, tuttavia, 26 novembre, in una nuova ordinanza del sindaco si legge di 'continuare a distribuire l'acqua i cui parametri, relativi all'arsenico, rientrino nel valore di 20 microgrammi/litrò ». «Il nuovo livello è stabilito 'alla luce della decisione della Commissione Europea del 28.10.2010' e di una nota della Regione Lazio del 18 novembre - conclude Toncelli - Senonchè la Commissione Europea ha concesso la deroga soltanto a otto comuni italiani, di cui sei in Lombardia e due in Toscana. Ed essendo questa la terza deroga, per legge può essere concessa solo dall'autorità comunitaria, non dalle autorità nazionali. Non capiamo dunque in base a quali criteri o norme il limite per la concentrazione di arsenico nell'acqua di Velletri sia stato portato a 20 microgrammi/litro». (Cmu/Ct/Adnkronos) 27-NOV-10

ACQUA: SINDACO VELLETRI, SU ARSENICO MI SONO ASSUNTO RESPONSABILITÀ NON MIE = Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - «Mi sono assunto responsabilità che non dovrebbero essere mie. Ho fatto una scelta: sarebbe stato più facile lavarsene le mani come fanno dal governo». Lo sottolinea all'ADNKRONOS Fausto Servadio, sindaco di Velletri (Roma), replicando ad alcuni rappresentanti del Comitato per l'Acqua Pubblica della cittadina, che oggi in una conferenza stampa hanno espresso dubbi sulla legittimità dell'ordinanza comunale del 26 novembre, con cui si stabilisce l'innalzamento del limite della concentrazione d'arsenico nell'acqua pubblica da 10 a 20 microgrammi per litro. «Nell'incertezza dei dati e delle opinioni, ho deciso di prendere io l'iniziativa, confortato da una nota della Regione in cui mi si dice di non considerare potabile l'acqua con una concentrazione d'arsenico superiore ai 20 microgrammi/litro. L'ho fatto nell'interesse dei cittadini», ha concluso il sindaco. (Cmu/Zn/Adnkronos) 27-NOV-10

martedì 28 luglio 2009

Comunicato stampa

Sono passati quattro giorni dalla bocciatura da parte del consiglio comunale di Velletri della nostra proposta per una gestione del servizio idrico basata su principi di equità, di conservazione della risorsa e di giustizia. In quattro giorni abbiamo ricevuto numerose segnalazioni su intere zone di Velletri senza acqua, su bollette con cifre stratosferiche per famiglie con redditi bassi, sul continuare dei tanti disservizi del gestore, a dimostrazione dell'aggravarsi della situazione. E proprio oggi l'autorità d'ambito – composta da tutti i Sindaci della provincia di Roma – ha deciso di rinviare la conferenza che doveva discutere il nuovo piano degli investimenti. Nessuno ha spiegato ai cittadini il perché del rinvio, ma, forse, qualche Sindaco avrà chiesto spiegazioni sui molti punti oscuri della gestione dell'acqua. O forse avranno saputo che il Comitato dell'acqua pubblica di Velletri e il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua sarebbero stati presenti, chiedendo di discutere i problemi concreti e quotidiani dei cittadini, che ormai in tanti fanno finta d'ignorare. Quando, lo scorso dicembre, si trattava di votare gli aumenti tariffari, la conferenza dei Sindaci si è tenuta nonostante le richieste di molti Sindaci di rinviare la decisione, per poter ascoltare i consigli comunali. Quando, però, si tratta di parlare di soldi da spendere per gli investimenti, la convocazione arriva con mesi di ritardo e basta un pretesto qualsiasi per rinviarla, avvisando i Sindaci il giorno prima.

Per ultimo abbiamo poi letto l'intervento dell'ex Sindaco di Velletri Valerio Ciafrei, che, in sostanza, ha confessato l'incapacità dei passati amministratori della città nella gestione dell'acqua, immaginiamo includendosi nella lista. A chi non crede nella capacità di governare con equità, competenza e coraggio la cosa pubblica consigliamo di occuparsi d'altro, rinunciando a qualsiasi ruolo nella pubblica amministrazione. Magari può entrare in una impresa privata e diventare un ottimo manager...

