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mercoledì 27 aprile 2011

Acque all’arsenico, l’Ue apre inchiesta sotto accusa l’Italia: 10 anni di ritardi

I Comitati acqua pubblica di Aprilia e Velletri avevano inoltrato lo scorso anno una petizione al Parlamento europeo chiedendo di verificare il comportamento della autorità italiane - Ministero dell'Ambiente e Regione Lazio - dopo il diniego della richiesta di deroga per l'arsenico (richiesta presentata dal governo italiano nel febbraio 2010 a 50 microgrammi/litro). 

Oggi il presidente della Commissione delle petizioni del Parlamento Europeo Erminia Mazzoni ha comunicato ai comitati che la richiesta è stata ritenuta ammissibile. Il Parlamento Europeo ha poi comunicato ufficialmente di aver chiesto alla Commissione di avviare una "inchiesta preliminare" sui vari aspetti del problema.
I comitati avevano denunciato il mancato tempestivo recepimento della decisione del 28 ottobre 2010 della Commissione Ambiente della Ue. Il ministero dell'ambiente, la Regione Lazio e la quasi totalità dei comuni interessati dalla mancata deroga a 50 microgrammi/litro di arsenico non hanno per mesi applicato i limiti stabiliti dalla legge 31/2001 sulla qualità dell'acqua, nonostante il Trattato europeo imponga chiaramente l'immediata validità di una decisione comunitaria.

I comitati acqua pubblica di Aprilia e Velletri ritengono fondamentale l'intervento delle autorità comunitarie e del Parlamento Europeo per fare chiarezza sull'operato della Regione Lazio - in modo particolare dell'assessorato all'ambiente - e dei comuni della provincia di Latina e dei Castelli romani. Ricordiamo infatti che molte amministrazioni comunali - tra le quali Velletri e Aprilia - hanno emesso ordinanze applicando le prescrizioni (divieto del consumo di acqua potabile da parte dei neonati e dei bambini fino all'età di 3 anni) di una deroga che riguardava altri Comuni, e quindi non rispettando il limite di 10 allora vigente. 

Comitato Acqua Pubblica Aprilia
Comitato Acqua Pubblica Velletri

domenica 13 febbraio 2011

Comunicato stampa su situazione arsenico



Abbiamo atteso, con pazienza, sperando che la legalità prevalesse. Eravamo fiduciosi, sicuri che sul tema della salute dei cittadini le istituzioni - Comune, Provincia e Regione - avrebbero avuto il coraggio di prendere decisioni serie e coraggiose. Così non è avvenuto.
Ieri il Sindaco di Velletri Fausto Servadio ha revocato l’ordinanza che vietava l’acqua nelle zone di Colle Ottone e Rioli, emanando un nuovo parziale divieto. La zona rossa si è spostata in via Colle dei Marmi.

Questa ordinanza è ancora una volta monca, incompleta e non rispettosa della legge 31 del 2001, che da dieci anni è regolarmente disattesa dai governi locali e nazionali. 
Ecco perché:

l’ordinanza del sindaco non dichiara la non potabilità dell’acqua in una zona dove il limite di legge per l’arsenico viene superato, limitando il divieto d’uso ai bambini fino ai 3 anni e alle donne in stato di gravidanza. Tutti gli altri si possono avvelenare senza grandi preoccupazioni. Questa decisione è oggi ancora più grave, visto che il ministero della salute ha già ufficialmente recepito la decisione della Commissione Europea del 28 ottobre 2010, che non concede deroghe alla regione Lazio.
I due pozzi incriminati di via Colle dei Marmi avrebbero dovuto essere a norma già da un anno. Il piano di rientro di Acea presentato nel maggio del 2008 prevedeva la realizzazione di un potabilizzatore in quella zona entro il secondo semestre del 2009. Perché il Comune di Velletri non ha formalmente contestato questa grave mancanza di Acea? Perché la società romana - quotata in borsa e con utili milionari - non ha realizzato l’investimento previsto di 300 mila euro per rendere potabile l’acqua della zona servita dai pozzi di Colle dei Marmi?
Lo sforamento dei limiti di legge per l’arsenico nella zona di Colle dei Marmi è noto da tempo al Comune. Perché solo ora il Sindaco emette una ordinanza seppur parziale?

Riteniamo poi estremamente grave che il consiglio comunale non sia stato coinvolto in questi mesi in quella che possiamo definire la principale emergenza ambientale del territorio di Velletri. E in questo caso la responsabilità non è solo dell’attuale giunta, ma dell’intera classe politica della città. 

Vogliamo infine ricordare che secondo le normative italiane e comunitarie, il comune di Velletri, la Asl, la provincia di Roma e la regione Lazio dovrebbero:

