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mercoledì 2 gennaio 2013

Emergenza arsenico. Misteri e responsabilità politiche

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha di certo tanti difetti. Ma ha anche una virtù, la memoria. Oggi leggendo l’ordinanza numero 538 del 28 dicembre scorso firmata dal sindaco Fausto Servadio, abbiamo deciso di ripercorrere la storia recente che ha portato a questa nuova “emergenza”. Annunciata, prevedibile, colpevole e carica di responsabilità, politiche e gestionali.
Sul banco degli imputati è finito il pozzo Le corti, che fornisce una notevole quantità di acqua – non più potabile – nella rete idrica – sempre fatiscente – di Velletri. C’è un primo dato che balza agli occhi: quella fonte non era presente tra gli interventi programmati da Acea nel 2008, un anno e mezzo dopo la concessione alla multinazionale romana. Ed è un fatto decisamente curioso. Occorre, a questo punto, ripercorrere la storia, con le carte alla mano.

Nel novembre del 2006 il comune di Velletri firma il verbale di consegna del sistema idrico integrato ad Acea Ato 2 spa. A pagina sei si legge: “Il Gestore (ovvero Acea) ha redatto il programma per i prelievi e le analisi di laboratorio delle acque prelevate dalle suddette fonti riservandosi di effettuare le analisi sulla rete di distribuzione successivamente alla presa in carico del servizio”.

Arriviamo al 2007, quando il sistema idrico di Velletri è già gestito da Acea Ato 2 spa. Nel piano di rientro presentato nel 2008 – vediamo come più avanti – è allegata una tabella con i risultati dei prelievi effettuati sui vari pozzi gestiti. Il pozzo Le Corti presenta, secondo Acea, questi valori il 22 giugno del 2007: Fluoruri 1,24, Arsenico 6,1 e Vanadio 17,7. Tutto nella norma, nessuno sforamento, nessuna emergenza. Questo accadeva cinque anni fa. I conti, però, non tornano. Nello stesso documento, a pagina 11, sono riportati i risultati dei campionamenti effettuati nei punti di prelievo. In via Le Corti – stessa zona dunque del pozzo in questione – abbiamo avuto tra il 2007 e il 2008 ben cinque sforamenti su sei prelievi riportati, per quanto riguarda il parametro Arsenico. Ma per Acea quel pozzo era perfetto.

Nel maggio del 2008 Acea presenta il primo studio per il rientro dei parametri Fluoruro, Arsenico e Vanadio nella normalità. Come abbiamo già visto il pozzo Le Corti non entra nella lista dei lavori da effettuare. C’è di più. Acea evidenzia come la rete di Velletri sia insufficiente, tanto da far prevedere per il 2015 una mancanza cronica di acqua (fabbisogno di 470,2 litri secondo contro i 350 litri secondo disponibili nel 2008; non disponiamo al momento di dati aggiornati). Di fronte a questo problema – il vero problema – la multinazionale si appella al tempo: “I tempi esigui per il rientro delle emergenze non sono compatibili con la completa risistemazione della rete”. Bisogna fare in fretta, dunque.

La strategia di Acea puntava allora decisamente al risparmio. Per quanto riguarda i pozzi privati con acqua fuori norma, saranno i proprietari “a realizzare e gestire gli impianti di potabilizzazione”. Dovranno essere loro, in altre parole, a spendere per investire e il piano di rientro presentato all’epoca teneva conto di questo impegno. E infatti quel piano su un buco nell’acqua: secondo Acea tutto doveva essere risolto entro il 31 dicembre 2010. Così non è stato.

Arriviamo al dicembre di due anni fa, quando i comitati dell’acqua scoprono il documento della Commissione europea che negava l’ultima deroga sull’arsenico, rendendolo pubblico. Scoppia il panico. Il 28 gennaio 2011 al comune di Velletri si tiene una riunione con tutti i soggetti coinvolti. Questa volta è chiaro a tutti che il pozzo Le Corti aveva notevoli problemi (nati quando? Visto che nel 2007 tutto era nella norma, secondo Acea), con una concentrazione di arsenico di 20,4 microgammi litro (dato del 24 gennaio 2011). Di nuovo arriva la promessa del gestore: : “Acea Ato 2 attuerà ogni possibile azione per realizzare tali impianti (superamento emergenza per pozzi Marmi e Le Corti, nda) prima dell’inizio del periodo estivo”. Ovvero prima dell’estate del 2011. Ovvero tutto doveva essere risolto un anno e mezzo fa.

Arriviamo all’epilogo, o almeno all’ultima puntata della saga. Il 13 novembre del 2012 Acea pubblica un report sui piani di rientro. Sono passati quattro lunghissimi anni dal primo studio del maggio 2008… Scrive Acea: “A causa dell’impossibilità di portare a compimento 2 interventi, tra quelli pianificati, entro la scadenza delle deroghe, una limitata porzione della popolazione dei comuni di Velletri e Lanuvio, dal 1° gennaio 2013 avrà acqua non conforme ai limiti previsti dal Dlgs 31/2001”. Ovvero non potabile. Leggendo l’ordinanza del sindaco appare chiaro quale parte della città è in emergenza: le vie fornite dal pozzo Le Corti.

Non sappiamo se in questa storia vi siano responsabilità amministrative o di altro genere. Non è nostro compito giudicare questi aspetti. Di certo ricordiamo bene le tante promesse di investimenti arrivate da Acea, non ultimo durante l’ultima conferenza dei Sindaci, quando si doveva discutere del profitto abrogato dai referendum (la remunerazione del capitale investito). Quella percentuale prevista dalla legge del 7% sugli investimenti realizzati alla fine è rimasta di fatto inalterata, beffando il voto di milioni di italiani. Di certo c’è una responsabilità dell’intera classe politica, che poco o nulla ha fatto per bloccare lo strapotere della multinazionale, che, mentre eroga acqua non potabile per una parte della popolazione di Velletri, chiude i rubinetti alle famiglie in difficoltà, che non riescono a pagare tutte le bollette. Il comitato acqua pubblica chiede ancora una volta che la gestione del sistema idrico torni nelle mani della collettività, mandando a casa un’azienda che non è riuscita a garantire la qualità minima del servizio.

venerdì 6 aprile 2012

Invito Assemblea tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’Acqua dei Castelli Romani



Il 13 aprile alle ore 17.00 presso l’Aula Consiliare del Comune di Genzano si terrà la Seconda Assemblea tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’acqua dei Castelli Romani.

Molti gli argomenti in discussione: il nuovo Regolamento del sistema idrico integrato proposto dalla Provincia; la revisione della tariffa dopo il referendum dello scorso anno; la qualità del servizio di Acea Ato 2 e le penali da applicare per gli anni passati; i possibili aumenti delle bollette, che verranno proposti durante la prossima conferenza dei sindaci. Una serie di decisioni che colpirebbero pesantemente i cittadini.

In questa occasione tutto il territorio potrà presentare le proposte da essere poi portate dai Comuni alla Conferenza dei Sindaci prevista per il 17 aprile (presso la sede della Provincia di Roma).

Partecipate numerosi perché si scrive acqua ma si legge democrazia!
Più informazioni:

mercoledì 4 aprile 2012

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci


COMUNICATO STAMPA

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua
Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci

Sta circolando in queste ore la bozza del nuovo regolamento di utenza di Acea Ato 2 spa, che verrà presentato alla prossima conferenza dei Sindaci. Una serie di norme che rafforza il potere di Acea di tagliare l’acqua unilateralmente, lasciando centinaia di famiglie a basso reddito senza un servizio essenziale, creando una situazione di possibile emergenza sanitaria senza precedenti.

Il nuovo regolamento è un vero scempio del principio di diritto all’acqua, dove la mercificazione - quella vera, quella che viene pesata a suon di euro - prevale rispetto al voto chiaro di milioni di cittadini della provincia di Roma. Un documento elaborato dalla Segreteria tecnica operativa diretta dall’ingegner Sandro Piotti, pagata con i soldi delle bollette dei cittadini, che - prima di ogni altra cosa - dovrebbe prendere atto del risultato referendario. Invece si va in direzione opposta.

