Visualizzazione post con etichetta acqua pubblica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta acqua pubblica. Mostra tutti i post

mercoledì 4 aprile 2012

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci


COMUNICATO STAMPA

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua
Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci

Sta circolando in queste ore la bozza del nuovo regolamento di utenza di Acea Ato 2 spa, che verrà presentato alla prossima conferenza dei Sindaci. Una serie di norme che rafforza il potere di Acea di tagliare l’acqua unilateralmente, lasciando centinaia di famiglie a basso reddito senza un servizio essenziale, creando una situazione di possibile emergenza sanitaria senza precedenti.

Il nuovo regolamento è un vero scempio del principio di diritto all’acqua, dove la mercificazione - quella vera, quella che viene pesata a suon di euro - prevale rispetto al voto chiaro di milioni di cittadini della provincia di Roma. Un documento elaborato dalla Segreteria tecnica operativa diretta dall’ingegner Sandro Piotti, pagata con i soldi delle bollette dei cittadini, che - prima di ogni altra cosa - dovrebbe prendere atto del risultato referendario. Invece si va in direzione opposta.

All’articolo E.1.6 la bozza del regolamento continua a mantenere la pratica del distacco per morosità, su decisione unilaterale del gestore. Anzi, rispetto al regolamento attuale, il taglio dell’acqua per chi non è in grado di pagare le tariffe illegittime di Acea - tali sono, visto che continuano a mantenere il profitto eliminato dai referendum e si basano su un calcolo che non tiene conto del parametro di qualità - ne esce rafforzato.

Non solo Acea continuerà a mantenere il diritto unilaterale di tagliare l’acqua a chi vuole: nel nuovo regolamento si prevede poi “la piombatura” e “la rimozione del contatore” a discrezione del gestore. Un’azione che fisicamente tende ad eliminare il diritto di accesso all’acqua potabile.

Le conseguenze sono evidenti. Migliaia di famiglie oggi nella provincia di Roma non riescono a pagare le tariffe dell’acqua, che hanno subito aumenti vertiginosi negli ultimi tre anni. Secondo una recente ricerca di Sant’Egidio, nel territorio della provincia di Roma risiedono circa 100 mila cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà, che mai potranno pagare le bollette Acea. Molto spesso abitano in case senza avere titoli legittimi, ospitati, o con situazioni famigliari complesse, fattori che possono rendere burocraticamente difficile l‘accesso alle tariffe sociali. Ci sono poi i casi - di certo non rari - della famiglie che si trovano ad affrontare un periodo temporaneo di difficoltà economica, non riuscendo - visto l’attuale regolamento - a richiedere in tempo l’applicazione della tariffa sociale. Si tratta di casi non rarissimi, che oggi rischiano concretamente di non poter più bere, di non poter cucinare, di non potersi lavare. C’è poi il caso dei cittadini che - legittimamente - hanno contestato le bollette per tariffe applicate in maniera erronea dal gestore (circa 500 famiglie solo nel comune di Velletri) che sono ora in attesa del giudizio di merito dei magistrati.

Ricordiamo a tutti che il Tribunale di Latina, anche per i motivi esposti, ha dichiarato nei mesi scorsi vessatoria - e quindi illegale - la clausola del regolamento idrico dell’Ato 4 che prevede il distacco per morosità. Correttamente i magistrati hanno sottolineato che prima di esercitare un’azione di forza di questa portata, il gestore deve obbligatoriamente richiedere la valutazione di una parte terza, come, ad esempio, il giudice di pace. Se questo principio giuridico vale per la provincia di Latina, non capiamo perché non possa essere applicato in tutta la regione Lazio. Un punto, questo, sul quale chiediamo un pronunciamento urgente e pubblico del presidente Zingaretti.

Acea con il nuovo regolamento di utenza riceverebbe poi poteri di accesso alle abitazioni private dei cittadini che non sono concessi neanche alle forze dell’ordine. Il gestore potrà entrare nelle proprietà private senza preavviso per controllare contatori che - per legge - non sono di sua proprietà. La titolarità degli acquedotti fino al misuratore è infatti dei Comuni, mentre Acea ha esclusivamente una concessione che le permette di utilizzare la rete, contatori compresi. L’enorme potere che la bozza di regolamento dunque concede al gestore è sproporzionata e non rispetta il principio costituzionale della proprietà pubblica del sistema idrico.

La bozza dei nuovo regolamento d’utenza contiene poi principi inaccettabili, che comporteranno elevati costi per molte famiglie. Al punto B1.5 si prevede la facoltà per Acea di installare riduttori di pressione nelle zone dove arriva poca acqua (gran parte dei Castelli romani, ad esempio). La spesa per la vasca di accumulo - necessaria per poter usare l’acqua dopo l’installazione dei riduttori - sarà a carico dei “clienti”, che dovranno esborsare migliaia di euro per i lavori di adeguamento degli impianti idrici. In sostanza Acea dove non è riuscita a risolvere la mancanza dell’acqua - dove sono finiti i grandi investimenti promessi? - spenderà pochi centesimi per ridurre il flusso, caricando i costi delle vasche e delle pompe alle famiglie.

Il nuovo regolamento degli orrori è ricco di sorprese. Se la punizione per chi ritarda il pagamento è alta - rescissione del contratto - quasi nulla accade quando Acea non rispetta i parametri minimi di servizio. L’articolo B1.7, ad esempio, prevede qualche euro di rimborso - “senza altro indennizzo di sorta” - in caso di interruzione del servizio per un periodo superiore ai 15 giorni.

Chiediamo a questo punto una presa di posizione ferma e chiara da parte dei Sindaci, che nei prossimi giorni saranno chiamati a discutere questa bozza di Regolamento di utenza. Votare queste norme significherà firmare una cambiale in bianco ad Acea, aprendo le porte ad una vera e propria guerra dell’acqua, con pattuglie di tecnici inviati nelle case dei cittadini più bisognosi armati di sigilli e tagliatubi. Chiediamo poi una parola di chiarezza al presidente della provincia Nicola Zingaretti che subito dopo il risultato del referendum commentò: “I cittadini hanno avuto una grande capacità di giudizio e hanno compreso l’importanza che questo voto avrebbe avuto per il futuro imminente del nostro Paese”. Ora è arrivato il momento della verità: da che parte si schiererà la politica? Con le grandi multinazionali o a fianco dei cittadini?

