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mercoledì 27 aprile 2011

Acque all’arsenico, l’Ue apre inchiesta sotto accusa l’Italia: 10 anni di ritardi

I Comitati acqua pubblica di Aprilia e Velletri avevano inoltrato lo scorso anno una petizione al Parlamento europeo chiedendo di verificare il comportamento della autorità italiane - Ministero dell'Ambiente e Regione Lazio - dopo il diniego della richiesta di deroga per l'arsenico (richiesta presentata dal governo italiano nel febbraio 2010 a 50 microgrammi/litro). 

Oggi il presidente della Commissione delle petizioni del Parlamento Europeo Erminia Mazzoni ha comunicato ai comitati che la richiesta è stata ritenuta ammissibile. Il Parlamento Europeo ha poi comunicato ufficialmente di aver chiesto alla Commissione di avviare una "inchiesta preliminare" sui vari aspetti del problema.
I comitati avevano denunciato il mancato tempestivo recepimento della decisione del 28 ottobre 2010 della Commissione Ambiente della Ue. Il ministero dell'ambiente, la Regione Lazio e la quasi totalità dei comuni interessati dalla mancata deroga a 50 microgrammi/litro di arsenico non hanno per mesi applicato i limiti stabiliti dalla legge 31/2001 sulla qualità dell'acqua, nonostante il Trattato europeo imponga chiaramente l'immediata validità di una decisione comunitaria.

I comitati acqua pubblica di Aprilia e Velletri ritengono fondamentale l'intervento delle autorità comunitarie e del Parlamento Europeo per fare chiarezza sull'operato della Regione Lazio - in modo particolare dell'assessorato all'ambiente - e dei comuni della provincia di Latina e dei Castelli romani. Ricordiamo infatti che molte amministrazioni comunali - tra le quali Velletri e Aprilia - hanno emesso ordinanze applicando le prescrizioni (divieto del consumo di acqua potabile da parte dei neonati e dei bambini fino all'età di 3 anni) di una deroga che riguardava altri Comuni, e quindi non rispettando il limite di 10 allora vigente. 

Comitato Acqua Pubblica Aprilia
Comitato Acqua Pubblica Velletri

mercoledì 30 marzo 2011

Corriere sella Sera: Arsenico, inchieste a Viterbo e Velletri

Nei prossimi giorni saranno ascoltati i 33 sindaci del Viterbese nei cui acquedotti è stata rilevata una concentrazione d'arsenico oltre i limiti consentiti

ROMA - Un fascicolo contro ignoti, relativo alla presenza di arsenico nell'acqua oltre i limiti consentiti, è stato aperto dalla Procura della Repubblica di Viterbo. L'inchiesta sarebbe scaturita dagli esposti presentati nei giorni scorsi da alcune associazioni di tutela dei consumatori e dai Verdi. Il pubblico ministero Massimiliano Siddi, titolare del procedimento, ha ascoltato per oltre due ore, come persona informata sui fatti, il sindaco di Viterbo Giulio Marini. Mentre accertamenti sono stati disposti anche dalla procura di Velletri dopo le denunce presentante dal Comitato per l’acqua pubblica dei Castelli, nei prossimi giorni saranno ascoltati i 33 sindaci del Viterbese nei cui acquedotti è stata rilevata una concentrazione d'arsenico oltre i 10 milligrammi/litro consentiti.
VITERBO, 9 I COMUNI «FUORILEGGE» - Tra questi, 24 sono rientrati nei limiti per decreto comunitario. Vale a dire grazie alla proroga fino a 20 milligrammi/ litro concessa giorni fa dalla Commissione Ue alla Regione Lazio. Nove, nei quali la concentrazione di arsenico supera i 21 milligrammi, con punte di 50-55, restano «fuorilegge». Si tratta di Capranica con 42, Carbognano con 30, Castel Sant’Elia, Civita Castellana che va da 19 a 49, Farnese con una media di 26, Ronciglione con un minimo di 28 a un massimo di 32, Sutri che, a seconda della zona, oscilla tra i 16 ai 40, Vetralla compresa tra i 20 e 48 e Villa San Giovanni in Tuscia con 22. Problemi anche a Viterbo nella frazione Carcarelle, dove è stato registrato un picco di 40 microgrammi per litro, Tobia e San Martino al Cimino (zona piazza Doria Pamphilji e strada Erodiano).

MARINI: « NECESSITA’ DI FONDI REGIONALI» - «Il pm mi ha chiesto chiarimenti circa i provvedimenti adottati dalla mia giunta – dice il sindaco di Viterbo Marini - con particolare riferimento alle iniziative mirate a sensibilizzare la cittadinanza sul problema arsenico». Il magistrato ha chiesto al primo cittadino notizie anche sui provvedimenti che intende adottare per risolvere definitivamente la questione. «Ho risposto - aggiunge - che l'obiettivo finale è l'installazione di dearsenificatori ai vari pozzi che alimentano i nostri acquedotti. Ma per raggiungerlo abbiamo bisogno di appositi finanziamenti dalla Regione Lazio». Altre domande hanno riguardato l'attuazione dei provvedimenti richiesti dalla Regione Lazio e lo stato dell'arte sull' installazione di fontanelle con acqua dearsenificata. «Ho ribadito - conclude Marini - che stiamo lavorando per allestirle nei tre punti del capoluogo in l'arsenico è fuori norma».

L’OPPOSIZIONE: « RIDURRE LE BOLLETTE» - Intanto in consiglio regionale è ancora polemica tra l’opposizione e l’assessore all’Ambiente Marco Mattei. Claudio Bucci (Idv) chiede la «riduzione delle bollette sinchè l’acqua non rientrerà nei valori previsti dalla legge» mentre Nando Bonessio (Verdi) osserva che «il problema è che i cittadini subiscono gli effetti dell'arsenico, che è bene ricordarlo si accumula nell'organismo, da molto prima dell'entrata in vigore della direttiva europea nel 2003. Siamo convinti che nonostante la deroga arrivata da Bruxelles l'emergenza non sia finita e sia necessario intervenire subito». Infine le accuse di Sel, per bocca del Guglielmo Abbondati, coordinatore regionale, e Claudio Pelagallo, dell'Assemblea nazionale: «La deroga Ue non cambia gli effetti sulla salute umana perchè l'acqua non si depura con le norme, ma con interventi di risanamento».

«IL CENTROSINISTRA CONSENTI’ ARSENICO A 50 MG/L» - Mattei però ribadisce che la «deroga rientra nei limiti, in accordo con le linee guida dell’Organizzazione mondiale per la sanità, per l'acqua potabile che può essere somministrata per brevi periodi in tutta sicurezza, evitando ovviamente l'utilizzo da parte dei soggetti a rischio e in particolare ai bambini sotto i tre anni”». L’assessore alla Sanità infine puntualizza polemico: «Non dimentichiamo che negli anni in cui Verdi e Sel avevano responsabilità di governo, con Marrazzo prima e Montino poi, è stata autorizzata l'erogazione di acqua potabile con concentrazione di arsenico a 50 milligrammi per litro e che persino la loro ultima richiesta di deroga alla Ue, che risale al 2009, si attestava su tale valore».