All’articolo E.1.6 la bozza del regolamento continua a mantenere la pratica del distacco per morosità, su decisione unilaterale del gestore. Anzi, rispetto al regolamento attuale, il taglio dell’acqua per chi non è in grado di pagare le tariffe illegittime di Acea - tali sono, visto che continuano a mantenere il profitto eliminato dai referendum e si basano su un calcolo che non tiene conto del parametro di qualità - ne esce rafforzato.

Non solo Acea continuerà a mantenere il diritto unilaterale di tagliare l’acqua a chi vuole: nel nuovo regolamento si prevede poi “la piombatura” e “la rimozione del contatore” a discrezione del gestore. Un’azione che fisicamente tende ad eliminare il diritto di accesso all’acqua potabile.

Le conseguenze sono evidenti. Migliaia di famiglie oggi nella provincia di Roma non riescono a pagare le tariffe dell’acqua, che hanno subito aumenti vertiginosi negli ultimi tre anni. Secondo una recente ricerca di Sant’Egidio, nel territorio della provincia di Roma risiedono circa 100 mila cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà, che mai potranno pagare le bollette Acea. Molto spesso abitano in case senza avere titoli legittimi, ospitati, o con situazioni famigliari complesse, fattori che possono rendere burocraticamente difficile l‘accesso alle tariffe sociali. Ci sono poi i casi - di certo non rari - della famiglie che si trovano ad affrontare un periodo temporaneo di difficoltà economica, non riuscendo - visto l’attuale regolamento - a richiedere in tempo l’applicazione della tariffa sociale. Si tratta di casi non rarissimi, che oggi rischiano concretamente di non poter più bere, di non poter cucinare, di non potersi lavare. C’è poi il caso dei cittadini che - legittimamente - hanno contestato le bollette per tariffe applicate in maniera erronea dal gestore (circa 500 famiglie solo nel comune di Velletri) che sono ora in attesa del giudizio di merito dei magistrati.

Ricordiamo a tutti che il Tribunale di Latina, anche per i motivi esposti, ha dichiarato nei mesi scorsi vessatoria - e quindi illegale - la clausola del regolamento idrico dell’Ato 4 che prevede il distacco per morosità. Correttamente i magistrati hanno sottolineato che prima di esercitare un’azione di forza di questa portata, il gestore deve obbligatoriamente richiedere la valutazione di una parte terza, come, ad esempio, il giudice di pace. Se questo principio giuridico vale per la provincia di Latina, non capiamo perché non possa essere applicato in tutta la regione Lazio. Un punto, questo, sul quale chiediamo un pronunciamento urgente e pubblico del presidente Zingaretti.

Acea con il nuovo regolamento di utenza riceverebbe poi poteri di accesso alle abitazioni private dei cittadini che non sono concessi neanche alle forze dell’ordine. Il gestore potrà entrare nelle proprietà private senza preavviso per controllare contatori che - per legge - non sono di sua proprietà. La titolarità degli acquedotti fino al misuratore è infatti dei Comuni, mentre Acea ha esclusivamente una concessione che le permette di utilizzare la rete, contatori compresi. L’enorme potere che la bozza di regolamento dunque concede al gestore è sproporzionata e non rispetta il principio costituzionale della proprietà pubblica del sistema idrico.

La bozza dei nuovo regolamento d’utenza contiene poi principi inaccettabili, che comporteranno elevati costi per molte famiglie. Al punto B1.5 si prevede la facoltà per Acea di installare riduttori di pressione nelle zone dove arriva poca acqua (gran parte dei Castelli romani, ad esempio). La spesa per la vasca di accumulo - necessaria per poter usare l’acqua dopo l’installazione dei riduttori - sarà a carico dei “clienti”, che dovranno esborsare migliaia di euro per i lavori di adeguamento degli impianti idrici. In sostanza Acea dove non è riuscita a risolvere la mancanza dell’acqua - dove sono finiti i grandi investimenti promessi? - spenderà pochi centesimi per ridurre il flusso, caricando i costi delle vasche e delle pompe alle famiglie.

Il nuovo regolamento degli orrori è ricco di sorprese. Se la punizione per chi ritarda il pagamento è alta - rescissione del contratto - quasi nulla accade quando Acea non rispetta i parametri minimi di servizio. L’articolo B1.7, ad esempio, prevede qualche euro di rimborso - “senza altro indennizzo di sorta” - in caso di interruzione del servizio per un periodo superiore ai 15 giorni.

Chiediamo a questo punto una presa di posizione ferma e chiara da parte dei Sindaci, che nei prossimi giorni saranno chiamati a discutere questa bozza di Regolamento di utenza. Votare queste norme significherà firmare una cambiale in bianco ad Acea, aprendo le porte ad una vera e propria guerra dell’acqua, con pattuglie di tecnici inviati nelle case dei cittadini più bisognosi armati di sigilli e tagliatubi. Chiediamo poi una parola di chiarezza al presidente della provincia Nicola Zingaretti che subito dopo il risultato del referendum commentò: “I cittadini hanno avuto una grande capacità di giudizio e hanno compreso l’importanza che questo voto avrebbe avuto per il futuro imminente del nostro Paese”. Ora è arrivato il momento della verità: da che parte si schiererà la politica? Con le grandi multinazionali o a fianco dei cittadini?

Coordinamento Comitati Castelli Romani per l'acqua pubblica
(Albano Laziale, Ariccia, Cave, Ciampino, Frascati. Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Rocca Priora, Velletri)

Informazioni:

domenica 12 febbraio 2012

Procura di Velletri indaga su cemento, acqua e rifiuti


Silverio Piro, Procuratore di Velletri, in una intervista al Caffè, conferma il filone di inchiesta sulla questione arsenico nei Castelli Romani. 
Il Comitato di Velletri ha presentato, nel dicembre del 2010, un esposto-denuncia con tutta la documentazione relativa alla gestione del sistema idrico integrato e al mancato rispetto dei parametri di legge per l'arsenico negli ultimi anni. 
Siamo sicuri che  questa volta la magistratura riuscirà a fare chiarezza sulle responsabilità per l'erogazione di un'acqua pericolosa per la salute.




Fonte http://www.ilcaffe.tv/pdf/castelli235/pageflip.html

venerdì 10 febbraio 2012

Il maltempo e la cattiva gestione di Acea Ato 2


L'ondata di gelo e neve che si è abbattuta sull'Italia in questi giorni e che ha messo in ginocchio il paese ha rivelato le fragilità della gestione di Acea Ato 2.

I cittadini di Velletri - e di decine e decine di Comuni della zona Castelli e dintorni serviti dall’acquedotto del Simbrivio - sono rimasti giorni a secco nel silenzio del gestore. Nessuna comunicazione è stata fornita in maniera tempestiva.
Sul sito di Acea Ato2 non era indicato nella homepage nessun avviso rispetto al guasto, alla durata e, soprattutto, alle modalità alternative per fornirsi di acqua potabile.

Secondo la stampa l’interruzione della fornitura di acqua è stata dovuta ai guasti alla rete elettrica che hanno bloccato il funzionamento della centrale di sollevamento della sorgente del Ceraso. La centrale si troverebbe oltre i 1.500 metri di altezza e l'unica via di accesso è attraverso una strada che si trovava sotto un metro e mezzo di neve.
Acea Ato2 si dimostra inefficace nella mancata informazione ai cittadini. Famiglie con bambini, anziani e disabili si sono ritrovati senz'acqua senza nessun preavviso, subendo ulteriori disagi oltre a quelli provocati per il maltempo.

Acea ato2 ha poi dimostrato inefficienza nella gestione di un’emergenza facilmente prevedibile - la neve era annunciata da giorni - in un territorio che comprende centinaia di migliaia di famiglie: non si ha memoria di un guasto di queste proporzioni nei tempi passati, quando il Simbrivio era gestito dal consorzio dei comuni.

E qui andiamo al punto centrale: gestire di maniera centralizzata un territorio tanto esteso  quanto diversificato ha avuto come conseguenza solo la omogeneizzazione dei problemi specifici dei singoli territori e la loro moltiplicazione. E' un errore pagato oggi dai cittadini e da quegli stessi Comuni che anni fa hanno - superficialmente e affrettatamente - approvato l'affidamento dell’acqua alla società multinazionale Acea.

Nel frattempo Acea ato2 mantiene i poteri e i privilegi ricevuti da una convenzione totalmente sbilanciata a suo favore, come quello di staccare l'acqua senza, come contropartita, una reale tutela dei cittadini. Nessuno può garantire, ad esempio, che non si proceda ad un distacco per un errore materiale o perché una famiglia non ha potuto pagare le care bollette perché in difficoltà economica.

