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mercoledì 6 luglio 2011

CASSAZIONE: I GESTORI IDRICI NON POSSONO FARE ISCRIZIONE A RUOLO SULLA BASE DELLE SEMPLICI FATTURE

Comunicato stampa comitato acqua pubblica di Aprilia

ACQUAPRILIA: UN’ALTRA IMPORTANTE VITTORIA PER TUTTI

CASSAZIONE: I GESTORI IDRICI NON POSSONO FARE ISCRIZIONE A RUOLO SULLA BASE DELLE SEMPLICI FATTURE, MA DEVONO PRIMA PASSARE PER IL GIUDICE TERZO - NULLE LE CARTELLE ESATTORIALI.
La Corte di CASSAZIONE (Rg 20057/09 Ordinanza collegiale del 4/7/2011) ha giudicato MANIFESTAMENTE INFONDATE la tesi di Aqualatina SPA che ha ritenuto di poter iscrivere a ruolo decine di migliaia di fatture e far procedere EQUITALIA GERIT con l’emissione di altrettante cartelle esattoriali nei confronti dei cittadini di Aprilia e di tutto l’ambito idrico[1].
La Società con arroganza e pervicacia ho continuato per anni con tale procedura illegittima e manifestamente infondata, nonostante miglia di sentenze del tribunale di Latina continuassero ad annullare le cartelle esattoriali condannando la società alle spese di giudizio.
Nonostante già nel febbraio 2009 il Giudice Di Pace di Terracina- dott.Eugenio FEDELE avesse denunciato alla Procura di Latina tale abuso perpetrato dai vertici della Società.
Abuso denunciato anche dal nostro Comitato civico per ben 3 volte nel 2009.
Ancora una volta le loro azioni vessatorie hanno attenuto l’effetto boomerang che meritavano.
Adesso la EQUITALIA GERIT annulli tutte le cartelle esattoriali emesse e sospenda ogni procedura vessatoria.
Sappiamo che anche questa volta però la Società non vorrà accettare il verdetto e continuerà con i distacchi selvaggi, tagliando lucchetti a protezione dei contatori e violando la proprietà privata. Proveranno come sempre a farci sentire con l’acqua alla gola.
Ma noi continueremo la nostra “resistenza civica a mani nude” e saremo da esempio per tutti, forti dei 27 milioni di cittadini che votando i referendum sull’acqua hanno detto NO alla gestione privata dell’acqua ”tipo acqualatina”.
Oggi una popolazione fiera ha saputo resistere con tanto impegno e sacrifici e rinunce personali e collettivi. Un grazie affettuoso quindi a tutti i concittadini che pur in mille difficoltà economiche hanno trovato la forza e la fiducia di continuare ad opporsi nei tribunali alle arroganze ed alle illegalità del gestore. GRAZIE!
Mille grazie ancora una volta ai legali Avv.ti Carlo BASSOLI e Lucio FALCONE che ci hanno assistito in cassazione e che insieme all’Avv.to Oriana MARTELLUCCI continuano a seguirci ed assisterci da anni.
Per contro nutriamo ancor sdegno verso l’acquapoliticapontina che ha cercato di tutelare il gestore anche per l’emissione delle migliaia di cartelle illegittime inviate ai cittadini.
Amministratori e politici che da anni hanno assunto l’atteggiamento delle tre scimmiette “non vedo, non sento, non parlo” e sono sordi alle ragioni dei comitati civici che ancora una volta e soprattutto con la vittoria referendaria hanno saputo interpretare le giuste ragioni della cittadinanzattiva.
Non possiamo poi che chiedere le dimissioni in blocco dell’OTUC (organismo tutela consumatori) visto che non ha saputo difendere i cittadini sull’arsenico, sui distacchi selvaggi e tanto meno sulle vessatorie cartelle esattoriali. Dovrebbero essere i primi tutori a difesa dell’arroganza del gestore ed invece legittimano i suoi comportamenti arroganti e vessatori.
Tutti i responsabili di cariche pubbliche e private che agiscono nella Società e nella Conferenza dei Sindaci che hanno permesso al gestore di perpetrare per anni questo comportamento con cartelle esattoriali manifestamente illegittime devono chiedere scusa ai cittadini e si devono dimettere!
Anche perché la Società con il suo comportamento manifestamente infondato sul piano giuridico ha fatto si che si instaurassero migliaia e migliaia di ricorsi nei tribunali, ingolfando la macchina della giustizia e determinando condanne alle spese a carico del gestore che ormai superano il milione di euro che. Spese che Acqualatina tarda a saldare ai ricorrenti vincitori.
Più di 1 milione di euro che la Società cercherà di recuperare sulle bollette dei cittadini, costi impropri che invece dovranno essere imputati agli amministratori che hanno creato questo danno societario.
Ormai ne il senatore Claudio FAZZONE, ex presidente di Acqualatina, ne l’attuale (… ossia il suo legale) Avv.to Giuseppe ADDESSI potranno più scrivere nel bilancio che “non vi sono concentrazioni significative di rischio di credito con l’affidamento del servizio di recupero dei crediti tramite riscossione coattiva operata da Equitalia Gerit”.
L’abuso è finito … vi aspettiamo al prossimo !!!
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
[1] non e’ possibile iscrivere a ruolo e quindi emettere cartelle esattoriali per crediti di natura privatistica (contratto per il servizio idrico) sulla base della semplice fattura. il gestore si deve prima dotare di un titolo esecutivo valido ed efficace (pronunciamento del giudice terzo sul credito vantato)
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Sentenza su CASSAZIONE.NET

mercoledì 20 aprile 2011

Profitto Acea record per l'anno orribile dell'arsenico

Il profitto record di Acea Ato 2 - 58,96 milioni di euro - per l'anno terribile dell'arsenico è uno schiaffo doppio per la cittadinanza. Come è possibile che un gestore che non è stato in grado lo scorso anno di garantire acqua potabile per tutta la popolazione possa intascarsi un simile premio? Come si conciliano quasi sessanta milioni di dividendi con un'acqua che - lo scorso ottobre - a Velletri ha raggiunto punte di arsenico fino a sette volte i valori di legge?
Ancora una volta gli azionisti hanno detto no alla proposta della provincia di Roma di destinare parte di questi utili agli investimenti necessari nella zona dei Castelli romani. Da una parte Acea ottiene la terza deroga per l'arsenico e una gestione commissariale che garantirà
lo scavalcamento di molte norme; dall'altra la stessa società ottiene da una conferenza dei sindaci pigra e distratta aumenti delle tariffe che servono solo agli azionisti.