IL COMMISSARIO UE : «ITALIA INADEMPIENTE» - Secondo Janez Potocnik, il commissario Ue all’ambiente che l’ha firmata, la deroga «è stata valutata sulla base di dati scientifici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità». Fino al 31 dicembre 2012, il limite massimo ammesso passa da 10 milligrammi/litro a 20 milligrammi/litro ma non sono concessi limiti superiori ai 20 milligrammi, «perchè - ha aggiunto Potocnik - potrebbero causare danni alla salute». Il Commissario ha poi sottolineato che ogni Stato membro deve fornire un rendiconto triennale relativo alla presenza di sostanze nell'acqua e per quanto riguarda l'esercizio 2005-2006, «l'Italia non ha ancora fornito la sua documentazione».

Alessandro Fulloni
30 marzo 2011


fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_30/acqua-arsenico-inchieste-viterbo-velletri-fulloni-190342354382.shtml

domenica 13 febbraio 2011

Comunicato stampa su situazione arsenico



Abbiamo atteso, con pazienza, sperando che la legalità prevalesse. Eravamo fiduciosi, sicuri che sul tema della salute dei cittadini le istituzioni - Comune, Provincia e Regione - avrebbero avuto il coraggio di prendere decisioni serie e coraggiose. Così non è avvenuto.
Ieri il Sindaco di Velletri Fausto Servadio ha revocato l’ordinanza che vietava l’acqua nelle zone di Colle Ottone e Rioli, emanando un nuovo parziale divieto. La zona rossa si è spostata in via Colle dei Marmi.

Questa ordinanza è ancora una volta monca, incompleta e non rispettosa della legge 31 del 2001, che da dieci anni è regolarmente disattesa dai governi locali e nazionali. 
Ecco perché:

l’ordinanza del sindaco non dichiara la non potabilità dell’acqua in una zona dove il limite di legge per l’arsenico viene superato, limitando il divieto d’uso ai bambini fino ai 3 anni e alle donne in stato di gravidanza. Tutti gli altri si possono avvelenare senza grandi preoccupazioni. Questa decisione è oggi ancora più grave, visto che il ministero della salute ha già ufficialmente recepito la decisione della Commissione Europea del 28 ottobre 2010, che non concede deroghe alla regione Lazio.
I due pozzi incriminati di via Colle dei Marmi avrebbero dovuto essere a norma già da un anno. Il piano di rientro di Acea presentato nel maggio del 2008 prevedeva la realizzazione di un potabilizzatore in quella zona entro il secondo semestre del 2009. Perché il Comune di Velletri non ha formalmente contestato questa grave mancanza di Acea? Perché la società romana - quotata in borsa e con utili milionari - non ha realizzato l’investimento previsto di 300 mila euro per rendere potabile l’acqua della zona servita dai pozzi di Colle dei Marmi?
Lo sforamento dei limiti di legge per l’arsenico nella zona di Colle dei Marmi è noto da tempo al Comune. Perché solo ora il Sindaco emette una ordinanza seppur parziale?

Riteniamo poi estremamente grave che il consiglio comunale non sia stato coinvolto in questi mesi in quella che possiamo definire la principale emergenza ambientale del territorio di Velletri. E in questo caso la responsabilità non è solo dell’attuale giunta, ma dell’intera classe politica della città. 

Vogliamo infine ricordare che secondo le normative italiane e comunitarie, il comune di Velletri, la Asl, la provincia di Roma e la regione Lazio dovrebbero:

1) Informare i cittadini della non potabilità dell'acqua;
2) Informare del valore di arsenico contenuto nell'acqua, con numeri definiti, e non approssimativi;
3) Informare sui rischi dovuti alla assunzione e all'accumulo di arsenico;
4) Fornire acqua per uso igienico-domestico per non creare inconvenienti sanitari;
5) Vietare l'uso per acqua potabile a tutti gli utenti, non solo ai bambini;
6) Fornire approvvigionamenti di acqua potabile di buona qualità a tutti gli utenti e alle imprese alimentari;
7) Attuare il piano relativo all'azione correttiva (comprende un calendario dei lavori, una stima dei costi, la copertura finanziaria);
8) Sanzioni previste dall'art. 19 del D/lgs 31/2001, modificato e integrato dal D.lgs 27/2002
9) Applicazione delle penali previste dal contratto con il gestore;
10) Attivazione procedura d'infrazione delle norme comunitarie art. 226 e art. 228 del Trattato CE

martedì 1 febbraio 2011

giovedì 30 dicembre 2010

COMUNICATO STAMPA DEI COMITATI ACQUA PUBBLICA DI VELLETRI E APRILIA SULL'EMERGENZA ARSENICO NELLA REGIONE LAZIO

Acqua all'arsenico: a chi giova l'emergenza?

Sessanta giorni dopo la decisione della Commissione europea - che ha negato alla regione Lazio la terza deroga per l’arsenico nell’acqua - si è finalmente creata una “unità di crisi” presieduta dall’assessore regionale Marco Mattei. Dobbiamo però constatare come l’unica vera azione a tutela della salute dei cittadini non sia ancora stata presa: ovvero obbligare tutti i gestori (compresi Acea, Acqualatina e Talete) a fornire acqua potabile con un valore di arsenico entro i limiti di legge, pari a 10 microgrammi/litro. 
La regione Lazio, attraverso l’assessore Mattei, si limita a passare il cerino al ministero della salute, citando una fantomatica “imminente decisione del Ministero della Salute sul parere espresso dalla Commissione Europea”. Va chiarito - ed è bene che qualcuno lo spieghi al presidente Renata Polverini - che la Commissione europea non ha dato un “parere”, ma ha espresso una decisione, che è immediatamente vincolante per le autorità italiane. Il trattato dell’Unione Europea - facilmente consultabile in rete - su questo punto è categorico: una decisione, una volta notificata, deve essere semplicemente rispettata. E per la regione Lazio la decisione è stata chiara: niente deroga, da oggi in poi si rispetta la legge che vale per tutta l’unione europea.
A questo punto i comitati per l’acqua pubblica chiedono che sia la magistratura - già interessata da diversi esposti - a fare chiarezza, individuando le eventuali responsabilità ed omissioni, poiché non si capisce come sia possibile far passare per emergenza (con la conseguente levitazione dei costi) una situazione che doveva essere già risolta con le deroghe concesse ai gestori fino al dicembre 2009. Gestori che hanno continuato a riscuotere tariffe piene ed oggi pretendono ancora di essere aiutati.
Per quanto riguarda la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina di un commissario siamo ormai al ridicolo. L’emergenza è stata dichiarata da due settimane, ma tanto emergenza non è. Non è ancora noto, infatti, l’elenco dei comuni interessati ed assistiamo ad un penoso rimpallo tra regione Lazio e protezione civile nazionale.
Ci fa, infine, piacere che il presidente Polverini chieda di essere costantemente informata. Se però vorrà avere informazioni corrette eviti di ascoltare i cattivi consiglieri, forse troppo vicini ai gestori privati dell’acqua: ascolti i comitati, che da anni si battono per un’acqua pubblica e di qualità. Ascolti i medici per l’ambiente, che da sempre studiano il problema dell’arsenico, proponendo soluzioni realistiche a tutela della salute della popolazione. 