Coordinamento Comitati Castelli Romani per l'acqua pubblica
(Albano Laziale, Ariccia, Cave, Ciampino, Frascati. Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Rocca Priora, Velletri)

Informazioni:

lunedì 29 novembre 2010

Comunicato stampa Medici per l'Ambiente di Viterbo: gli interventi immediati e necessari per ridurre l’esposizione delle persone all’Arsenico

Dall’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo gli interventi immediati e necessari per ridurre l’esposizione delle persone all’Arsenico  e per il rispetto di quanto stabilito dalla Commissione europea
La Commissione Europea  il 28 ottobre 2010 con il documento n. C(2010)7605  ha respinto la richiesta dell’Italia per una ulteriore deroga del parametro Arsenico, elemento tossico e cancerogeno, nelle acque destinate a consumo umano.
L’Associazione italiana medici per l’ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia)-Isde di Viterbo, nel  giudicare grave il persistere dei ritardi nella predisposizione ed attuazione di atti a tutela della salute pubblica, corrispondenti  a quanto stabilito dal documento in questione, propone, nel rispetto del Principio di precauzione, una serie di azioni ed interventi di realizzazione immediata e tesi alla riduzione del rischio sanitario per le popolazioni dei Comuni interessati da questa problematica ambientale:
1)      fornire immediatamente acqua dearsenificata da fonti alternative, anche con autobotti: alle scuole, agli asili-nido, agli ospedali, alle industrie alimentari, a tutti gli esercizi pubblici, alle donne in gravidanza, ai malati, ai bambini e ai neonati;
2)      informare in forma  ampia e diffusa la popolazione circa i rischi derivanti dall’assunzione di alimenti e acqua con presenza di Arsenico;  utilizzare a questo fine: radio, televisioni, giornali, manifesti e circolari da inviare nei presidi sanitari di tutta la regione Lazio;
3)      allestire in  ogni Comune  interessato da questa problematica ambientale più punti di approvvigionamento di acqua dearsenificata;
4)      utilizzare l’acqua degli acquedotti comunali solo per uso igienico-sanitario;
5)      verificare che in ogni Comune, che precedentemente era sottoposto a regime di deroga per l’Arsenico, siano emanate e fatte rispettare le ordinanze di non potabilità dell’acqua;
6)      iniziare in ogni Comune un monitoraggio settimanale del valore dell’Arsenico su tutti i punti di emungimento delle acque, al fine di poter determinare, in un periodo di 6-12 mesi,  una realistica media dei valori di Arsenico e  quindi, e solo dopo questo monitoraggio, se i valori risulteranno tutti entro e al di sotto dei 20 microgrammi/ litro sarà possibile ritirare le ordinanze di non potabilità delle acque ma sempre nel rispetto di quanto sarà stabilito successivamente dalla Commissione europea;
7)      acquisire i risultati degli accertamenti delle Asl  relativamente al rispetto del divieto di uso di acqua contenente Arsenico sia come bevanda che per le preparazioni alimentari;
8)      acquisire  le cartografie degli acquedotti comunali e verificare il  funzionamento di eventuali dearsenificatori già operativi;
9)      approntare immediatamente impianti mobili di dearsenificazione, che possano successivamente diventare definitivi e che utilizzino le migliori tecniche di dearsenificazione (per esempio quelle che  assorbono l’arsenico su granulati  naturali rigenerabili) senza compromettere le qualità organolettiche delle acque trattate e senza rilasciare in esse dannosi  residui dei  processi di dearsenificazione;
10)  chiedere garanzie almeno decennali sull’impiantistica di dearsenificazione proposta e contratti di fidejussione a tutela dei  pubblici investimenti.

 L’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo propone gli interventi di cui sopra, per l’estrema  urgenza di  ridurre subito l’esposizione delle popolazioni all’Arsenico.
L’Arsenico  infatti è un elemento tossico, classificato dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.) come elemento cancerogeno certo di classe 1 e posto in diretta correlazione con  molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute. L’esposizione  a questo elemento è stata associata anche a cancro del fegato e del colon e una sempre più consistente documentazione scientifica ne evidenzia un ruolo eziopatogenetico anche nelle malattie cardiovascolari, neurologiche e neuro comportamentali; nel diabete di tipo 2; in alcune patologie dermatologiche e dell’apparato respiratorio; nei disturbi della sfera riproduttiva e nelle malattie ematologiche.
 Proprio per queste evidenze scientifiche  il Decreto legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001, modificato e integrato con successivo D.Lgs. 27/02, in recepimento della Direttiva  europea 98/83/CE, sin dal dicembre 2003, aveva indicato il limite  massimo per l’Arsenico nelle acque  destinate a consumo umano  in 10 μg/l (microgrammi/litro) e concesso periodi di deroga a questo limite, fino a 50 microgrammi/litro, solo perché si  realizzassero interventi  efficaci e definitivi.
L’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo nel chiedere che si ponga fine ad ogni ulteriore colpevole ritardo nella soluzione di questo problema, auspica da parte di  tutte le istituzioni  preposte un impegno ancora più forte e coerente per  far rispettare il diritto alla salute, come sancito dall’art.32  della Carta Costituzionale, e di quanto disposto nel già richiamato documento della Commissione europea.

*
Comunicato stampa a cura dell’Associazione italiana medici per l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia)-Isde di Viterbo

Viterbo, 29 novembre 2010

Terra. La farsa delle deroghe

di Betta Salandra e Rossella Anitori
Secondo Acqualatina ad Aprilia va tutto bene, in attesa che l’Unione europea ripristini il valore dei 20 microgrammi. Ma i Comitati scrivono a Bruxelles, che smentisce: «In vigore la soglia di legge».

Quando lava i piatti la signora Marisa li asciuga perfettamente, perché non rimanga nessuna goccia d’acqua. Roberta, madre di una bambina di 5 anni, a casa tiene la figlia lontana dai rubinetti, ma è preoccupata per quello che la figlia mangia alla mensa scolastica: con quale acqua faranno il minestrone? Benvenuti nel terzo mondo. Anzi no. Benvenuti a Velletri, via Retina Pennacchi. Qui ci vivono più di 100 famiglie. Qui nasce uno dei primi comitati per l’acqua pubblica dei castelli romani. perché «è dal 2006 – dice Roberta – che stiamo subendo il disagio della non potabilità dell’acqua. Prima dell’arsenico il problema era il ferro, che anziche a 200 microgrammi per litro stava a 2455. E i coliformi con concentrazioni di 300 microgrammi invece che 100. Per questo ottenemmo il dimezzamento della bollettata».