Solo la via del referendum potrà restituire queste risorse ai cittadini, migliorando la qualità dell'acqua, con tariffe più eque. Ricordiamo che il secondo quesito che si voterà il 12 e 13 giugno abolirà quel ricavo garantito che per Acea è stato uguale a 58,96 milioni di euro solo nel 2010.

mercoledì 30 marzo 2011

Corriere sella Sera: Arsenico, inchieste a Viterbo e Velletri

Nei prossimi giorni saranno ascoltati i 33 sindaci del Viterbese nei cui acquedotti è stata rilevata una concentrazione d'arsenico oltre i limiti consentiti

ROMA - Un fascicolo contro ignoti, relativo alla presenza di arsenico nell'acqua oltre i limiti consentiti, è stato aperto dalla Procura della Repubblica di Viterbo. L'inchiesta sarebbe scaturita dagli esposti presentati nei giorni scorsi da alcune associazioni di tutela dei consumatori e dai Verdi. Il pubblico ministero Massimiliano Siddi, titolare del procedimento, ha ascoltato per oltre due ore, come persona informata sui fatti, il sindaco di Viterbo Giulio Marini. Mentre accertamenti sono stati disposti anche dalla procura di Velletri dopo le denunce presentante dal Comitato per l’acqua pubblica dei Castelli, nei prossimi giorni saranno ascoltati i 33 sindaci del Viterbese nei cui acquedotti è stata rilevata una concentrazione d'arsenico oltre i 10 milligrammi/litro consentiti.
VITERBO, 9 I COMUNI «FUORILEGGE» - Tra questi, 24 sono rientrati nei limiti per decreto comunitario. Vale a dire grazie alla proroga fino a 20 milligrammi/ litro concessa giorni fa dalla Commissione Ue alla Regione Lazio. Nove, nei quali la concentrazione di arsenico supera i 21 milligrammi, con punte di 50-55, restano «fuorilegge». Si tratta di Capranica con 42, Carbognano con 30, Castel Sant’Elia, Civita Castellana che va da 19 a 49, Farnese con una media di 26, Ronciglione con un minimo di 28 a un massimo di 32, Sutri che, a seconda della zona, oscilla tra i 16 ai 40, Vetralla compresa tra i 20 e 48 e Villa San Giovanni in Tuscia con 22. Problemi anche a Viterbo nella frazione Carcarelle, dove è stato registrato un picco di 40 microgrammi per litro, Tobia e San Martino al Cimino (zona piazza Doria Pamphilji e strada Erodiano).

MARINI: « NECESSITA’ DI FONDI REGIONALI» - «Il pm mi ha chiesto chiarimenti circa i provvedimenti adottati dalla mia giunta – dice il sindaco di Viterbo Marini - con particolare riferimento alle iniziative mirate a sensibilizzare la cittadinanza sul problema arsenico». Il magistrato ha chiesto al primo cittadino notizie anche sui provvedimenti che intende adottare per risolvere definitivamente la questione. «Ho risposto - aggiunge - che l'obiettivo finale è l'installazione di dearsenificatori ai vari pozzi che alimentano i nostri acquedotti. Ma per raggiungerlo abbiamo bisogno di appositi finanziamenti dalla Regione Lazio». Altre domande hanno riguardato l'attuazione dei provvedimenti richiesti dalla Regione Lazio e lo stato dell'arte sull' installazione di fontanelle con acqua dearsenificata. «Ho ribadito - conclude Marini - che stiamo lavorando per allestirle nei tre punti del capoluogo in l'arsenico è fuori norma».

L’OPPOSIZIONE: « RIDURRE LE BOLLETTE» - Intanto in consiglio regionale è ancora polemica tra l’opposizione e l’assessore all’Ambiente Marco Mattei. Claudio Bucci (Idv) chiede la «riduzione delle bollette sinchè l’acqua non rientrerà nei valori previsti dalla legge» mentre Nando Bonessio (Verdi) osserva che «il problema è che i cittadini subiscono gli effetti dell'arsenico, che è bene ricordarlo si accumula nell'organismo, da molto prima dell'entrata in vigore della direttiva europea nel 2003. Siamo convinti che nonostante la deroga arrivata da Bruxelles l'emergenza non sia finita e sia necessario intervenire subito». Infine le accuse di Sel, per bocca del Guglielmo Abbondati, coordinatore regionale, e Claudio Pelagallo, dell'Assemblea nazionale: «La deroga Ue non cambia gli effetti sulla salute umana perchè l'acqua non si depura con le norme, ma con interventi di risanamento».

«IL CENTROSINISTRA CONSENTI’ ARSENICO A 50 MG/L» - Mattei però ribadisce che la «deroga rientra nei limiti, in accordo con le linee guida dell’Organizzazione mondiale per la sanità, per l'acqua potabile che può essere somministrata per brevi periodi in tutta sicurezza, evitando ovviamente l'utilizzo da parte dei soggetti a rischio e in particolare ai bambini sotto i tre anni”». L’assessore alla Sanità infine puntualizza polemico: «Non dimentichiamo che negli anni in cui Verdi e Sel avevano responsabilità di governo, con Marrazzo prima e Montino poi, è stata autorizzata l'erogazione di acqua potabile con concentrazione di arsenico a 50 milligrammi per litro e che persino la loro ultima richiesta di deroga alla Ue, che risale al 2009, si attestava su tale valore».

IL COMMISSARIO UE : «ITALIA INADEMPIENTE» - Secondo Janez Potocnik, il commissario Ue all’ambiente che l’ha firmata, la deroga «è stata valutata sulla base di dati scientifici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità». Fino al 31 dicembre 2012, il limite massimo ammesso passa da 10 milligrammi/litro a 20 milligrammi/litro ma non sono concessi limiti superiori ai 20 milligrammi, «perchè - ha aggiunto Potocnik - potrebbero causare danni alla salute». Il Commissario ha poi sottolineato che ogni Stato membro deve fornire un rendiconto triennale relativo alla presenza di sostanze nell'acqua e per quanto riguarda l'esercizio 2005-2006, «l'Italia non ha ancora fornito la sua documentazione».