1) Informare i cittadini della non potabilità dell'acqua;
2) Informare del valore di arsenico contenuto nell'acqua, con numeri definiti, e non approssimativi;
3) Informare sui rischi dovuti alla assunzione e all'accumulo di arsenico;
4) Fornire acqua per uso igienico-domestico per non creare inconvenienti sanitari;
5) Vietare l'uso per acqua potabile a tutti gli utenti, non solo ai bambini;
6) Fornire approvvigionamenti di acqua potabile di buona qualità a tutti gli utenti e alle imprese alimentari;
7) Attuare il piano relativo all'azione correttiva (comprende un calendario dei lavori, una stima dei costi, la copertura finanziaria);
8) Sanzioni previste dall'art. 19 del D/lgs 31/2001, modificato e integrato dal D.lgs 27/2002
9) Applicazione delle penali previste dal contratto con il gestore;
10) Attivazione procedura d'infrazione delle norme comunitarie art. 226 e art. 228 del Trattato CE

martedì 1 febbraio 2011

domenica 2 gennaio 2011

Simbrivio: l'acquedotto che fa acqua

Tra doppi incarichi e conflitti d'interesse, la vicenda del consorzio Simbrivio, l'acquedotto che serve i comuni a sud di Roma. Gestito da Acea, fornisce acqua all'arsenico, e oggi è in liquidazione Potremmo titolare la vicenda dell'acqua all'arsenico «Quer pasticciacelo brutto de Via Pascarella». Ha tutti connotati di un noir un po' grottesco, con personaggi pronti a cambiare maschera, casacca e molo, in un gioco milionario di acquedotti che fanno acqua, di emergenze più o meno reali, di concessioni idriche da aggiudicarsi ad ogni costo. Partiamo da questo indirizzo romano, da annotare e tenere a mente, via Cesare Pascarella, al civico 31. E qui che si incrociano i protagonisti della vicenda dell'acqua con alto contenuto di arsenico, la cui richiesta di deroga ai valori di legge, per la regione Lazio, è stata bocciata da Bruxelles lo scorso ottobre.

Per capire il pasticciaccio occorre saper distinguere tra acqua buona e acqua cattiva. La holding romana Acea - quotata in borsa dalla fine degli anni '90 - ha la gestione dell'ambito idrico più grande d'Italia, che corrisponde sostanzialmente alla provincia di Roma. Ed è in questo territorio che abbiamo un'acqua di serie a e un'acqua di serie b: abbiamo gli acquedotti, con una qualità considerata superiore a molte altre zone del paese. E abbiamo i pozzi delle zone fuori dal raccordo anulare, spesso gestiti da signorotti dell'acqua locali, con una qualità spesso ai limiti - o anche oltre - della legge. Acque che Acea ogni giorno miscela, manovra, sposta da un tubo ad un altro, cercando di mantenere livelli di arsenico sotto quei parametri che annidi deroghe regionali gli hanno permesso.

Massimo Sessa




Ma il vero nodo è a monte, è nell'acquedotto che serve decine di comuni al sud di Roma, il Simbrivio, la cui gestione è stata affidata alla holding romana nel 2003. Condotte che, secondo diversi esperti, non riescono a fornire acqua di serie a, a causa di perdite con percentuali a due zeri. Un'opera monumentale, nata negli anni '20 e gestita dai comuni fino a sette anni fa, che avrebbe oggi bisogno di manutenzioni probabilmente radicali. Come radicali dovrebbero essere gli interventi nelle reti cittadine, che non sono più in grado di assicurare acqua di qualità alla popolazione cresciuta dopo una forte migrazione dalla capitale.

Oggi il consorzio del Simbrivio è in fase di liquidazione, pronto a chiudere definitivamente l'esperienza quasi secolare di gestione pubblica delle acque a sud di Roma. Il prefetto di Roma nel 2007 ha nominato un collegio commissariale, che si riunisce in via Pascarella 31, a Roma. Non sappiamo cosa sia stato stabilito stabilito nel decreto prefettizio, visto che l'ufficio stampa della prefettura di Roma «non ritiene opportuno rilasciare notizie in questo momento». Dal bilancio, però, scopriamo che il commissario straordinario perla liquidazione - ovvero per la delicata fase di chiusura della gestione pubblica - è Massimo Sessa. Ingegnere amico di Angelo Balducci, intercettato dai Ros mentre si adoperava per aiutare Camillo Toro, figlio del procuratore aggiunto di Roma, a migliorare la sua posizione in Acea, Sessa ha anche altri moli nella vicenda delle acque romane.

Nel 2005 ci si accorse che nei comuni serviti - diciamo così - dal Simbrivio vi era un alto tasso di arsenico. Serviva un commissario, qualcuno in grado di imporsi sul consorzio, su Acea, sui comuni, sulla regione, qualcuno con polso fermo e al di sopra delle parti. Ovvero Massimo Sessa, che oggi ha la doppia carica di commissario, all'emergenza e alla liquidazione del consorzio dell'acquedotto. E visto che il commissario è lo stesso, anche l'ufficio coincide: il commissario nominato da Berlusconi nel 2005 per risolvere il problema dell'arsenico ha la sua sede in quella stessa - e affollata, come vedremo - via Pascarella, sempre al civico 31. Doppia carica riveste anche il vice cotnmissario del Simbrivio. Marco Mattei è oggi assessore all'ambiente della regione Lazio, dopo essere stato per dieci anni sindaco di Albano, uno dei principali comuni servizi dall'acquedotto. «Ci occupiamo solo della liquidazione», spiega l'assessore, che ritiene che non vi sia conflitto d'interesse nella doppia carica rivestita. Il 21 dicembre scorso la stessa regione Lazio ha concesso, però, una nuova derivazione idrica - ovvero l'uso di una nuova sorgente - al consorzio del Simbrivio, per una portata di 360 litri al secondo. E la fonte del Pertuso, che alimenta l'Aniene, fiume che da tempo soffre una crisi idrica denunciata da tempo dai comitati della zona. La concessione è stata fortemente voluta da Massimo Sessa, nella sua veste di commissario di governo per l'emergenza idrica, per poter aumentare l'acqua da destinare ai castelli romani. Ovviamente il commissario del Simbrivio era d'accordo, così come l'assessore all'ambiente della regione - ovvero il suo vice - non ha avuto nulla da obiettare. Poco importa se la concessione viene data ad un consorzio che di fatto non c'è più: «si apre de facto la liquidazione della gestione del Consorzio con le comunicazioni di rito alla Camera di Commercio», scriveva Massimo Sessa nella relazione sulla gestione del bilancio del 2009, qualche mese prima di ricevere la nuova concessione idrica. Forse alla regione Lazio nessuno ha detto che quel consorzio è ormai un fantasma. E a chi, dunque, viene in realtà dato l'uso della sorgente del Pertuso? Di sicuro quell'acqua la gestirà Acea, pronta a venderla a più di un euro al metro cubo nella zona dei castelli romani, dove l'emergenza arsenico ha convinto tutti i sindaci - ovvero gli antichi soci dell'acquedotto del Simbrivio - a ritenere il nuovo prelievo dell'acqua l'unica soluzione possibile.