Comitato cittadino difesa acqua pubblica di Aprilia

 
Comitato acqua pubblica Velletri

sabato 18 dicembre 2010

Polverini vuole un commissario per la nuova emergenza idrica. Ma c'è già: Massimo Sessa


Nel Lazio arsenico e vecchi interessi
di Andrea Palladino -
il manifesto


Massimo Sessa
(foto Astrid Lima)
ROMA. La macchina fumante delle emergenze e delle leggi speciali sta scaldando i motori. La decisione della Commissione europea di non accettare più deroghe per gli alti limiti di arsenico in 128 comuni d'Italia - con in prima fila la regione Lazio - sembra aver colto impreparato il governo. Eppure i limiti di legge sul massimo contenuto del metallo cancerogeno sono in vigore dal 2001. Nove anni affrontati con deroghe ed emergenze, la stessa risposta che ancora oggi ministero della Salute e regioni stanno preparando.

Il governatore della Regione Lazio Renata Polverini ha annunciato che tra poche settimane verrà individuato un commissario straordinario, pronto a firmare ordinanze con i poteri della protezione civile, saltando, cioè, buona parte dei controlli. Ma forse alla Polverini sfugge che dal 2005 la sua regione ha già affidato la questione ad un commissario con superpoteri.

È un ingegnere di origine salernitana, ma romanissimo dal punto di vista professionale. Si chiama Massimo Sessa, ex assessore all'ambiente della giunta di centrodestra che ha guidato la provincia fino al 2004. Amico e collega di Angelo Balducci, dirige da diverso tempo la terza commissione dei lavori pubblici al Ministero delle Infrastrutture. Per le varie emergenze acqua nella zona a sud di Roma - dove è l'alto livello di arsenico oggi a preoccupare - ha gestito un budget ultramilionario, più di 100 milioni di euro amministrati con i poteri di deroga che Berlusconi gli ha affidato e rinnovato anno dopo anno dal 2002 in poi. È lui che avrebbe dovuto risolvere «l'emergenza» degli alti valori di arsenico, vanadio e fluoruro nella zona dei Castelli romani, prima che la catena delle deroghe venisse interrotta in sede europea. Ed è lui che ancora oggi ha in mano la regia, potendo procedere con urgenza, saltando gare d'appalto, vincoli ambientali e altri impedimenti. Il suo mandato scadrà solo nel 2011.Sicuramente Massimo Sessa negli ambienti romani è ben introdotto. Il suo nome spicca tra le migliaia di pagine dedicate agli affari della cricca di Balducci e Anemone, a quel sistema gelatinoso che avvolgeva - secondo i magistrati di Firenze - l'ambiente degli appalti legati ai grandi eventi e al business della protezione civile. Basta ricordare le risate notturne di un gruppo di imprenditori, mentre L'Aquila tremava, per capire di cosa parliamo.
Angelo Balducci

Un commissario straordinario ha poteri negati al momento ai sindaci che si trovano a gestire l'emergenza. Può ordinare «in deroga a tutte le leggi», espropriare con una sola firma, affidare lavori di decine di milioni senza perdere tempo in gare d'appalto. Per questo la figura di un commissario straordinario dovrebbe, come si dice, essere al di sopra di ogni sospetto.

Secondo le intercettazioni del Ros dei carabinieri Massimo Sessa avrebbe avuto con Acea - il gestore dell'acqua della provincia di Roma, dove una decina di comuni da anni si trovano a fronteggiare alti livelli di arsenico - rapporti che andavano ben oltre la sua funzione di commissario. La cricca di Balducci sentiva il fiato sul collo degli investigatori. Era la fine dello scorso gennaio, con frenetiche telefonate verso quella che poi si scoprirà essere la talpa del gruppo, Camillo Toro, figlio dell'ex procuratore aggiunto di Roma. È in questo contesto che i carabinieri si interessano anche a Sessa, vero trait d'union con Acea, la società dove Camillo Toro lavorava. Quello che il gruppo chiamava «il pupo» aspirava ad ottenere un contratto migliore con la società romana che gestisce il sistema idrico integrato nell'intera provincia, promettendo in cambio informazioni sulle indagini. Nei rapporti del Ros, oltre a Sessa, compaiono i nomi dei più alti funzionari Acea, contattati più volte dall'avvocato Edgardo Azzopardi - amico della famiglia Toro - interessato insieme a Massimo Sessa a trovare una degna sistemazione al figlio del procuratore in Acea. Nessuno, però, risulterà poi indagato, neanche Sessa.

Leggendo le carte dell'inchiesta appare chiaro come il commissario straordinario per l'emergenza idrica nei comuni a sud di Roma avesse rapporti stretti e di fiducia con il gruppo. Quando il 30 gennaio 2010 Angelo Balducci convoca una riunione urgentissima, dove, secondo il Ros, viene lanciato l'allarme sulle indagini sempre più strette, Massimo Sessa è presente. È un incontro ristrettissimo, delicato, dove Balducci farà il punto della situazione, dove vengono riportate le informazioni confidenziali di Camillo Toro, dopo aver spento tutti i cellulari. Una riunione che avveniva mentre da Bruxelles si faceva capire all'Italia che di altre deroghe i commissari non ne volevano sapere. Ma in quelle ore, forse, il commissario straordinario Sessa era preso da altre emergenze.Cinque anni di poteri straordinari, milioni di euro affidati ad Acea, consulenze pagate generosamente, mentre oggi nei Castelli romani migliaia di persone fanno la fila davanti alle cisterne di acqua potabile.
il manifesto 7 dicembre 2010

mercoledì 8 dicembre 2010

Terra - La conferma dell’Oms: «Arsenico cancerogeno»

di Rossella Anitori

INTERVISTA. A colloquio con Roger Aertgeerts, responsabile Acqua e igiene dell’Organizzazione mondiale della sanità. «Il valore massimo consentito è di 10 microgrammi per litro».
E' passato più di un mese ormai da quando la Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga inoltrata dall’Italia per l’arsenico nell’acqua potabile. Dove sono arrivate, le autobotti della protezione civile continuano ad erogare acqua, ma nel resto del Paese il problema è tutt’altro che risolto. Tra gli annunci altisonanti della politica e l’eco delle proteste c’è chi non ha perso l’occasione per gettare fumo negli occhi dei cittadini, sostenendo per esempio che il limite a cui bisogna attenersi sia 20 microgrammi per litro anziché 10. Per fare luce sull’argomento Terra ha intervistato Roger Aertgeerts, responsabile Acqua e igiene dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Quale valore dovrebbe osservare l’Italia oggi?
La Direttiva 98/83/Ce del Consiglio del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano si basa sulle Linee guida Oms per l’acqua potabile. Il valore massimo per la concentrazione di arsenico nell’acqua specificato nella Direttiva, è di 10 microgrammi per litro, ed è lo stesso fissato nelle Linee Guida Oms.    
Quali sono i rischi associati con l’ingestione di arsenico?
Evidenze che provengono da studi epidemiologici indicano che il consumo di livelli elevati di arsenico attraverso l’acqua potabile è causalmente associato allo sviluppo di tumori in vari siti, in particolare pelle, vescica e polmone. Tuttavia, resta una considerevole incertezza rispetto alla curva dose-risposta per esposizioni a bassi quantitativi. I composti di arsenico inorganico sono classificati nel Gruppo 1 (cancerogeni per l’uomo) dall’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (Iarc).
Cosa dice l’Oms rispetto a questo?
L’Oms considera che le tecniche di trattamento delle acque, correttamente implementate, dovrebbero essere in grado di raggiungere livelli di arsenico di 5 microgrammi per litro, equivalenti alla metà del valore delle Linee guida.

