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venerdì 6 aprile 2012

Invito Assemblea tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’Acqua dei Castelli Romani



Il 13 aprile alle ore 17.00 presso l’Aula Consiliare del Comune di Genzano si terrà la Seconda Assemblea tra Comuni, Cittadini e Comitati per l’acqua dei Castelli Romani.

Molti gli argomenti in discussione: il nuovo Regolamento del sistema idrico integrato proposto dalla Provincia; la revisione della tariffa dopo il referendum dello scorso anno; la qualità del servizio di Acea Ato 2 e le penali da applicare per gli anni passati; i possibili aumenti delle bollette, che verranno proposti durante la prossima conferenza dei sindaci. Una serie di decisioni che colpirebbero pesantemente i cittadini.

In questa occasione tutto il territorio potrà presentare le proposte da essere poi portate dai Comuni alla Conferenza dei Sindaci prevista per il 17 aprile (presso la sede della Provincia di Roma).

Partecipate numerosi perché si scrive acqua ma si legge democrazia!
Più informazioni:

mercoledì 4 aprile 2012

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci


COMUNICATO STAMPA

La provincia di Roma e Acea preparano la guerra dell’acqua
Il nuovo regolamento degli orrori pronto per essere votato dai sindaci

Sta circolando in queste ore la bozza del nuovo regolamento di utenza di Acea Ato 2 spa, che verrà presentato alla prossima conferenza dei Sindaci. Una serie di norme che rafforza il potere di Acea di tagliare l’acqua unilateralmente, lasciando centinaia di famiglie a basso reddito senza un servizio essenziale, creando una situazione di possibile emergenza sanitaria senza precedenti.

Il nuovo regolamento è un vero scempio del principio di diritto all’acqua, dove la mercificazione - quella vera, quella che viene pesata a suon di euro - prevale rispetto al voto chiaro di milioni di cittadini della provincia di Roma. Un documento elaborato dalla Segreteria tecnica operativa diretta dall’ingegner Sandro Piotti, pagata con i soldi delle bollette dei cittadini, che - prima di ogni altra cosa - dovrebbe prendere atto del risultato referendario. Invece si va in direzione opposta.

All’articolo E.1.6 la bozza del regolamento continua a mantenere la pratica del distacco per morosità, su decisione unilaterale del gestore. Anzi, rispetto al regolamento attuale, il taglio dell’acqua per chi non è in grado di pagare le tariffe illegittime di Acea - tali sono, visto che continuano a mantenere il profitto eliminato dai referendum e si basano su un calcolo che non tiene conto del parametro di qualità - ne esce rafforzato.

Non solo Acea continuerà a mantenere il diritto unilaterale di tagliare l’acqua a chi vuole: nel nuovo regolamento si prevede poi “la piombatura” e “la rimozione del contatore” a discrezione del gestore. Un’azione che fisicamente tende ad eliminare il diritto di accesso all’acqua potabile.

Le conseguenze sono evidenti. Migliaia di famiglie oggi nella provincia di Roma non riescono a pagare le tariffe dell’acqua, che hanno subito aumenti vertiginosi negli ultimi tre anni. Secondo una recente ricerca di Sant’Egidio, nel territorio della provincia di Roma risiedono circa 100 mila cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà, che mai potranno pagare le bollette Acea. Molto spesso abitano in case senza avere titoli legittimi, ospitati, o con situazioni famigliari complesse, fattori che possono rendere burocraticamente difficile l‘accesso alle tariffe sociali. Ci sono poi i casi - di certo non rari - della famiglie che si trovano ad affrontare un periodo temporaneo di difficoltà economica, non riuscendo - visto l’attuale regolamento - a richiedere in tempo l’applicazione della tariffa sociale. Si tratta di casi non rarissimi, che oggi rischiano concretamente di non poter più bere, di non poter cucinare, di non potersi lavare. C’è poi il caso dei cittadini che - legittimamente - hanno contestato le bollette per tariffe applicate in maniera erronea dal gestore (circa 500 famiglie solo nel comune di Velletri) che sono ora in attesa del giudizio di merito dei magistrati.

Ricordiamo a tutti che il Tribunale di Latina, anche per i motivi esposti, ha dichiarato nei mesi scorsi vessatoria - e quindi illegale - la clausola del regolamento idrico dell’Ato 4 che prevede il distacco per morosità. Correttamente i magistrati hanno sottolineato che prima di esercitare un’azione di forza di questa portata, il gestore deve obbligatoriamente richiedere la valutazione di una parte terza, come, ad esempio, il giudice di pace. Se questo principio giuridico vale per la provincia di Latina, non capiamo perché non possa essere applicato in tutta la regione Lazio. Un punto, questo, sul quale chiediamo un pronunciamento urgente e pubblico del presidente Zingaretti.

Acea con il nuovo regolamento di utenza riceverebbe poi poteri di accesso alle abitazioni private dei cittadini che non sono concessi neanche alle forze dell’ordine. Il gestore potrà entrare nelle proprietà private senza preavviso per controllare contatori che - per legge - non sono di sua proprietà. La titolarità degli acquedotti fino al misuratore è infatti dei Comuni, mentre Acea ha esclusivamente una concessione che le permette di utilizzare la rete, contatori compresi. L’enorme potere che la bozza di regolamento dunque concede al gestore è sproporzionata e non rispetta il principio costituzionale della proprietà pubblica del sistema idrico.

La bozza dei nuovo regolamento d’utenza contiene poi principi inaccettabili, che comporteranno elevati costi per molte famiglie. Al punto B1.5 si prevede la facoltà per Acea di installare riduttori di pressione nelle zone dove arriva poca acqua (gran parte dei Castelli romani, ad esempio). La spesa per la vasca di accumulo - necessaria per poter usare l’acqua dopo l’installazione dei riduttori - sarà a carico dei “clienti”, che dovranno esborsare migliaia di euro per i lavori di adeguamento degli impianti idrici. In sostanza Acea dove non è riuscita a risolvere la mancanza dell’acqua - dove sono finiti i grandi investimenti promessi? - spenderà pochi centesimi per ridurre il flusso, caricando i costi delle vasche e delle pompe alle famiglie.

Il nuovo regolamento degli orrori è ricco di sorprese. Se la punizione per chi ritarda il pagamento è alta - rescissione del contratto - quasi nulla accade quando Acea non rispetta i parametri minimi di servizio. L’articolo B1.7, ad esempio, prevede qualche euro di rimborso - “senza altro indennizzo di sorta” - in caso di interruzione del servizio per un periodo superiore ai 15 giorni.

Chiediamo a questo punto una presa di posizione ferma e chiara da parte dei Sindaci, che nei prossimi giorni saranno chiamati a discutere questa bozza di Regolamento di utenza. Votare queste norme significherà firmare una cambiale in bianco ad Acea, aprendo le porte ad una vera e propria guerra dell’acqua, con pattuglie di tecnici inviati nelle case dei cittadini più bisognosi armati di sigilli e tagliatubi. Chiediamo poi una parola di chiarezza al presidente della provincia Nicola Zingaretti che subito dopo il risultato del referendum commentò: “I cittadini hanno avuto una grande capacità di giudizio e hanno compreso l’importanza che questo voto avrebbe avuto per il futuro imminente del nostro Paese”. Ora è arrivato il momento della verità: da che parte si schiererà la politica? Con le grandi multinazionali o a fianco dei cittadini?

Coordinamento Comitati Castelli Romani per l'acqua pubblica
(Albano Laziale, Ariccia, Cave, Ciampino, Frascati. Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Rocca Priora, Velletri)

Informazioni:

domenica 12 febbraio 2012

Procura di Velletri indaga su cemento, acqua e rifiuti


Silverio Piro, Procuratore di Velletri, in una intervista al Caffè, conferma il filone di inchiesta sulla questione arsenico nei Castelli Romani. 
Il Comitato di Velletri ha presentato, nel dicembre del 2010, un esposto-denuncia con tutta la documentazione relativa alla gestione del sistema idrico integrato e al mancato rispetto dei parametri di legge per l'arsenico negli ultimi anni. 
Siamo sicuri che  questa volta la magistratura riuscirà a fare chiarezza sulle responsabilità per l'erogazione di un'acqua pericolosa per la salute.




Fonte http://www.ilcaffe.tv/pdf/castelli235/pageflip.html

martedì 24 maggio 2011

Appello al Pd di Velletri: non imbrattate gli spazi del referendum


Vi vorremmo nelle piazze, senza bandiere, con le associazioni, con i cittadini portando avanti insieme questa battaglia di civiltà con la forza e la convinzione di chi crede fino in fondo nei beni comuni. 

In queste ore i militanti (?) del Pd stanno girando la città, riempiendo di nuovo le plance dei referendum con i manifesti pro parcheggio multipiano. Un manifesto che nulla ha a che fare con i 4 referendum che si voteranno a giugno. I contenuti non li vogliamo affrontare in questo spazio, anche se abbiamo una chiara posizione su questo ecomostro. Vorremmo però evidenziare che quegli spazi non sono del Pd. 
I referendum sono frutto delle battaglie dei cittadini, con i partiti contro e l'appoggio generoso e radicale dei cittadini, molti dei quali elettori del partito democratico. Vi  chiediamo: perché non state distribuendo un solo volantino informando la popolazione sul voto del 12 e 13 giugno? Perché non attaccate i manifesti spiegando le vostre ragioni sul tema dell'acqua, del nucleare e del legittimo impedimento? Perché non destinate le vostre forze a difendere la popolazione che non riesce a pagare le bollette dell'acqua e che si vedono sigillare i contatori da Acea? Perché casi come quelli della famiglia con due bambini - che abbiamo raccontato nei giorni scorsi - che si è vista illegittimamente staccare l'acqua da Acea non ha visto la vostra ferma solidarietà?
Vi vorremmo nelle piazze, senza bandiere, con le associazioni, con i cittadini portando avanti insieme questa battaglia di civiltà con la forza e la convinzione di chi crede fino in fondo nei beni comuni. 
Dietro a questi referendum ci sono 1 milione e quattrocento mila firma; ci sono persone dello spessore di Stefano Rodotà e padre Alex Zanotelli; ci sono le battaglie di centinaia di comitati presenti in tantissimi comuni italiani; c'è la voglia irrefrenabile di democrazia che viene dal basso; c'è, infine e riguarda anche voi, il riscatto delle democrazie locali. 
E' il punto di partenza per ricostruire il nostro paese. E la democrazia si rafforza anche nei piccoli gesti, anche evitando di occupare con prepotenza gli spazi che non vi appartengono.

sabato 21 maggio 2011

Manifesti abusivi del PD sugli spazi per i referendum

Il Pd di Velletri la scorsa notte ha riempito le plance destinate alla propaganda per i referendum con manifesti a favore del parcheggio multipiano di piazza Donatori di Sangue. Non 2 o 3 manifesti, ma centinaia. Quegli spazi sono destinati unicamente a far conoscere le ragioni dei referendum, uno spazio di democrazia importantissimo che andrebbe rispettato.
Vogliamo sperare che i partiti rispettino gli spazi della società civile, per crescere insieme.
Ricordiamo che quando in passato alcuni manifesti con la firma, tra gli altri, del comitato acqua pubblica sono stati attaccati abusivamente a Velletri senza il nostro consenso, abbiamo condannato immediatamente il gesto.

domenica 17 aprile 2011

E' in rete lo spot "L'asta"

Carissimi,
è in rete lo spot autoprodotto da Velletri come contributo alla campagna referendaria 2 sì per l'Acqua Bene Comune!
Fatelo girare!

mercoledì 30 marzo 2011

Corriere sella Sera: Arsenico, inchieste a Viterbo e Velletri

Nei prossimi giorni saranno ascoltati i 33 sindaci del Viterbese nei cui acquedotti è stata rilevata una concentrazione d'arsenico oltre i limiti consentiti

ROMA - Un fascicolo contro ignoti, relativo alla presenza di arsenico nell'acqua oltre i limiti consentiti, è stato aperto dalla Procura della Repubblica di Viterbo. L'inchiesta sarebbe scaturita dagli esposti presentati nei giorni scorsi da alcune associazioni di tutela dei consumatori e dai Verdi. Il pubblico ministero Massimiliano Siddi, titolare del procedimento, ha ascoltato per oltre due ore, come persona informata sui fatti, il sindaco di Viterbo Giulio Marini. Mentre accertamenti sono stati disposti anche dalla procura di Velletri dopo le denunce presentante dal Comitato per l’acqua pubblica dei Castelli, nei prossimi giorni saranno ascoltati i 33 sindaci del Viterbese nei cui acquedotti è stata rilevata una concentrazione d'arsenico oltre i 10 milligrammi/litro consentiti.
VITERBO, 9 I COMUNI «FUORILEGGE» - Tra questi, 24 sono rientrati nei limiti per decreto comunitario. Vale a dire grazie alla proroga fino a 20 milligrammi/ litro concessa giorni fa dalla Commissione Ue alla Regione Lazio. Nove, nei quali la concentrazione di arsenico supera i 21 milligrammi, con punte di 50-55, restano «fuorilegge». Si tratta di Capranica con 42, Carbognano con 30, Castel Sant’Elia, Civita Castellana che va da 19 a 49, Farnese con una media di 26, Ronciglione con un minimo di 28 a un massimo di 32, Sutri che, a seconda della zona, oscilla tra i 16 ai 40, Vetralla compresa tra i 20 e 48 e Villa San Giovanni in Tuscia con 22. Problemi anche a Viterbo nella frazione Carcarelle, dove è stato registrato un picco di 40 microgrammi per litro, Tobia e San Martino al Cimino (zona piazza Doria Pamphilji e strada Erodiano).

MARINI: « NECESSITA’ DI FONDI REGIONALI» - «Il pm mi ha chiesto chiarimenti circa i provvedimenti adottati dalla mia giunta – dice il sindaco di Viterbo Marini - con particolare riferimento alle iniziative mirate a sensibilizzare la cittadinanza sul problema arsenico». Il magistrato ha chiesto al primo cittadino notizie anche sui provvedimenti che intende adottare per risolvere definitivamente la questione. «Ho risposto - aggiunge - che l'obiettivo finale è l'installazione di dearsenificatori ai vari pozzi che alimentano i nostri acquedotti. Ma per raggiungerlo abbiamo bisogno di appositi finanziamenti dalla Regione Lazio». Altre domande hanno riguardato l'attuazione dei provvedimenti richiesti dalla Regione Lazio e lo stato dell'arte sull' installazione di fontanelle con acqua dearsenificata. «Ho ribadito - conclude Marini - che stiamo lavorando per allestirle nei tre punti del capoluogo in l'arsenico è fuori norma».

L’OPPOSIZIONE: « RIDURRE LE BOLLETTE» - Intanto in consiglio regionale è ancora polemica tra l’opposizione e l’assessore all’Ambiente Marco Mattei. Claudio Bucci (Idv) chiede la «riduzione delle bollette sinchè l’acqua non rientrerà nei valori previsti dalla legge» mentre Nando Bonessio (Verdi) osserva che «il problema è che i cittadini subiscono gli effetti dell'arsenico, che è bene ricordarlo si accumula nell'organismo, da molto prima dell'entrata in vigore della direttiva europea nel 2003. Siamo convinti che nonostante la deroga arrivata da Bruxelles l'emergenza non sia finita e sia necessario intervenire subito». Infine le accuse di Sel, per bocca del Guglielmo Abbondati, coordinatore regionale, e Claudio Pelagallo, dell'Assemblea nazionale: «La deroga Ue non cambia gli effetti sulla salute umana perchè l'acqua non si depura con le norme, ma con interventi di risanamento».

«IL CENTROSINISTRA CONSENTI’ ARSENICO A 50 MG/L» - Mattei però ribadisce che la «deroga rientra nei limiti, in accordo con le linee guida dell’Organizzazione mondiale per la sanità, per l'acqua potabile che può essere somministrata per brevi periodi in tutta sicurezza, evitando ovviamente l'utilizzo da parte dei soggetti a rischio e in particolare ai bambini sotto i tre anni”». L’assessore alla Sanità infine puntualizza polemico: «Non dimentichiamo che negli anni in cui Verdi e Sel avevano responsabilità di governo, con Marrazzo prima e Montino poi, è stata autorizzata l'erogazione di acqua potabile con concentrazione di arsenico a 50 milligrammi per litro e che persino la loro ultima richiesta di deroga alla Ue, che risale al 2009, si attestava su tale valore».

IL COMMISSARIO UE : «ITALIA INADEMPIENTE» - Secondo Janez Potocnik, il commissario Ue all’ambiente che l’ha firmata, la deroga «è stata valutata sulla base di dati scientifici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità». Fino al 31 dicembre 2012, il limite massimo ammesso passa da 10 milligrammi/litro a 20 milligrammi/litro ma non sono concessi limiti superiori ai 20 milligrammi, «perchè - ha aggiunto Potocnik - potrebbero causare danni alla salute». Il Commissario ha poi sottolineato che ogni Stato membro deve fornire un rendiconto triennale relativo alla presenza di sostanze nell'acqua e per quanto riguarda l'esercizio 2005-2006, «l'Italia non ha ancora fornito la sua documentazione».

Alessandro Fulloni
30 marzo 2011


fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_30/acqua-arsenico-inchieste-viterbo-velletri-fulloni-190342354382.shtml

domenica 13 febbraio 2011

Comunicato stampa su situazione arsenico



Abbiamo atteso, con pazienza, sperando che la legalità prevalesse. Eravamo fiduciosi, sicuri che sul tema della salute dei cittadini le istituzioni - Comune, Provincia e Regione - avrebbero avuto il coraggio di prendere decisioni serie e coraggiose. Così non è avvenuto.
Ieri il Sindaco di Velletri Fausto Servadio ha revocato l’ordinanza che vietava l’acqua nelle zone di Colle Ottone e Rioli, emanando un nuovo parziale divieto. La zona rossa si è spostata in via Colle dei Marmi.

Questa ordinanza è ancora una volta monca, incompleta e non rispettosa della legge 31 del 2001, che da dieci anni è regolarmente disattesa dai governi locali e nazionali. 
Ecco perché:

l’ordinanza del sindaco non dichiara la non potabilità dell’acqua in una zona dove il limite di legge per l’arsenico viene superato, limitando il divieto d’uso ai bambini fino ai 3 anni e alle donne in stato di gravidanza. Tutti gli altri si possono avvelenare senza grandi preoccupazioni. Questa decisione è oggi ancora più grave, visto che il ministero della salute ha già ufficialmente recepito la decisione della Commissione Europea del 28 ottobre 2010, che non concede deroghe alla regione Lazio.
I due pozzi incriminati di via Colle dei Marmi avrebbero dovuto essere a norma già da un anno. Il piano di rientro di Acea presentato nel maggio del 2008 prevedeva la realizzazione di un potabilizzatore in quella zona entro il secondo semestre del 2009. Perché il Comune di Velletri non ha formalmente contestato questa grave mancanza di Acea? Perché la società romana - quotata in borsa e con utili milionari - non ha realizzato l’investimento previsto di 300 mila euro per rendere potabile l’acqua della zona servita dai pozzi di Colle dei Marmi?
Lo sforamento dei limiti di legge per l’arsenico nella zona di Colle dei Marmi è noto da tempo al Comune. Perché solo ora il Sindaco emette una ordinanza seppur parziale?

Riteniamo poi estremamente grave che il consiglio comunale non sia stato coinvolto in questi mesi in quella che possiamo definire la principale emergenza ambientale del territorio di Velletri. E in questo caso la responsabilità non è solo dell’attuale giunta, ma dell’intera classe politica della città. 

Vogliamo infine ricordare che secondo le normative italiane e comunitarie, il comune di Velletri, la Asl, la provincia di Roma e la regione Lazio dovrebbero:

1) Informare i cittadini della non potabilità dell'acqua;
2) Informare del valore di arsenico contenuto nell'acqua, con numeri definiti, e non approssimativi;
3) Informare sui rischi dovuti alla assunzione e all'accumulo di arsenico;
4) Fornire acqua per uso igienico-domestico per non creare inconvenienti sanitari;
5) Vietare l'uso per acqua potabile a tutti gli utenti, non solo ai bambini;
6) Fornire approvvigionamenti di acqua potabile di buona qualità a tutti gli utenti e alle imprese alimentari;
7) Attuare il piano relativo all'azione correttiva (comprende un calendario dei lavori, una stima dei costi, la copertura finanziaria);
8) Sanzioni previste dall'art. 19 del D/lgs 31/2001, modificato e integrato dal D.lgs 27/2002
9) Applicazione delle penali previste dal contratto con il gestore;
10) Attivazione procedura d'infrazione delle norme comunitarie art. 226 e art. 228 del Trattato CE

martedì 21 dicembre 2010

Arsenico e le zone di Velletri


E' BENE SAPERE:
In queste zone della città di Velletri l'acqua è fuorilegge, perché supera i limiti previsti dalle norme italiane ed europee:
via del Camelieto, via Ariana, via di Cori, via Papazzano, via Troncavia, via Contrada S. Antonio, via Cerase Marine, Via Piazza di Mario, via della Caranella, via Colle Calcagno, Via Vecchia Napoli, Circonvallazione di Levante, via dei Volsci, via A. Mammuccari e vie limitrofe (via Ariana fino a via Ceppeta Inferiore, via Colle Calcagno, via Mariano Pieroni, viale Guglielmo Marconi.
Via Colle Noce, Via della Mortella (da via Colle Noce a via Colle Caldara), Via colle Ionci, Via Acqua Lucia, Via Appia Nord (da Via Madonna degli Angeli a via della Pilara), Via della Pilara, via della Faiola, via Aria Fina, via Colle dei Marmi, Via Ponte Minello, Via Appia Vecchia (da via Appia nord al civ. 59), Via Colle Ottone alto (da via Appia nord al civ. 101) e vie limitrofe. Via Poggi d’Oro, Via Panoramica, Via dei Pini, Via dei Genzanesi, Via dei Glicini, Via dei Castagni, Via delle Magnolie, Via degli Oleandri, Via delle Ginestre, Via delle Mimose, Via delle Fornaci, Via della Cava, Via degli Ulivi, Via delle Terme di Caligola, Via Appia Nord (Tratto da via Appia Antica e via della Picara) e vie limitrofe.

Secondo le indicazioni dei medici per l'ambiente, chi abita in queste zone deve evitare di bere l'acqua.

Una fonte alternativa è la fontanella di Via del Cigliolo 12, che riceve acqua del Simbrivio, con contenuto 0 di Arsenico.

Evitate in ogni caso un alto consumo di acque minerali, preferendo le acque sicure del Simbrivio.

sabato 4 dicembre 2010

Comunicato stampa: stop al pagamento delle bollette. Migliaia di persone oggi a rischio.

Ieri si è tenuta la quinta assemblea del Comitato Acqua Pubblica di Velletri, convocata d'urgenza nei giorni scorsi per affrontare l'emergenza arsenico. Durante i lavori è stata ricostruita l'intera vicenda, evidenziando come per almeno sei anni le istituzioni pubbliche e il gestore Acea non hanno adeguatamente affrontato il problema. La contaminazione delle acque di Velletri era infatti ben nota fin dal 2004, quando il Comune di Velletri comunicò ufficialmente la non potabilità delle acque alla Asl e all'Ato 2. In questi sei anni sarebbe stato possibile intervenire, ripristinando la potabilità dell'acqua, riportando il contenuto di arsenico sotto i 10 microgrammi litro stabiliti dalla legge 31 del 2001.
L'assemblea ha deciso di avviare diverse azioni a tutela della cittadinanza. I cittadini sono invitati a sospendere i pagamenti delle bollette, versando il solo canone, fino al completo ripristino nell'intero territorio comunale della potabilità dell'acqua; verranno inviati dossier ed esposti a tutte le autorità coinvolte, sia sulla questione dell'arsenico che sulla gestione più complessiva di Acea, con particolare riferimento alla mancata applicazione del parametro che misura la qualità del gestore (il parametro MALL), al mancato avvio della tariffa unica d'Ambito e della tariffa sociale. In situazioni come queste i più colpiti sono gli anziani, le famiglie monoreddito, i precari, i disoccupati. Appare, dunque, non più accettabile pagare per un servizio pessimo, con acqua non potabile, con turni anche invernali della distribuzione idrica e con una tariffa che non risponde a quanto era stato stabilito nei patti contrattuali.
L'assemblea del Comitato acqua pubblica denuncia che ad oggi nulla si sta facendo per fornire acqua potabile almeno ai bambini da 0 a 3 anni, azione ritenuta prioritaria dalla Commissione europea e dallo stesso ministero della salute.

Ad oggi - secondo gli ultimi dati dell'Istat - nella zona dei Castelli romani, interessata dalla presenza di arsenico nell'acqua, i bambini
da 0 a 3 anni residenti sono:
Albano Laziale 1691
Ariccia 693
Genzano di Roma 880
Lanuvio 631
Lariano 615
Velletri 2102
Castel Gandolfo 410
Ciampino 1481
Totale 8503
Ci chiediamo quanti di questi bambini stanno oggi assumendo (ovvero bevendo o usando per la preparazione degli alimenti) acqua con un contenuto di arsenico superiore ai 10 microgrammi litro, soglia considerata da tutti - è bene ripeterlo - come limite massimo per la popolazione fino a tre anni. A questo numero va aggiunto quello delle donne in gravidanza, altra categoria a rischio.
Denunciamo l'assenza di interventi da parte di Acea Ato 2, dei Comuni, della Provincia - in qualità di presidenza dell'Ato 2 - della Regione e del ministero della salute a tutela di questa parte della popolazione.
L'unica vera soluzione è l'immediata potabilizzazione dell'acqua distribuita nei Castelli romani e, più in generale, nei 128 comuni senza deroga dal 28 ottobre 2010. Ribadiamo poi la richiesta di rendere noti - in maniera diffusa - i dati delle Asl sulla qualità dell'acqua nei Castelli romani, dal momento di entrata in vigore del Dlgs. 31/2001 (1 gennaio 2004) ad oggi.
L'assemblea ha infine espresso piena fiducia nella magistratura di Velletri, che da tempo sta conducendo delle indagini sulla gestione idrica, come ha dichiarato recentemente il Procuratore Piro.
Il comitato acqua pubblica di Velletri attiverà lo sportello per le informazioni e per aiutare i cittadini a contestare questa gestione presso il dopolavoro ferroviario di Velletri, a partire dal prossimo venerdì, dalle ore 16 alle ore 19.

sabato 27 novembre 2010

Questione Arsenico. Ultimi aggiornamenti (27 novembre)

ACQUA: COMITATO VELLETRI, DEROGA NEGATA DA UE MA SINDACO INNALZA LIMITE ARSENICO = Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - La Commissione Europea ha rifiutato a 128 comuni italiani, fra cui 91 nel Lazio, la terza deroga relativa alla concentrazione di arsenico nell'acqua pubblica. In assenza di tale deroga, il parametro obbligatorio è quello di 10 microgrammi per litro d'acqua. Daniela Toncelli, del Comitato Acqua Pubblica di Velletri, ha fatto notare oggi nel corso di una conferenza stampa che «secondo analisi richieste dalla Procura di Velletri ed effettuate da Arpa Lazio, ad ottobre la concentrazione di arsenico nelle acque della cittadina, in ottobre, arrivava a 39, 58, addirittura 76 microgrammi per litro». «Sulla base di queste analisi - ha proseguito Toncelli - il sindaco di Velletri ha emesso un'ordinanza il 25 novembre in cui si impone di 'non erogare acqua al di fuori dei limiti consentitì, vale a dire 10 microgrammi/litro. Il giorno successivo, tuttavia, 26 novembre, in una nuova ordinanza del sindaco si legge di 'continuare a distribuire l'acqua i cui parametri, relativi all'arsenico, rientrino nel valore di 20 microgrammi/litrò ». «Il nuovo livello è stabilito 'alla luce della decisione della Commissione Europea del 28.10.2010' e di una nota della Regione Lazio del 18 novembre - conclude Toncelli - Senonchè la Commissione Europea ha concesso la deroga soltanto a otto comuni italiani, di cui sei in Lombardia e due in Toscana. Ed essendo questa la terza deroga, per legge può essere concessa solo dall'autorità comunitaria, non dalle autorità nazionali. Non capiamo dunque in base a quali criteri o norme il limite per la concentrazione di arsenico nell'acqua di Velletri sia stato portato a 20 microgrammi/litro». (Cmu/Ct/Adnkronos) 27-NOV-10

ACQUA: SINDACO VELLETRI, SU ARSENICO MI SONO ASSUNTO RESPONSABILITÀ NON MIE = Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - «Mi sono assunto responsabilità che non dovrebbero essere mie. Ho fatto una scelta: sarebbe stato più facile lavarsene le mani come fanno dal governo». Lo sottolinea all'ADNKRONOS Fausto Servadio, sindaco di Velletri (Roma), replicando ad alcuni rappresentanti del Comitato per l'Acqua Pubblica della cittadina, che oggi in una conferenza stampa hanno espresso dubbi sulla legittimità dell'ordinanza comunale del 26 novembre, con cui si stabilisce l'innalzamento del limite della concentrazione d'arsenico nell'acqua pubblica da 10 a 20 microgrammi per litro. «Nell'incertezza dei dati e delle opinioni, ho deciso di prendere io l'iniziativa, confortato da una nota della Regione in cui mi si dice di non considerare potabile l'acqua con una concentrazione d'arsenico superiore ai 20 microgrammi/litro. L'ho fatto nell'interesse dei cittadini», ha concluso il sindaco. (Cmu/Zn/Adnkronos) 27-NOV-10

venerdì 26 novembre 2010

Acqua all'arsenico nel Lazio. Conoscere subito i piani di rientro presentati in questi giorni


Oggi abbiamo letto - con una certa preoccupazione - gli interventi di Acea e di Mattei sulla questione arsenico. L’assessore regionale all’ambiente Marco Mattei sostiene che già da luglio la Regione si stava interessando alla questione, con un tavolo tecnico. Peccato che nella sede istituzionale di gestione delle acque - ovvero nell’assemblea dei Sindaci dell’Ato 2 - che si è tenuta il 5 luglio 2010, Mattei non abbia detto una sola parola sul tema dell’arsenico. Dava per scontata la deroga europea? Su che basi?
Per quanto riguarda il gestore privato delle acque della provincia di Roma (Velletri inclusa), il direttore dell'area idrica di Acea, Andrea Bossola parla di “nuove norme dell'organismo mondiale della sanità”. Bossola dimentica che le “nuove norme” sono del 1998, data della direttiva quadro della Commissione europea, recepita dal governo italiano nel 2001.
Oggi la Regione ha, poi, annunciato di aver presentato una nuova richiesta di deroga per l’arsenico, questa volta puntando più in basso, a 20 microgrammi litro. Come dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Mattei iniziasse a rendere immediatamente pubblici i piani di rientro che Acea ha preparato per la nuova richiesta di deroga. Ricordiamo poi che fino a nuovi pronunciamenti della Commissione Europea, il limite per l'arsenico nelle acque del Lazio è di 10 microgrammi e non 20 come qualcuno cerca di far intendere in queste ore.

giovedì 25 novembre 2010

Il piano di interventi di acea ato2 per l'arsenico avrebbe dovuto concludersi entro il 2010?

Leggiamo nel sito di acea ato2:
E’ stato predisposto uno specifico Piano di Interventi per eliminare le cause del deficit di qualità, in base al quale, in considerazione dei tempi tecnici necessari per la realizzazione delle opere, Acea ATO2 S.p.A. ha richiesto alla Regione Lazio, come previsto dallo stesso D.Lgs.31/01, deroghe temporanee nei limiti consentiti per l’adeguamento definitivo.
http://www.aceaato2.it/ViewDocument.aspx?docid=9b550a5cc0dc4dfaabdf637b5a288a79


A maggio 2008 Acea ato2 presentava un "Piano di Interventi" per eliminare le cause del deficit di qualità dell'acqua per la città di Velletri successivamente approvato dalla Regione "come da Decreti del presidente della Regione Lazio emanati su autorizzazione del Ministro della Salute di concerto con il Ministro dell'Ambiente" ad Aprile 2009.

In questo "Piano di Interventi" la fine dei lavori coincide con la fine del 2010.

Le deroghe italiane scadevano a Dicembre 2009.

Infatti nel Bolletino Ufficiale del Lazio (21 del 06/06/2009) si legge "CONSIDERATO che 25 Dicembre 2009 scadrà il secondo triennio di deroga, previsto dall'art. 13, comma 4 del Decreto Legislativo n31/2001 e che, qualora risulti necessario un ulteriore anno di deroga, i gestori, al fine dell'acquisizione del parere favorevole della Commssione europea, dovranno trasmettere alla Regione un dossier completo ed esaustivo che contenga tutte le informazioni dettagliate sugli interventi effettuati e le motivazioni che rendono necessario ulteriore periodo di deroga"


Ora, come è possibile che il Ministero della Salute italiano abbia approvato un "Piano di Interventi" di acea ato2 fino al secondo semestre 2010 se non sapeva ancora se la Commissione europea avrebbe dato un parere positivo a ulteriori deroghe per il 2010?

Inoltre in questo momento tutti parlano di "nuove deroghe fino al 2012". Ora, questo "Piano di Interventi" de acea ato2 presentato (ed approvato) IN OGNI MODO DOVEVA CONCLUDERSI IL 31 DICEMBRE 2010.

Perché altro tempo al gestore?

Come mai i livelli di arsenico, come risultano dai dati als, sono ancora molto al di sopra i 10
µg/L (microgrammi/L) e, in alcuni casi, superano di molto i 50µg/L?

Come mai il "Piano di Interventi", a Ottobre -Novembre 2010 non ha ancora prodotto risultati?

martedì 23 novembre 2010

Importante denuncia di Medicina democratica sull'Arsenico a Velletri


(Articolo pubblicato originalmente l'8 luglio 2009)

L'informazione è stata giudicata parziale, falsa e illegale. Vi preghiamo quindi di riportare integralmente la valutazione indipendente dell'associazione di medici, che lanciano l'allarme sulla situazione dell'acqua nella nostra città.
Vista l'importanza del tema, abbiamo chiesto all'associazione nazionale di medici "Medicina democratica" di valutare l'avviso diffuso dal Comune di Velletri, da Acea Ato 2 e dalla Asl RM H in relazione alla presenza dell'arsenico, del fluoro e del vanadio nell'acqua di Velletri.
Il comitato vigilerà da vicino la situazione, denunciando tutte le eventuali omissioni, a tutela della salute della nostra città.
COMITATO ACQUA PUBBLICA VELLETRI
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Comunicato/ Rischio dell’Arsenico a Velletri e falsa informazione in ACEA ATO2
In merito all’ Avviso alla cittadinanza pubblicato dal Comune di Velletri sottoscritto insieme ad ACEA ATO2, Segreteria Tecnico Operativa di ATO2 e ASL RMH del 6 luglio 2009 dove si sostiene che la deroga richiesta è stata concessa dalla Regione Lazio affinché le concentrazioni degli elementi tossici Fluoro, Arsenico, Vanadio possano salire rispettivamente a:
- Fluoro fino a 2,5-3 mg/ litro
- As fino a 50 microgrammi/ litro
- Vanadio fino a 100 microgrammi/ litro
e che “è importante evidenziare che i nuovi limiti sono estremamente cautelativi e il loro superamento entri i valori massimi ammissibili non provoca effetti acuti”…
Ricordiamo alla popolazione
che il decreto legge n. 31 del 2001, entrato in vigore a dicembre del 2003, stabilisce i criteri che deve avere l’acqua per essere destinata al consumo umano, cioè potabile.
L’acqua deve essere salubre e pulita e non contenere nessuna sostanza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.
Dalla fine del 2003, in teoria, l’acqua potabile dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto.
Il Decreto legislativo n. 31 del 2001 fissa una serie di parametri molto restrittivi per i veleni che possono provocare danni alla salute. Ma ecco l’inghippo: i gestori idrici hanno chiesto, tramite le regioni, di poter distribuire in taluni casi acqua "non potabile", grazie a un decreto specifico che consente di alzare temporaneamente i limiti previsti per talune sostanze tossiche. L’inghippo si chiama “deroga”, prevista dalla Comunità Europea in casi eccezionali (Direttiva 98/83/CE), per periodi limitati di tempo e a condizioniASSOLUTAMENTE non aggirabili in nessun modo qualora se ne faccia uso. La normativa per il rilascio delle “deroghe” esige che:
  1. La deroga non rappresenti un rischio per la salute umana
  2. L’ approvvigionamento delle acque potabili non possa essere mantenuto nella zona con altro modo congruo.
  3. La deroga abbia durata più breve possibile, non superiore ai tre anni (rinnovabile solo due volte).
In particolare la normativa sulle deroghe prevede che
  1. La popolazione sia informata preventivamente in modo esauriente sulle condizioni attuali dell’acqua in relazione alla sua potabilità.
  2. La popolazione sia informata immediatamente, qualora l’acqua NON sia più potabile, in quanto siano stati superati i limiti previsti per legge dalla Comunità Europea e accettati dall’Italia tramite la suddetta legge, attraverso pubblici avvisi spiegando dettagliatamente i danni alla salute in cui può incorrere non solo in acuto, ma soprattutto a DISTANZA e dunque per intossicazione CRONICA come tumori e malattie degenerative..
  3. La popolazione sia informata accuratamente che per poter erogare l’acqua comunque, anche se NON potabile, deve essere richiesta una deroga valida solo per 3 anni, che viene concessa dunque SOLO per ragioni di grave impossibilità a fornire acqua potabile nei limiti di Legge, rinnovabile per motivi ancora più gravi o gravissimi solo altre due volte
  4. La popolazione sia informata che il Gestore ha l’OBBLIGO di instaurare contestualmente tutte le azioni indispensabili per restituire all’acqua la potabilità riportando gli inquinanti entro i limiti di Legge nel tempo più breve possibile.
  5. La popolazione sia informata che qualora il Gestore ritardi o non metta in atto tutte le procedure realizzando gli investimenti necessari sarà sanzionato dalla UE , multe che pagheremo ancora noi cittadini con i nostri soldi.
Ricordiamo alla popolazione che cosa sia l’Arsenico e come siano nate le “deroghe”

«Nella Toscana meridionale sono stati raccolti alcuni campioni di acqua potabile con concentrazione di Arsenicosuperiore al limite consentito dalla normativa vigente», ammette Mario Dall’Aglio, già docente di Geochimica ambientale alla Sapienza di Roma. «Una deroga è stata concessa, consecutivamente per quattro anni, dalla Regione Toscana e in parte nel Lazio. Deroghe di questo tipo sono una vecchia consuetudine italiana», dice Dall’Aglio, «ma nel passato sono state applicate per sostanze con tossicità non elevata e in assenza di effetti marcatamente cronici (ad esempio, per i fitofarmaci). Oggi sappiamo bene che l’assunzione di Arsenico può indurre rischi alla salute davvero gravissimi e irreversibili come tumori interni, con periodo di latenza anche superiore ai10-15 anni».
Non ci risulta ad oggi che nessuna di queste condizioni in relazione alla informazione dovuta e agli conseguenti all’inquinamento da Arsenico siano state rispettate dal Comune di Velletri, prima,e da ACEA ATO2 subentrata poi nella gestione dell’acqua di Velletri.
Denunciamo pertanto questo Avviso pubblico come:
  • parziale perché nasconde la vera informazione prevista per Legge dalla Comunità Europea: la popolazione non è mai stata informata nei modi e nei tempi previsti dalla Legge in vigore dal dicembre del 2003;
  • falso perché volutamente fa credere alla popolazione che i danni attesi da questi tossici siano quelli acuti, quando tutta la letteratura scientifica mondiale (e la legislazione europea) lancia da sempre l’allarme suidanni non tanto per l’esposizione acuta, quanto piuttosto a distanza per contaminazione cronica. Il vero rischio dell’ìnquinamento è cronico, infatti la UE prevede un limite massimo dell’As a 10 microgrammi litro e l’OMS sta pensando di abbassarlo ulteriormente in quanto l’Arsenico è in classe 1 per i tumori (= rischio massimo); inoltre non è previsto da nessuna Legge che i cittadini dei territori vulcanici debbano per forza bere acqua arsenicata;
  • illegale perché realizzato non secondo i criteri previsti dalla Legge italiana ed europea in merito alle comunicazioni sul tema da riservare ai cittadini:
  • illegittimo in quanto l’Italia ha preso un impegno etico solenne aderendo, come Paese che fa parte dell’ONU, al Patto del CESCR.
"I Paesi che hanno aderito al Patto del CESCR (Pacte relatif aux droits économiques et culturels en novembre 2002) avranno l'obbligo di rispettare, proteggere e soddisfare il diritto delle persone a bere una acqua sana. L'obbligo di rispettare tale diritto impone agli Stati aderenti al Patto di impedire la messa in opera di pratiche che portino all'ostacolo del godimento di questo diritto attraverso:
- pratiche condizionanti l'accesso a l'acqua POTABILE in modo equo;
- polluzione illegale dell'acqua da scarichi effettuati grazie alla mancanza di strutture di controllo dello Stato."
(Nota bene: tra i Paesi che hanno aderito è inclusa l'intera Europa prima dell’allargamento.)
Cittadini di Velletri,
come vedete i due versanti sono delineati con nettezza: da una parte dobbiamo avere il diritto all'accesso ad unaquantità equa pubblicamente controllata di 50 litri d’acqua gratis al giorno, dall'altra è indispensabile il diritto ad avere garanzie sulla qualità equa, come previsto dall’ONU e dall’OMS, che per essere tale, anche in questo settore deve essere pubblicamente controllata . Ma i due versanti in questione riguardano la stessa goccia. Ergo, il diritto non è garantito non solo se manca l’acqua, ma anche se l'acqua di fatto non è assolutamente potabile!
Invitiamo pertanto con fermezza i firmatari:
  • a ritirare immediatamente questo Avviso in quanto pericoloso per la salute pubblica e sostituirlo immediatamente con un Avviso e con una Campagna informativa corretta realizzata rigorosamente a norma di Legge;
  • a rinunciare ad ogni ed ulteriore deroga considerato che la presente è già stata chiesta per il limite massimo possibile per l’Arsenico di ben 50 microgrammi/l;
  • a varare subito tutti gli investimenti necessari per eliminare definitivamente l’inquinamento da As e rientrare al più presto nei limiti dei 10 microgrammi/ litro previsti per Legge.
Medicina Democratica

Arsenico e gestione privata I

Per capire quello che è accaduto - almeno nella provincia di Roma - è necessario considerare alcuni elementi:

- con la gestione privata di Acea, ogni anno i cittadini pagano più di 70 milioni di euro di "remunerazione del capitale", ovvero di profitti per la società; se vi fosse una gestione pubblica questi soldi sarebbero oggi disponibili per interventi immediati;

- la presenza dell'Arsenico è ben nota fin dal 2003/2004, quando entrò in vigore la legge sulla qualità dell'acqua. Da allora Acea ha solo presentato la lista delle "buone intenzioni", che tecnicamente si chiamano "piani di rientro", chiedendo deroghe su deroghe. Oggi i nodi vengono al pettine...

- in questi anni l'informazione per la popolazione  è stata confusa e poco trasparente. In una nota diffusa lo scorso anno si diceva genericamente che esisteva una deroga, senza specificare quali sono i rischi per la popolazione. Acea non ha mai diffuso sul suo sito o sulle bollette i dati sulla qualità dell'acqua;

- i comitati che denunciano da anni il problema venivano tacciati di allarmismo. Oggi è la Commissione europea a dire come stanno le cose, e tutti tacciono;

- è scandaloso che la Regione Lazio non dica ancora nulla, non presenti pubblicamente un piano di emergenza...

Possibile che al momento della richiesta di deroga non abbiano pensato a cosa fare se veniva respinta?

lunedì 22 novembre 2010

No alla deroga per l'arsenico. Inviata diffida a Zingaretti e Comune di Velletri

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha inviato oggi una diffida al presidente dell'autorità d'ambito Ato 2, Nicola Zingaretti, e al Sindaco di Velletri, Fausto Servadio, chiedendo che vengano attuate immediatamente tutte le iniziative per garantire l'erogazione di acqua nei limiti della legge 31/2001. Come è noto il 28 ottobre scorso la Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga per l'arsenico. Gli uffici della direzione ambiente della Commissione europea hanno informato il comitato di Velletri che la decisione è già stata notificata alle autorità italiane.

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha chiesto, infine, che vengano resi noti subito i dati sulla qualità dell'acqua.
Vogliamo ricordare, infine, che durante l'ultima assemblea dei soci di Acea Ato 2 - tenutasi nel maggio scorso - il presidente della provincia di Roma Zingaretti aveva chiesto che metà degli utili della società servissero come anticipo per affrontare subito l'emergenza idrica. Acea spa - che possiede il 97% di Acea Ato 2 - ha respinto la richiesta. Se quei soldi fossero stati utilizzati sei mesi fa, probabilmente oggi non ci troveremmo davanti a questa situazione di emergenza. Ancora una volta appare chiaro come con la gestione privata dell'acqua i profitti vengano prima delle esigenze della popolazione.

venerdì 5 novembre 2010

Da 11 mesi mancano le deroghe per l'arsenico e fluoro per Velletri e Castelli romani

Estratto del dossier "Il libro nero delle acque. Il caso Velletri"

Le deroghe

Nel maggio del 2008, come già accennato, Acea Ato 2 ha presentato una richiesta di deroga ai parametri di legge per Arsenico, Vanadio e Fluoro (per Velletri).

Fino a quel momento – dal 14 novembre 2006 al maggio 2008 – l'acqua era stata distribuita utilizzando una ordinanza del sindaco di Velletri (giunta Cesaroni) del 2006. Non si trattava di una deroga: nessuna autorizzazione in tal senso era stata emessa dal ministero della salute e dalla Regione Lazio, come prevede la legge (Dlgs. 31/2001).

La prima ed unica deroga concessa per il Comune di Velletri è stata decretata il 21 aprile del 2009, con il decreto del presidente della Regione Lazio numero 263. In sostanza dal 14 novembre 2006 fino al 21 aprile 2009 l'acqua è stata erogata con parametri fuori dai limiti di legge senza nessuna deroga.

La deroga si basa sul concetto di VMA, ovvero valore massimo ammissibile. E' un concetto un po' curioso inserito all’interno del Dlgs 31/2001, per permettere gli sforamenti dei limiti di legge. Tale valore ha un senso se limitato nel tempo: ebbene, la presenza di Arsenico nell'acqua di Velletri è dimostrata da almeno cinque anni; molto più probabilmente il periodo di esposizione della popolazione a questo metallo pesante – considerato cancerogeno – è decisamente superiore.

Attualmente non esiste una deroga su questi parametri, poiché sulla richiesta della Regione Lazio si deve pronunciare la Commissione europea. La scadenza dell'ultima – e unica – deroga è stata spostata sine die da un decreto del Presidente della Regione Lazio il 30 dicembre 2009. La legge 31/2001 non prevede lo slittamento della scadenza delle deroghe.

Sull’intera procedura utilizzata dalla Regione Lazio e dal Ministero della Salute – con l’avvallo dei sindaci dei Castelli romani, compreso quello di Velletri – vi sono molti dubbi, tanto da far ipotizzare una illegittimità della attuale situazione:

- il 25 giugno 2009 Acea Ato 2 richiede alla Regione Lazio una ulteriore deroga

- il 13 novembre 2009 il Ministero della Salute invia la richiesta di parere alla Commissione europea; tale parere è obbligatorio e deve essere rilasciato entro 90 giorni; ad oggi non vi è informazione di tale parere, facendo ipotizzare una valutazione negativa;

- il 29 dicembre 2009 si è tenuta in prefettura di Roma una riunione tra Ministero della Salute, Regione Lazio, Acea Ato 2, Sto Ato 2 e i comuni; il comune di Velletri era rappresentato dall’assessore Pocci, che non è intervenuto (almeno secondo quanto riportato dal verbale della riunione);

- in questa riunione è stato proposto dal Ministero della salute l’emissione di una proroga dei termini di scadenza della deroga, per il breve periodo necessario all’ottenimento del parere della Commissione europea; tale termine scadeva il 13 febbraio 2010;

- la legge 31/2001 e la direttiva UE del 1998 sulla qualità dell’acqua non prevedono la procedura attuata dal ministero della salute e decretata, il 30 dicembre 2009, dalla presidenza della Regione Lazio, su proposta dell’assessorato all’ambiente;

- il 23 aprile 2010 il presidente della Regione Lazio è emanato un decreto di deroga per il solo parametro del Vanadio – nella zona dei Castelli romani, comuni di Albano, Ardea. Ariccia, Genzano, Lanuvio, Velletri, Ciampino e Aprilia – dove non vi è traccia di deroghe per Arsenico e Fluoro;

- il decreto del 23 aprile 2010 deriva dal decreto del 20 marzo emesso dal Ministero dell’Ambiente, che autorizza esclusivamente la deroga per il Vanadio (e clorito e trialometani in altre zone del Lazio); in questo decreto era previsto:

“La regione deve provvedere ad informare la popolazione interessata in attuazione del disposto di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, art. 13, comma 11, relativamente alle elevate concentrazioni dei predetti valori nell'acqua erogata quale che ne sia l'utilizzo, compreso quello per la produzione, preparazione o trattamento degli alimenti e deve fornire consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare”.

Nessuna informazione è stata inviata alla popolazione di Velletri su questa deroga: forse non si vuol far sapere che non è stata concessa la deroga per l’Arsenico?


La mancata informazione

Quello della corretta informazione per i cittadini è forse il nodo centrale della questione della qualità dell’acqua. La legge che regolamenta il servizio idrico integrato in questo senso è chiara: i cittadini hanno il diritto di sapere che acqua stanno bevendo.
Nel febbraio del 2009 – su sollecitazione del comitato acqua pubblica – il consiglio comunale di Velletri ha chiesto alla giunta la pubblicazione dei dati sulla qualità dell’acqua. Solo nel giugno del 2010 l’amministrazione comunale ha provveduto ad inserire sul sito istituzionale le tabelle elaborate da Acea con i dati aggregati per il 2009 e quelli parziali del 2010 (fino al mese di aprile). Poi il nulla. E’ terminato il problema dell’arsenico? No, evidentemente. Semplicemente Acea e il Comune ritengono che i cittadini non devono essere informati.
Non è solo Acea ad effettuare le analisi, ovviamente. L’Arpa Lazio – su richiesta della Asl – può, e deve, analizzare le acque, per verificare se sono conformi ai parametri di legge. Più volte il comitato acqua pubblica ha chiesto copia di tutti i rapporti dell’Arpa alla Asl Rm H, vedendosi negare l’accesso con motivazioni sostanzialmente burocratiche (ad esempio non avere seguito un regolamento mai pubblicato sul sito dell Asl).
Acea Ato 2 e la Sto, infine, non hanno mai pubblicato sui siti le analisi dell’acqua, come avviene in altri ambiti idrici nel Lazio e in Italia. Al cittadino non far sapere l’acqua che beve…