Alessandro Fulloni
30 marzo 2011


fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_30/acqua-arsenico-inchieste-viterbo-velletri-fulloni-190342354382.shtml

mercoledì 23 febbraio 2011

Alemanno congela la privatizzazione di Acea fino ai referendum sull'acqua

COMUNICATO STAMPA

Alemanno congela la privatizzazione di Acea fino ai referendum sull'acqua
Oggi, al margine degli Stati Generali della Città, al Palazzo dei Congressi di Roma si è svolto un incontro tra il Sindaco Gianni Alemanno e la rete “Roma Bene Comune”, che riunisce diverse vertenze cittadine attive sulle politiche abitative, ambientali e sociali.

Il comitato referendario romano 2 sì per l'acqua bene comune, presente all'incontro, oltre a consegnare al “primo cittadino” la bottiglietta dell'acqua bene comune per ricordargli la sua importanza come diritto di tutti, ha incassato un'importante dichiarazione. Il Sindaco ha infatti dichiarato che nessun passo verrà fatto verso un'ulteriore privatizzazione di Acea fino all'esito della consultazione referendaria, avallando, di fatto, quella richiesta di moratoria avanzata nel corso di un consiglio comunale speciale su Acea e, in quella sede, bocciata. Un ulteriore segnale di come la messa in discussione della privatizzazione dei servizi idrici portata avanti dai movimenti per l'acqua bene comune abbia conquistato un posto di rilevo nell'agenda politica, ed un segnale incoraggiante in vista della  consultazione referendaria della prossima primavera.

Roma, 23 febbraio 2011


sabato 4 dicembre 2010

E' dal 2008 che chiediamo i dati sull'acqua

Nell'assemblea promossa dal Comitato del novembre 2008 - dedicata al tema arsenico - era stato deciso di chiedere tutti i dati sulla qualità dell'acqua ad Acea, al sindaco di Velletri, all'Asl RM H, alla STO ATO2, Al Garante regionale del SII e all'assessore regionale all'ambiente e cooperazione tra i popoli. Nessuno ha risposto.

Eppure era molto chiaro:

(I cittadini) chiedono alle istituzioni sopraindicate, ai sensi dell'articolo 162 del D. Leg 152/2006 (Norme in materia ambientale), che il Gestore Acea Ato 2 Spa divulghi con urgenza tutti i dati relativi alla qualità dell'acqua distribuita per uso umano nel Comune di Velletri attraverso i siti web dell'Ato 2 e del Comune di Velletri.
Velletri, 8 novembre 2008

mercoledì 17 giugno 2009

Acea. Serve chiarezza sugli investimenti

Nei giorni scorsi l'assessore ai rapporti con Acea Ato 2 di Velletri Sandro Moretti ha annunciato lo stanziamento di circa 130 milioni di euro d'investimenti per la struttura idrica di Velletri, Genzano e Albano. Probabilmente l'amministrazione comunale di Velletri è in possesso di documentazione o di informazioni differenti rispetto a quelle ufficiali.
L'organo che si occupa della programmazione degli investimenti è la Conferenza dei Sindaci. Nell'ultima riunione gli amministratori hanno discusso e approvato un documento programmatico sugli investimenti, dove sono specificati i fondi disponibili, che saranno utilizzati nei prossimi tre anni. Alleghiamo per maggiore trasparenza il documento ufficiale, approvato anche dalla giunta di Velletri.
Prima di analizzare nel dettaglio la questione degli investimenti, è necessario chiarire fin da subito che la cifra di 130 milioni di euro si riferisce ai 74 comuni della Provincia di Roma attualmente in Ato 2, escludendo il Comune di Roma, che dispone di una linea di finanziamento specifica e privilegiata. Dunque la cifra annunciata dall'assessore Moretti non si riferisce - purtroppo - solo alla zona compresa tra Albano e Velletri, ma all'intero territorio provinciale. E' una bella differenza... Se così non fosse, vorremmo conoscere nel dettaglio i dati in possesso del Comune, visto che gli investimenti li paghiamo noi cittadini.

1. Quanto ha investito Acea fino ad oggi? Quanto doveva essere investito?


Dal 2003 al 2007 (primo quinquennio della gestione dell'Ato 2) Acea Ato 2 Spa ha investito molto meno rispetto a quanto era stato previsto.
Ecco i dati ufficiali:

2003
Investimenti realizzati intero Ato 36.034.707 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 43.800.000
Investimenti per i comuni della provincia 2.146.284 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 25.124.136 euro

2004
Investimenti realizzati intero Ato 39.856.322 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 53.100.000
Investimenti per i comuni della provincia 4.559.991 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 28.041.216 euro

2005
Investimenti realizzati intero Ato 52.976.771 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 68.900.000
Investimenti per i comuni della provincia 10.019.971 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 36.015.028 euro

2006
Investimenti realizzati intero Ato 67.143.414 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 81.400.000
Investimenti per i comuni della provincia 24.184.617 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 30.155.389 euro

2007
Investimenti realizzati intero Ato 105.399.885 euro - Investimento previsto da piano d'ambito 86.700.000
Investimenti per i comuni della provincia 34.636.626 euro
Investimenti per il solo Comune di Roma 48.122.160 euro

Appare quindi evidente come nei primi quattro anni gli investimenti realizzati siano stati di gran lunga inferiori a quanto era stato stabilito. Nella conferenza dei sindaci del 5 dicembre scorso la stessa segreteria tecnica operativa dell'Ato 2 ha ammesso che ci sono diversi milioni di euro di mancati investimenti da recuperare.
La seconda considerazione riguarda la distribuzione degli investimenti: la gran parte riguarda la città di Roma.