Qualcuno meno comprensivo avrebbe forse trovato eccessiva anche quella di bolletta, visto che dal rubinetto uscivano ferro e batteri fecali. «Quell’allarme poi è cessato. Ora c’è il problema dell’arsenico – aggiunge Roberta - dal 2004 i valori sono cresciuti da 19 microgrammi a 24, e poi a 38. Dal 20 giugno 2009 poi non è stato possibile ottenere nessun’altra comunicazione dal gestore. Ma non è un nostro diritto sapere cosa beviamo?». Oggi il problema è risolto. L’acqua non scorre più. Un volantino dell’Acea sulla porta dice che non è potabile. Però si può prendere una tanica e andare a cercare un’autobotte. Quella, per ora, te la danno gratis. Almeno però gli abitanti sanno che c’è un problema. E possono scegliere.Così invece non è ad Aprilia, dove il gestore (la notoria società mista Acqualatina) ha dato la sua interpretazione alla bocciatura europea: a leggere il loro sito il no alla deroga vuol dire che tutto procede come nulla fosse finché il governo non otterrà la deroga a 20 microgrammi.

Il Comitato per l’aqua pubblica di Aprilia si è insospettito è ha scritto ad Helmut Bloch, della Direzione generale ambiente di Bruxelles, per chiedere conferma. La confusione infatti regna sovrana, anche perché è stata proprio la presidentessa del Lazio Polverini a mandare una comunicazione, il 18 novembre, in cui si diceva che per le acque con più di 20 microgrammi di arsenico si doveva emettere le ordinanze di non potabilità. La sconfessione di Acqualatina, della Polverini, ma anche del Sindaco arriva direttamente da Bruxelles: in assenza di deroga il limite di legge è di 10 microgrammi, dice Bloch. Punto. Quell’acqua, cioè non è potabile. Così, lancia in resta, ieri il comitato acqua pubblica Aprila e il Forum nazionale dei movimenti per l’acqua ha organizzato una conferenza stampa per denunciare il fatto. «Non riuscivamo a capire perchè il gestore Aqualatina avesse messo sul suo sito quella dichiarazione - dice Fabrizio Consalvi, del comitato di Aprilia - lasciando intendere che non avessero avuto risposta. La risposta invece c’è stata, dice Bloch. È negativa».

In teoria quindi il sindaco dovrebbe dichiarare non potabile l’acqua di Aprilia, e non può neanche derogare al valore di 20microgrammi. Lo stesso errore lo stanno commettendo a a Velletri. Aggiunge Consalvi:«Sono 6 anni che usufriamo di una deroga, per attuare un piano di rientro. Perchè gli interventi non sono andati a buon fine? Perchè la regione Lazio non ha vegliato sul gestore? Vogliamo sapere rischi per la salute, e che si attivino indagini sul territorio». Si apre quindi la partita delle verifiche dei fantomatici piani di rientro. Bisognerà rispondere a domande come quelle poste a Velletri dal comitato:« Come mai il piano di rientro presentato da Acea non ha ancora prodotto risultati? Come mai a Velletri le concentrazioni di arsenico nell’acqua, secondo i dati della Asl, presentano valori addirittura superiori al limite della deroga? Di che emergenza si parla se il problema arsenico risale all’aprile del 2006?». Se le risposte non le darà la politica, presto sarà la magistratura a darle. Ma allora sarà tutto più complicato.

sabato 27 novembre 2010

ACQUA ALL'ARSENICO - COMUNICATO STAMPA MOVIMENTI ACQUA PUBBLICA E MEDICINA DEMOCRATICA


E' servito l'intervento deciso della Commissione Europea per fare chiarezza sulle mancate deroghe per l'arsenico per 128 comuni italiani. Questa mattina il comitato acqua pubblica di Aprilia ha ricevuto la risposta ad alcuni quesiti dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea: dove è stata negata la deroga vige oggi il valore di legge di 10 microgrammi litro. Dunque quanto stabilito dal sindaco di Velletri – che ieri ha emesso un'ordinanza che autorizza l'erogazione dell'acqua con contenuto di arsenico fino a 20 microgrammi/litro – e quanto affermato da Acqualatina sul proprio sito e cioè che ad oggi rimane ancora vigente il limite della precedente deroga a 50 μg/L- non rispetta le indicazioni, vincolanti, della Commissione Europea.
I comitati acqua pubblica di Aprilia e di Velletri chiedono che vi sia un intervento deciso delle autorità nazionali e comunitarie, per far rispettare ai gestori della provincia di Roma, Acea Ato 2, e di Latina, Acqualatina, i limiti di legge per la tossicità dell'acqua, a garanzia della salute della popolazione. Deve essere chiaro per tutti che dal 28 ottobre scorso, data della decisione della Commissione Europea, il limite nel Lazio per l'arsenico è di 10 microgrammi/litro.
I comitati denunciano la mancata azione delle Asl interessate, che, di fronte a questo grave problema, hanno chiesto al Ministero della salute delucidazioni sul significato di “acqua non potabile”. Le Asl non solo forse dimenticano che la definizione di acqua potabile è ben chiara nella legge 31 del 2001, quadro normativo ben conosciuto dalle autorità sanitarie, ma che la responsabilità del controllo della qualità dell'acqua è dell'ente gestore insieme alle aziende ASL stesse, mediante controlli di routine e controlli di verifica.
I comitati invitano i gestori a comunicare immediatamente i punti di distribuzione di acqua potabile nei comuni interessati dalla mancata deroga, anche per bloccare eventuali speculazioni da parte delle multinazionali delle acque minerali. Vogliamo ricordare, in questo senso, che l'uso delle acque minerali ha un impatto estremamente negativo sull'ambiente e impoverisce le falde acquifere.
Pertanto i gestori devono garantire a tutta la popolazione acqua di qualità e perfettamente potabile, con investimenti adeguati, finalizzati al rinnovo e alla manutenzione delle reti idriche.
Saremo in piazza sabato 4 dicembre dalle ore 11 a Roma in piazza SS Apostoli, durante la “giornata di mobilitazione nazionale per l'acqua pubblica e per la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi”, con spazi informativi.
Comitato acqua pubblica Aprilia
Comitato acqua pubblica Velletri
Forum italiano dei movimenti per l'acqua
Medicina democratica

mercoledì 24 novembre 2010

Piotti (STO): i valori di arsenico nella provincia di Roma non hanno mai superato i 50 µg/L

Il dirigente responsabile della segreteria tecnico-operativa Ato2 di Roma, Alessandro Piotti, non condivide però le preoccupazioni del Comitato:

«In nessun caso nel territorio della provincia di Roma - dice - la concentrazione di arsenico nell’acqua destinata ad uso umano ha mai superato la soglia di 50 milligrammi per litro imposta dalla Regione. A me non risulta che ci siano analisi della Asl né del Gestore idrico in cui si evidenzino tali valori».