Massimo Ottaviani ricercatore dell’Istituto di Sanità ha parlato di un “allarmismo ingiustificato” dicendo che la Commissione europea avrebbe interpretato rigidamente le raccomandazioni scientifiche fornite dell’Oms e che in realtà non c’è rischio reale. Che ne pensa?
Le Linee guida sono stabilite nel contesto generale del raggiungimento di target di salute sulla base delle migliori conoscenze scientifiche disponibili. La valutazione finale circa il costo-beneficio risultante dall’adozione di qualsiasi target di salute spetta ad ogni singolo Stato, tenendo anche conto di fattori rilevanti, quali aspetti di fattibilità tecnica delle misure eventualmente necessarie a raggiungere gli obiettivi e costi.    

Cosa pensa della decisione dell’Italia di tornare a Bruxelles a chiedere nuove esenzioni, questa volta da 50 a 20 microgrammi per litro?
Il ruolo dell’Oms è di fornire raccomandazioni sulla base delle evidenze scientifiche. L’Oms non esprime opinioni sulle decisioni di singoli governi circa la definizione di standard nazionali per la qualità dell’acqua, né su aspetti associati alla conformità con la legislazione europea.

fonte: Terra

giovedì 2 dicembre 2010

Assemblea cittadina sull'arsenico a Velletri: 03 dicembre

Assemblea cittadina
Venerdì 03 dicembre
Ore 17.30
Via Lata , 50 (dietro l'autolavaggio)

Il Comitato acqua pubblica di Velletri ha sempre seguito un percorso di condivisione delle scelte, fin dalla sua costituzione. L’avvio delle contestazioni delle bollette, la campagna di informazione sulla qualità dell’acqua e l’applicazione in autotutela della tariffa di Roma sono state strategie discusse e condivise in assemblee pubbliche. Lavoriamo per la città, con i cittadini.

Questa volta abbiamo uno scenario drammatico da affrontare: la contaminazione delle acque con l’Arsenico è divenuto ormai inaccettabile, tanto da convincere la Commissione europea a negare una nuova deroga. Le istituzioni sostanzialmente annaspano nel buio, si sono dimostrate goffe, impreparate e - in alcuni casi - preoccupate solo dall’evitare guai ad Acea. La società romana che gestisce l’acqua da parte sua ha mostrato una irresponsabilità gravissima, non risolvendo il problema - e in alcuni casi aggravandolo - nei quattro anni di gestione. E’ stato gravissimo, ad esempio, che il potabilizzatore che serve il centro storico sia stato chiuso per sei mesi senza mai avvisare la popolazione

Oggi la situazione è precipitata, i dati dell'Arpa Lazio parlano chiaro: in alcuni punti della rete idrica della città abbiamo raggiunto, il mese scorso, punte di oltre 70 microgrammi/litro di arsenico. Un triste record.

Nella prossima assemblea dovremo discutere insieme diversi punti delicati:

Che cosa è stato fatto?
Che non è stato fatto?
Quali sono i responsabili di questo scempio sanitario?
Quali sono i passi che la cittadinanza deve fare?

Invitiamo, quindi, tutta la città di Velletri - ed in modo speciale tutte le persone che in questi anni ci hanno accompagnato in questa lunga strada per riconquistare i dritti sulla nostra acqua e un'acqua di qualità - a partecipare alla prossima assemblea pubblica, prevista per venerdì 3 dicembre 2010, alle ore 17.30, presso la sala dell'Associazione Velletri 5 Stelle, in Via Lata 50.

I profitti non possono venire prima della salute pubblica, perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

mercoledì 1 dicembre 2010

Qualità dell'acqua potabile: Direttiva 98/83/CE



 
La Direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano prevede che gli Stati membri possano stabilire deroghe ai valori di parametro fino al raggiungimento di un valore massimo, purché:
  • la deroga non presenti un rischio per la salute umana;
  • l'approvvigionamento delle acque potabili nella zona interessata non possa essere mantenuto con nessun altro mezzo congruo;
  • la deroga abbia durata più breve possibile, non superiore a un periodo di tre anni (è prevista la possibilità di rinnovare la deroga per due periodi addizionali di tre anni).


    Le deroghe devono indicare particolareggiatamente i motivi che hanno indotto a concederle, salvo qualora lo Stato membro interessato ritenga che l'inosservanza del valore di parametro sia trascurabile e che un'azione correttiva possa risolverla tempestivamente. Le deroghe non si applicano alle acque messe in vendita in bottiglie o in contenitori.

    Lo Stato membro che si avvale di una deroga provvede affinché ne sia informata:
  • la popolazione interessata;
  • la Commissione, entro un termine di due mesi, se la deroga riguarda una singola fornitura d'acqua superiore a 1000 m³ al giorno in media o l'approvvigionamento di 5000 o più persone.
    fonte: EUROPA > Sintesi della legislazione dell'UE

martedì 30 novembre 2010

Il Sole 24 ORE: Arsenico e vecchi acquedotti: «Valori fuori legge dell'acqua sono un rischio per la salute

di Cosimo Colasanto
Lo stop ai rubinetti che erogano acqua potabile con concentrazioni di arsenico superiori ai valori consentiti dall’Unione Europea è più che giustificato. A rischio è la salute dei cittadini, conferma a Salute24 il direttore della Scuole di Specializzazione in Idrologia Medica e Medicina Termale dell'Università di Milano, Umberto Solimene. “L'arsenico è uno degli elementi conosciuti più tossici”, spiega, poiché “l'assunzione prolungata e permanente di acque con alto tenore di arsenico, superiore ai 10 microgrammi, può portare ad una serie di notevoli disturbi cutanei, gastrointestinali, nervosi, sino a forme di paralisi, e tumori”.

La Commissione Europea con una decisione del 28 ottobre scorso ha rigettato la richiesta di 128 Comuni italiani che chiedevano una ulteriore proroga  - quella precedente era del 2003 - spostando l’asticella dei valori consentiti al di sopra di quanto previsto dalla direttiva 98/83/CE. “Il valore guida di un elemento in un'acqua potabile indica la concentrazione limite - continua Solimene - che non comporta pericoli per la salute per una persona che per tutta la sua vita consuma l'acqua in questione”. La norma europea impone il paletto a 10 microgrammi, numerosi Comuni chiedevano di restare temporaneamente sopra i valori di 30, 40 e anche 50 microgrammi, quindi anche cinque volte di più.