2. Che opere sono previste per Velletri?


Le opere censite al gennaio 2009 (fonte segreteria tecnica operativa Ato 2) per la nostra città sono:

Escavazione nuovo pozzo nel territorio di Velletri (Pian de Cerri) presso il confine con Rocca di Papa
Costo 300.000 euro

Collegamento nuovo pozzo Pian de Cerri all'alimentazione Colle Tondo serbatoio Calvarione
Costo 828.437 euro

Eliminazione scarichi fuori norma
Costo 2.929.580 euro

Adeguamento depuratore la Chiusa
Costo 6.342.022 euro

Condotta Labico-Velletri (IV lotto I Colli-Colli Illirio) e colleg. Pozzi Doganella
Competenza commissario straordinario emergenza idrica
Costo 6.544.346

In sostanza sono previsti poco più di 10 milioni di euro dell'Ato 2, pagati con le bollette e 6,5 milioni di euro di competenza del commissario straordinario.
Anche aggiungendo i lavori previsti per la realizzazione dei potabilizzatori contro l'arsenico (poco più di 1,5 milioni di euro), la cifra complessiva non raggiunge i 18,5 milioni complessivi, che devono essere spalmati sui 30 anni della concessione. Ovvero 622.000 euro all'anno. Una miseria, considerando che il ruolo idrico a Velletri supera i 5 milioni di euro all'anno.

Di questi soldi Acea non mette un solo euro. Questi investimenti verranno pagati dai cittadini. Abbiamo quindi il diritto dovere di vigilare ed essere informati.

3. Quali sono gli investimenti che mancano?

Come si vede per risolvere l'emergenza idrica Acea continua a scavare pozzi, che offrono acqua poco adatta all'uso umano, a causa dell'alto contenuto di arsenico. Non solo. L'uso dei pozzi sta comportando un forte stress idrico per il bacino dei Castelli romani.
L'investimento prioritario dovrebbe quindi essere il recupero della rete cittadina, che disperde circa il 50% dell'acqua.
Il costo di questo intervento è stato stimato in circa 10 milioni di euro. Basterebbe, in sostanza, investire almeno quanto viene mediamente fatto nel resto del paese, per risolvere radicalmente il problema della mancanza dell'acqua.

Perché il Comune non chiede questo ad Acea?

--
Comitato Acqua Pubblica Velletri

acquapubblicavelletri@gmail.com

venerdì 15 agosto 2008

Il futuro della nostra acqua nella mani dell'uomo più potente d'Italia

Secondo voci più o meno confermate (riportate da Milano Finanza il 7 agosto scorso) il nuovo presidente di Acea Holdig - che controlla il 96% di Acea Ato 2 - sarà Giancarlo Elia Valori. Uomo d'affari trasversale che ha attraversato più o meno indenne la prima repubblica, è stato il privatizzatore di Autostrade e, più recentemente, ai vertici della Tornio, società di costruzioni di capitale lussemburghese, costruttrice, tra l'altro, di dighe in Calabria. Per conoscerlo meglio riproponiamo un'inchiesta di Gianni Barbaceto, pubblicata su Diario nel marzo del 2000. Un ritratto che spiega bene quale sarà la strategia di Alemanno per il futuro di Acea.

1. Il manager che ama l’aglio

Chissà se è davvero, come dicono tanti, l’uomo più potente d’Italia. Certo è uno dei più temuti. E dei più misteriosi. E con le migliori relazioni internazionali. Sicuramente Giancarlo Elia Valori, il supermanager che lascia dietro di sé una scia di odore d’aglio (lo divora a spicchi, crudo, convinto delle sue virtù salutari) è l’unico sopravvissuto di una specie ormai estinta: quella dei boiardi di Stato. Tutti gli esemplari della specie sono scomparsi: i potentissimi membri della casta che presidiava le imprese pubbliche per conto dei boss dei vecchi partiti sono stati spazzati via da Mani Pulite, dal tramonto della Prima Repubblica, dalla nuovelle vague delle privatizzazioni... Ma lui, il Manager, Professore, il Signor Autostrade, è sopravvissuto felicemente al crollo della Nomenklatura (e non è la prima volta che attraversa il fuoco come una salamandra). Ha pilotato la privatizzazione della società Autostrade, restandone - caso unico - presidente. E continua a collezionare onori, cariche, poltrone. Ora, come amministratore delegato, alle Autostrade è arrivato un manager forte, Vito Gamberale; e Valori, a cui non basta fare il presidente di rappresentanza, ha cominciato a cercare altri spazi di potere. Tanto per cominciare, all’inizio di marzo è stato eletto presidente dell’Unione Industriali di Roma, ma non ha certo intenzione di fermarsi lì: sta decidendo che cosa farà da grande, e ha (come sempre) grandi idee. La prossima poltrona potrebbe essere tutta politica; non gli dispiacerebbe, per esempio, quella di sindaco della capitale. In questo caso, trasversale com’è, avrebbe un solo imbarazzo: scegliere se essere candidato dalla destra o dalla sinistra. Ma chi è davvero Giancarlo Elia Valori, l’inossidabile? Raccontarlo non è facile. Attorno a lui aleggiano leggende nere, che odorano, più che d’aglio, di incenso e, nello stesso tempo, di zolfo. è circondato da una barriera di protezione e di silenzio. Chi lo conosce bene, pur senza amarlo, sembra averne un sacro terrore. Tanto che viene la voglia, per una volta, di dimenticare la Regola Numero Uno del Bravo Giornalista («Non tediare il povero lettore con il racconto delle difficoltà incontrate nel raccogliere le notizie»), perché quelle difficoltà fanno parte del personaggio. Perfino una persona coraggiosa e senza scheletri nella cassapanca come Tina Anselmi, mitica presidente della Commissione parlamentare sulla P2, appena sentito il nome fatidico si blocca: «Non insista, io su quel signore non ho nulla da dire». Se risponde così lei, figuratevi gli altri. E, visto il personaggio, abituato a essere trattato più che bene dai giornali, non ci si potrà stupire neppure dei sospetti dietrologici con cui potrebbe essere accolta un’inchiesta sul Signor Autostrade: ma chi c’è dietro? quale gioco fanno? per conto di chi? E invece dietro - è la stampa, bellezza - c’è solo la curiosità per una maschera del teatro italiano del potere, c’è la voglia di capire perché Giancarlo Elia Valori è così potente, così misterioso, così temuto, così inossidabile. E, allora, proviamo a raccontarlo, partendo dal presente.

2. Dai dinosauri alla new economy
Valori dal marzo 1995 è presidente della Autostrade spa, la più grande rete autostradale del mondo, con i suoi 3 mila chilometri d’asfalto, 3.200 miliardi di fatturato, 426 di utili. Ma ci tiene a qualificarsi, prima che come manager, come «professore»: anche se le sue cattedre sono solo onorarie, virtuali, una a Pechino («Economia e politica internazionale») e una a Gerusalemme («Studi sulla pace e la cooperazione regionale»). L’elenco delle onorificenze, poi, riempie mezza pagina: cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana, cavaliere dell’Ordine di Isabella la Cattolica, cavaliere della Legion d’Onore e un vasto campionario di medaglie e riconoscimenti collezionati in giro per il mondo, a partire dall’Argentina e dalla Corea. La nuova poltrona che ha appena aggiunto alla sua collezione, quella di presidente degli industriali romani, è stata invece, fino a oggi, una briscola bassa, di poco valore, perché è al Nord che sta la grande industria privata. Ma ora, dopo le privatizzazioni, nel club romano sono entrate anche le ex imprese di Stato, il gigante Telecom, le Autostrade... Valori non ha perso tempo e si è subito piazzato. Lo ha fatto a modo suo, senza contrasti apparenti: ha incontrato il candidato naturale, espressione dei piccoli imprenditori romani (Gennaro Moccia) e lo ha velocemente convinto a ritirare la candidatura. Appena designato, ha incassato i complimenti di Francesco Rutelli, sindaco di Roma («Valori rappresenta la novità, ma anche la continuità...»). E ha subito buttato lì, in un intervento sul molto ospitale Messaggero, l’idea di Roma «cerniera tra Nord e Sud», tra «due Italie» da avvicinare: e come, se non con un paio di belle autostrade («riqualificazione della Salerno,Reggio Calabria e trasformazione della Taranto,Reggio») e un bel ponte sullo Stretto di Messina? In questo programma, Valori trova una sponda sinistra dentro il governo D’Alema: in quel Marco Minniti che è il braccio destro del presidente del Consiglio, ma prima ancora è un politico calabrese, che tanto si sta dando da fare per portare sviluppo (cioè soldi e lavori pubblici) alla sua regione. Un altro tema che Valori ha subito toccato dopo la sua ultima nomina, anche se non c’entrava niente, profuma di new economy: è il programma di Blu, il consorzio per la telefonia di cui è presidente. «Vogliamo grossi partner che rappresentino innanzitutto gli interessi nazionali e poi i grandi interessi europei». Blu (soci: Autostrade, cioè Benetton e il gruppo Caltagirone, più Mediaset, più British Telecom) è il quarto gestore Gsm e ha partecipato alla gara per le licenze Umts, il sistema che unisce telefonino e servizi internet, per poi ritirarsi a metà gara, per decisione di British Telecom. Una figuraccia per tutti. Questa volta, Valori non è riuscito a dimostrare di saper passare dai dinosauri di Stato alla new economy. Chissà che cosa gli riserverà il futuro. Ma intanto, per conoscere il personaggio, è necessario tuffarsi nel passato dei dinosauri.

3. Il ragazzo prodigio
Giancarlo Elia nasce a Meolo, un paesotto vicino a San Donà di Piave non distante da Venezia, il 27 gennaio 1940, sotto il segno dell’Acquario. I genitori sono toscani, il padre Marco è compagno di scuola di Amintore Fanfani. Il ragazzo studia Economia e commercio e si trasferisce presto a Roma. Gli piacciono da morire gli ambienti vaticani, le divise e i riti della curia romana. Riesce a diventare «Cameriere di spada e cappa»: è la prima onorificenza della sua collezione, è il 1963, Giancarlo Elia ha 23 anni. C’è una foto che lo ritrae, giovanissimo, accanto all’uomo allora più potente Oltretevere, il cardinale Alfredo Ottaviani. Il fratello maggiore di Giancarlo, Leo, ex partigiano bianco, mandato da Enrico Mattei fin dal 1948 in Argentina a rappresentare l’Eni, lo introduce invece negli ambienti del governo di Buenos Aires. Il presidente Arturo Frondizi era amico del fratello, tanto da diventare padrino dei suoi figli. Nel 1965, a 25 anni, Giancarlo Elia entra nella Rai di Ettore Bernabei, prima come consulente e poi come funzionario: si occupa di relazioni internazionali, è una sorta di enfant prodige, stringere relazioni è la sua specialità. Ottime quelle con le curie, incredibili quelle con l’estero. Efficiente, attivissimo, ben introdotto: così lo ricorda lo scrittore Alvise Zorzi, che in quegli anni era condirettore centrale Rai per i rapporti esterni. Valori si specializza in dittatori: Kim Il Sung in Corea del Nord, Nicolae Ceausescu in Romania, i dirigenti della Cina. Nei primi anni Settanta organizza una visita in Italia di Frondizi, presidente democratico dell’Argentina tra il 1958 e il 1962, che fa incontrare con diverse personalità italiane. Ma Valori conosce bene anche l’ex dittatore argentino Juan Domingo Peron, a quei tempi esule a Madrid. è il fratello che gli passa i contatti, poi Giancarlo li coltiva. La nuova moglie di Peron, Isabelita, diventa amica della madre di Valori. E quando i due argentini vengono a Roma, sono ospiti di casa Valori, a Trastevere. Il 12 marzo 1972, dopo un lavorio durato sette mesi, sullo sfondo di un fitto impegno di lobby industriali internazionali, il trentaduenne Giancarlo Elia riesce a far incontrare a Madrid, faccia a faccia, Frondizi e Peron, l’ex presidente e l’ex dittatore: è la prima pietra del trionfale ritorno di Peron in Argentina. Quando Peron nel 1973 torna in Argentina da trionfatore, sull’aereo che lo porta da Madrid a Buenos Aires, insieme ai notabili peronisti, alla moglie Isabelita e al cadavere di Evita trafugato dal cimitero di Milano, ci sono due italiani: Licio Gelli e Giancarlo Elia Valori. I rapporti con l’Argentina sono anche rapporti massonici. E il cattolicissimo, papalino Giancarlo, malgrado la scomunica vaticana per i Liberi Muratori, comincia prestissimo a frequentare le Logge. A 25 anni si iscrive alla Loggia Romagnosi del Grande Oriente. Un anno dopo, nel 1966, si presenta però alle elezioni amministrative di Roma nelle liste della Dc, senza avvisare la Loggia: viene sottoposto a processo massonico e radiato. «Non accettarono la mia linea», tenterà di spiegare poi Valori, «del dialogo tra cattolicesimo e massoneria». Nel 1973, un iscritto alla Loggia Romagnosi che aveva voglia di mettersi in proprio, un certo Licio Gelli, lo contatta perché sa dei suoi ottimi rapporti con l’Argentina, lo iscrive al Centro Culturale Europeo (in realtà è la Loggia P2) e lo coinvolge in una società di import,export chiamata Ase. Che cosa importi e che cosa esporti - carne, armi, informazioni - non è dato sapere. Valori comunque sostiene di esserne uscito subito, lasciando Gelli al suo destino. Non prima, però, di avegli presentato, a Roma, all’Hotel Excelsior, il presidente Peron e il suo braccio destro, l’esoterico José Lopez Rega. Dopo il ritorno di Peron al potere, il rapporto con Gelli si rompe: il Gran Maestro della P2 gli scippa il contatto con l’Argentina, stringendo un rapporto diretto con Lopez Rega, che approfittando della malattia di Peron diventa il vero padrone del Paese. Valori lo disprezza: «Fino al ritorno di Peron in Argentina, Lopez Rega aveva un ruolo puramente da cameriere, ai colloqui di Peron non partecipava mai, se non per servire una bibita o un caffè... Era autore di un libro intitolato dall’Alfa all’Omega nel quale parlava di una chiesa al di sopra delle chiese. Un pazzo, io lo ritenevo, spessissimo nelle nostre conversazioni parlava di queste cose che mi facevano veramente ridere». Intanto, però, Gelli strappa a Valori il mercato (massonico, di contatti, di affari) argentino. Lo scontro Gelli,Valori, dunque, si conclude apparentemente con la sconfitta di quest’ultimo, che risulta infatti l’unico espulso dalla P2. Visto oggi, però, a vincere è Valori.

4. Armi & agenti segreti
Nei primi anni Settanta, l’attivissimo Valori, stregato dal potere e dai suoi riti, si avvicina anche all’ambiente dei servizi segreti. Nel 1972 conosce Mino Pecorelli, giornalista che si muove in quel mondo e che dal suo giornale Op lancia messaggi, avvertimenti, ricatti. «Mi attaccava, non capivo perché», dichiarerà poi Valori alla Commissione parlamentare sulla P2. Allora lo contatta, e subito i rapporti tra i due diventano molto stretti: telefonate quotidiane, incontri frequenti. Spesso la domenica Pecorelli passa con la macchina a prendere Valori, che non guida, per serene gite nei dintorni di Roma. Ma è Pecorelli a inventare e diffondere quel soprannome allusivo, che accenna ai suoi contatti in Oriente e che lo fa andare su tutte le furie: Fiore di Loto. Sempre nel 1972, in Rai, Valori conosce Nicola Falde, ufficiale del Servizio di sicurezza militare a quell’epoca di fatto infiltrato nella Rai: «Cominciò allora la nostra frequentazione e la sua richiesta di giudizi su varie persone», ammetterà Valori molti anni dopo, nel 1996, davanti al giudice Rosario Priore, in un interrogatorio rimasto finora segreto. «Sapevo della provenienza dal Sid, Ufficio Ris, del Falde, che si occupava di conferire pareri di sicurezza circa l’esportazione di armamento». Valori diventa insomma fonte di Falde dentro la Rai, arricchisce i suoi contatti con l’estero (Cina, Corea, Romania, ma anche Stati Uniti, Canada, America Latina...) e si spiana la carriera dentro le aziende di Stato. Nel 1976, a 36 anni, è vicedirettore generale di Italstrade. «Avevo già realizzato», confessa a Priore, «che i servizi potevano avere un ruolo incisivo circa l’apertura economico,commerciale verso i mercati esteri, in particolar modo verso Libia, Iran, Algeria, Arabia Saudita e Turchia. Così nacque il mio contatto con Santovito». Giuseppe Santovito all’epoca è comandante del Comiliter di Roma e in seguito diventerà direttore del Sismi, il servizio segreto militare. è iscritto alla P2, come tanti altri amici e conoscenti di Valori in quegli anni: il magistrato Carmelo Spagnuolo, il faccendiere Francesco Pazienza, il giornalista Mino Pecorelli, l’agente Nicola Falde... «Conoscendo i rapporti che il Servizio aveva all’epoca con tutto il mondo arabo - come l’Arabia Saudita e la Libia - io chiesi al generale Santovito di tenere presente, nell’ambito della legalità e degli interessi dello Stato, la società dell’Italstrade, società a capitale Iri, per eventuali lavori da compiere in quei Paesi. Per questa ragione», dichiara Valori a Priore, «vedevo di tanto in tanto il generale Santovito e qualche volta lo sentivo per via telefonica. Sono stato, ma raramente, presso il suo ufficio in via XX Settembre e più di sovente presso la sua abitazione in via Flaminia». Spionaggio e affari. Appalti e barbe finte. In questo contesto Santovito, diventato capo del Sismi, nel 1978 presenta a Valori due libici che lo possono aiutare a ottenere commesse nei Paesi arabi: Salem Moussa e Ladheri Azzedine. In quegli anni, spiega Valori, Italstrade puntava a realizzare ponti e strade in Libia e la diga di Karakaya in Turchia. Ma evidentemente i due libici avevano in corso affari anche più pericolosi, perché Azzedine viene trovato morto, nel 1980, a Milano. «Lessi dai giornali che era morto. Certamente non di morte naturale», dichiara Valori a verbale. Ma nega di aver avuto a che fare con triangolazioni di armi: «Mai fatto da intermediario tra la Libia e la Fiat. Escludo di essermi mai interessato a commesse per la vendita di aerei o di armi alla Libia. Mai concluso affari di missili e aerei G47». Ammette però di aver mosso i primi passi all’ombra di Francesco Rota, direttore generale del San Paolo di Torino prima, della Fiat poi. E di avere, trentenne, redatto per la Fiat «analisi finanziarie internazionali sul mercato sudamericano, francese ed europeo». Ed è costretto ad ammettere di avere avuto a che fare con la società finanziaria Sophinia, in affari con il mondo arabo. «Avevo poco più di trent’anni», sottolinea Valori. «Vi ero entrato su invito di Davide Pellegrini, vecchio amico del Quirinale». Di più, non dice.

5. Amiche toghe
Forte dei suoi rapporti particolari, Valori procede nella sua carriera di boiardo di Stato. Lo scandalo P2, nel 1981, lo colpisce, ma solo di striscio: sulle liste di Castiglion Fibocchi è scritto: «Valori Giancarlo. Professore. Espulso». La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi riesce a sentirlo il 7 aprile 1983, solo dopo molte insistenze di alcuni commissari, e solo in seduta segreta. Pochi i commissari che lo bersagliano di domande vere; tra questi, Rino Formica, Giorgio Pisanò e Libero Riccardelli. Formica è convinto che Valori faccia traffico d’armi per i Servizi; Pisanò e Riccardelli ritengono che Valori sia stato la mente che, per vendette interne al gruppo P2, ha fatto scoppiare lo scandalo dei petroli, fornendo le informazioni sulla truffa (già nota ai servizi segreti) a due magistrati di Treviso, Domenico Labozzetta e Felice Napolitano. Valori, come al solito, nega. Ma i commissari insistono, sono convinti che Valori sia temuto da nemici e amici perché è in grado di arrivare a dossier riservati e di scatenare indagini giudiziarie. Valori durante la seduta continua a negare, ma fuori dall’aula non gli dispiace essere temuto. Contatti con magistrati ne ha tanti, e dove non ne ha gli piace che gli altri pensino che li abbia. Del resto, proprio da un magistrato ha iniziato la sua carriera: coltivando, per incarico della Rai, le relazioni con il procuratore generale di Roma Carmelo Spagnuolo che aveva appena avocato, strappandola al magistrato naturale, un’indagine su irregolarità contabili dell’ente radiotelevisivo di Stato. I contatti tra Valori e Spagnuolo sono intensi. Al termine, l’indagine sulla Rai è archiviata. Poi per agganciare i magistrati si inventa un’associazione: l’Istituto per le relazioni internazionali, che ha organizzato convegni invitando personalità (da Guido Carli a Ugo La Malfa, da Frondizi al governatore della Banca d’Israele David Oroviz) e coinvolgendo una folla di giudici.
Temeva Valori anche Romano Prodi, due volte presidente dell’Iri e quindi suo «superiore». Il primo mandato lo definì «il mio Vietnam»: tra i vietcong che gli facevano la guerra c’era anche Valori, ai tempi vicepresidente della Sme, la finanziaria agroalimentare dell’Iri. Prodi, che non vuole piduisti attorno, nel 1984 non lo ricandida ai vertici dell’azienda. Valori riesce però a farsi collocare alla presidenza della Sirti, una società della Stet, che allora era presieduta da Michele Principe (anch’egli iscritto alla P2). E promette vendetta. è lui infatti il sospettato numero uno del siluro sparato in quegli anni contro Prodi: un’inchiesta giudiziaria del procuratore romano Luciano Infelisi su Nomisma, la società di consulenza di Prodi a Bologna. Intanto Valori nel 1987 torna alla Sme, come presidente della Gs (supermercati). E nel 1990, spinto dal nuovo presidente dell’Iri Franco Nobili, si siede finalmente sulla agognata poltrona di presidente della Sme. Poi, nel 1995, nominato dal presidente dell’Iri Michele Tedeschi durante il governo Dini, diventa il Signore delle Autostrade.

6. Vip, cene e giornali
Non è solo Cesare Romiti affezionato alle presentazioni dei suoi libri (una biografia di Ceausescu, una di Ben Gurion, il volume L’eredità di Mao, i saggi La pace difficile, Quattro scritti sulla pace nel mondo, La privatizzazione delle aziende dei servizi pubblici...). Sono tante, tantissime le personalità che corrono ai Valori-show, allietati dalla presenza di Carlo Rossella nella veste di presentatore, dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che arriva a braccetto con l’ex amministratore dell’Alitalia Giovanni Bisignani, del produttore Vittorio Cecchi Gori sorridente, dell’ex presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, del ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, del segretario della Uil Pietro Larizza (calabrese, dunque come Valori tifoso del ponte sullo Stretto). E di tanti, tanti altri. I giornali sono abituati a trattarlo con i guanti. I grandi quotidiani gli recensiscono i libri e raccontano con toni da Agenzia Stefani le cronache delle presentazioni infarcite di vip. Il Messaggero ospita i suoi articoli in prima pagina. E Panorama per lui ha inventato, in un numero del febbraio scorso, il genere giornalistico del «doppio servizio»: a pagina 70 un articolo di Marcella Andreoli che racconta le imbarazzanti telefonate (intercettate) tra il cardinale di Napoli Michele Giordano e Valori, alla ricerca di sostegni per Telon, un suo consorzio di telefonia («Eminenza, se entriamo noi, la Nokia apre uno stabilimento anche ad Avellino...»), con il direttore dell’Osservatore romano Mario Agnes che su Valori lancia comunque avvertimenti al cardinale («Vostra eminenza deve sapere che questo è Loggia nel senso stretto del termine...»); e a pagina 113 una entusiastica intervista di Tino Oldani allo stesso Valori sui suoi mirabolanti progetti nelle telecomunicazioni, dal titolo Valori della New economy («Rispondo con le stesse parole usate da Bill Clinton nel recente seminario di Davos...»). Valori è un professionista del contatto, un Nobel dei rapporti, un sacerdote delle pubbliche relazioni. Scrive lunghe lettere vergate a mano («Carissimo...») anche a chi ha visto una volta soltanto, non dimentica un compleanno, un anniversario, un’inaugurazione dell’anno giudiziario. Sembrerebbe non aver altro da fare che organizzare cene, incontri, presentazioni, convegni, inaugurazioni, messe votive, concerti di Natale. Specialista in lauree honoris causa, a fine febbraio (secondo quanto ha scritto il quotidiano Il Mattino di Padova) ha voluto far concedere al capo della Polizia Fernando Masone la cittadinanza onoraria di Padova, dove è sindaco la sua amica Giustina Destro. Ogni tanto, però, l’aggancio salta. Come quella volta che aveva organizzato una cena, in un albergo vicino all’aeroporto di Torino Caselle, a conclusione del funerale del dipendente della Società Autostrade morto nel rogo del Tunnel del Monte Bianco. Quando ha saputo che era stato invitato anche il magistrato che stava indagando sulla sciagura, il presidente dell’Iri (da cui Autostrade dipendeva prima della privatizzazione) Gian Maria Gros-Pietro ha fiutato che l’incontro non era opportuno ed è volato a Roma.

7. Valori, ultimo atto
C’è stato, in verità, qualche magistrato che Valori non l’ha incontrato a cena, ma l’ha convocato per interrogarlo, nel corso di qualche indagine delicata. Domenico Sica ed Ernesto Cudillo sulla P2, Carlo Palermo sui traffici d’armi, Rosario Priore sui suoi rapporti con i Paesi arabi, nel contesto dell’inchiesta sulla strage di Ustica. Invece il pool Mani Pulite, che ha fatto un’ecatombe dei suoi colleghi boiardi, non ha trovato nulla contro di lui. L’unica ombra di Tangentopoli che lo ha sfiorato è un versamento di 150 milioni nel giugno 1991; ne parla, al sostituto procuratore di Milano Francesco Greco, Giuseppe Garofano, allora presidente della Montedison: «Si è trattato di un versamento da me effettuato a favore di Valori Giancarlo Elia, attuale presidente della Sme, che all’epoca aveva prestato consulenze professionali alla Montedison. Il Valori mi chiese di erogare la somma in nero e per contanti, per motivi fiscali». Invece di darli, i soldi, come gli altri boiardi che finanziavano i partiti, questa volta lui li prende. Ma i magistrati di Mani Pulite non trovano ulteriori conferme e del resto il versamento in sé non costituisce reato, a parte la presunta evasione fiscale e la bizzarria, per un manager pubblico, di fornire consulenze a un’industria privata concorrente. Mani Pulite non è riuscita a togliere niente a Valori, Valori invece ha portato via qualcosa a Mani Pulite: Angelo Alfonso, già segretario del procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, diventato collaboratore del Signor Autostrade. Dopodiché, superata d’un balzo l’era di Tangentopoli, Giancarlo Elia Valori si è presentato all’appuntamento con le privatizzazioni. Non troppo puntuale, magari, con qualche frenata, ma alla fine la sua Sme è andata ai privati. La Cirio-Bertolli-De Rica a una sconosciuta finanziaria nelle mani di uno sconosciuto finanziere, Saverio Lamiranda, che compra e subito rivende il latte a Sergio Cragnotti e l’olio all’Unilever. La plusvalenza realizzata dallo spezzettamento, così, non va nelle casse dello Stato, ma chissà dove. Poi è la volta degli Autogrill, che sono conquistati dalla famiglia Benetton. Passato alle Autostrade, Valori compie il suo capolavoro: prima frena, sostenendo che le autostrade sono troppo importanti perché lo Stato non mantenga un ruolo nel settore, poi si dà da fare per venderle alla cordata capeggiata dai Benetton e da Franco Caltagirone (quello della Vianini costruzioni e del Messaggero), mantenendo salda la poltrona e intatto il suo potere. Ci riesce. Aprendosi al «nuovo che avanza». Intanto le sue relazioni internazionali si sono consolidate. Ha progetti autostradali negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia. In Israele vuole realizzare «l’autostrada della pace». In Corea vuole unire le due capitali, finora nemiche, del Nord e del Sud. Nella sua casa romana continua a ospitare personaggi di caratura internazionale, come quel Joachim Bitterlich, consigliere di Helmut Kohl per la politica internazionale, che vi passò in un momento delicato, quando l’Italia premeva per entrare nell’Euro e la Germania di Kohl frenava. Ora Valori ha cancellato dalla sua bibliografia sul Who’s who il libro su Ceausescu, ha dimenticato le amicizie strette con libici e arabi, e punta tutto sui rapporti con Israele. L’unica donna della sua vita, la madre Emilia, per la quale fa celebrare una grande messa ogni anno, il 15 novembre 1998 ha ottenuto l’onore di avere un albero (un ulivo) piantato nel Giardino dei Giusti, a Gerusalemme, dove sono ricordati i non ebrei che hanno aiutato il popolo ebraico. Motivazione: Emilia Valori durante la Resistenza salvò dalle deportazioni numerose famiglie ebraiche. Durante la cerimonia a Gerusalemme, Shimon Peres in persona ha sottolineato «il grande ruolo che Giancarlo Valori ha svolto nel riconoscimento reciproco tra Israele e la Cina». Grazie alle sue relazioni con i dirigenti cinesi, infatti, Valori ha posto le premesse per il primo viaggio di Peres a Pechino, nel maggio 1993. Dieci anni prima, Valori è stato protagonista di un’azione che gli israeliani non dimenticheranno mai. Così la racconta lui stesso, interrogato a proposito dal giudice Priore: «Nel 1988 mi attivai per la liberazione di tre ostaggi ebrei francesi catturati dagli iraniani in Iran. La richiesta mi pervenne da amici francesi di ambiente governativo che mi dissero trattarsi di un “caso umano”. Mi rivolsi al presidente della Corea del Nord, Kim Il Sung, da me conosciuto nel 1975 allorché per la Rai mi recai in Estremo Oriente per allacciare contatti utili all’apertura di uffici». Il contatto funziona, gli iraniani liberano gli ostaggi, Valori è insignito dal presidente francese François Mitterrand della Legion d’Onore, da esibire sul revers della giacca nelle grandi occasioni, accanto al nastrino di Cavaliere di Gran Croce conferitogli da Cossiga. Con tutti questi onori e con tutta la sua storia, oggi Giancarlo Elia Valori progetta il suo futuro, in un mondo che non è più quello in cui si muoveva Fiore di Loto. Gli piacciono gli onori accademici, ama gli ambienti internazionali, strizza l’occhio alla new economy, forse fa un pensierino alla politica. Comunque non vuole uscire di scena. Sarebbe contrario alla sua religione, quella del Potere. (gb)