In ogni caso ci sembra che la nostra proposta di delibera non sia stata letta dal Pd, oppure non è stata capita, il che può accadere ovviamente. Dire, infatti, che la delibera d'iniziativa popolare va contro la costituzione degli Ato è un falso. Pretendere di gestire 113 comuni estremamente differenti dal punto di vista idrico con un unico gestore è evidentemente una forzatura nata per motivi squisitamente economici e politici, non certo per una gestione ottimale. Tutti sanno che è così, tutti sanno che alla fine degli anni '90 un patto trasversale tra il centrodestra (Moffa) e il centrosinistra (Veltroni) condizionò pesantemente – anche attraverso la redazione della legge regionale sugli Ato, scritta da Michele Meta e Raimondo Besson – il disegno della gestione dell'acqua nel Lazio. Per questo, ricordiamo, che la proposta chiedeva di avviare un progetto per la costituzione di un gestore pubblico per i Castelli romani e non l'uscita dall'Ato. E' infatti assolutamente possibile avere più gestori all'interno dello stesso ambito idrico. Chi, invece, chiede la costituzione di un nuovo Ato è il Pd, nella mozione d'indirizzo votata dalla maggioranza.

Per quanto riguarda la “fattibilità” della nostra proposta vogliamo ricordare i comuni che già hanno inserito nello statuto il principio dell'acqua come bene senza rilevanza economica: Comune di Anghiari (AR), Comune di Anguillara Sabazia (RM), Comune di Caserta (CE), Comune di Corchiano (VT), Comune di Cormons (GO), Comune di Fiorano Modenese (MO), Comune di Fumane (VR), Comune di Genova (GE), Comune di Gubbio (PG), Comune di Licodia Eubea (CT), Comune di Mineo (CT), Comune di Pietra Ligure (SV), Comune di Povegliano Veronese (VR), Comune di Prevalle (BS), Comune di Sommacampagna (VR). La stessa proposta è poi in discussione nei comuni di Ferrara e di Torino, mentre nei giorni scorsi si sono incontrati un centinaio di municipi siciliani per discutere proprio di gestione pubblica dell'acqua. I comuni che, infine, hanno avviato un percorso per la ripubblicizzazione dell'acqua, aderendo al Forum nazionale dei movimenti per l'acqua, sono quasi un centinaio. La lunga lista è disponibile sul sito www.acquabenecomune.org.

E' ora necessaria una riflessione tranquilla e, soprattutto, è indispensabile spiegare ai cittadini che la nostra battaglia per l'acqua pubblica, basata su principi di equità e giustizia sociale continuerà, più solida di prima. Sono loro i nostri unici referenti, i mandanti della nostra lotta, e gli unici ai quali rispondiamo.

Il nostro impegno per ora si raddoppia. Aiuteremo tutti i cittadini di Velletri a presentare reclami formali ad Acea, aprendo uno sportello due volte a settimana, presso il dopolavoro ferroviario: il mercoledì e il venerdì, dalle 17.30 alle 20.00. Contesteremo anche l'inerzia del Comune di Velletri, quando, ad esempio, il Sindaco non risponde ai cittadini che chiedono informazioni sulla qualità dell'acqua. O quando assisteremo a possibili conflitti d'interesse tra chi ricopre cariche pubbliche, occupandosi di investimenti e – contemporaneamente – gestisce da amministratore delegato aziende che eseguono appalti per Acea Ato 2. In questo senso il Comitato e il Forum nazionale hanno chiesto all'Autorità d'ambito (il presidente della provincia di Roma), alla STO e al Coviri di valutare con attenzione la posizione di Fausto Servadio. Abbiamo infatti appreso che la società Micor srl, di proprietà del Sindaco, avrebbe in corso un appalto con Acea Ato 2. Abbiamo dunque chiesto al presidente Zingaretti di valutare se sussista l'obbligo di astensione per Fausto Servadio, avendo la doppia veste di amministratore delegato della Micor e di componente della Conferenza dei Sindaci. Attendiamo ora una risposta, sicuri che lo stesso Sindaco saprà valutare la situazione.