Al «pasticciacelo de Via Pascarella» manca l'ultimo pezzo, il controllore. La legge Galli prevede che in ogni ambito idrico vi sia un organismo tecnico deputato a fare le pulci a chi gestisce l'acqua. La sede di quello romano è sempre al civico 31. Anche in questo caso l'ufficio è un sorta di duplex, visto che uno dei dirigenti della segreteria tecnica operativa - il controllore del sistema idrico - Massimo Patemostro siede anche lui nel collegio commissariale di liquidazione del Simbrivio. Ma forse per questo gruppo di ingegneri e amministratori tutto questo è semplicemen; te «ottimizzazione delle risorse».

giovedì 30 dicembre 2010

COMUNICATO STAMPA DEI COMITATI ACQUA PUBBLICA DI VELLETRI E APRILIA SULL'EMERGENZA ARSENICO NELLA REGIONE LAZIO

Acqua all'arsenico: a chi giova l'emergenza?

Sessanta giorni dopo la decisione della Commissione europea - che ha negato alla regione Lazio la terza deroga per l’arsenico nell’acqua - si è finalmente creata una “unità di crisi” presieduta dall’assessore regionale Marco Mattei. Dobbiamo però constatare come l’unica vera azione a tutela della salute dei cittadini non sia ancora stata presa: ovvero obbligare tutti i gestori (compresi Acea, Acqualatina e Talete) a fornire acqua potabile con un valore di arsenico entro i limiti di legge, pari a 10 microgrammi/litro. 
La regione Lazio, attraverso l’assessore Mattei, si limita a passare il cerino al ministero della salute, citando una fantomatica “imminente decisione del Ministero della Salute sul parere espresso dalla Commissione Europea”. Va chiarito - ed è bene che qualcuno lo spieghi al presidente Renata Polverini - che la Commissione europea non ha dato un “parere”, ma ha espresso una decisione, che è immediatamente vincolante per le autorità italiane. Il trattato dell’Unione Europea - facilmente consultabile in rete - su questo punto è categorico: una decisione, una volta notificata, deve essere semplicemente rispettata. E per la regione Lazio la decisione è stata chiara: niente deroga, da oggi in poi si rispetta la legge che vale per tutta l’unione europea.
A questo punto i comitati per l’acqua pubblica chiedono che sia la magistratura - già interessata da diversi esposti - a fare chiarezza, individuando le eventuali responsabilità ed omissioni, poiché non si capisce come sia possibile far passare per emergenza (con la conseguente levitazione dei costi) una situazione che doveva essere già risolta con le deroghe concesse ai gestori fino al dicembre 2009. Gestori che hanno continuato a riscuotere tariffe piene ed oggi pretendono ancora di essere aiutati.
Per quanto riguarda la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina di un commissario siamo ormai al ridicolo. L’emergenza è stata dichiarata da due settimane, ma tanto emergenza non è. Non è ancora noto, infatti, l’elenco dei comuni interessati ed assistiamo ad un penoso rimpallo tra regione Lazio e protezione civile nazionale.
Ci fa, infine, piacere che il presidente Polverini chieda di essere costantemente informata. Se però vorrà avere informazioni corrette eviti di ascoltare i cattivi consiglieri, forse troppo vicini ai gestori privati dell’acqua: ascolti i comitati, che da anni si battono per un’acqua pubblica e di qualità. Ascolti i medici per l’ambiente, che da sempre studiano il problema dell’arsenico, proponendo soluzioni realistiche a tutela della salute della popolazione. 

Comitato cittadino difesa acqua pubblica di Aprilia

 
Comitato acqua pubblica Velletri

sabato 18 dicembre 2010

Polverini vuole un commissario per la nuova emergenza idrica. Ma c'è già: Massimo Sessa


Nel Lazio arsenico e vecchi interessi
di Andrea Palladino -
il manifesto


Massimo Sessa
(foto Astrid Lima)
ROMA. La macchina fumante delle emergenze e delle leggi speciali sta scaldando i motori. La decisione della Commissione europea di non accettare più deroghe per gli alti limiti di arsenico in 128 comuni d'Italia - con in prima fila la regione Lazio - sembra aver colto impreparato il governo. Eppure i limiti di legge sul massimo contenuto del metallo cancerogeno sono in vigore dal 2001. Nove anni affrontati con deroghe ed emergenze, la stessa risposta che ancora oggi ministero della Salute e regioni stanno preparando.

Il governatore della Regione Lazio Renata Polverini ha annunciato che tra poche settimane verrà individuato un commissario straordinario, pronto a firmare ordinanze con i poteri della protezione civile, saltando, cioè, buona parte dei controlli. Ma forse alla Polverini sfugge che dal 2005 la sua regione ha già affidato la questione ad un commissario con superpoteri.

È un ingegnere di origine salernitana, ma romanissimo dal punto di vista professionale. Si chiama Massimo Sessa, ex assessore all'ambiente della giunta di centrodestra che ha guidato la provincia fino al 2004. Amico e collega di Angelo Balducci, dirige da diverso tempo la terza commissione dei lavori pubblici al Ministero delle Infrastrutture. Per le varie emergenze acqua nella zona a sud di Roma - dove è l'alto livello di arsenico oggi a preoccupare - ha gestito un budget ultramilionario, più di 100 milioni di euro amministrati con i poteri di deroga che Berlusconi gli ha affidato e rinnovato anno dopo anno dal 2002 in poi. È lui che avrebbe dovuto risolvere «l'emergenza» degli alti valori di arsenico, vanadio e fluoruro nella zona dei Castelli romani, prima che la catena delle deroghe venisse interrotta in sede europea. Ed è lui che ancora oggi ha in mano la regia, potendo procedere con urgenza, saltando gare d'appalto, vincoli ambientali e altri impedimenti. Il suo mandato scadrà solo nel 2011.Sicuramente Massimo Sessa negli ambienti romani è ben introdotto. Il suo nome spicca tra le migliaia di pagine dedicate agli affari della cricca di Balducci e Anemone, a quel sistema gelatinoso che avvolgeva - secondo i magistrati di Firenze - l'ambiente degli appalti legati ai grandi eventi e al business della protezione civile. Basta ricordare le risate notturne di un gruppo di imprenditori, mentre L'Aquila tremava, per capire di cosa parliamo.
Angelo Balducci

Un commissario straordinario ha poteri negati al momento ai sindaci che si trovano a gestire l'emergenza. Può ordinare «in deroga a tutte le leggi», espropriare con una sola firma, affidare lavori di decine di milioni senza perdere tempo in gare d'appalto. Per questo la figura di un commissario straordinario dovrebbe, come si dice, essere al di sopra di ogni sospetto.

Secondo le intercettazioni del Ros dei carabinieri Massimo Sessa avrebbe avuto con Acea - il gestore dell'acqua della provincia di Roma, dove una decina di comuni da anni si trovano a fronteggiare alti livelli di arsenico - rapporti che andavano ben oltre la sua funzione di commissario. La cricca di Balducci sentiva il fiato sul collo degli investigatori. Era la fine dello scorso gennaio, con frenetiche telefonate verso quella che poi si scoprirà essere la talpa del gruppo, Camillo Toro, figlio dell'ex procuratore aggiunto di Roma. È in questo contesto che i carabinieri si interessano anche a Sessa, vero trait d'union con Acea, la società dove Camillo Toro lavorava. Quello che il gruppo chiamava «il pupo» aspirava ad ottenere un contratto migliore con la società romana che gestisce il sistema idrico integrato nell'intera provincia, promettendo in cambio informazioni sulle indagini. Nei rapporti del Ros, oltre a Sessa, compaiono i nomi dei più alti funzionari Acea, contattati più volte dall'avvocato Edgardo Azzopardi - amico della famiglia Toro - interessato insieme a Massimo Sessa a trovare una degna sistemazione al figlio del procuratore in Acea. Nessuno, però, risulterà poi indagato, neanche Sessa.

Leggendo le carte dell'inchiesta appare chiaro come il commissario straordinario per l'emergenza idrica nei comuni a sud di Roma avesse rapporti stretti e di fiducia con il gruppo. Quando il 30 gennaio 2010 Angelo Balducci convoca una riunione urgentissima, dove, secondo il Ros, viene lanciato l'allarme sulle indagini sempre più strette, Massimo Sessa è presente. È un incontro ristrettissimo, delicato, dove Balducci farà il punto della situazione, dove vengono riportate le informazioni confidenziali di Camillo Toro, dopo aver spento tutti i cellulari. Una riunione che avveniva mentre da Bruxelles si faceva capire all'Italia che di altre deroghe i commissari non ne volevano sapere. Ma in quelle ore, forse, il commissario straordinario Sessa era preso da altre emergenze.Cinque anni di poteri straordinari, milioni di euro affidati ad Acea, consulenze pagate generosamente, mentre oggi nei Castelli romani migliaia di persone fanno la fila davanti alle cisterne di acqua potabile.
il manifesto 7 dicembre 2010

martedì 30 novembre 2010

Il Sole 24 ORE: Arsenico e vecchi acquedotti: «Valori fuori legge dell'acqua sono un rischio per la salute

di Cosimo Colasanto
Lo stop ai rubinetti che erogano acqua potabile con concentrazioni di arsenico superiori ai valori consentiti dall’Unione Europea è più che giustificato. A rischio è la salute dei cittadini, conferma a Salute24 il direttore della Scuole di Specializzazione in Idrologia Medica e Medicina Termale dell'Università di Milano, Umberto Solimene. “L'arsenico è uno degli elementi conosciuti più tossici”, spiega, poiché “l'assunzione prolungata e permanente di acque con alto tenore di arsenico, superiore ai 10 microgrammi, può portare ad una serie di notevoli disturbi cutanei, gastrointestinali, nervosi, sino a forme di paralisi, e tumori”.