In tutto sono 1 milione gli italiani interessati dai valori fuori legge di arsenico (ai quali si somma l’allarme per altre sostanze, come boro e floruro), distribuiti tra Lombardia, Trentino Alto Adige, Toscana, Umbria e, soprattutto, Lazio, dove si trovano 91 dei centri con numeri oltre i limiti. I restanti 59 milioni di italiani non hanno alcun problema con l’acqua che esce dai rubinetti di casa, ricordano gli esperti: precisazione che evita inutili allarmismi. La situazione è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare, al quale il ministro della Salute ha risposto stimando in circa 100 mila le persone “a cui potrebbe essere precluso da subito l'uso potabile dell'acqua distribuita a causa della presenza di valori di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro”.

Arsenico, cos’è? - Le proroghe sono state ottenute per dare il tempo alle amministrazioni interessate di provvedere ad un adeguamento dei valori-soglia, così come imposto dalla legge 31 del 2001, cercando, ad esempio, nuove fonti di approvvigionamento. Così come è stato per Brescia, Pavia, Arezzo e Lecco, per i quali è stato valutato positivamente l’abbassamento delle concentrazioni di arsenico. Arsenico che deriva da un fenomeno naturale, legato alla composizione naturale di alcune rocce laviche, come accade nella zona dei Castelli Romani o in altri punti dell’Appennino. “L'arsenico è un elemento che anche se abbastanza diffuso nella crosta terrestre si trova in piccole concentrazioni - spiega Solimene -. Nell'aria viene originato da diverse fonti: vulcani (3000 tonnellate all’anno), microorganismi (20.000 tonnellate), altre 80.000 tonnellate vengono immessi dalla combustione di combustili fossili”. Nell'acqua “lo si trova per via del lavaggio delle rocce minerali combinate con zolfo e ferro".
Anche se negli alimenti le sue quantità sono molto basse, i pericoli possono comparire quando alcune specie animali, come i pesci, accumulano questo elemento e quindi lo fanno entrare nella catena alimentare.

L’altro volto dell’arsenico - Usato nelle medicine tradizionali sin da tempi remoti per diverse patologie - cutanee, malattie a trasmissione sessuale - è stato recentemente adoperato anche in sperimentazioni come componente di farmaci antitumorali. “Recentemente alla Harvard University - ricorda Solimene - hanno sperimentato un farmaco già usato dalla medicina tradizionale cinese, che riesce a risvegliare le staminali tumorali, bloccando una proteina che le tiene solitamente a bada”.
 (29/11/2010)
fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12190-arsenico-e-vecchi-acquedotti-valori-fuori-legge-dell-acqua-sono-un-rischio-per-la-salute

lunedì 29 novembre 2010

Terra. La farsa delle deroghe

di Betta Salandra e Rossella Anitori
Secondo Acqualatina ad Aprilia va tutto bene, in attesa che l’Unione europea ripristini il valore dei 20 microgrammi. Ma i Comitati scrivono a Bruxelles, che smentisce: «In vigore la soglia di legge».

Quando lava i piatti la signora Marisa li asciuga perfettamente, perché non rimanga nessuna goccia d’acqua. Roberta, madre di una bambina di 5 anni, a casa tiene la figlia lontana dai rubinetti, ma è preoccupata per quello che la figlia mangia alla mensa scolastica: con quale acqua faranno il minestrone? Benvenuti nel terzo mondo. Anzi no. Benvenuti a Velletri, via Retina Pennacchi. Qui ci vivono più di 100 famiglie. Qui nasce uno dei primi comitati per l’acqua pubblica dei castelli romani. perché «è dal 2006 – dice Roberta – che stiamo subendo il disagio della non potabilità dell’acqua. Prima dell’arsenico il problema era il ferro, che anziche a 200 microgrammi per litro stava a 2455. E i coliformi con concentrazioni di 300 microgrammi invece che 100. Per questo ottenemmo il dimezzamento della bollettata».

Qualcuno meno comprensivo avrebbe forse trovato eccessiva anche quella di bolletta, visto che dal rubinetto uscivano ferro e batteri fecali. «Quell’allarme poi è cessato. Ora c’è il problema dell’arsenico – aggiunge Roberta - dal 2004 i valori sono cresciuti da 19 microgrammi a 24, e poi a 38. Dal 20 giugno 2009 poi non è stato possibile ottenere nessun’altra comunicazione dal gestore. Ma non è un nostro diritto sapere cosa beviamo?». Oggi il problema è risolto. L’acqua non scorre più. Un volantino dell’Acea sulla porta dice che non è potabile. Però si può prendere una tanica e andare a cercare un’autobotte. Quella, per ora, te la danno gratis. Almeno però gli abitanti sanno che c’è un problema. E possono scegliere.Così invece non è ad Aprilia, dove il gestore (la notoria società mista Acqualatina) ha dato la sua interpretazione alla bocciatura europea: a leggere il loro sito il no alla deroga vuol dire che tutto procede come nulla fosse finché il governo non otterrà la deroga a 20 microgrammi.

Il Comitato per l’aqua pubblica di Aprilia si è insospettito è ha scritto ad Helmut Bloch, della Direzione generale ambiente di Bruxelles, per chiedere conferma. La confusione infatti regna sovrana, anche perché è stata proprio la presidentessa del Lazio Polverini a mandare una comunicazione, il 18 novembre, in cui si diceva che per le acque con più di 20 microgrammi di arsenico si doveva emettere le ordinanze di non potabilità. La sconfessione di Acqualatina, della Polverini, ma anche del Sindaco arriva direttamente da Bruxelles: in assenza di deroga il limite di legge è di 10 microgrammi, dice Bloch. Punto. Quell’acqua, cioè non è potabile. Così, lancia in resta, ieri il comitato acqua pubblica Aprila e il Forum nazionale dei movimenti per l’acqua ha organizzato una conferenza stampa per denunciare il fatto. «Non riuscivamo a capire perchè il gestore Aqualatina avesse messo sul suo sito quella dichiarazione - dice Fabrizio Consalvi, del comitato di Aprilia - lasciando intendere che non avessero avuto risposta. La risposta invece c’è stata, dice Bloch. È negativa».