Anzi, Piotti si sbilancia:
«Non è che a me non risultino, non ci sono. Non ci sono analisi che indichino la presenza della sostanza per valori superiori ai 50 milligrammi».
(Tratto dal quotidiano Terra, il 17/11/201 )
http://www.terranews.it/news/2010/11/arsenico-veleno-nel-bicchiere



La Segreteria Tecnico Operativa (STO)


La Segreteria Tecnico Operativa è braccio tecnico dell’Autorità d'Ambito ed ha, in sintesi e fermo restando i poteri decisionali della Conferenza dei Sindaci, i compiti operativi connessi a:
- l’assistenza ai comuni dell’ATO;
- la fase di avvio del S.I.I.;
- la pianificazione degli interventi;
- il controllo e la determinazione della tariffa idrica;
- il controllo del rispetto dei patti contrattuali da parte del Gestore.

http://www.ato2roma.it/progetto.htm#segreteria

Con la gestione privata dell'acqua i profitti vengono prima delle esigenze della popolazione


Il privato nella gestione dell'acqua non può funzionare. E non solo perché introducendo il meccanismo del profitto l'interesse collettivo viene meno o perché questo profitto è garantito dalla legge Galli o ancora perché i parametri di formazione della tariffa che si basano anche sulla qualità del servizio non vengono applicati. La gestione privata non funziona perché quando il presidente della provincia di Roma Zingaretti (che rappresenta i 75 comuni gestiti da acea) nell'ultima assemblea dei soci di Acea Ato 2 lo scorso maggio chiede un'anticipo degli utili dell'azienda per affrontare l'emergenza idrica nei Castelli romani e lo stesso comune di Roma (che detiene il 51% di azioni di acea) è d'accordo, ha come risposta dalla holding romana un sonoro NO. Prima i soci, poi la popolazione.

lunedì 22 novembre 2010

No alla deroga per l'arsenico. Inviata diffida a Zingaretti e Comune di Velletri

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha inviato oggi una diffida al presidente dell'autorità d'ambito Ato 2, Nicola Zingaretti, e al Sindaco di Velletri, Fausto Servadio, chiedendo che vengano attuate immediatamente tutte le iniziative per garantire l'erogazione di acqua nei limiti della legge 31/2001. Come è noto il 28 ottobre scorso la Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga per l'arsenico. Gli uffici della direzione ambiente della Commissione europea hanno informato il comitato di Velletri che la decisione è già stata notificata alle autorità italiane.

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha chiesto, infine, che vengano resi noti subito i dati sulla qualità dell'acqua.
Vogliamo ricordare, infine, che durante l'ultima assemblea dei soci di Acea Ato 2 - tenutasi nel maggio scorso - il presidente della provincia di Roma Zingaretti aveva chiesto che metà degli utili della società servissero come anticipo per affrontare subito l'emergenza idrica. Acea spa - che possiede il 97% di Acea Ato 2 - ha respinto la richiesta. Se quei soldi fossero stati utilizzati sei mesi fa, probabilmente oggi non ci troveremmo davanti a questa situazione di emergenza. Ancora una volta appare chiaro come con la gestione privata dell'acqua i profitti vengano prima delle esigenze della popolazione.

lunedì 21 giugno 2010

Velletri. Il comune dice no ai tagli dell'acqua!

Car*,
oggi il consiglio comunale di Velletri ha votato all'unanimità la mozione, presentata da Sinistra arcobaleno e concordata con il Comitato acqua pubblica, dove viene dato mandato al Sindaco ad agire a tutela dei cittadini di fronte ai distacchi dell'acqua operati da Acea. Viene inoltre dato mandato specifico per chiedere in conferenza dei Sindaci di emendare il regolamento idrico eliminando la possibilità per Acea di tagliare l'acqua per morosità, senza prima passare per un Tribunale. Ora la mozione approvata verrà notificata a tutti comuni dell'Ato 2.


E' un granello nell'ingranaggio molto, molto importante. Immaginate che nel 2008 solo nel Comune di Roma Acea ha tagliato 70.000 utenze per morosità. Immaginate se per ognuna di esse doveva passare prima da un giudice di pace per ottenere l'autorizzazione al distacco...

lunedì 12 aprile 2010

Referendum acqua pubblica: report riunione coordinamento Castelli Romani

Car*,

alla riunione di ieri (10 aprile 2010) erano presenti circa una settantina di persone, provenienti da 15 comuni della zona (allargata) dei Castelli Romani.
Sono stati illustrati i tre quesiti referendari* e le modalità che dovranno essere seguite per la raccolta firme. E' stata chiarita anche la situazione con l'IdV e le differenze sostanziali tra il loro quesito e i tre referendum per l'acqua pubblica.
Ricordiamo che:

- i moduli verranno autenticati presso la corte d'appello di Roma e saranno distribuiti dal comitato acqua pubblica di Velletri venerdì 23 aprile. Vi comunicheremo quanto prima gli orari.
- tutti i referenti devono scaricare dal sito www.acquabenecomune.org il manuale operativo, che dovrà essere seguito alla lettera.
- sullo stesso sito trivate la grafica già pronta per il materiale pubblicitario. Domani, nella riunione del coordinamento regionale, verrà valutata la possibilità di stampare presso un'unica tipografia i manifesti. In questo caso i referenti dovranno comunicare il numero dei manifesti necessari per ogni comune.
- i referenti di uno stesso comune dovranno riunirsi e creare un unico coordinamento locale.
- i partiti potranno raccogliere le firme, esponendo sempre il manifesto del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.
- sempre sul sito trovate il modulo per la richiesta degli spazi per i banchetti. E' necessario presentare in comune almeno sette giorni prima la richiesta degli spazi. Vi chiediamo di comunicare le date attraverso questa mailing list, in maniera da creare un calendario per la zona dei Castelli Romani e poterlo pubblicizzare
- martedì vi daremo altre informazioni aggiornate.
- chi ha altri riferimenti per i comuni scoperti li può comunicare al comitato acqua pubblica Velletri.
- in allegato trovate tutti i riferimenti dei referenti che hanno partecipato ieri alla riunione e la lista dei comuni con popolazione e firme necessarie.

Per ogni informazione potete contattare il comitato acqua pubblica Velletri:
acquapubblicavelletri@gmail.com

*I quesiti referendari - breve guida
PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua

Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

SECONDO QUESITO : aprire la strada della ripubblicizzazione

Si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.
L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Darebbe inoltre ancor più forza a tutte le rivendicazioni per la ripubblicizzazione in corso in quei territori che già da tempo hanno visto il proprio servizio idrico affidato a privati o a società a capitale misto.

TERZO QUESITO : eliminare i profitti dal bene comune acqua
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.

venerdì 26 marzo 2010

20 marzo: è stata una manifestazione straordinaria

Bilanci e prospettive

http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article3215

Duecentomila donne e uomini in piazza per l’acqua e i beni comuni : è stata una manifestazione straordinaria.