Denunceremo, infine, tutte le politiche del gestore privato – ma anche le possibili connivenze delle amministrazioni locali – che mettono a rischio le falde acquifere, perforando nuovi pozzi e non affrontando il disastro ambientale dei tantissimi scarichi non a norma nella nostra città. Valuteremo, in questo senso, se quanto pagato negli anni passati dai cittadini per scarichi non collegati al depuratore possa essere richiesto a titolo di rimborso, sia ad Acea (per il 2007 e 2008) sia al Comune di Velletri.

Velleri/Acqua Pubblica: Acea contro la Regione, la Giunta con chi sta?

Intervento del Comitato Acqua Pubblica di Velletri

«Chiediamo al Sindaco di firmare subito un'ordinanza vietando lo scavo di nuovi pozzi nel territorio di Velletri. Alle belle parole devono seguire i fatti»

Redazione


(Velletri - Attualità) - «La Regione ha deciso che è vietato scavare nuovi pozzi nell'area dei Castelli romani. È quanto dichiarato dall'Assessore all'ambiente della Filiberto Zaratti. Il sistema idrico della zona a sud di Roma è particolare e delicato – scrive il Comitato Acqua Pubblica – con una forte riduzione dei laghi, un abbassamento delle falde acquifere e l'inquinamento dovuto soprattutto alla pessima depurazione. Assistiamo, poi, da anni ad un prelievo folle dell'acqua attraverso i pozzi, senza i necessari investimenti sugli acquedotti da parte del gestore privato Acea Ato 2. La regione Lazio propone giustamente di bloccare subito la realizzazione di nuovi prelievi e lo scavo di nuovi pozzi. Ma mentre a Roma si discute, la nostra acqua viene espugnata, si potrebbe dire ricalcando il detto latino. Martedì prossimo i Sindaci dell'Ato 2 saranno chiamati a votare un nuovo piano degli investimenti misero, che viola palesemente queste indicazioni della Regione. Acea Ato 2 sta proponendo, con il consenso della Segreteria Tecnica Operativa dell'Ato, ancora il ricorso allo scavo di nuovi pozzi».

«Chiediamo quindi al Sindaco di Velletri – ovvero a chi lo rappresenterà – un atto di responsabilità istituzionale, seguendo le indicazioni della Regione in Conferenza dei Sindaci e respingendo di conseguenza al mittente il piano d'investimento di Acea, anche perché i soldi che vorrebbero investire a Velletri per i prossimi tre anni sono ridicoli, ovvero 500mila euro all'anno. Non solo. Acea propone di scavare nuovi pozzi nel territorio di Velletri per sostituire quelli della società dei fratelli Vicario. Siamo ovviamente convinti che non debbano esistere pozzi privati per il sistema idrico integrato, ma – come dice la Regione – non è più possibile continuare ad attaccare la falda idrica. Chiediamo quindi al Sindaco – conclude la nota – che in conformità con quanto richiesto dalla Regione Lazio firmi subito un'ordinanza vietando lo scavo di nuovi pozzi nel territorio di Velletri. Alle belle parole che dicono di voler difendere le risorse idriche devono seguire i fatti. Altrimenti hanno solo un nome, bugie»

fonte: http://www.castellinews.it/index.asp?act=v&id=5885

mercoledì 17 giugno 2009

Acea. Serve chiarezza sugli investimenti

Nei giorni scorsi l'assessore ai rapporti con Acea Ato 2 di Velletri Sandro Moretti ha annunciato lo stanziamento di circa 130 milioni di euro d'investimenti per la struttura idrica di Velletri, Genzano e Albano. Probabilmente l'amministrazione comunale di Velletri è in possesso di documentazione o di informazioni differenti rispetto a quelle ufficiali.
L'organo che si occupa della programmazione degli investimenti è la Conferenza dei Sindaci. Nell'ultima riunione gli amministratori hanno discusso e approvato un documento programmatico sugli investimenti, dove sono specificati i fondi disponibili, che saranno utilizzati nei prossimi tre anni. Alleghiamo per maggiore trasparenza il documento ufficiale, approvato anche dalla giunta di Velletri.
Prima di analizzare nel dettaglio la questione degli investimenti, è necessario chiarire fin da subito che la cifra di 130 milioni di euro si riferisce ai 74 comuni della Provincia di Roma attualmente in Ato 2, escludendo il Comune di Roma, che dispone di una linea di finanziamento specifica e privilegiata. Dunque la cifra annunciata dall'assessore Moretti non si riferisce - purtroppo - solo alla zona compresa tra Albano e Velletri, ma all'intero territorio provinciale. E' una bella differenza... Se così non fosse, vorremmo conoscere nel dettaglio i dati in possesso del Comune, visto che gli investimenti li paghiamo noi cittadini.