In questi anni nessuno ha visto la "rivoluzione" nella gestione idrica, promessa - come una carota - alla politica per ottenere l’affidamento ai privati della gestione della nostra acqua. Non solo, infatti, perdura la situazione drammatica di larga parte delle reti idriche, come i recenti guasti hanno dimostrato; nessun tipo di severa sanzione per i tanti disagi creati in questi anni ai cittadini veliterni e dei Castelli Romani (che vanno dai mancati livelli di potabilità dell'acqua, ai distacchi selvaggi e l'assenza di investimenti rilevanti) è stata, nel contempo - per quanto ci risulta - comminata al gestore. Ci saranno sicuramente dei buoni motivi, che vorremmo tanto conoscere.

In definitiva possiamo dire: ad Acea tutto, ai cittadini, nulla. Solo l'obbligo di pagare puntualmente le bollette. E in questo, solo in questo, il gestore si dimostra particolarmente efficiente.

Comitato Acqua Pubblica Velletri
http://comitatoacquavelletri.blogspot.com
acquapubblicavelletri@gmail.com

lunedì 27 giugno 2011

La risposta di Acea ai referendum: tagliare l’acqua a chi non può pagare

La vera faccia della gestione privata dell’acqua la stanno conoscendo
bene i cittadini di Velletri in questi caldi giorni di estate. Forse
scontenta del risultato del voto referendario, Acea Ato 2 Spa sta
mandando i tecnici a tagliare l’acqua alle famiglie in difficoltà
economica, che non sono in grado di saldare le bollette. Non guarda in
faccia a nessuno, Acea. Francesco C., quarant’anni, accudisce la madre
con una invalidità permanente. Vivono insieme in una casa popolare da
50 metri quadri e per loro l’acqua è vitale. La madre di Francesco
deve essere lavata più volte al giorno e non può rimanere con i
rubinetti a secco neanche poche ore. Nonostante questo, Acea ha
sigillato il contatore di questa famiglia di Velletri la scorsa
settimana.
Francesco C. aveva ricevuto una fattura da 1200 euro, dopo tre anni di
silenzio da parte del gestore idrico della provincia di Roma. Dal 2007
Acea ha emesso solo quest’unica fattura cumulativa, con una cifra
improponibile per una famiglia a basso reddito. Eppure il disciplinare
tecnico allegato alla convenzione di gestione obbliga Acea ad inviare
fatture almeno ogni sei mesi, a tutela delle persone più disagiate.
Nonostante questa palese violazione delle norme contrattuali, la
multinazionale romana ha sigillato il contatore, bollando come moroso
Francesco.
Questo caso non è isolato. Sono centinaia le famiglie di Velletri e
dei Castelli Romani che si trovano nell’impossibilità di pagare la
fornitura dell’acqua potabile, e che ora rischiano di vedersi
sigillare il contatore.
L’organizzazione mondiale della sanità ha stabilito già da anni che
tutte le persone hanno diritto ad almeno 50 litri di acqua al giorno,
soglia minima vitale. Il distacco dell’utenza idrica – quando i
cittadini si trovano in una situazione di difficoltà economica – è
un’evidente violazione di questo principio. Il tribunale di Latina già
diversi anni fa aveva stabilito che la clausola contrattuale relativa
alla sospensione della fornitura per morosità è vessatoria. In quel
caso l’ordinanza del giudice si riferiva ad Acqualatina, ma è chiaro
che questo principio debba valere per tutti i cittadini, tanto che è
stato richiamato dall’ufficio del garante regionale delle risorse
idriche della regione Lazio in una comunicazione inviata ad Acea lo
scorso anno. E di certo la situazione di queste famiglie non mette a
rischio l’equilibrio economico finanziario del gestore, visto che Acea
ha avuto un utile nel 2010 di 58,8 milioni di euro.
L’arroganza di Acea va fermata: nessuno può vivere senza acqua potabile.
Chiediamo quindi che il presidente dell’Autorità d’Ambito Nicola
Zingaretti si attivi immediatamente chiedendo la sospensione dei
distacchi nella provincia di Roma. Serve anche un atto di
responsabilità da parte dei sindaci, che – soprattutto dopo i 27
milioni di Si all’acqua pubblica – devono decidere da che parte stare.
Il sindaco di Velletri si limita a chiamare il gestore caso per caso
cercando di elemosinare piani di pagamento insostenibili. Eppure il
consiglio comunale aveva votato un anno fa una mozione d’indirizzo –
promossa dal Comitato acqua pubblica - che obbligava la giunta a
chiedere la revisione del regolamento di utenza, vincolando
l’eventuale distacco per morosità ad una decisione di una parte terza
(ad esempio il giudice di pace). Nonostante questo l’amministrazione
comunale di Velletri non ha mai chiesto che questo tema fosse discusso
in Assemblea dei Sindaci.

Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Comitato romano acqua pubblica
Comitato acqua pubblica Velletri

giovedì 23 giugno 2011

ACEA, LIQUAMI E RIFIUTI NEL TEVERE: SEQUESTRATO DEPURATORE ROMA NORD


(OMNIROMA) Roma, 23 GIU - Il personale del Comando Provinciale di Roma del Corpo forestale dello Stato nei giorni scorsi ha posto sotto sequestro il depuratore ACEA ATO 2 di Roma Nord, dando esecuzione ad un decreto emesso dal GIP del Tribunale di Roma. Il provvedimento cautelare è l'ultimo atto di un'attività di indagine condotta dagli uomini della Forestale che ha permesso di accertare ripetuti malfunzionamenti nell'impianto gestito dalla società ACEA ATO 2.

L'impianto risultava autorizzato alla raccolta di liquami provenienti dalla rete fognaria del bacino di Roma Nord ed al trattamento dei fanghi non palabili - cioè liquidi - e di altre tipologie di rifiuti provenienti dai depuratori dei comuni appartenenti alle province di Roma e di Rieti che rientrano nell'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 2.

Le indagini della Forestale hanno invece consentito di documentare lo sversamento nel fiume Tevere di acque reflue non correttamente depurate, in quanto addizionate di fanghi non sottoposti ai previsti trattamenti.
Le conclusioni dell'attività investigativa del Corpo forestale sono state puntualmente confermate dalla consulenza tecnica successivamente disposta dal Pubblico Ministero titolare delle indagini.

In pratica è stato possibile accertare che parte dei liquami e dei rifiuti convogliavano direttamente allo scarico nel Tevere dopo il solo processo di sedimentazione primaria e quindi prescindendo dall'effettuazione di tutte le altre fasi di depurazione. I fanghi conferiti su gomma - da considerarsi rifiuti ai sensi della vigente normativa di settore - venivano infatti miscelati con i liquami urbani senza essere sottoposti a tutti i trattamenti previsti.
In sintesi, il quadro che emerge dalla relazione degli esperti nominati dal Pubblico Ministero è che con le modalità di gestione attuate per una parte dei rifiuti provenienti dall'esterno, depurati solo parzialmente, di fatto l'impianto veniva a costituire lo strumento per il loro sversamento in acque superficiali - nel caso specifico il fiume Tevere - attraverso una semplice miscelazione con le acque reflue urbane depurate.

I reati ipotizzati sono la frode nelle pubbliche forniture - in relazione alla ripetuta violazione degli obblighi derivanti dalla convenzione di gestione del servizio idrico integrato - e lo smaltimento illecito di rifiuti - con riferimento all'illegale smaltimento nel fiume Tevere dei rifiuti conferiti dai Comuni facenti parte dell'ATO 2.

Attualmente risulta interdetto qualsiasi conferimento presso il depuratore di rifiuti provenienti dall'esterno. Nel mirino degli investigatori è finito anche l'utilizzo in agricoltura dei fanghi derivanti dal processo di depurazione, gestito da una società legata al gruppo ACEA S.p.a., in possesso di specifica autorizzazione della Provincia di Roma

martedì 24 maggio 2011

Appello al Pd di Velletri: non imbrattate gli spazi del referendum


Vi vorremmo nelle piazze, senza bandiere, con le associazioni, con i cittadini portando avanti insieme questa battaglia di civiltà con la forza e la convinzione di chi crede fino in fondo nei beni comuni. 