La Commissione Europea con una decisione del 28 ottobre scorso ha rigettato la richiesta di 128 Comuni italiani che chiedevano una ulteriore proroga  - quella precedente era del 2003 - spostando l’asticella dei valori consentiti al di sopra di quanto previsto dalla direttiva 98/83/CE. “Il valore guida di un elemento in un'acqua potabile indica la concentrazione limite - continua Solimene - che non comporta pericoli per la salute per una persona che per tutta la sua vita consuma l'acqua in questione”. La norma europea impone il paletto a 10 microgrammi, numerosi Comuni chiedevano di restare temporaneamente sopra i valori di 30, 40 e anche 50 microgrammi, quindi anche cinque volte di più.

In tutto sono 1 milione gli italiani interessati dai valori fuori legge di arsenico (ai quali si somma l’allarme per altre sostanze, come boro e floruro), distribuiti tra Lombardia, Trentino Alto Adige, Toscana, Umbria e, soprattutto, Lazio, dove si trovano 91 dei centri con numeri oltre i limiti. I restanti 59 milioni di italiani non hanno alcun problema con l’acqua che esce dai rubinetti di casa, ricordano gli esperti: precisazione che evita inutili allarmismi. La situazione è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare, al quale il ministro della Salute ha risposto stimando in circa 100 mila le persone “a cui potrebbe essere precluso da subito l'uso potabile dell'acqua distribuita a causa della presenza di valori di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro”.

Arsenico, cos’è? - Le proroghe sono state ottenute per dare il tempo alle amministrazioni interessate di provvedere ad un adeguamento dei valori-soglia, così come imposto dalla legge 31 del 2001, cercando, ad esempio, nuove fonti di approvvigionamento. Così come è stato per Brescia, Pavia, Arezzo e Lecco, per i quali è stato valutato positivamente l’abbassamento delle concentrazioni di arsenico. Arsenico che deriva da un fenomeno naturale, legato alla composizione naturale di alcune rocce laviche, come accade nella zona dei Castelli Romani o in altri punti dell’Appennino. “L'arsenico è un elemento che anche se abbastanza diffuso nella crosta terrestre si trova in piccole concentrazioni - spiega Solimene -. Nell'aria viene originato da diverse fonti: vulcani (3000 tonnellate all’anno), microorganismi (20.000 tonnellate), altre 80.000 tonnellate vengono immessi dalla combustione di combustili fossili”. Nell'acqua “lo si trova per via del lavaggio delle rocce minerali combinate con zolfo e ferro".
Anche se negli alimenti le sue quantità sono molto basse, i pericoli possono comparire quando alcune specie animali, come i pesci, accumulano questo elemento e quindi lo fanno entrare nella catena alimentare.

L’altro volto dell’arsenico - Usato nelle medicine tradizionali sin da tempi remoti per diverse patologie - cutanee, malattie a trasmissione sessuale - è stato recentemente adoperato anche in sperimentazioni come componente di farmaci antitumorali. “Recentemente alla Harvard University - ricorda Solimene - hanno sperimentato un farmaco già usato dalla medicina tradizionale cinese, che riesce a risvegliare le staminali tumorali, bloccando una proteina che le tiene solitamente a bada”.
 (29/11/2010)
fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12190-arsenico-e-vecchi-acquedotti-valori-fuori-legge-dell-acqua-sono-un-rischio-per-la-salute

lunedì 29 novembre 2010

Terra. La farsa delle deroghe

di Betta Salandra e Rossella Anitori
Secondo Acqualatina ad Aprilia va tutto bene, in attesa che l’Unione europea ripristini il valore dei 20 microgrammi. Ma i Comitati scrivono a Bruxelles, che smentisce: «In vigore la soglia di legge».

Quando lava i piatti la signora Marisa li asciuga perfettamente, perché non rimanga nessuna goccia d’acqua. Roberta, madre di una bambina di 5 anni, a casa tiene la figlia lontana dai rubinetti, ma è preoccupata per quello che la figlia mangia alla mensa scolastica: con quale acqua faranno il minestrone? Benvenuti nel terzo mondo. Anzi no. Benvenuti a Velletri, via Retina Pennacchi. Qui ci vivono più di 100 famiglie. Qui nasce uno dei primi comitati per l’acqua pubblica dei castelli romani. perché «è dal 2006 – dice Roberta – che stiamo subendo il disagio della non potabilità dell’acqua. Prima dell’arsenico il problema era il ferro, che anziche a 200 microgrammi per litro stava a 2455. E i coliformi con concentrazioni di 300 microgrammi invece che 100. Per questo ottenemmo il dimezzamento della bollettata».

Qualcuno meno comprensivo avrebbe forse trovato eccessiva anche quella di bolletta, visto che dal rubinetto uscivano ferro e batteri fecali. «Quell’allarme poi è cessato. Ora c’è il problema dell’arsenico – aggiunge Roberta - dal 2004 i valori sono cresciuti da 19 microgrammi a 24, e poi a 38. Dal 20 giugno 2009 poi non è stato possibile ottenere nessun’altra comunicazione dal gestore. Ma non è un nostro diritto sapere cosa beviamo?». Oggi il problema è risolto. L’acqua non scorre più. Un volantino dell’Acea sulla porta dice che non è potabile. Però si può prendere una tanica e andare a cercare un’autobotte. Quella, per ora, te la danno gratis. Almeno però gli abitanti sanno che c’è un problema. E possono scegliere.Così invece non è ad Aprilia, dove il gestore (la notoria società mista Acqualatina) ha dato la sua interpretazione alla bocciatura europea: a leggere il loro sito il no alla deroga vuol dire che tutto procede come nulla fosse finché il governo non otterrà la deroga a 20 microgrammi.

Il Comitato per l’aqua pubblica di Aprilia si è insospettito è ha scritto ad Helmut Bloch, della Direzione generale ambiente di Bruxelles, per chiedere conferma. La confusione infatti regna sovrana, anche perché è stata proprio la presidentessa del Lazio Polverini a mandare una comunicazione, il 18 novembre, in cui si diceva che per le acque con più di 20 microgrammi di arsenico si doveva emettere le ordinanze di non potabilità. La sconfessione di Acqualatina, della Polverini, ma anche del Sindaco arriva direttamente da Bruxelles: in assenza di deroga il limite di legge è di 10 microgrammi, dice Bloch. Punto. Quell’acqua, cioè non è potabile. Così, lancia in resta, ieri il comitato acqua pubblica Aprila e il Forum nazionale dei movimenti per l’acqua ha organizzato una conferenza stampa per denunciare il fatto. «Non riuscivamo a capire perchè il gestore Aqualatina avesse messo sul suo sito quella dichiarazione - dice Fabrizio Consalvi, del comitato di Aprilia - lasciando intendere che non avessero avuto risposta. La risposta invece c’è stata, dice Bloch. È negativa».

In teoria quindi il sindaco dovrebbe dichiarare non potabile l’acqua di Aprilia, e non può neanche derogare al valore di 20microgrammi. Lo stesso errore lo stanno commettendo a a Velletri. Aggiunge Consalvi:«Sono 6 anni che usufriamo di una deroga, per attuare un piano di rientro. Perchè gli interventi non sono andati a buon fine? Perchè la regione Lazio non ha vegliato sul gestore? Vogliamo sapere rischi per la salute, e che si attivino indagini sul territorio». Si apre quindi la partita delle verifiche dei fantomatici piani di rientro. Bisognerà rispondere a domande come quelle poste a Velletri dal comitato:« Come mai il piano di rientro presentato da Acea non ha ancora prodotto risultati? Come mai a Velletri le concentrazioni di arsenico nell’acqua, secondo i dati della Asl, presentano valori addirittura superiori al limite della deroga? Di che emergenza si parla se il problema arsenico risale all’aprile del 2006?». Se le risposte non le darà la politica, presto sarà la magistratura a darle. Ma allora sarà tutto più complicato.

sabato 27 novembre 2010

ACQUA ALL'ARSENICO - COMUNICATO STAMPA MOVIMENTI ACQUA PUBBLICA E MEDICINA DEMOCRATICA


E' servito l'intervento deciso della Commissione Europea per fare chiarezza sulle mancate deroghe per l'arsenico per 128 comuni italiani. Questa mattina il comitato acqua pubblica di Aprilia ha ricevuto la risposta ad alcuni quesiti dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea: dove è stata negata la deroga vige oggi il valore di legge di 10 microgrammi litro. Dunque quanto stabilito dal sindaco di Velletri – che ieri ha emesso un'ordinanza che autorizza l'erogazione dell'acqua con contenuto di arsenico fino a 20 microgrammi/litro – e quanto affermato da Acqualatina sul proprio sito e cioè che ad oggi rimane ancora vigente il limite della precedente deroga a 50 μg/L- non rispetta le indicazioni, vincolanti, della Commissione Europea.
I comitati acqua pubblica di Aprilia e di Velletri chiedono che vi sia un intervento deciso delle autorità nazionali e comunitarie, per far rispettare ai gestori della provincia di Roma, Acea Ato 2, e di Latina, Acqualatina, i limiti di legge per la tossicità dell'acqua, a garanzia della salute della popolazione. Deve essere chiaro per tutti che dal 28 ottobre scorso, data della decisione della Commissione Europea, il limite nel Lazio per l'arsenico è di 10 microgrammi/litro.
I comitati denunciano la mancata azione delle Asl interessate, che, di fronte a questo grave problema, hanno chiesto al Ministero della salute delucidazioni sul significato di “acqua non potabile”. Le Asl non solo forse dimenticano che la definizione di acqua potabile è ben chiara nella legge 31 del 2001, quadro normativo ben conosciuto dalle autorità sanitarie, ma che la responsabilità del controllo della qualità dell'acqua è dell'ente gestore insieme alle aziende ASL stesse, mediante controlli di routine e controlli di verifica.
I comitati invitano i gestori a comunicare immediatamente i punti di distribuzione di acqua potabile nei comuni interessati dalla mancata deroga, anche per bloccare eventuali speculazioni da parte delle multinazionali delle acque minerali. Vogliamo ricordare, in questo senso, che l'uso delle acque minerali ha un impatto estremamente negativo sull'ambiente e impoverisce le falde acquifere.
Pertanto i gestori devono garantire a tutta la popolazione acqua di qualità e perfettamente potabile, con investimenti adeguati, finalizzati al rinnovo e alla manutenzione delle reti idriche.
Saremo in piazza sabato 4 dicembre dalle ore 11 a Roma in piazza SS Apostoli, durante la “giornata di mobilitazione nazionale per l'acqua pubblica e per la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi”, con spazi informativi.
Comitato acqua pubblica Aprilia
Comitato acqua pubblica Velletri
Forum italiano dei movimenti per l'acqua
Medicina democratica

venerdì 26 novembre 2010

Il miracolo dell'acqua

E' vero, a volte i miracoli esistono. Anche se siamo nel terzo millennio e siamo figli di Cartesio, la vecchia categoria della metafisica può rivelarsi ancora utile. E' accaduto a Velletri, forse grazie all'intervento di qualche santo, spinto dalla pietà per la nostra città: l'acqua non si è trasformata in vino, ma da avvelenata a purissima. O quasi. Ad ottobre l'arsenico raggiungeva punte di 70 microgrammi/litro? Ora non più, secondo le nuove analisi che Acea Ato 2 ha presentato al comune oggi. "Tutti i valori sono sotto i 20 microgrammi, meno il pozzo Marucco", scrive con un certo orgoglio la potentissima Acea. Ed è chiaro che noi cittadini ne siamo felici. Ma la domanda è: perché in quattro anni il miracolo non è mai avvenuto? Perché per mesi hanno tenuto spento il potabilizzatore che serve il centro storico senza dire una parola ai cittadini, lasciando che nelle case arrivasse acqua con alti contenuti di arsenico? E ancora, perché Acea ha richiesto una deroga fino a 50 microgrammi litro all'Unione europea fino al 31 dicembre 2012? Voleva più tempo per fare il miracolo al rallentatore? Sono i lati oscuri dei fenomeni metafisici... Per quanto, però, Acea si sforzi la situazione non è assolutamente risolta. In undici punti l'acqua è ancora fuori legge, ovvero con valori superiori a quelli stabiliti dal Dlgs. 31/2001. Quindi per ora non c'è nessun motivo per festeggiare - salvo la felicità nel vedere che i miracoli, a volte, esistono - e per chiudere il capitolo dell'acqua all'arsenico.

venerdì 5 novembre 2010

Da 11 mesi mancano le deroghe per l'arsenico e fluoro per Velletri e Castelli romani

Estratto del dossier "Il libro nero delle acque. Il caso Velletri"

Le deroghe

Nel maggio del 2008, come già accennato, Acea Ato 2 ha presentato una richiesta di deroga ai parametri di legge per Arsenico, Vanadio e Fluoro (per Velletri).

Fino a quel momento – dal 14 novembre 2006 al maggio 2008 – l'acqua era stata distribuita utilizzando una ordinanza del sindaco di Velletri (giunta Cesaroni) del 2006. Non si trattava di una deroga: nessuna autorizzazione in tal senso era stata emessa dal ministero della salute e dalla Regione Lazio, come prevede la legge (Dlgs. 31/2001).

La prima ed unica deroga concessa per il Comune di Velletri è stata decretata il 21 aprile del 2009, con il decreto del presidente della Regione Lazio numero 263. In sostanza dal 14 novembre 2006 fino al 21 aprile 2009 l'acqua è stata erogata con parametri fuori dai limiti di legge senza nessuna deroga.

La deroga si basa sul concetto di VMA, ovvero valore massimo ammissibile. E' un concetto un po' curioso inserito all’interno del Dlgs 31/2001, per permettere gli sforamenti dei limiti di legge. Tale valore ha un senso se limitato nel tempo: ebbene, la presenza di Arsenico nell'acqua di Velletri è dimostrata da almeno cinque anni; molto più probabilmente il periodo di esposizione della popolazione a questo metallo pesante – considerato cancerogeno – è decisamente superiore.

Attualmente non esiste una deroga su questi parametri, poiché sulla richiesta della Regione Lazio si deve pronunciare la Commissione europea. La scadenza dell'ultima – e unica – deroga è stata spostata sine die da un decreto del Presidente della Regione Lazio il 30 dicembre 2009. La legge 31/2001 non prevede lo slittamento della scadenza delle deroghe.

Sull’intera procedura utilizzata dalla Regione Lazio e dal Ministero della Salute – con l’avvallo dei sindaci dei Castelli romani, compreso quello di Velletri – vi sono molti dubbi, tanto da far ipotizzare una illegittimità della attuale situazione:

- il 25 giugno 2009 Acea Ato 2 richiede alla Regione Lazio una ulteriore deroga

- il 13 novembre 2009 il Ministero della Salute invia la richiesta di parere alla Commissione europea; tale parere è obbligatorio e deve essere rilasciato entro 90 giorni; ad oggi non vi è informazione di tale parere, facendo ipotizzare una valutazione negativa;

- il 29 dicembre 2009 si è tenuta in prefettura di Roma una riunione tra Ministero della Salute, Regione Lazio, Acea Ato 2, Sto Ato 2 e i comuni; il comune di Velletri era rappresentato dall’assessore Pocci, che non è intervenuto (almeno secondo quanto riportato dal verbale della riunione);

- in questa riunione è stato proposto dal Ministero della salute l’emissione di una proroga dei termini di scadenza della deroga, per il breve periodo necessario all’ottenimento del parere della Commissione europea; tale termine scadeva il 13 febbraio 2010;

- la legge 31/2001 e la direttiva UE del 1998 sulla qualità dell’acqua non prevedono la procedura attuata dal ministero della salute e decretata, il 30 dicembre 2009, dalla presidenza della Regione Lazio, su proposta dell’assessorato all’ambiente;

- il 23 aprile 2010 il presidente della Regione Lazio è emanato un decreto di deroga per il solo parametro del Vanadio – nella zona dei Castelli romani, comuni di Albano, Ardea. Ariccia, Genzano, Lanuvio, Velletri, Ciampino e Aprilia – dove non vi è traccia di deroghe per Arsenico e Fluoro;

- il decreto del 23 aprile 2010 deriva dal decreto del 20 marzo emesso dal Ministero dell’Ambiente, che autorizza esclusivamente la deroga per il Vanadio (e clorito e trialometani in altre zone del Lazio); in questo decreto era previsto:

“La regione deve provvedere ad informare la popolazione interessata in attuazione del disposto di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, art. 13, comma 11, relativamente alle elevate concentrazioni dei predetti valori nell'acqua erogata quale che ne sia l'utilizzo, compreso quello per la produzione, preparazione o trattamento degli alimenti e deve fornire consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare”.

Nessuna informazione è stata inviata alla popolazione di Velletri su questa deroga: forse non si vuol far sapere che non è stata concessa la deroga per l’Arsenico?


La mancata informazione

Quello della corretta informazione per i cittadini è forse il nodo centrale della questione della qualità dell’acqua. La legge che regolamenta il servizio idrico integrato in questo senso è chiara: i cittadini hanno il diritto di sapere che acqua stanno bevendo.
Nel febbraio del 2009 – su sollecitazione del comitato acqua pubblica – il consiglio comunale di Velletri ha chiesto alla giunta la pubblicazione dei dati sulla qualità dell’acqua. Solo nel giugno del 2010 l’amministrazione comunale ha provveduto ad inserire sul sito istituzionale le tabelle elaborate da Acea con i dati aggregati per il 2009 e quelli parziali del 2010 (fino al mese di aprile). Poi il nulla. E’ terminato il problema dell’arsenico? No, evidentemente. Semplicemente Acea e il Comune ritengono che i cittadini non devono essere informati.
Non è solo Acea ad effettuare le analisi, ovviamente. L’Arpa Lazio – su richiesta della Asl – può, e deve, analizzare le acque, per verificare se sono conformi ai parametri di legge. Più volte il comitato acqua pubblica ha chiesto copia di tutti i rapporti dell’Arpa alla Asl Rm H, vedendosi negare l’accesso con motivazioni sostanzialmente burocratiche (ad esempio non avere seguito un regolamento mai pubblicato sul sito dell Asl).
Acea Ato 2 e la Sto, infine, non hanno mai pubblicato sui siti le analisi dell’acqua, come avviene in altri ambiti idrici nel Lazio e in Italia. Al cittadino non far sapere l’acqua che beve…

martedì 28 luglio 2009

Velleri/Acqua Pubblica: Acea contro la Regione, la Giunta con chi sta?

Intervento del Comitato Acqua Pubblica di Velletri

«Chiediamo al Sindaco di firmare subito un'ordinanza vietando lo scavo di nuovi pozzi nel territorio di Velletri. Alle belle parole devono seguire i fatti»

Redazione


(Velletri - Attualità) - «La Regione ha deciso che è vietato scavare nuovi pozzi nell'area dei Castelli romani. È quanto dichiarato dall'Assessore all'ambiente della Filiberto Zaratti. Il sistema idrico della zona a sud di Roma è particolare e delicato – scrive il Comitato Acqua Pubblica – con una forte riduzione dei laghi, un abbassamento delle falde acquifere e l'inquinamento dovuto soprattutto alla pessima depurazione. Assistiamo, poi, da anni ad un prelievo folle dell'acqua attraverso i pozzi, senza i necessari investimenti sugli acquedotti da parte del gestore privato Acea Ato 2. La regione Lazio propone giustamente di bloccare subito la realizzazione di nuovi prelievi e lo scavo di nuovi pozzi. Ma mentre a Roma si discute, la nostra acqua viene espugnata, si potrebbe dire ricalcando il detto latino. Martedì prossimo i Sindaci dell'Ato 2 saranno chiamati a votare un nuovo piano degli investimenti misero, che viola palesemente queste indicazioni della Regione. Acea Ato 2 sta proponendo, con il consenso della Segreteria Tecnica Operativa dell'Ato, ancora il ricorso allo scavo di nuovi pozzi».

«Chiediamo quindi al Sindaco di Velletri – ovvero a chi lo rappresenterà – un atto di responsabilità istituzionale, seguendo le indicazioni della Regione in Conferenza dei Sindaci e respingendo di conseguenza al mittente il piano d'investimento di Acea, anche perché i soldi che vorrebbero investire a Velletri per i prossimi tre anni sono ridicoli, ovvero 500mila euro all'anno. Non solo. Acea propone di scavare nuovi pozzi nel territorio di Velletri per sostituire quelli della società dei fratelli Vicario. Siamo ovviamente convinti che non debbano esistere pozzi privati per il sistema idrico integrato, ma – come dice la Regione – non è più possibile continuare ad attaccare la falda idrica. Chiediamo quindi al Sindaco – conclude la nota – che in conformità con quanto richiesto dalla Regione Lazio firmi subito un'ordinanza vietando lo scavo di nuovi pozzi nel territorio di Velletri. Alle belle parole che dicono di voler difendere le risorse idriche devono seguire i fatti. Altrimenti hanno solo un nome, bugie»

fonte: http://www.castellinews.it/index.asp?act=v&id=5885