Determinata, perché partecipata da chi conosce la posta in gioco.

Allegra e colorata, perché costruita da donne e uomini che parlano di futuro.

Il popolo dell’acqua è tornato in piazza a distanza di due anni dalla sua prima manifestazione nazionale del dicembre 2007. E rientra nei propri territori con molte più frecce al proprio arco.
La manifestazione di sabato 20 marzo segnala innanzitutto la forte crescita del movimento per la ripubblicizzazione dell’acqua : radicato in tutti i territori del Paese, ma pronto a riconoscersi in un movimento di dimensione nazionale; capace di lavoro carsico, ma anche di forti emersioni in superficie; fedele ai propri obiettivi condivisi, ma attento alla necessità dell’inclusione costante di nuove esperienze e culture.

Il Governo Berlusconi che, con l’ultimo provvedimento autoritario approvato nel novembre scorso, si era illuso di aver chiuso la partita dell’acqua con la sua definitiva consegna al mercato e ai grandi capitali finanziari, sarà costretto a ricredersi : il 20 marzo ha detto a chiare lettere che non solo la partita è riaperta, ma l’esito della stessa è stato preso in mano da centinaia di migliaia di donne e uomini consapevoli e determinati.

Non solo.

Per la prima volta in questo Paese, la piazza del movimento per l’acqua è diventata il luogo dell’incontro di tutte le mobilitazioni popolari che da anni contrastano la politica delle "grandi opere" devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Nel pieno di una crisi economica, ecologica e di democrazia, il 20 marzo ha rappresentato il luogo che ha dato espressione concreta e plurale ai diversi aspetti di questa crisi, così come emergono dalle lotte territoriali : tre mesi dopo il fallimento del vertice di Copenaghen, con i cosiddetti "Grandi" impossibilitati a mettere a fuoco la crisi di sistema e volti unicamente a rimetterne in moto i meccanismi, il 20 marzo ha detto a gran voce il proprio "NO" a questo modello economico e sociale e il proprio SI ad un’ altra idea di società, basata sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e sulla democrazia partecipativa.

E ancora.

Chi ha attraversato il lunghissimo corteo e le piazze del 20 marzo non può non aver notato come la manifestazione sia stata soprattutto costruita da donne e uomini spesso alla loro prima esperienza di attivismo sociale, inseriti dentro esperienze territoriali condivise, protagonisti diretti perché presenti senza mediazioni politico-istituzionali o vincoli di appartenenza partitica, sindacale o associativa.

Un ulteriore importante segnale di come su temi essenziali come la lotta per l’acqua e la difesa dei beni comuni sia matura la mobilitazione diretta e in prima persona, su obiettivi di radicale cambiamento e di rivendicazione di una nuova democrazia, dal basso e condivisa.
Tra meno di un mese, il movimento per l’acqua inonderà di nuovo tutti i territori del Paese con migliaia di banchetti, iniziative e mobilitazioni per raccogliere 700.000 firme su tre referendum abrogativi di tutte le norme che hanno contribuito nel corso degli anni alla mercificazione dell’acqua e alla privatizzazione dei servizi idrici.

Sarà un nuovo grande laboratorio di autoeducazione popolare per dire "Fuori l’acqua dal mercato e fuori i profitti dall’acqua", un nuovo itinerario sociale per discutere di acqua pubblica, ma soprattutto di riappropriazione sociale, di gestione partecipativa dell’acqua e dei beni comuni, di nuova democrazia.

Sarà una importante sfida che chiama tutte e tutti ad una nuova assunzione collettiva di responsabilità : rendere praticabile il cambiamento in questo Paese, riaccendere la speranza di un altro mondo possibile.

Come Attac Italia continueremo a dare il nostro contributo.

Siamo sicuri che tutte e tutti faranno altrettanto.

ATTAC ITALIA

martedì 23 febbraio 2010

Lettera del Sindaco di Velletri Fausto Servadio ad Acea Ato2

Al responsabile Bacino Sud di ACEA ATO 2
Ing. Lucio Bignami

Ad ACEA ATO 2 S.p.A.
Direzione Commerciale - Unità Grandi Clienti
All'attenzione Sig. Paolo Fioroni

In relazione alle note dei cittadini di annullo delle fatture idriche pervenute a Codesta Società ed a Questo Ente inviatevi a più riprese, con invito a riferire in merito alle motivazioni addotte dai cittadini per l'annullamento, preso atto che ad oggi non risultano pervenute a Questo Ente le sue richiamate notizie e stante la recente mozione consiliare a firma dei consiglieri Andreozzi Sergio ed Andolfi Massimo, si invita Codesta Società a riferire con urgenza su quanto richiesto ed a dare sollecito riscontro ai cittadini proponenti l'istanze di annullamento.
Si chiede altresì, voler far conoscere se risulta vero che per i richiamati utenti, è paventato nonostante il reclamo, un prossimo distacco di fornitura.
In caso risultasse corrispondente a vero tale fattispecie, si invita Codesta Società a sospendere qualsiasi azione di stacco fino alla definizione della controversia in essere.
La presente, riveste carattere d'urgenza.
Cordiali Saluti
Velletri lì, 05.11.2009
Il Sindaco
Fausto Servadio

martedì 9 febbraio 2010

A Torino approvata la delibera d’iniziativa popolare per l’Acqua Pubblica!


Moderata soddisfazione del Comitato - Sconfitta del Sindaco Chiamparino

Torino è la prima grande città italiana a deliberare una modifica dello Statuto che impegna la Città a mantenere in mano interamente pubblica gli impianti e la gestione senza scopo di lucro del servizio idrico integrato.

La delibera, che aveva ottenuto il parere favorevole di tutte e 10 le Circoscrizioni cittadine. è passata malgrado l’ostilità dichiarata del Sindaco, che ha certamente pesato sui consiglieri di maggioranza e un loro primo tentativo di emendarla stravolgendone il testo fino a snaturarla.

La ferma opposizione del Comitato – sostenuta anche da una vivace mobilitazione popolare - e un’opera di mediazione condotta dalle consigliere Monica Cerutti-SD e MariaTeresa Silvestrini –PRC con il consigliere Lorusso del PD – hanno portato a una soluzione non ottimale ma accettabile.

I fautori della privatizzazione dell’acqua non si sono fatti mancare nulla: non solo l’astensione del Sindaco ma anche la non partecipazione al voto della minoranza e dei due consiglieri PD Enzo Lavolta e Stefano Gallo. I loro tre voti mancanti hanno così impedito di raggiungere i due terzi dei voti richiesti dalla legge per l’approvazione della delibera in prima lettura (i voti favorevoli sono stati 31 rispetto ai 34 necessari).

Si è dovuto quindi procedere a due successive e distinte votazioni a maggioranza semplice, che si sono concluse oggi 8 febbraio con l’approvazione della delibera di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 12.000 cittadini torinesi. Crediamo che non esista un precedente di così vasto coinvolgimento popolare nella politica istituzionale della Città.

Il Comitato Acqua Pubblica Torino si riunisce martedì 9 febbraio (caffè Basaglia, via Mantova 34, ore 20.45) per dare una valutazione nel merito della delibera così approvata.

Scandalo dell’acqua: ce lo spiega Iacona


di Aldo Grasso

Riccardo Iacona, con Domenico Iannacone, Danilo Procaccianti, Vincenzo Guerrizio ci hanno offerto un amaro documentario sulla commercializzazione delle acque: «Acqua rubata » («Presadiretta», Raitre, domenica, ore 21.30). Ad Agrigento, con le tariffe più costose di Italia l’acqua arriva a singhiozzo, e di un colore ributtante; ad Arezzo, le bollette sono molto salate e gli investimenti dell’azienda che distribuisce l’acqua sono sotto la media nazionale; ad Aprilia il consiglio di Stato ha dato ragione al comitato dei cittadini e al movimento dei sindaci che si battono per riprendersi la gestione dell’acqua. Intanto le società che producono e imbottigliano acqua minerale pagano alle Regioni canoni ridicoli per l’utilizzo delle sorgenti. Con guadagni esorbitanti (in proporzione, al ristorante l’acqua costa molto più del vino). Se lo stesso argomento fosse stato affrontato in un talk show non avremmo capito nulla: fra tesi contrapposte, vince non chi ha ragione ma chi è più convincente ed efficace nel sostenere le sue ragioni. Con l’inchiesta è diverso: il genere comporta un’assunzione di responsabilità. In Italia non si privatizza la Rai perché la si considera un servizio pubblico ma si privatizza l’acqua.
fonte: http://www.corriere.it/spettacoli/10_febbraio_09/grasso_acqua_d6b99e9c-155c-11df-a154-00144f02aabe.shtml

mercoledì 3 febbraio 2010

A SPOLETO L'ACQUA PUBBLICA E' SALVA


Spoleto - Con con 19 voti favorevoli 2 astenuti e 6 contrari il consiglio ha approvato l’emendamento di Spoleto a 5 Stelle che inserisce nello Statuto comunale una modifica riguardante il principio della gestione pubblica del servizio idrico.

L’emendamento di Spoleto a 5 Stelle, integra l’enunciato proposto dal Pd che citava l’Acqua come bene pubblico, con una specifica molto importante che riguarda propriamente le modalità di GESTIONE delle acque.

L’emendamento afferma:

“il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà.”

A questo punto, Spoleto può tirare un sospiro di sollievo. Evviva l’Acqua del Sindaco!

Con questa integrazione il Comune di Spoleto si assimila ai provvedimenti presi in favore dell’acqua pubblica da parte dei Comuni Virtuosi con la campagna nazionale per salvaguardare l’acqua del sindaco.

Tutto ciò per scongiurare gli effetti previsti dal decreto-legge Ronchi (v. Decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 convertito in legge il 19 novembre 2009), con cui l’Italia, unico Paese in Europa, si è avviata verso la privatizzazione dell’acqua.

All’art. 15 infatti, il decreto stabilisce che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali debba avvenire, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società private, o a società a partecipazione mista pubblica e privata, mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, aprendo così la strada alla gestione dei soliti grandi gruppi industriali.

La possibilità di affidare la gestione a favore di società a capitale interamente pubblico, per la gestione cosiddetta “in house”, è prevista solo come deroga, per situazioni eccezionali e in presenza di “peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento”.

Con l’introduzione del principio della gestione pubblica nello Statuto del Comune, la città di Spoleto pone un importante vincolo a favore di una gestione locale autonoma dell’acqua.


fonte: http://www.spoletocity.com/index.php/politica-e-istituzioni/comune/4288-a-spoleto-lacqua-pubblica-e-salva

venerdì 4 dicembre 2009

Padre Alex Zanotelli sul caso del taglio dell'acqua a Zingonia: “ANCORA UNA VOLTA, MALEDETTI VOI….!

“ANCORA UNA VOLTA, MALEDETTI VOI….!”

Quanti sta accadendo in queste ore a Zingonia, in provincia di Bergamo, è sconvolgente. Cento cinquanta famiglie di migranti - che abitano in sei condomini - sono da due giorni senza acqua, dopo l’azione di distacco del gestore A2A. L’azienda lombarda - che è la stessa che gestisce l’inceneritore di Acerra - non ha tenuto in nessun conto la difficilissima situazione economica delle famiglie di Zinconia, molte delle quali con bambini piccoli, tagliando i tubi e mettendo due rubinetti pubblici in strada. Ieri sera erano tanti i senegalesi e i magrebini che gridavano nelle strade di Zingonia “acqua, acqua”, ignorati dall’intera stampa nazionale. Hanno provato a racimolare tutti i loro piccoli risparmi, offrendo di pagare subito quello che era possibile. Ma il comune di Ciserano e A2A hanno chiesto decine di migliaia di euro solo per poter iniziare la trattativa.

E’ dunque chiaro ora cosa nasconde l’articolo 15 del decreto Ronchi approvato dal parlamento. Questa è la vera faccia della privatizzazione dell’acqua, che creerà altra esclusione sociale, attaccando gli ultimi, i più deboli, costringendo centinaia di famiglie a lavarsi in strada in pieno inverno. Tagliare l’acqua ai più poveri è un atto contro l’umanità che non ci potrà lasciare indifferenti

Alex Zanotelli

mercoledì 15 luglio 2009

Contestazione bolletta acea

A partire da oggi - 15 luglio 2009 - sarà possibile rivolgersi al comitato per contestare le bollette di acea ato2.
Questi gli orari:
mercoledì e venerdì dalle 17.30 alle 20.00
Dove:
Dopolavoro ferroviario, di fianco alla stazione FS di Velletri
email:
acquapubblicavelletri@gmail.com

mercoledì 8 luglio 2009

Importante denuncia di Medicina democratica sull'Arsenico a Velletri


(Articolo pubblicato originalmente l'8 luglio 2009)

L'informazione è stata giudicata parziale, falsa e illegale. Vi preghiamo quindi di riportare integralmente la valutazione indipendente dell'associazione di medici, che lanciano l'allarme sulla situazione dell'acqua nella nostra città.
Vista l'importanza del tema, abbiamo chiesto all'associazione nazionale di medici "Medicina democratica" di valutare l'avviso diffuso dal Comune di Velletri, da Acea Ato 2 e dalla Asl RM H in relazione alla presenza dell'arsenico, del fluoro e del vanadio nell'acqua di Velletri.
Il comitato vigilerà da vicino la situazione, denunciando tutte le eventuali omissioni, a tutela della salute della nostra città.
COMITATO ACQUA PUBBLICA VELLETRI
----
Comunicato/ Rischio dell’Arsenico a Velletri e falsa informazione in ACEA ATO2
In merito all’ Avviso alla cittadinanza pubblicato dal Comune di Velletri sottoscritto insieme ad ACEA ATO2, Segreteria Tecnico Operativa di ATO2 e ASL RMH del 6 luglio 2009 dove si sostiene che la deroga richiesta è stata concessa dalla Regione Lazio affinché le concentrazioni degli elementi tossici Fluoro, Arsenico, Vanadio possano salire rispettivamente a:
- Fluoro fino a 2,5-3 mg/ litro
- As fino a 50 microgrammi/ litro
- Vanadio fino a 100 microgrammi/ litro
e che “è importante evidenziare che i nuovi limiti sono estremamente cautelativi e il loro superamento entri i valori massimi ammissibili non provoca effetti acuti”…
Ricordiamo alla popolazione
che il decreto legge n. 31 del 2001, entrato in vigore a dicembre del 2003, stabilisce i criteri che deve avere l’acqua per essere destinata al consumo umano, cioè potabile.
L’acqua deve essere salubre e pulita e non contenere nessuna sostanza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.
Dalla fine del 2003, in teoria, l’acqua potabile dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto.
Il Decreto legislativo n. 31 del 2001 fissa una serie di parametri molto restrittivi per i veleni che possono provocare danni alla salute. Ma ecco l’inghippo: i gestori idrici hanno chiesto, tramite le regioni, di poter distribuire in taluni casi acqua "non potabile", grazie a un decreto specifico che consente di alzare temporaneamente i limiti previsti per talune sostanze tossiche. L’inghippo si chiama “deroga”, prevista dalla Comunità Europea in casi eccezionali (Direttiva 98/83/CE), per periodi limitati di tempo e a condizioni ASSOLUTAMENTE non aggirabili in nessun modo qualora se ne faccia uso. La normativa per il rilascio delle “deroghe” esige che:
  1. La deroga non rappresenti un rischio per la salute umana
  2. L’ approvvigionamento delle acque potabili non possa essere mantenuto nella zona con altro modo congruo.
  3. La deroga abbia durata più breve possibile, non superiore ai tre anni (rinnovabile solo due volte).
In particolare la normativa sulle deroghe prevede che
  1. La popolazione sia informata preventivamente in modo esauriente sulle condizioni attuali dell’acqua in relazione alla sua potabilità.
  2. La popolazione sia informata immediatamente, qualora l’acqua NON sia più potabile, in quanto siano stati superati i limiti previsti per legge dalla Comunità Europea e accettati dall’Italia tramite la suddetta legge, attraverso pubblici avvisi spiegando dettagliatamente i danni alla salute in cui può incorrere non solo in acuto, ma soprattutto a DISTANZA e dunque per intossicazione CRONICA come tumori e malattie degenerative..
  3. La popolazione sia informata accuratamente che per poter erogare l’acqua comunque, anche se NON potabile, deve essere richiesta una deroga valida solo per 3 anni, che viene concessa dunque SOLO per ragioni di grave impossibilità a fornire acqua potabile nei limiti di Legge, rinnovabile per motivi ancora più gravi o gravissimi solo altre due volte
  4. La popolazione sia informata che il Gestore ha l’OBBLIGO di instaurare contestualmente tutte le azioni indispensabili per restituire all’acqua la potabilità riportando gli inquinanti entro i limiti di Legge nel tempo più breve possibile.
  5. La popolazione sia informata che qualora il Gestore ritardi o non metta in atto tutte le procedure realizzando gli investimenti necessari sarà sanzionato dalla UE , multe che pagheremo ancora noi cittadini con i nostri soldi.
Ricordiamo alla popolazione che cosa sia l’Arsenico e come siano nate le “deroghe”

«Nella Toscana meridionale sono stati raccolti alcuni campioni di acqua potabile con concentrazione di Arsenico superiore al limite consentito dalla normativa vigente», ammette Mario Dall’Aglio, già docente di Geochimica ambientale alla Sapienza di Roma. «Una deroga è stata concessa, consecutivamente per quattro anni, dalla Regione Toscana e in parte nel Lazio. Deroghe di questo tipo sono una vecchia consuetudine italiana», dice Dall’Aglio, «ma nel passato sono state applicate per sostanze con tossicità non elevata e in assenza di effetti marcatamente cronici (ad esempio, per i fitofarmaci). Oggi sappiamo bene che l’assunzione di Arsenico può indurre rischi alla salute davvero gravissimi e irreversibili come tumori interni, con periodo di latenza anche superiore ai10-15 anni».
Non ci risulta ad oggi che nessuna di queste condizioni in relazione alla informazione dovuta e agli conseguenti all’inquinamento da Arsenico siano state rispettate dal Comune di Velletri, prima,e da ACEA ATO2 subentrata poi nella gestione dell’acqua di Velletri.
Denunciamo pertanto questo Avviso pubblico come:
  • parziale perché nasconde la vera informazione prevista per Legge dalla Comunità Europea: la popolazione non è mai stata informata nei modi e nei tempi previsti dalla Legge in vigore dal dicembre del 2003;
  • falso perché volutamente fa credere alla popolazione che i danni attesi da questi tossici siano quelli acuti, quando tutta la letteratura scientifica mondiale (e la legislazione europea) lancia da sempre l’allarme sui danni non tanto per l’esposizione acuta, quanto piuttosto a distanza per contaminazione cronica. Il vero rischio dell’ìnquinamento è cronico, infatti la UE prevede un limite massimo dell’As a 10 microgrammi litro e l’OMS sta pensando di abbassarlo ulteriormente in quanto l’Arsenico è in classe 1 per i tumori (= rischio massimo); inoltre non è previsto da nessuna Legge che i cittadini dei territori vulcanici debbano per forza bere acqua arsenicata;
  • illegale perché realizzato non secondo i criteri previsti dalla Legge italiana ed europea in merito alle comunicazioni sul tema da riservare ai cittadini:
  • illegittimo in quanto l’Italia ha preso un impegno etico solenne aderendo, come Paese che fa parte dell’ONU, al Patto del CESCR.
"I Paesi che hanno aderito al Patto del CESCR (Pacte relatif aux droits économiques et culturels en novembre 2002) avranno l'obbligo di rispettare, proteggere e soddisfare il diritto delle persone a bere una acqua sana. L'obbligo di rispettare tale diritto impone agli Stati aderenti al Patto di impedire la messa in opera di pratiche che portino all'ostacolo del godimento di questo diritto attraverso:
- pratiche condizionanti l'accesso a l'acqua POTABILE in modo equo;
- polluzione illegale dell'acqua da scarichi effettuati grazie alla mancanza di strutture di controllo dello Stato."
(Nota bene: tra i Paesi che hanno aderito è inclusa l'intera Europa prima dell’allargamento.)
Cittadini di Velletri,
come vedete i due versanti sono delineati con nettezza: da una parte dobbiamo avere il diritto all'accesso ad una quantità equa pubblicamente controllata di 50 litri d’acqua gratis al giorno, dall'altra è indispensabile il diritto ad avere garanzie sulla qualità equa, come previsto dall’ONU e dall’OMS, che per essere tale, anche in questo settore deve essere pubblicamente controllata . Ma i due versanti in questione riguardano la stessa goccia. Ergo, il diritto non è garantito non solo se manca l’acqua, ma anche se l'acqua di fatto non è assolutamente potabile!
Invitiamo pertanto con fermezza i firmatari:
  • a ritirare immediatamente questo Avviso in quanto pericoloso per la salute pubblica e sostituirlo immediatamente con un Avviso e con una Campagna informativa corretta realizzata rigorosamente a norma di Legge;
  • a rinunciare ad ogni ed ulteriore deroga considerato che la presente è già stata chiesta per il limite massimo possibile per l’Arsenico di ben 50 microgrammi/l;
  • a varare subito tutti gli investimenti necessari per eliminare definitivamente l’inquinamento da As e rientrare al più presto nei limiti dei 10 microgrammi/ litro previsti per Legge.
Medicina Democratica