In queste ore i militanti (?) del Pd stanno girando la città, riempiendo di nuovo le plance dei referendum con i manifesti pro parcheggio multipiano. Un manifesto che nulla ha a che fare con i 4 referendum che si voteranno a giugno. I contenuti non li vogliamo affrontare in questo spazio, anche se abbiamo una chiara posizione su questo ecomostro. Vorremmo però evidenziare che quegli spazi non sono del Pd. 
I referendum sono frutto delle battaglie dei cittadini, con i partiti contro e l'appoggio generoso e radicale dei cittadini, molti dei quali elettori del partito democratico. Vi  chiediamo: perché non state distribuendo un solo volantino informando la popolazione sul voto del 12 e 13 giugno? Perché non attaccate i manifesti spiegando le vostre ragioni sul tema dell'acqua, del nucleare e del legittimo impedimento? Perché non destinate le vostre forze a difendere la popolazione che non riesce a pagare le bollette dell'acqua e che si vedono sigillare i contatori da Acea? Perché casi come quelli della famiglia con due bambini - che abbiamo raccontato nei giorni scorsi - che si è vista illegittimamente staccare l'acqua da Acea non ha visto la vostra ferma solidarietà?
Vi vorremmo nelle piazze, senza bandiere, con le associazioni, con i cittadini portando avanti insieme questa battaglia di civiltà con la forza e la convinzione di chi crede fino in fondo nei beni comuni. 
Dietro a questi referendum ci sono 1 milione e quattrocento mila firma; ci sono persone dello spessore di Stefano Rodotà e padre Alex Zanotelli; ci sono le battaglie di centinaia di comitati presenti in tantissimi comuni italiani; c'è la voglia irrefrenabile di democrazia che viene dal basso; c'è, infine e riguarda anche voi, il riscatto delle democrazie locali. 
E' il punto di partenza per ricostruire il nostro paese. E la democrazia si rafforza anche nei piccoli gesti, anche evitando di occupare con prepotenza gli spazi che non vi appartengono.

sabato 21 maggio 2011

Velletri. Acea taglia l'acqua ad una famiglia con due bambini: avevano chiesto il rimborso per fatture errate

ACEA manda una bolletta errata da mille euro. Per oltre un anno “si dimentica” di restituire i soldi a una famiglia di Velletri – circa 500 euro - e alla fine gli taglia l’acqua. Ecco la storia di Marco, che mostra il vero volto della privatizzazione e delle multinazionali dell’acqua. Rimasti inascoltati i reclami presentati al Garante regionale Di Stefano. Il comitato acqua pubblica di Velletri chiede l’intervento di Zingaretti

La multinazionale Acea – forte della sua recente esperienza in Honduras, dove ha lasciato migliaia di persone a basso reddito senz’acqua – nei giorni scorsi ha sigillato il contatore a una famiglia di Velletri, accusata di morosità. Un’accusa che in realtà andrebbe ribaltata, visto che, in questo caso, è la stessa Acea ad essere debitrice per centinaia di euro nei confronti della famiglia colpita, per bollette clamorosamente errate.
La storia è in sintesi questa. Marco riceve le sue prime bollette di Acea nel 2009, con una cifra astronomica, per un valore che sfiora i mille euro. Si preoccupa e, con pazienza, verifica la bolletta, accorgendosi di un clamoroso errore: Acea aveva calcolato il consumo applicando la tariffa per i non residenti, mentre lui e la sua famiglia erano da anni regolarmente iscritti all’anagrafe di Velletri. “Un errore può capitare”, ha pensato Marco. “Ho presentato a quel punto un formale reclamo – racconta – chiedendo la rettifica della bolletta, che nel frattempo avevo pagato, e la restituzione della somma non dovuta”. Una differenza – a suo favore - di circa 500 euro.
Dopo due anni di lunga attesa da Acea arriva una nuova bolletta per il 2010, di 200 euro. Del rimborso di 500 euro, però, non vi era traccia. Inutili le telefonate al call center, inutili le proteste agli sportelli: quei soldi pagati in più sembravano ingoiati dalla burocrazia, forse  confusi con i 60 milioni di utili incassati da Acea

mercoledì 20 aprile 2011

Profitto Acea record per l'anno orribile dell'arsenico

Il profitto record di Acea Ato 2 - 58,96 milioni di euro - per l'anno terribile dell'arsenico è uno schiaffo doppio per la cittadinanza. Come è possibile che un gestore che non è stato in grado lo scorso anno di garantire acqua potabile per tutta la popolazione possa intascarsi un simile premio? Come si conciliano quasi sessanta milioni di dividendi con un'acqua che - lo scorso ottobre - a Velletri ha raggiunto punte di arsenico fino a sette volte i valori di legge?
Ancora una volta gli azionisti hanno detto no alla proposta della provincia di Roma di destinare parte di questi utili agli investimenti necessari nella zona dei Castelli romani. Da una parte Acea ottiene la terza deroga per l'arsenico e una gestione commissariale che garantirà
lo scavalcamento di molte norme; dall'altra la stessa società ottiene da una conferenza dei sindaci pigra e distratta aumenti delle tariffe che servono solo agli azionisti.

Solo la via del referendum potrà restituire queste risorse ai cittadini, migliorando la qualità dell'acqua, con tariffe più eque. Ricordiamo che il secondo quesito che si voterà il 12 e 13 giugno abolirà quel ricavo garantito che per Acea è stato uguale a 58,96 milioni di euro solo nel 2010.

domenica 13 febbraio 2011

Comunicato stampa su situazione arsenico



Abbiamo atteso, con pazienza, sperando che la legalità prevalesse. Eravamo fiduciosi, sicuri che sul tema della salute dei cittadini le istituzioni - Comune, Provincia e Regione - avrebbero avuto il coraggio di prendere decisioni serie e coraggiose. Così non è avvenuto.
Ieri il Sindaco di Velletri Fausto Servadio ha revocato l’ordinanza che vietava l’acqua nelle zone di Colle Ottone e Rioli, emanando un nuovo parziale divieto. La zona rossa si è spostata in via Colle dei Marmi.

Questa ordinanza è ancora una volta monca, incompleta e non rispettosa della legge 31 del 2001, che da dieci anni è regolarmente disattesa dai governi locali e nazionali. 
Ecco perché:

l’ordinanza del sindaco non dichiara la non potabilità dell’acqua in una zona dove il limite di legge per l’arsenico viene superato, limitando il divieto d’uso ai bambini fino ai 3 anni e alle donne in stato di gravidanza. Tutti gli altri si possono avvelenare senza grandi preoccupazioni. Questa decisione è oggi ancora più grave, visto che il ministero della salute ha già ufficialmente recepito la decisione della Commissione Europea del 28 ottobre 2010, che non concede deroghe alla regione Lazio.
I due pozzi incriminati di via Colle dei Marmi avrebbero dovuto essere a norma già da un anno. Il piano di rientro di Acea presentato nel maggio del 2008 prevedeva la realizzazione di un potabilizzatore in quella zona entro il secondo semestre del 2009. Perché il Comune di Velletri non ha formalmente contestato questa grave mancanza di Acea? Perché la società romana - quotata in borsa e con utili milionari - non ha realizzato l’investimento previsto di 300 mila euro per rendere potabile l’acqua della zona servita dai pozzi di Colle dei Marmi?
Lo sforamento dei limiti di legge per l’arsenico nella zona di Colle dei Marmi è noto da tempo al Comune. Perché solo ora il Sindaco emette una ordinanza seppur parziale?

Riteniamo poi estremamente grave che il consiglio comunale non sia stato coinvolto in questi mesi in quella che possiamo definire la principale emergenza ambientale del territorio di Velletri. E in questo caso la responsabilità non è solo dell’attuale giunta, ma dell’intera classe politica della città. 

Vogliamo infine ricordare che secondo le normative italiane e comunitarie, il comune di Velletri, la Asl, la provincia di Roma e la regione Lazio dovrebbero:

1) Informare i cittadini della non potabilità dell'acqua;
2) Informare del valore di arsenico contenuto nell'acqua, con numeri definiti, e non approssimativi;
3) Informare sui rischi dovuti alla assunzione e all'accumulo di arsenico;
4) Fornire acqua per uso igienico-domestico per non creare inconvenienti sanitari;
5) Vietare l'uso per acqua potabile a tutti gli utenti, non solo ai bambini;
6) Fornire approvvigionamenti di acqua potabile di buona qualità a tutti gli utenti e alle imprese alimentari;
7) Attuare il piano relativo all'azione correttiva (comprende un calendario dei lavori, una stima dei costi, la copertura finanziaria);
8) Sanzioni previste dall'art. 19 del D/lgs 31/2001, modificato e integrato dal D.lgs 27/2002
9) Applicazione delle penali previste dal contratto con il gestore;
10) Attivazione procedura d'infrazione delle norme comunitarie art. 226 e art. 228 del Trattato CE

domenica 2 gennaio 2011

Simbrivio: l'acquedotto che fa acqua

Tra doppi incarichi e conflitti d'interesse, la vicenda del consorzio Simbrivio, l'acquedotto che serve i comuni a sud di Roma. Gestito da Acea, fornisce acqua all'arsenico, e oggi è in liquidazione Potremmo titolare la vicenda dell'acqua all'arsenico «Quer pasticciacelo brutto de Via Pascarella». Ha tutti connotati di un noir un po' grottesco, con personaggi pronti a cambiare maschera, casacca e molo, in un gioco milionario di acquedotti che fanno acqua, di emergenze più o meno reali, di concessioni idriche da aggiudicarsi ad ogni costo. Partiamo da questo indirizzo romano, da annotare e tenere a mente, via Cesare Pascarella, al civico 31. E qui che si incrociano i protagonisti della vicenda dell'acqua con alto contenuto di arsenico, la cui richiesta di deroga ai valori di legge, per la regione Lazio, è stata bocciata da Bruxelles lo scorso ottobre.

Per capire il pasticciaccio occorre saper distinguere tra acqua buona e acqua cattiva. La holding romana Acea - quotata in borsa dalla fine degli anni '90 - ha la gestione dell'ambito idrico più grande d'Italia, che corrisponde sostanzialmente alla provincia di Roma. Ed è in questo territorio che abbiamo un'acqua di serie a e un'acqua di serie b: abbiamo gli acquedotti, con una qualità considerata superiore a molte altre zone del paese. E abbiamo i pozzi delle zone fuori dal raccordo anulare, spesso gestiti da signorotti dell'acqua locali, con una qualità spesso ai limiti - o anche oltre - della legge. Acque che Acea ogni giorno miscela, manovra, sposta da un tubo ad un altro, cercando di mantenere livelli di arsenico sotto quei parametri che annidi deroghe regionali gli hanno permesso.

Massimo Sessa




Ma il vero nodo è a monte, è nell'acquedotto che serve decine di comuni al sud di Roma, il Simbrivio, la cui gestione è stata affidata alla holding romana nel 2003. Condotte che, secondo diversi esperti, non riescono a fornire acqua di serie a, a causa di perdite con percentuali a due zeri. Un'opera monumentale, nata negli anni '20 e gestita dai comuni fino a sette anni fa, che avrebbe oggi bisogno di manutenzioni probabilmente radicali. Come radicali dovrebbero essere gli interventi nelle reti cittadine, che non sono più in grado di assicurare acqua di qualità alla popolazione cresciuta dopo una forte migrazione dalla capitale.

Oggi il consorzio del Simbrivio è in fase di liquidazione, pronto a chiudere definitivamente l'esperienza quasi secolare di gestione pubblica delle acque a sud di Roma. Il prefetto di Roma nel 2007 ha nominato un collegio commissariale, che si riunisce in via Pascarella 31, a Roma. Non sappiamo cosa sia stato stabilito stabilito nel decreto prefettizio, visto che l'ufficio stampa della prefettura di Roma «non ritiene opportuno rilasciare notizie in questo momento». Dal bilancio, però, scopriamo che il commissario straordinario perla liquidazione - ovvero per la delicata fase di chiusura della gestione pubblica - è Massimo Sessa. Ingegnere amico di Angelo Balducci, intercettato dai Ros mentre si adoperava per aiutare Camillo Toro, figlio del procuratore aggiunto di Roma, a migliorare la sua posizione in Acea, Sessa ha anche altri moli nella vicenda delle acque romane.

Nel 2005 ci si accorse che nei comuni serviti - diciamo così - dal Simbrivio vi era un alto tasso di arsenico. Serviva un commissario, qualcuno in grado di imporsi sul consorzio, su Acea, sui comuni, sulla regione, qualcuno con polso fermo e al di sopra delle parti. Ovvero Massimo Sessa, che oggi ha la doppia carica di commissario, all'emergenza e alla liquidazione del consorzio dell'acquedotto. E visto che il commissario è lo stesso, anche l'ufficio coincide: il commissario nominato da Berlusconi nel 2005 per risolvere il problema dell'arsenico ha la sua sede in quella stessa - e affollata, come vedremo - via Pascarella, sempre al civico 31. Doppia carica riveste anche il vice cotnmissario del Simbrivio. Marco Mattei è oggi assessore all'ambiente della regione Lazio, dopo essere stato per dieci anni sindaco di Albano, uno dei principali comuni servizi dall'acquedotto. «Ci occupiamo solo della liquidazione», spiega l'assessore, che ritiene che non vi sia conflitto d'interesse nella doppia carica rivestita. Il 21 dicembre scorso la stessa regione Lazio ha concesso, però, una nuova derivazione idrica - ovvero l'uso di una nuova sorgente - al consorzio del Simbrivio, per una portata di 360 litri al secondo. E la fonte del Pertuso, che alimenta l'Aniene, fiume che da tempo soffre una crisi idrica denunciata da tempo dai comitati della zona. La concessione è stata fortemente voluta da Massimo Sessa, nella sua veste di commissario di governo per l'emergenza idrica, per poter aumentare l'acqua da destinare ai castelli romani. Ovviamente il commissario del Simbrivio era d'accordo, così come l'assessore all'ambiente della regione - ovvero il suo vice - non ha avuto nulla da obiettare. Poco importa se la concessione viene data ad un consorzio che di fatto non c'è più: «si apre de facto la liquidazione della gestione del Consorzio con le comunicazioni di rito alla Camera di Commercio», scriveva Massimo Sessa nella relazione sulla gestione del bilancio del 2009, qualche mese prima di ricevere la nuova concessione idrica. Forse alla regione Lazio nessuno ha detto che quel consorzio è ormai un fantasma. E a chi, dunque, viene in realtà dato l'uso della sorgente del Pertuso? Di sicuro quell'acqua la gestirà Acea, pronta a venderla a più di un euro al metro cubo nella zona dei castelli romani, dove l'emergenza arsenico ha convinto tutti i sindaci - ovvero gli antichi soci dell'acquedotto del Simbrivio - a ritenere il nuovo prelievo dell'acqua l'unica soluzione possibile.

Al «pasticciacelo de Via Pascarella» manca l'ultimo pezzo, il controllore. La legge Galli prevede che in ogni ambito idrico vi sia un organismo tecnico deputato a fare le pulci a chi gestisce l'acqua. La sede di quello romano è sempre al civico 31. Anche in questo caso l'ufficio è un sorta di duplex, visto che uno dei dirigenti della segreteria tecnica operativa - il controllore del sistema idrico - Massimo Patemostro siede anche lui nel collegio commissariale di liquidazione del Simbrivio. Ma forse per questo gruppo di ingegneri e amministratori tutto questo è semplicemen; te «ottimizzazione delle risorse».

giovedì 30 dicembre 2010

COMUNICATO STAMPA DEI COMITATI ACQUA PUBBLICA DI VELLETRI E APRILIA SULL'EMERGENZA ARSENICO NELLA REGIONE LAZIO

Acqua all'arsenico: a chi giova l'emergenza?

Sessanta giorni dopo la decisione della Commissione europea - che ha negato alla regione Lazio la terza deroga per l’arsenico nell’acqua - si è finalmente creata una “unità di crisi” presieduta dall’assessore regionale Marco Mattei. Dobbiamo però constatare come l’unica vera azione a tutela della salute dei cittadini non sia ancora stata presa: ovvero obbligare tutti i gestori (compresi Acea, Acqualatina e Talete) a fornire acqua potabile con un valore di arsenico entro i limiti di legge, pari a 10 microgrammi/litro. 
La regione Lazio, attraverso l’assessore Mattei, si limita a passare il cerino al ministero della salute, citando una fantomatica “imminente decisione del Ministero della Salute sul parere espresso dalla Commissione Europea”. Va chiarito - ed è bene che qualcuno lo spieghi al presidente Renata Polverini - che la Commissione europea non ha dato un “parere”, ma ha espresso una decisione, che è immediatamente vincolante per le autorità italiane. Il trattato dell’Unione Europea - facilmente consultabile in rete - su questo punto è categorico: una decisione, una volta notificata, deve essere semplicemente rispettata. E per la regione Lazio la decisione è stata chiara: niente deroga, da oggi in poi si rispetta la legge che vale per tutta l’unione europea.
A questo punto i comitati per l’acqua pubblica chiedono che sia la magistratura - già interessata da diversi esposti - a fare chiarezza, individuando le eventuali responsabilità ed omissioni, poiché non si capisce come sia possibile far passare per emergenza (con la conseguente levitazione dei costi) una situazione che doveva essere già risolta con le deroghe concesse ai gestori fino al dicembre 2009. Gestori che hanno continuato a riscuotere tariffe piene ed oggi pretendono ancora di essere aiutati.
Per quanto riguarda la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina di un commissario siamo ormai al ridicolo. L’emergenza è stata dichiarata da due settimane, ma tanto emergenza non è. Non è ancora noto, infatti, l’elenco dei comuni interessati ed assistiamo ad un penoso rimpallo tra regione Lazio e protezione civile nazionale.
Ci fa, infine, piacere che il presidente Polverini chieda di essere costantemente informata. Se però vorrà avere informazioni corrette eviti di ascoltare i cattivi consiglieri, forse troppo vicini ai gestori privati dell’acqua: ascolti i comitati, che da anni si battono per un’acqua pubblica e di qualità. Ascolti i medici per l’ambiente, che da sempre studiano il problema dell’arsenico, proponendo soluzioni realistiche a tutela della salute della popolazione. 

Comitato cittadino difesa acqua pubblica di Aprilia

 
Comitato acqua pubblica Velletri

martedì 21 dicembre 2010

Arsenico e le zone di Velletri


E' BENE SAPERE:
In queste zone della città di Velletri l'acqua è fuorilegge, perché supera i limiti previsti dalle norme italiane ed europee:
via del Camelieto, via Ariana, via di Cori, via Papazzano, via Troncavia, via Contrada S. Antonio, via Cerase Marine, Via Piazza di Mario, via della Caranella, via Colle Calcagno, Via Vecchia Napoli, Circonvallazione di Levante, via dei Volsci, via A. Mammuccari e vie limitrofe (via Ariana fino a via Ceppeta Inferiore, via Colle Calcagno, via Mariano Pieroni, viale Guglielmo Marconi.
Via Colle Noce, Via della Mortella (da via Colle Noce a via Colle Caldara), Via colle Ionci, Via Acqua Lucia, Via Appia Nord (da Via Madonna degli Angeli a via della Pilara), Via della Pilara, via della Faiola, via Aria Fina, via Colle dei Marmi, Via Ponte Minello, Via Appia Vecchia (da via Appia nord al civ. 59), Via Colle Ottone alto (da via Appia nord al civ. 101) e vie limitrofe. Via Poggi d’Oro, Via Panoramica, Via dei Pini, Via dei Genzanesi, Via dei Glicini, Via dei Castagni, Via delle Magnolie, Via degli Oleandri, Via delle Ginestre, Via delle Mimose, Via delle Fornaci, Via della Cava, Via degli Ulivi, Via delle Terme di Caligola, Via Appia Nord (Tratto da via Appia Antica e via della Picara) e vie limitrofe.

Secondo le indicazioni dei medici per l'ambiente, chi abita in queste zone deve evitare di bere l'acqua.

Una fonte alternativa è la fontanella di Via del Cigliolo 12, che riceve acqua del Simbrivio, con contenuto 0 di Arsenico.

Evitate in ogni caso un alto consumo di acque minerali, preferendo le acque sicure del Simbrivio.

sabato 18 dicembre 2010

Polverini vuole un commissario per la nuova emergenza idrica. Ma c'è già: Massimo Sessa


Nel Lazio arsenico e vecchi interessi
di Andrea Palladino -
il manifesto


Massimo Sessa
(foto Astrid Lima)
ROMA. La macchina fumante delle emergenze e delle leggi speciali sta scaldando i motori. La decisione della Commissione europea di non accettare più deroghe per gli alti limiti di arsenico in 128 comuni d'Italia - con in prima fila la regione Lazio - sembra aver colto impreparato il governo. Eppure i limiti di legge sul massimo contenuto del metallo cancerogeno sono in vigore dal 2001. Nove anni affrontati con deroghe ed emergenze, la stessa risposta che ancora oggi ministero della Salute e regioni stanno preparando.

Il governatore della Regione Lazio Renata Polverini ha annunciato che tra poche settimane verrà individuato un commissario straordinario, pronto a firmare ordinanze con i poteri della protezione civile, saltando, cioè, buona parte dei controlli. Ma forse alla Polverini sfugge che dal 2005 la sua regione ha già affidato la questione ad un commissario con superpoteri.

È un ingegnere di origine salernitana, ma romanissimo dal punto di vista professionale. Si chiama Massimo Sessa, ex assessore all'ambiente della giunta di centrodestra che ha guidato la provincia fino al 2004. Amico e collega di Angelo Balducci, dirige da diverso tempo la terza commissione dei lavori pubblici al Ministero delle Infrastrutture. Per le varie emergenze acqua nella zona a sud di Roma - dove è l'alto livello di arsenico oggi a preoccupare - ha gestito un budget ultramilionario, più di 100 milioni di euro amministrati con i poteri di deroga che Berlusconi gli ha affidato e rinnovato anno dopo anno dal 2002 in poi. È lui che avrebbe dovuto risolvere «l'emergenza» degli alti valori di arsenico, vanadio e fluoruro nella zona dei Castelli romani, prima che la catena delle deroghe venisse interrotta in sede europea. Ed è lui che ancora oggi ha in mano la regia, potendo procedere con urgenza, saltando gare d'appalto, vincoli ambientali e altri impedimenti. Il suo mandato scadrà solo nel 2011.Sicuramente Massimo Sessa negli ambienti romani è ben introdotto. Il suo nome spicca tra le migliaia di pagine dedicate agli affari della cricca di Balducci e Anemone, a quel sistema gelatinoso che avvolgeva - secondo i magistrati di Firenze - l'ambiente degli appalti legati ai grandi eventi e al business della protezione civile. Basta ricordare le risate notturne di un gruppo di imprenditori, mentre L'Aquila tremava, per capire di cosa parliamo.
Angelo Balducci

Un commissario straordinario ha poteri negati al momento ai sindaci che si trovano a gestire l'emergenza. Può ordinare «in deroga a tutte le leggi», espropriare con una sola firma, affidare lavori di decine di milioni senza perdere tempo in gare d'appalto. Per questo la figura di un commissario straordinario dovrebbe, come si dice, essere al di sopra di ogni sospetto.

Secondo le intercettazioni del Ros dei carabinieri Massimo Sessa avrebbe avuto con Acea - il gestore dell'acqua della provincia di Roma, dove una decina di comuni da anni si trovano a fronteggiare alti livelli di arsenico - rapporti che andavano ben oltre la sua funzione di commissario. La cricca di Balducci sentiva il fiato sul collo degli investigatori. Era la fine dello scorso gennaio, con frenetiche telefonate verso quella che poi si scoprirà essere la talpa del gruppo, Camillo Toro, figlio dell'ex procuratore aggiunto di Roma. È in questo contesto che i carabinieri si interessano anche a Sessa, vero trait d'union con Acea, la società dove Camillo Toro lavorava. Quello che il gruppo chiamava «il pupo» aspirava ad ottenere un contratto migliore con la società romana che gestisce il sistema idrico integrato nell'intera provincia, promettendo in cambio informazioni sulle indagini. Nei rapporti del Ros, oltre a Sessa, compaiono i nomi dei più alti funzionari Acea, contattati più volte dall'avvocato Edgardo Azzopardi - amico della famiglia Toro - interessato insieme a Massimo Sessa a trovare una degna sistemazione al figlio del procuratore in Acea. Nessuno, però, risulterà poi indagato, neanche Sessa.

Leggendo le carte dell'inchiesta appare chiaro come il commissario straordinario per l'emergenza idrica nei comuni a sud di Roma avesse rapporti stretti e di fiducia con il gruppo. Quando il 30 gennaio 2010 Angelo Balducci convoca una riunione urgentissima, dove, secondo il Ros, viene lanciato l'allarme sulle indagini sempre più strette, Massimo Sessa è presente. È un incontro ristrettissimo, delicato, dove Balducci farà il punto della situazione, dove vengono riportate le informazioni confidenziali di Camillo Toro, dopo aver spento tutti i cellulari. Una riunione che avveniva mentre da Bruxelles si faceva capire all'Italia che di altre deroghe i commissari non ne volevano sapere. Ma in quelle ore, forse, il commissario straordinario Sessa era preso da altre emergenze.Cinque anni di poteri straordinari, milioni di euro affidati ad Acea, consulenze pagate generosamente, mentre oggi nei Castelli romani migliaia di persone fanno la fila davanti alle cisterne di acqua potabile.
il manifesto 7 dicembre 2010

lunedì 13 dicembre 2010

Il 14 DICEMBRE CONFERENZA SINDACI ATO 2 ROMA. CHE FINE HA FATTO L'ARSENICO?

Il presidente della provincia di Roma - in qualità di presidente dell'autorità d'ambito Ato 2 - ha  convocato la conferenza dei sindaci per il prossimo 14 dicembre alle ore 10 presso la Sala Di Liegro della Provincia di Roma, via IV Novembre 119/a.
La conferenza dei sindaci è l'organismo che dovrebbe decidere la programmazione degli interventi per quanto riguarda la gestione dell'acqua nella provincia di Roma. Dunque, quale migliore luogo per discutere della questione arsenico? In realtà domani i sindaci, Acea, il commissario straordinario Massimo Sessa, il garante regionale e il presidente della provincia di Roma parleranno d'altro. All'ordine del giorno hanno inserito alcuni obblighi di legge, sempre rimandati: un'unica tariffa per l'acqua nella provincia di Roma, far pagare finalmente l'acqua secondo il consumo e non a forfait e l'introduzione della tariffa sociale. Al secondo punto dell'ordine del giorno si parla anche di investimenti, ovviamente tutti a carico dei cittadini, perché, si sa, Acea non regala nulla.
Sull'arsenico neanche una parola, come se nulla fosse accaduto. Nessuna comunicazione, nessuna discussione: sindaci, regione e provincia faranno finta di niente, a quanto sembra. Ovviamente nessuna parola - nella convocazione - sulle eventuali responsabilità del gestore, la romanissima Acea.
I comitati acqua pubblica dei Castelli Romani - zona duramente colpita dalle alte concentrazioni di arsenico, vanadio e fluoruro - hanno chiesto alla provincia di Roma di poter assistere all'incontro e di consegnare ai sindaci un breve promemoria sui punti che non funzionano nella gestione dell'acqua, a partire dall'arsenico. Siamo in attesa di una risposta da parte della provincia di Roma.

Ecco il testo del documento che domani verrà consegnato ai sindaci:

AD ACEA I SOLDI, ALLA POPOLAZIONE L’ARSENICO
  • Acea Ato 2 dal 2003  al 2008 ha incassato più di 400 milioni di euro di sola remunerazione di capitale. Con questi soldi anche il comune più povero sarebbe stato in grado di dare acqua di qualità a tutta la popolazione. 
  • Il sistema che voi Sindaci avete scelto prevede, invece, che qualsiasi cambiamento nella tariffa prenda in considerazione PRIMA il Ricavo Garantito di Acea, senza un vero rischio d’impresa per Acea. 
  • I consigli comunali non hanno più nessun potere sulla gestione dell’acqua della propria città. Ormai sono visti come utili obbedienti che balbetano quello che Acea dice loro di balbettare; 
  • Zingaretti ha chiesto ad Acea di anticipare il 50% degli utili per l’emergenza idrica e Acea ha detto NO; gli interessi dei soci vengono prima di quelli della popolazione. Perché nessun sindaco si è ribellato?
  • Perché nessun sindaco partecipa all’assemblea dei soci di Acea Ato 2 chiedendo conto della gestione? 
  • Perché nessun sindaco chiede di poter leggere i verbali dei consigli di amministrazione di Acea Ato 2? 
  • La STO ha fatto una simulazione del parametro MALL, mai applicato, ipotizzando una penale di ben 20 mlioni di euro per Acea. Perché non usare questi soldi subito - e senza oneri per i comuni e i cittadini - per risolvere il problema dell’arsenico?
  • Dal 2003 - anno dell’inizio della gestione di Acea - al 2010 il problema dell’arsenico non è stato risolto, limitandosi spesso a chiedere deroghe su deroghe, fino al paradosso della proroga della deroga. Dopo la decisione della Commissione Europea di respingere la terza deroga, Acea annuncia che il problema dell‘arsenico è stato risolto in pochi giorni. Perché, allora, Acea insiste nel volere una terza deroga? 
  • Dal 2005 esiste un commissario straordinario per l’alto livello di arsenico, vanadio e fluoruro nelle acque dei comuni serviti dal Simbrivio. Sono stati spesi decine di milioni: perché nessuno chiede conto di quanto è stato fatto? Non sarebbe quantomeno opportuno che il commissario presentasse le sue dimissioni?
  • Ormai sono in molti a chiedersi come mai i Sindaci non impongono ad Acea di fare il proprio dovere, ovvero fornire acqua potabile a tutti. E’ compito del gestore dare questa garanzia.
  • Un fondo di 2 milioni di euro per le fasce deboli è assolutamente insufficiente per i 75 comuni (compreso Roma); 
  • 45 milioni di investimenti spalmati in 3 anni dove 30 milioni vanno alla città di Roma e soltanto 15 milioni a TUTTA la Provincia è veramente uno scherzo di cattivo gusto per le popolazioni avvelenate per anni con l‘arsenico, il fluoruro e il vanadio;
  • Di fronte allo scandalo arsenico  che ha colpito decine di comuni, mettendo a rischio la salute delle persone, attaccando l’economia dell’intera area dei Castelli Romani, oggi vengono proposti nuovi aumenti: questo gestore non merita un solo euro in più.
  • Visto che sono i cittadini a pagare gli investimenti di Acea, vogliamo poter controllare ogni euro che  viene speso, vogliamo poter dire quali sono le priorità. L’acqua è un bene comune che non appartiene alle corporation, ai fondi di investimento, o alla mala politica

mercoledì 8 dicembre 2010

Investimenti arsenico: Acea si è rifiutata di anticipare i soldi preferendo utili milionari

Ecco la prova che dimostra come per Acea Ato 2, gestore idrico privato di 75 comuni della provincia di Roma, siano più importanti gli interessi dei soci che quelli della popolazione.
Questa è la trascrizione della lettera inviata ai sindaci  dell'Ato2, con cui Nicola Zingaretti, in qualità di presidente dell'Autorità d'Ambito, spiega come Acea si sia rifiutata di anticipare i soldi per affrontare i problemi idrici del territorio.
Per Acea l'acqua potabile può aspettare, i soldi dei soci no.
E i sindaci lo sapevano.


Palazzo Valentini, 6 maggio 2010
Caro Sindaco,


ho ritenuto utile e corretto farLe pervenire copia della lettera che, in qualità di Presidente dell'Ato 2, ho inviato nel mese di marzo al Sindaco Alemanno e all'assessore al Bilancio Maurizio Leo, in  merito alla possibile dismissione di quote di capitale sociale di Acea Spa da parte del Comune di Roma come conseguenza del Decreto Ronchi.
Mi sembra infatti doveroso anche in considerazione della mancata risposta del Comune di Roma sulle questioni da noi sollevate, informare e coinvolgere tutti i rappresentanti delle comunità locali del nostro territorio, in una discussione che deve essere trasparente e inclusiva e che, come può leggere nel testo allegato, dovrà trovare una sua sede naturale di confronto nella Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti.
La delicatezza delle questioni riguardanti la futura gestione del sistema idrico integrato impone, oggi, di delineare un percorso chiaro e condiviso ad esclusivo servizio dei cittadini interessati a rafforzare un sistema efficiente.


Un percorso che, anche al di là di qualsiasi valutazione prettamente politica del decreto Ronchi, significa attenzione al bene comune, sostegno agli investimenti per l'efficientamento e la messa a norma delle reti, valutazione della qualità dei servizi, così importante per la tutela dell'ambiente e del nostro territorio.
Ritengo, inoltre, opportuno informarLa che, intervenendo all'Assemblea di Acea Ato dello scorso 22 aprime la Provincia di Roma, attraverso l'Assessore al Bilancio Antonio Rosati, ha proposto di destinare gli utili dell'azienda per il 50% dei dividendi ai soci, riservando l'altro 50% ad ulteriori investimenti per metà nella Provincia di Roma, specialmente nelle Aree dei Castelli Romani, nei Comuni del Litorale Pontino e nell'area dei Monti Simbruini, e per metà nel Comune di Roma. La proposta è stata accolta con favore da tutti i comuni presenti – compreso il Comune di Roma, che, anzi, su intervento dell'assessore Ghera l'ha emendata proponendo correttamente di destinare i 2/3 degli investimenti al proprio territorio. La proposta è stata tuttavia respinta dal rappresentate di Acea Spa che, come noto, detiene il 97% dell'azienda ed ha, conseguentemente, potere di veto.

Di conseguenza, mentre c'è stata unanimità nell'approvazione del bilancio, la destinazione totale degli utili ai Soci è stata approvata solamente col voto del Socio Acea pari a circa 97% del capitale sociale, mentre la proposta della Provincia di Roma ha raccolto il voto di altri soci presenti, ma è risultata minoranza.
Osserviamo con rammarico che l'azienda Acea abbia mantenuto inalterata la sua posizione malgrado il voto difforme del suo socio di maggioranza Comune di Roma. Auspichiamo, pertanto, che il Comune di Roma, conformemente a quanto votato in sede di assemblea di Acea ato2 riporti tali indirizzi anche nella prossima, delicata, assemblea di Acea, favorendo ulteriori investimenti per la città sia sul piano ambientale che economico e occupazionale.


Nicola Zingaretti

giovedì 2 dicembre 2010

Assemblea cittadina sull'arsenico a Velletri: 03 dicembre

Assemblea cittadina
Venerdì 03 dicembre
Ore 17.30
Via Lata , 50 (dietro l'autolavaggio)

Il Comitato acqua pubblica di Velletri ha sempre seguito un percorso di condivisione delle scelte, fin dalla sua costituzione. L’avvio delle contestazioni delle bollette, la campagna di informazione sulla qualità dell’acqua e l’applicazione in autotutela della tariffa di Roma sono state strategie discusse e condivise in assemblee pubbliche. Lavoriamo per la città, con i cittadini.

Questa volta abbiamo uno scenario drammatico da affrontare: la contaminazione delle acque con l’Arsenico è divenuto ormai inaccettabile, tanto da convincere la Commissione europea a negare una nuova deroga. Le istituzioni sostanzialmente annaspano nel buio, si sono dimostrate goffe, impreparate e - in alcuni casi - preoccupate solo dall’evitare guai ad Acea. La società romana che gestisce l’acqua da parte sua ha mostrato una irresponsabilità gravissima, non risolvendo il problema - e in alcuni casi aggravandolo - nei quattro anni di gestione. E’ stato gravissimo, ad esempio, che il potabilizzatore che serve il centro storico sia stato chiuso per sei mesi senza mai avvisare la popolazione

Oggi la situazione è precipitata, i dati dell'Arpa Lazio parlano chiaro: in alcuni punti della rete idrica della città abbiamo raggiunto, il mese scorso, punte di oltre 70 microgrammi/litro di arsenico. Un triste record.

Nella prossima assemblea dovremo discutere insieme diversi punti delicati:

Che cosa è stato fatto?
Che non è stato fatto?
Quali sono i responsabili di questo scempio sanitario?
Quali sono i passi che la cittadinanza deve fare?

Invitiamo, quindi, tutta la città di Velletri - ed in modo speciale tutte le persone che in questi anni ci hanno accompagnato in questa lunga strada per riconquistare i dritti sulla nostra acqua e un'acqua di qualità - a partecipare alla prossima assemblea pubblica, prevista per venerdì 3 dicembre 2010, alle ore 17.30, presso la sala dell'Associazione Velletri 5 Stelle, in Via Lata 50.

I profitti non possono venire prima della salute pubblica, perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

martedì 30 novembre 2010

Il Sole 24 ORE: Arsenico e vecchi acquedotti: «Valori fuori legge dell'acqua sono un rischio per la salute

di Cosimo Colasanto
Lo stop ai rubinetti che erogano acqua potabile con concentrazioni di arsenico superiori ai valori consentiti dall’Unione Europea è più che giustificato. A rischio è la salute dei cittadini, conferma a Salute24 il direttore della Scuole di Specializzazione in Idrologia Medica e Medicina Termale dell'Università di Milano, Umberto Solimene. “L'arsenico è uno degli elementi conosciuti più tossici”, spiega, poiché “l'assunzione prolungata e permanente di acque con alto tenore di arsenico, superiore ai 10 microgrammi, può portare ad una serie di notevoli disturbi cutanei, gastrointestinali, nervosi, sino a forme di paralisi, e tumori”.

La Commissione Europea con una decisione del 28 ottobre scorso ha rigettato la richiesta di 128 Comuni italiani che chiedevano una ulteriore proroga  - quella precedente era del 2003 - spostando l’asticella dei valori consentiti al di sopra di quanto previsto dalla direttiva 98/83/CE. “Il valore guida di un elemento in un'acqua potabile indica la concentrazione limite - continua Solimene - che non comporta pericoli per la salute per una persona che per tutta la sua vita consuma l'acqua in questione”. La norma europea impone il paletto a 10 microgrammi, numerosi Comuni chiedevano di restare temporaneamente sopra i valori di 30, 40 e anche 50 microgrammi, quindi anche cinque volte di più.

In tutto sono 1 milione gli italiani interessati dai valori fuori legge di arsenico (ai quali si somma l’allarme per altre sostanze, come boro e floruro), distribuiti tra Lombardia, Trentino Alto Adige, Toscana, Umbria e, soprattutto, Lazio, dove si trovano 91 dei centri con numeri oltre i limiti. I restanti 59 milioni di italiani non hanno alcun problema con l’acqua che esce dai rubinetti di casa, ricordano gli esperti: precisazione che evita inutili allarmismi. La situazione è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare, al quale il ministro della Salute ha risposto stimando in circa 100 mila le persone “a cui potrebbe essere precluso da subito l'uso potabile dell'acqua distribuita a causa della presenza di valori di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro”.

Arsenico, cos’è? - Le proroghe sono state ottenute per dare il tempo alle amministrazioni interessate di provvedere ad un adeguamento dei valori-soglia, così come imposto dalla legge 31 del 2001, cercando, ad esempio, nuove fonti di approvvigionamento. Così come è stato per Brescia, Pavia, Arezzo e Lecco, per i quali è stato valutato positivamente l’abbassamento delle concentrazioni di arsenico. Arsenico che deriva da un fenomeno naturale, legato alla composizione naturale di alcune rocce laviche, come accade nella zona dei Castelli Romani o in altri punti dell’Appennino. “L'arsenico è un elemento che anche se abbastanza diffuso nella crosta terrestre si trova in piccole concentrazioni - spiega Solimene -. Nell'aria viene originato da diverse fonti: vulcani (3000 tonnellate all’anno), microorganismi (20.000 tonnellate), altre 80.000 tonnellate vengono immessi dalla combustione di combustili fossili”. Nell'acqua “lo si trova per via del lavaggio delle rocce minerali combinate con zolfo e ferro".
Anche se negli alimenti le sue quantità sono molto basse, i pericoli possono comparire quando alcune specie animali, come i pesci, accumulano questo elemento e quindi lo fanno entrare nella catena alimentare.

L’altro volto dell’arsenico - Usato nelle medicine tradizionali sin da tempi remoti per diverse patologie - cutanee, malattie a trasmissione sessuale - è stato recentemente adoperato anche in sperimentazioni come componente di farmaci antitumorali. “Recentemente alla Harvard University - ricorda Solimene - hanno sperimentato un farmaco già usato dalla medicina tradizionale cinese, che riesce a risvegliare le staminali tumorali, bloccando una proteina che le tiene solitamente a bada”.
 (29/11/2010)
fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12190-arsenico-e-vecchi-acquedotti-valori-fuori-legge-dell-acqua-sono-un-rischio-per-la-salute