In teoria quindi il sindaco dovrebbe dichiarare non potabile l’acqua di Aprilia, e non può neanche derogare al valore di 20microgrammi. Lo stesso errore lo stanno commettendo a a Velletri. Aggiunge Consalvi:«Sono 6 anni che usufriamo di una deroga, per attuare un piano di rientro. Perchè gli interventi non sono andati a buon fine? Perchè la regione Lazio non ha vegliato sul gestore? Vogliamo sapere rischi per la salute, e che si attivino indagini sul territorio». Si apre quindi la partita delle verifiche dei fantomatici piani di rientro. Bisognerà rispondere a domande come quelle poste a Velletri dal comitato:« Come mai il piano di rientro presentato da Acea non ha ancora prodotto risultati? Come mai a Velletri le concentrazioni di arsenico nell’acqua, secondo i dati della Asl, presentano valori addirittura superiori al limite della deroga? Di che emergenza si parla se il problema arsenico risale all’aprile del 2006?». Se le risposte non le darà la politica, presto sarà la magistratura a darle. Ma allora sarà tutto più complicato.

sabato 27 novembre 2010

Questione Arsenico. Ultimi aggiornamenti (27 novembre)

ACQUA: COMITATO VELLETRI, DEROGA NEGATA DA UE MA SINDACO INNALZA LIMITE ARSENICO = Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - La Commissione Europea ha rifiutato a 128 comuni italiani, fra cui 91 nel Lazio, la terza deroga relativa alla concentrazione di arsenico nell'acqua pubblica. In assenza di tale deroga, il parametro obbligatorio è quello di 10 microgrammi per litro d'acqua. Daniela Toncelli, del Comitato Acqua Pubblica di Velletri, ha fatto notare oggi nel corso di una conferenza stampa che «secondo analisi richieste dalla Procura di Velletri ed effettuate da Arpa Lazio, ad ottobre la concentrazione di arsenico nelle acque della cittadina, in ottobre, arrivava a 39, 58, addirittura 76 microgrammi per litro». «Sulla base di queste analisi - ha proseguito Toncelli - il sindaco di Velletri ha emesso un'ordinanza il 25 novembre in cui si impone di 'non erogare acqua al di fuori dei limiti consentitì, vale a dire 10 microgrammi/litro. Il giorno successivo, tuttavia, 26 novembre, in una nuova ordinanza del sindaco si legge di 'continuare a distribuire l'acqua i cui parametri, relativi all'arsenico, rientrino nel valore di 20 microgrammi/litrò ». «Il nuovo livello è stabilito 'alla luce della decisione della Commissione Europea del 28.10.2010' e di una nota della Regione Lazio del 18 novembre - conclude Toncelli - Senonchè la Commissione Europea ha concesso la deroga soltanto a otto comuni italiani, di cui sei in Lombardia e due in Toscana. Ed essendo questa la terza deroga, per legge può essere concessa solo dall'autorità comunitaria, non dalle autorità nazionali. Non capiamo dunque in base a quali criteri o norme il limite per la concentrazione di arsenico nell'acqua di Velletri sia stato portato a 20 microgrammi/litro». (Cmu/Ct/Adnkronos) 27-NOV-10

ACQUA: SINDACO VELLETRI, SU ARSENICO MI SONO ASSUNTO RESPONSABILITÀ NON MIE = Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - «Mi sono assunto responsabilità che non dovrebbero essere mie. Ho fatto una scelta: sarebbe stato più facile lavarsene le mani come fanno dal governo». Lo sottolinea all'ADNKRONOS Fausto Servadio, sindaco di Velletri (Roma), replicando ad alcuni rappresentanti del Comitato per l'Acqua Pubblica della cittadina, che oggi in una conferenza stampa hanno espresso dubbi sulla legittimità dell'ordinanza comunale del 26 novembre, con cui si stabilisce l'innalzamento del limite della concentrazione d'arsenico nell'acqua pubblica da 10 a 20 microgrammi per litro. «Nell'incertezza dei dati e delle opinioni, ho deciso di prendere io l'iniziativa, confortato da una nota della Regione in cui mi si dice di non considerare potabile l'acqua con una concentrazione d'arsenico superiore ai 20 microgrammi/litro. L'ho fatto nell'interesse dei cittadini», ha concluso il sindaco. (Cmu/Zn/Adnkronos) 27-NOV-10

ACQUA ALL'ARSENICO - COMUNICATO STAMPA MOVIMENTI ACQUA PUBBLICA E MEDICINA DEMOCRATICA


E' servito l'intervento deciso della Commissione Europea per fare chiarezza sulle mancate deroghe per l'arsenico per 128 comuni italiani. Questa mattina il comitato acqua pubblica di Aprilia ha ricevuto la risposta ad alcuni quesiti dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea: dove è stata negata la deroga vige oggi il valore di legge di 10 microgrammi litro. Dunque quanto stabilito dal sindaco di Velletri – che ieri ha emesso un'ordinanza che autorizza l'erogazione dell'acqua con contenuto di arsenico fino a 20 microgrammi/litro – e quanto affermato da Acqualatina sul proprio sito e cioè che ad oggi rimane ancora vigente il limite della precedente deroga a 50 μg/L- non rispetta le indicazioni, vincolanti, della Commissione Europea.
I comitati acqua pubblica di Aprilia e di Velletri chiedono che vi sia un intervento deciso delle autorità nazionali e comunitarie, per far rispettare ai gestori della provincia di Roma, Acea Ato 2, e di Latina, Acqualatina, i limiti di legge per la tossicità dell'acqua, a garanzia della salute della popolazione. Deve essere chiaro per tutti che dal 28 ottobre scorso, data della decisione della Commissione Europea, il limite nel Lazio per l'arsenico è di 10 microgrammi/litro.
I comitati denunciano la mancata azione delle Asl interessate, che, di fronte a questo grave problema, hanno chiesto al Ministero della salute delucidazioni sul significato di “acqua non potabile”. Le Asl non solo forse dimenticano che la definizione di acqua potabile è ben chiara nella legge 31 del 2001, quadro normativo ben conosciuto dalle autorità sanitarie, ma che la responsabilità del controllo della qualità dell'acqua è dell'ente gestore insieme alle aziende ASL stesse, mediante controlli di routine e controlli di verifica.
I comitati invitano i gestori a comunicare immediatamente i punti di distribuzione di acqua potabile nei comuni interessati dalla mancata deroga, anche per bloccare eventuali speculazioni da parte delle multinazionali delle acque minerali. Vogliamo ricordare, in questo senso, che l'uso delle acque minerali ha un impatto estremamente negativo sull'ambiente e impoverisce le falde acquifere.
Pertanto i gestori devono garantire a tutta la popolazione acqua di qualità e perfettamente potabile, con investimenti adeguati, finalizzati al rinnovo e alla manutenzione delle reti idriche.
Saremo in piazza sabato 4 dicembre dalle ore 11 a Roma in piazza SS Apostoli, durante la “giornata di mobilitazione nazionale per l'acqua pubblica e per la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi”, con spazi informativi.
Comitato acqua pubblica Aprilia
Comitato acqua pubblica Velletri
Forum italiano dei movimenti per l'acqua
Medicina democratica

venerdì 26 novembre 2010

Acqua all'arsenico nel Lazio. Conoscere subito i piani di rientro presentati in questi giorni


Oggi abbiamo letto - con una certa preoccupazione - gli interventi di Acea e di Mattei sulla questione arsenico. L’assessore regionale all’ambiente Marco Mattei sostiene che già da luglio la Regione si stava interessando alla questione, con un tavolo tecnico. Peccato che nella sede istituzionale di gestione delle acque - ovvero nell’assemblea dei Sindaci dell’Ato 2 - che si è tenuta il 5 luglio 2010, Mattei non abbia detto una sola parola sul tema dell’arsenico. Dava per scontata la deroga europea? Su che basi?
Per quanto riguarda il gestore privato delle acque della provincia di Roma (Velletri inclusa), il direttore dell'area idrica di Acea, Andrea Bossola parla di “nuove norme dell'organismo mondiale della sanità”. Bossola dimentica che le “nuove norme” sono del 1998, data della direttiva quadro della Commissione europea, recepita dal governo italiano nel 2001.
Oggi la Regione ha, poi, annunciato di aver presentato una nuova richiesta di deroga per l’arsenico, questa volta puntando più in basso, a 20 microgrammi litro. Come dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Mattei iniziasse a rendere immediatamente pubblici i piani di rientro che Acea ha preparato per la nuova richiesta di deroga. Ricordiamo poi che fino a nuovi pronunciamenti della Commissione Europea, il limite per l'arsenico nelle acque del Lazio è di 10 microgrammi e non 20 come qualcuno cerca di far intendere in queste ore.

giovedì 25 novembre 2010

Il piano di interventi di acea ato2 per l'arsenico avrebbe dovuto concludersi entro il 2010?