mercoledì 1 luglio 2009

Attenzione: Bollette Acea, vanno contestate immediatamente

Il comitato Acqua pubblica di Velletri invita i cittadini a sospendere - entro i termini di scadenza - il pagamento delle bollette del servizio idrico integrato, la cui emissione è prossima.
La tariffa pubblicata lo scorso aprile relativa al 2008 - e che sarà utilizzata per il calcolo della prossima fattura - si basa su scelte estremamente dubbie, che il comitato sta contestando formalmente.
Dal 2008, infatti, doveva essere applicata nel comune di Velletri la stessa tariffa di Roma, decisamente più vantaggiosa, fino a circa cinque volte meno cara. Non solo. Acea Ato 2 - con il consenso dell’Ato e dei sindaci - continua ad applicare il minimo contrattuale impegnato, ovvero il consumo presunto minimo di 150 mc all’anno. Questa forma di fatturazione è stata abolita fin dal 2001 dal CIPE e in una città come Velletri, sottoposta a turnazione del flusso dell’acqua, è assolutamente improponibile.
Ma c’è di più. La legge che stabilisce il metodo per il calcolo corretto della bolletta dell’acqua - il “metodo normalizzato” - prevede che la tariffa sia legata ad un parametro della qualità del servizio chiamato MALL. Questo meccanismo, in sostanza, diminuisce il ricavo del gestore - e quindi il costo dell’acqua - se non viene mantenuta una qualità del servizio alta. Ebbene questo metodo non è stato rispettato al momento dell’ultima conferenza dei sindaci che ha approvato la nuova tariffa.

Di fronte a queste palesi violazioni delle norme che regolano il rapporto con Acea Ato 2, il comitato acqua pubblica di Velletri sta preparando un ricorso al Coviri - il comitato nazionale di vigilanza sui servizi idrici - chiedendo un immediato intervento.

Chiediamo quindi ai cittadini di Velletri di presentare immediatamente un reclamo scritto ad Acea, sospendendo il pagamento della fattura fino alla soluzione della vertenza. Ricordiamo che presentando un reclamo formale il gestore sarà obbligato a rispondere ad ogni cittadino entro 30 giorni lavorativi.

Il comitato acqua pubblica organizzerà nei prossimi giorni uno sportello di supporto - assolutamente gratuito e volontario - per chi vorrà presentare il reclamo. Analizzeremo insieme la bolletta e vi forniremo l'aiuto anche legale per contestare la fattura.

Riteniamo fondamentale far valere i nostri diritti, per obbligare il gestore, l’Ato 2, il comune, la provincia e la regione a fornire acqua con un prezzo equo, di qualità e senza le insopportabili turnazioni.

venerdì 19 giugno 2009

A Viterbo la Regione finanzia l'acqua pubblica

La Talete e l'acqua pubblica sono salve
Approvata dalla Regione la delibera, arriveranno oltre 8 milioni di euro


La Regione Lazio ha approvato la delibera che permetterà alla Talete di essere risanata e di iniziare quel percorso virtuoso per cui era nata per gestire l’acqua pubblica, ovvero uno dei settori più importanti sia dal punto di vista economico che, visti i tempi che corrono, valoriale.
Entro il 2009 arriveranno quindi alla Talete un milione e cinquecentomila euro. Nel 2010 saranno 3milioni di euro, nel 2011 altri 3 milioni di euro. Non basta. A questi oltre 7 milioni di euro si aggiungerà un altro milione e mezzo di euro che la Regione Lazio rastrellerà sul mercato finanziario. Come dire, insomma, che La Pisana crede profondamente all’acqua pubblica e al progetto Talete, disegnato e sostenuto dalla presidenza Corbo.
Ed è proprio il presidente Roberto Corbo ad esprimere tutta la soddisfazione per un percorso in cui si è speso con convinzione e determinazione. Un percorso che si conclude ma che, per altri versi, inizia proprio in questo momento.
“E’ una fase importante e forse decisiva – dice infatti il presidente di Talete - di cui non si può non essere estremamente soddisfatti. Vorrei perciò ringraziare tutti gli attori che hanno contribuito al raggiungimento di questo obiettivo: i sindaci che hanno fatto la loro parte confrontandosi con una realtà profondamente diversa da quella di dodici anni fa, cioè da quando si erano fermate le tariffe. Poi ancora l’Ato e la Provincia a cui va riconosciuto un ruolo di regia, il Comune capoluogo che ha saputo svolgere fino in fondo la sua parte e la società che ha saputo costruire e predisporre una base certa su cui andarsi a confrontare in Regione e con tutti gli altri interlocutori”.
“Una sfida è stata vinta – conclude Corbo – ed avrà ricadute positive in un settore nevralgico per tutto il territorio. Ma altre sfide ci attendono e noi, tutti, saremo ancora qui con le maniche rimboccate.

(da Viterbo Oggi)