1. Quanto ha investito Acea fino ad oggi? Quanto doveva essere investito?


Dal 2003 al 2007 (primo quinquennio della gestione dell'Ato 2) Acea Ato 2 Spa ha investito molto meno rispetto a quanto era stato previsto.
Ecco i dati ufficiali:

2003
Investimenti realizzati intero Ato 36.034.707 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 43.800.000
Investimenti per i comuni della provincia 2.146.284 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 25.124.136 euro

2004
Investimenti realizzati intero Ato 39.856.322 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 53.100.000
Investimenti per i comuni della provincia 4.559.991 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 28.041.216 euro

2005
Investimenti realizzati intero Ato 52.976.771 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 68.900.000
Investimenti per i comuni della provincia 10.019.971 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 36.015.028 euro

2006
Investimenti realizzati intero Ato 67.143.414 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 81.400.000
Investimenti per i comuni della provincia 24.184.617 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 30.155.389 euro

2007
Investimenti realizzati intero Ato 105.399.885 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 86.700.000
Investimenti per i comuni della provincia 34.636.626 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 48.122.160 euro

Appare quindi evidente come nei primi quattro anni gli investimenti realizzati siano stati di gran lunga inferiori a quanto era stato stabilito. Nella conferenza dei sindaci del 5 dicembre scorso la stessa segreteria tecnica operativa dell'Ato 2 ha ammesso che ci sono diversi milioni di euro di mancati investimenti da recuperare.
La seconda considerazione riguarda la distribuzione degli investimenti: la gran parte riguarda la città di Roma.

2. Che opere sono previste per Velletri?


Le opere censite al gennaio 2009 (fonte segreteria tecnica operativa Ato 2) per la nostra città sono:

Escavazione nuovo pozzo nel territorio di Velletri (Pian de Cerri) presso il confine con Rocca di Papa
Costo 300.000 euro

Collegamento nuovo pozzo Pian de Cerri all'alimentazione Colle Tondo serbatoio Calvarione
Costo 828.437 euro

Eliminazione scarichi fuori norma
Costo 2.929.580 euro

Adeguamento depuratore la Chiusa
Costo 6.342.022 euro

Condotta Labico-Velletri (IV lotto I Colli-Colli Illirio) e colleg. Pozzi Doganella
Competenza commissario straordinario emergenza idrica
Costo 6.544.346

In sostanza sono previsti poco più di 10 milioni di euro dell'Ato 2, pagati con le bollette e 6,5 milioni di euro di competenza del commissario straordinario.
Anche aggiungendo i lavori previsti per la realizzazione dei potabilizzatori contro l'arsenico (poco più di 1,5 milioni di euro), la cifra complessiva non raggiunge i 18,5 milioni complessivi, che devono essere spalmati sui 30 anni della concessione. Ovvero 622.000 euro all'anno. Una miseria, considerando che il ruolo idrico a Velletri supera i 5 milioni di euro all'anno.

Di questi soldi Acea non mette un solo euro. Questi investimenti verranno pagati dai cittadini. Abbiamo quindi il diritto dovere di vigilare ed essere informati.

3. Quali sono gli investimenti che mancano?

Come si vede per risolvere l'emergenza idrica Acea continua a scavare pozzi, che offrono acqua poco adatta all'uso umano, a causa dell'alto contenuto di arsenico. Non solo. L'uso dei pozzi sta comportando un forte stress idrico per il bacino dei Castelli romani.
L'investimento prioritario dovrebbe quindi essere il recupero della rete cittadina, che disperde circa il 50% dell'acqua.
Il costo di questo intervento è stato stimato in circa 10 milioni di euro. Basterebbe, in sostanza, investire almeno quanto viene mediamente fatto nel resto del paese, per risolvere radicalmente il problema della mancanza dell'acqua.

Perché il Comune non chiede questo ad Acea?

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Comitato Acqua Pubblica Velletri

acquapubblicavelletri@gmail.com