Leggiamo nel sito di acea ato2:
E’ stato predisposto uno specifico Piano di Interventi per eliminare le cause del deficit di qualità, in base al quale, in considerazione dei tempi tecnici necessari per la realizzazione delle opere, Acea ATO2 S.p.A. ha richiesto alla Regione Lazio, come previsto dallo stesso D.Lgs.31/01, deroghe temporanee nei limiti consentiti per l’adeguamento definitivo.
http://www.aceaato2.it/ViewDocument.aspx?docid=9b550a5cc0dc4dfaabdf637b5a288a79


A maggio 2008 Acea ato2 presentava un "Piano di Interventi" per eliminare le cause del deficit di qualità dell'acqua per la città di Velletri successivamente approvato dalla Regione "come da Decreti del presidente della Regione Lazio emanati su autorizzazione del Ministro della Salute di concerto con il Ministro dell'Ambiente" ad Aprile 2009.

In questo "Piano di Interventi" la fine dei lavori coincide con la fine del 2010.

Le deroghe italiane scadevano a Dicembre 2009.

Infatti nel Bolletino Ufficiale del Lazio (21 del 06/06/2009) si legge "CONSIDERATO che 25 Dicembre 2009 scadrà il secondo triennio di deroga, previsto dall'art. 13, comma 4 del Decreto Legislativo n31/2001 e che, qualora risulti necessario un ulteriore anno di deroga, i gestori, al fine dell'acquisizione del parere favorevole della Commssione europea, dovranno trasmettere alla Regione un dossier completo ed esaustivo che contenga tutte le informazioni dettagliate sugli interventi effettuati e le motivazioni che rendono necessario ulteriore periodo di deroga"


Ora, come è possibile che il Ministero della Salute italiano abbia approvato un "Piano di Interventi" di acea ato2 fino al secondo semestre 2010 se non sapeva ancora se la Commissione europea avrebbe dato un parere positivo a ulteriori deroghe per il 2010?

Inoltre in questo momento tutti parlano di "nuove deroghe fino al 2012". Ora, questo "Piano di Interventi" de acea ato2 presentato (ed approvato) IN OGNI MODO DOVEVA CONCLUDERSI IL 31 DICEMBRE 2010.

Perché altro tempo al gestore?

Come mai i livelli di arsenico, come risultano dai dati als, sono ancora molto al di sopra i 10
µg/L (microgrammi/L) e, in alcuni casi, superano di molto i 50µg/L?

Come mai il "Piano di Interventi", a Ottobre -Novembre 2010 non ha ancora prodotto risultati?

mercoledì 24 novembre 2010

Documento della Commissione europea riguardo le deroghe per l'arsenico

DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 28.10.2010 sulla deroga richiesta dall'Italia ai sensi della direttiva 98/83/CE del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano:

COMM_NATIVE_C_2010_7605_F_IT_DECISION_DE_LA_COMMISSION.doc.

giovedì 18 novembre 2010

L'Arsenico? Cancerogeno di classe 1, spiegano i medici

Antonella Litta è referente per Viterbo dell’Associazione italiana medici per l’ambiente e coautrice dello studio del 6 novembre «L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano dell’Alto Lazio».

Dottoressa quali sono i rischi per la salute?

Molto gravi. È un cancerogeno di classe 1 che supera la barriera placentare. Sono dimostrate problematiche
fetali e nelle persone adulte. L’obiettivo dell’Ue è infatti di raggiungere zero arsenico.

Come?

Siamo un Paese esportatore di tecnologie per dearsenificare l’acqua. Basterebbe intervenire.

È un problema diffuso?

Dalla Campania al Lazio, dall’Umbria al Trentino.

La provenienza?

É dato dalla conformazione geologica vulcanica ma anche dai combustibili fossili bruciati, dai fitofarmaci,
dagli smaltimenti illeciti di rifiuti.

(da Terra, 18 novembre 2010. Intervista di Rossella Anitori)

mercoledì 17 novembre 2010

Niente deroga per l'Arsenico per i comuni del Lazio, Toscana, Lombardia e Trentino Alto Adige

La commissione europea, con una decisione del 28 ottobre 2010 (*), ha negato la deroga ai limiti di legge per l’Arsenico richiesta dalla Regione Lazio per molti comuni delle province di Roma (zona Castelli romani), di Latina e di Viterbo.
Giudichiamo estremamente grave che la notizia sia stata nascosta per quasi venti giorni, mentre la Regione Lazio e le Asl cercavano goffamente di rassicurare la popolazione.

Ora ci sembra chiaro che i cittadini non potranno pagare un servizio che viene fornito non a norma di legge.
Diciamo poi basta alla mancanza di trasparenza su questioni che riguardano la salute dei cittadini. Sono anni che chiediamo alle ASL le analisi delle acque e ci vengono negate per futili motivi, mentre le nostre richieste di informazioni alla regione lazio circa i piani di rientro sono state per mesi ignorate.

I comitati acqua pubblica di Aprilia e dei Castelli romani chiedono ora l’immediata pubblicazione di tutti i dati sulla qualità delle acque, di poter partecipare agli incontri tra le Asl e i Sindaci e che i gestori rispondano in prima persona ed economicamente rispetto ad eventuali piani di rientro non rispettati.

Parlare ancora di “emergenza” per coprire il mancato rispetto di una legge del 2001 (la legge 31 che applicava i parametri europei sulla qualità dell’acqua) è irresponsabile e politicamente grave.

Chiediamo di conoscere il piano alternativo che sicuramente le istituzioni hanno preparato per affrontare l’eventuale – e poi confermato – parere negativo della Commissione europea per garantire l’acqua potabile alla popolazione.
Vogliamo sapere come verrà affrontato l’impatto negativo per l’industria alimentare locale.

Infine, chiediamo l’immediato avvio di una indagine epidemiologica sulla popolazione colpita dall’eccesso di arsenico.

Comitato acqua pubblica Velletri
Comitato acqua pubblica Aprilia
Coordinamento acqua pubblica Castelli Romani



(*) Nota: Dovete cliccare su COMM_NATIVE_C_2010_7605_F_IT_DECISION_DE_LA_COMMISSION.doc.

Trovare questo documento è stata una vera impresa. Ecco il racconto di Fabrizio Consalvi, del comitato acqua pubblica di Aprilia, il nostro eroico segugio: "Per arrivarci sono partito da qui: http://ec.europa.eu/environment/water/water-drink/index_en.html ho cliccato in fondo su "Click here for news on the revision", che mi ha portato su http://circa.europa.eu/Public/irc/env/drinking_water_rev/library?l=/&vm=detailed&sb=Titley?l=/working_revision/distributionpdf/_EN_1.0_&a=d; cliccato su 09 Derogation e su IT e ho trovato la nostra decisione. Semplice, no?"

martedì 16 novembre 2010

Il caso Velletri in Parlamento

Un gruppo di deputati ha presentato un'interrogazione al ministro della salute, per chiedere la pubblicazione immediata dei dati sulla qualità dell'acqua e l'avvio di un'indagine epidemiologica sull'incidenza dei tumori nella zona di Velletri.

Interrogazione a risposta scritta 4-09412 presentata da
ELISABETTA ZAMPARUTTI
giovedì 11 novembre 2010, seduta n.394

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. -
Al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riporta Terra del 4 novembre 2010, l'acqua che esce dai rubinetti di Velletri sarebbe contaminata da arsenico e le istituzioni non avrebbero dato l'allarme;

«La presenza di questo come di altri metalli nell'acqua distribuita per uso umano è documentata da almeno 5 anni» spiega Astrid Lima, portavoce del comitato Acqua pubblica di Velletri. Dal 2006 al 2008 la questione venne liquidata con un'ordinanza del sindaco. «Per più di due anni l'acqua è stata erogata con parametri fuori dai limiti di legge senza nessuna deroga - precisa Lima -. Né il ministero della Salute, né la Regione Lazio rilasciarono, infatti, le autorizzazioni necessarie». La prima e unica deroga concessa per il comune di Velletri è stata decretata dal presidente della regione Lazio il 21 aprile del 2009. La scadenza era previste alcuni mesi dopo, ma il 30 dicembre dello stesso anno, su proposta del Ministero della salute, con un ulteriore decreto il presidente della regione ha prorogato la scadenza a data da destinarsi;

«La legge 31 del 2001 e la direttiva Ue del 1998 sulla qualità dell'acqua non prevedono però lo slittamento della scadenza per questo tipo di deroghe - spiega la portavoce del comitato -. Attualmente dunque non esiste una deroga su questi parametri, poiché sulla richiesta della regione Lazio dovrà pronunciarsi la Commissione europea»;

in un dettagliato dossier intitolato «Il libro nero delle acque», presentato a Velletri, il Comitato cittadino ha ricostruito i passaggi fondamentali di una vicenda che riguarda il territorio dei Castelli romani ormai da tempo. «L'intossicazione cronica, ovvero l'assunzione anche a minime dosi per lunghi periodi di tempo, dell'Arsenico è una delle più conosciute cause di tumori - si legge nel documento -. Attualmente il limite di legge è di 10 microgramnmi per litro, ma l'Organismo mondiale della sanità e l'Unione europea stanno valutando la riduzione ulteriore di questo parametro, portandolo a cifre vicine allo zero»;

in tutt'altra direzione si stanno muovendo, invece, le istituzioni, per quel che riguarda il caso di Velletri: i cittadini lamentano una politica «basata sulla deroga» e la mancanza dei necessari interventi da parte del gestore idrico. «Nel programma presentato alla Regione nel 2008, quando Acea ha chiesto e ottenuto il decreto di deroga ai limiti di legge - dice Astrid Lima -, il gestore si impegnò a risolvere il problema dell'arsenico in buona parte entro il 2009. Le promesse però sono rimaste sulla carta». Il comitato denuncia pure l'assoluta mancanza di collaborazione da parte dell'azienda sanitaria locale, la Asl-Rmh, che ad oggi, nonostante l'insistenza della popolazione, non si è ancora resa disponibile a rendere pubblici i dati relativi all'analisi delle acque. I cittadini non si arrendono e l'acqua spesso la controllano da soli. Ci sono zone della città come piazza Mazzini e Contrada Rioli dove la percentuale di arsenico sarebbe cresciuta rispetto all'anno precedente. «In località Ponte di ferro - spiega il portavoce del Comitato - è stata riscontrata una concentrazione pari a 75 microgrammi!». A via Lata, invece, nei pressi di una fonte dove spesso si creano delle piccole code perché i cittadini sono soliti riempire delle bottiglie da portarsi a casa, l'Arpa ha evidenziato una concentrazione di ben 57 microgrammi. «Quando lo abbiamo saputo - racconta Astrid Lima - ci siamo immediatamente recati sul posto per affiggere degli avvisi. Ma il gesto non è stato apprezzato, e ora sulle nostre teste pende una denuncia per procurato allarme». Sull'acqua però non si scherza, «i cittadini hanno il diritto di sapere che acqua stanno bevendo - conclude la portavoce del comitato -, l'accesso ai dati deve essere garantito cosi come i controlli» -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda e di quali ulteriori dati disponga;

quali iniziative il Ministro ritenga opportuno avviare per rendere pubblici i dati relativi alle analisi, non solo nell'area considerata ma anche nei comuni circostanti;

se non ritenga, infine, opportuno avviare un'indagine epidemiologica sul rischio tumori nell'area considerata. (4-09412)

Fonte: 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

COMUNICATO STAMPA EMERGENZA ARSENICO. LA UE DICE NO ALLA DEROGA. PARTE LA MOBILITAZIONE DEI CITTADINI


Le preoccupazioni del Comitato per l'acqua pubblica di Velletri erano, purtroppo, fondate. Secondo l'assessore regionale all'ambiente Mattei - intervistato questa mattina da Il Messaggero - la commissione europea "non intende rinnovare la deroga" per l'Arsenico nel Lazio. Dunque, ora è vera emergenza.
La legge prevede, in questo caso, che la Asl chieda ai Sindaci di emettere un'ordinanza per vietare l'uso potabile dell'acqua, quando ci sono sforamenti dei parametri di legge per l'Arsenico, come accade a Velletri. Chi fornirà, ora, l'acqua potabile alla popolazione? Chi garantirà acqua senza arsenico e fluoro nelle scuole? Che accadrà alle imprese locali che utilizzano l'acqua per usi alimentari?
Il comitato acqua pubblica di Velletri sta preparando una serie di iniziative urgenti insieme agli altri comitati del Lazio, per chiedere risposte forti e immediate a tutte le istituzioni. Riteniamo, inoltre, che sul banco degli imputati vi siano - primi fra tutti - i gestori privati dell'acqua, che non sono stati in grado di gestire adeguatamente questa situazione. Le responsabilità riguardano, poi, tutte quelle istituzioni che non sono state in grado di imporre comportamenti virtuosi ai gestori, ad iniziare dalle Autorità d'Ambito. Rimane la domanda: perché nessuno ha voluto ascoltare gli allarmi dei cittadini e dei comitati?
In queste ore i comitati dei castelli e della provincia di Latina si stanno riunendo, per elaborare una posizione comune ed incisiva. Servirà la mobilitazione dell'intera popolazione, perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Links utili: 
PDF DIRETTIVA 98/83/CE DEL CONSIGLIO del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano