Il comitato acqua pubblica di Velletri ha di certo tanti difetti. Ma ha anche una virtù, la memoria. Oggi leggendo l’ordinanza numero 538 del 28 dicembre scorso firmata dal sindaco Fausto Servadio, abbiamo deciso di ripercorrere la storia recente che ha portato a questa nuova “emergenza”. Annunciata, prevedibile, colpevole e carica di responsabilità, politiche e gestionali.
Sul banco degli imputati è finito il pozzo Le corti, che fornisce una notevole quantità di acqua – non più potabile – nella rete idrica – sempre fatiscente – di Velletri. C’è un primo dato che balza agli occhi: quella fonte non era presente tra gli interventi programmati da Acea nel 2008, un anno e mezzo dopo la concessione alla multinazionale romana. Ed è un fatto decisamente curioso. Occorre, a questo punto, ripercorrere la storia, con le carte alla mano.
Nel novembre del 2006 il comune di Velletri firma il verbale di consegna del sistema idrico integrato ad Acea Ato 2 spa. A pagina sei si legge: “Il Gestore (ovvero Acea) ha redatto il programma per i prelievi e le analisi di laboratorio delle acque prelevate dalle suddette fonti riservandosi di effettuare le analisi sulla rete di distribuzione successivamente alla presa in carico del servizio”.
Arriviamo al 2007, quando il sistema idrico di Velletri è già gestito da Acea Ato 2 spa. Nel piano di rientro presentato nel 2008 – vediamo come più avanti – è allegata una tabella con i risultati dei prelievi effettuati sui vari pozzi gestiti. Il pozzo Le Corti presenta, secondo Acea, questi valori il 22 giugno del 2007: Fluoruri 1,24, Arsenico 6,1 e Vanadio 17,7. Tutto nella norma, nessuno sforamento, nessuna emergenza. Questo accadeva cinque anni fa. I conti, però, non tornano. Nello stesso documento, a pagina 11, sono riportati i risultati dei campionamenti effettuati nei punti di prelievo. In via Le Corti – stessa zona dunque del pozzo in questione – abbiamo avuto tra il 2007 e il 2008 ben cinque sforamenti su sei prelievi riportati, per quanto riguarda il parametro Arsenico. Ma per Acea quel pozzo era perfetto.
Nel maggio del 2008 Acea presenta il primo studio per il rientro dei parametri Fluoruro, Arsenico e Vanadio nella normalità. Come abbiamo già visto il pozzo Le Corti non entra nella lista dei lavori da effettuare. C’è di più. Acea evidenzia come la rete di Velletri sia insufficiente, tanto da far prevedere per il 2015 una mancanza cronica di acqua (fabbisogno di 470,2 litri secondo contro i 350 litri secondo disponibili nel 2008; non disponiamo al momento di dati aggiornati). Di fronte a questo problema – il vero problema – la multinazionale si appella al tempo: “I tempi esigui per il rientro delle emergenze non sono compatibili con la completa risistemazione della rete”. Bisogna fare in fretta, dunque.
La strategia di Acea puntava allora decisamente al risparmio. Per quanto riguarda i pozzi privati con acqua fuori norma, saranno i proprietari “a realizzare e gestire gli impianti di potabilizzazione”. Dovranno essere loro, in altre parole, a spendere per investire e il piano di rientro presentato all’epoca teneva conto di questo impegno. E infatti quel piano su un buco nell’acqua: secondo Acea tutto doveva essere risolto entro il 31 dicembre 2010. Così non è stato.
Arriviamo al dicembre di due anni fa, quando i comitati dell’acqua scoprono il documento della Commissione europea che negava l’ultima deroga sull’arsenico, rendendolo pubblico. Scoppia il panico. Il 28 gennaio 2011 al comune di Velletri si tiene una riunione con tutti i soggetti coinvolti. Questa volta è chiaro a tutti che il pozzo Le Corti aveva notevoli problemi (nati quando? Visto che nel 2007 tutto era nella norma, secondo Acea), con una concentrazione di arsenico di 20,4 microgammi litro (dato del 24 gennaio 2011). Di nuovo arriva la promessa del gestore: : “Acea Ato 2 attuerà ogni possibile azione per realizzare tali impianti (superamento emergenza per pozzi Marmi e Le Corti, nda) prima dell’inizio del periodo estivo”. Ovvero prima dell’estate del 2011. Ovvero tutto doveva essere risolto un anno e mezzo fa.
Arriviamo all’epilogo, o almeno all’ultima puntata della saga. Il 13 novembre del 2012 Acea pubblica un report sui piani di rientro. Sono passati quattro lunghissimi anni dal primo studio del maggio 2008… Scrive Acea: “A causa dell’impossibilità di portare a compimento 2 interventi, tra quelli pianificati, entro la scadenza delle deroghe, una limitata porzione della popolazione dei comuni di Velletri e Lanuvio, dal 1° gennaio 2013 avrà acqua non conforme ai limiti previsti dal Dlgs 31/2001”. Ovvero non potabile. Leggendo l’ordinanza del sindaco appare chiaro quale parte della città è in emergenza: le vie fornite dal pozzo Le Corti.
Non sappiamo se in questa storia vi siano responsabilità amministrative o di altro genere. Non è nostro compito giudicare questi aspetti. Di certo ricordiamo bene le tante promesse di investimenti arrivate da Acea, non ultimo durante l’ultima conferenza dei Sindaci, quando si doveva discutere del profitto abrogato dai referendum (la remunerazione del capitale investito). Quella percentuale prevista dalla legge del 7% sugli investimenti realizzati alla fine è rimasta di fatto inalterata, beffando il voto di milioni di italiani. Di certo c’è una responsabilità dell’intera classe politica, che poco o nulla ha fatto per bloccare lo strapotere della multinazionale, che, mentre eroga acqua non potabile per una parte della popolazione di Velletri, chiude i rubinetti alle famiglie in difficoltà, che non riescono a pagare tutte le bollette. Il comitato acqua pubblica chiede ancora una volta che la gestione del sistema idrico torni nelle mani della collettività, mandando a casa un’azienda che non è riuscita a garantire la qualità minima del servizio.
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mercoledì 2 gennaio 2013
domenica 12 febbraio 2012
Procura di Velletri indaga su cemento, acqua e rifiuti
Silverio Piro, Procuratore di Velletri, in una intervista al Caffè, conferma il filone di inchiesta sulla questione arsenico nei Castelli Romani.
Il Comitato di Velletri ha presentato, nel dicembre del 2010, un esposto-denuncia con tutta la documentazione relativa alla gestione del sistema idrico integrato e al mancato rispetto dei parametri di legge per l'arsenico negli ultimi anni.
Siamo sicuri che questa volta la magistratura riuscirà a fare chiarezza sulle responsabilità per l'erogazione di un'acqua pericolosa per la salute.
Fonte http://www.ilcaffe.tv/pdf/castelli235/pageflip.html
venerdì 10 febbraio 2012
Il maltempo e la cattiva gestione di Acea Ato 2
L'ondata di gelo e neve che si è abbattuta sull'Italia in questi giorni e che ha messo in ginocchio il paese ha rivelato le fragilità della gestione di Acea Ato 2.
I cittadini di Velletri - e di decine e decine di Comuni della zona Castelli e dintorni serviti dall’acquedotto del Simbrivio - sono rimasti giorni a secco nel silenzio del gestore. Nessuna comunicazione è stata fornita in maniera tempestiva.
Sul sito di Acea Ato2 non era indicato nella homepage nessun avviso rispetto al guasto, alla durata e, soprattutto, alle modalità alternative per fornirsi di acqua potabile.
Secondo la stampa l’interruzione della fornitura di acqua è stata dovuta ai guasti alla rete elettrica che hanno bloccato il funzionamento della centrale di sollevamento della sorgente del Ceraso. La centrale si troverebbe oltre i 1.500 metri di altezza e l'unica via di accesso è attraverso una strada che si trovava sotto un metro e mezzo di neve.
Acea Ato2 si dimostra inefficace nella mancata informazione ai cittadini. Famiglie con bambini, anziani e disabili si sono ritrovati senz'acqua senza nessun preavviso, subendo ulteriori disagi oltre a quelli provocati per il maltempo.
Acea ato2 ha poi dimostrato inefficienza nella gestione di un’emergenza facilmente prevedibile - la neve era annunciata da giorni - in un territorio che comprende centinaia di migliaia di famiglie: non si ha memoria di un guasto di queste proporzioni nei tempi passati, quando il Simbrivio era gestito dal consorzio dei comuni.
E qui andiamo al punto centrale: gestire di maniera centralizzata un territorio tanto esteso quanto diversificato ha avuto come conseguenza solo la omogeneizzazione dei problemi specifici dei singoli territori e la loro moltiplicazione. E' un errore pagato oggi dai cittadini e da quegli stessi Comuni che anni fa hanno - superficialmente e affrettatamente - approvato l'affidamento dell’acqua alla società multinazionale Acea.
Nel frattempo Acea ato2 mantiene i poteri e i privilegi ricevuti da una convenzione totalmente sbilanciata a suo favore, come quello di staccare l'acqua senza, come contropartita, una reale tutela dei cittadini. Nessuno può garantire, ad esempio, che non si proceda ad un distacco per un errore materiale o perché una famiglia non ha potuto pagare le care bollette perché in difficoltà economica.
In questi anni nessuno ha visto la "rivoluzione" nella gestione idrica, promessa - come una carota - alla politica per ottenere l’affidamento ai privati della gestione della nostra acqua. Non solo, infatti, perdura la situazione drammatica di larga parte delle reti idriche, come i recenti guasti hanno dimostrato; nessun tipo di severa sanzione per i tanti disagi creati in questi anni ai cittadini veliterni e dei Castelli Romani (che vanno dai mancati livelli di potabilità dell'acqua, ai distacchi selvaggi e l'assenza di investimenti rilevanti) è stata, nel contempo - per quanto ci risulta - comminata al gestore. Ci saranno sicuramente dei buoni motivi, che vorremmo tanto conoscere.
In definitiva possiamo dire: ad Acea tutto, ai cittadini, nulla. Solo l'obbligo di pagare puntualmente le bollette. E in questo, solo in questo, il gestore si dimostra particolarmente efficiente.
Comitato Acqua Pubblica Velletri
http://comitatoacquavelletri.blogspot.com
acquapubblicavelletri@gmail.com
domenica 17 aprile 2011
E' in rete lo spot "L'asta"
Carissimi,
è in rete lo spot autoprodotto da Velletri come contributo alla campagna referendaria 2 sì per l'Acqua Bene Comune!
Fatelo girare!
martedì 1 febbraio 2011
Dichiarazione dello Stato di Emergenza per concentrazione arsenico nel Lazio
Dichiarazione dello Stato di Emergenza per concentrazione arsenico nel Lazio - (DPCM 17/12/2010). A più di 30 giorni del DPCM non è ancora stato pubblicato l'elenco dei comuni.
Ecco il link de decreto:
DPCM 17/12/2010 - Dichiarazione dello Stato di Emergenza per concentrazione arsenico nel Lazio
giovedì 30 dicembre 2010
COMUNICATO STAMPA DEI COMITATI ACQUA PUBBLICA DI VELLETRI E APRILIA SULL'EMERGENZA ARSENICO NELLA REGIONE LAZIO
Acqua all'arsenico: a chi giova l'emergenza?
Sessanta giorni dopo la decisione della Commissione europea - che ha negato alla regione Lazio la terza deroga per l’arsenico nell’acqua - si è finalmente creata una “unità di crisi” presieduta dall’assessore regionale Marco Mattei. Dobbiamo però constatare come l’unica vera azione a tutela della salute dei cittadini non sia ancora stata presa: ovvero obbligare tutti i gestori (compresi Acea, Acqualatina e Talete) a fornire acqua potabile con un valore di arsenico entro i limiti di legge, pari a 10 microgrammi/litro.
Sessanta giorni dopo la decisione della Commissione europea - che ha negato alla regione Lazio la terza deroga per l’arsenico nell’acqua - si è finalmente creata una “unità di crisi” presieduta dall’assessore regionale Marco Mattei. Dobbiamo però constatare come l’unica vera azione a tutela della salute dei cittadini non sia ancora stata presa: ovvero obbligare tutti i gestori (compresi Acea, Acqualatina e Talete) a fornire acqua potabile con un valore di arsenico entro i limiti di legge, pari a 10 microgrammi/litro.
La regione Lazio, attraverso l’assessore Mattei, si limita a passare il cerino al ministero della salute, citando una fantomatica “imminente decisione del Ministero della Salute sul parere espresso dalla Commissione Europea”. Va chiarito - ed è bene che qualcuno lo spieghi al presidente Renata Polverini - che la Commissione europea non ha dato un “parere”, ma ha espresso una decisione, che è immediatamente vincolante per le autorità italiane. Il trattato dell’Unione Europea - facilmente consultabile in rete - su questo punto è categorico: una decisione, una volta notificata, deve essere semplicemente rispettata. E per la regione Lazio la decisione è stata chiara: niente deroga, da oggi in poi si rispetta la legge che vale per tutta l’unione europea.
A questo punto i comitati per l’acqua pubblica chiedono che sia la magistratura - già interessata da diversi esposti - a fare chiarezza, individuando le eventuali responsabilità ed omissioni, poiché non si capisce come sia possibile far passare per emergenza (con la conseguente levitazione dei costi) una situazione che doveva essere già risolta con le deroghe concesse ai gestori fino al dicembre 2009. Gestori che hanno continuato a riscuotere tariffe piene ed oggi pretendono ancora di essere aiutati.
Per quanto riguarda la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina di un commissario siamo ormai al ridicolo. L’emergenza è stata dichiarata da due settimane, ma tanto emergenza non è. Non è ancora noto, infatti, l’elenco dei comuni interessati ed assistiamo ad un penoso rimpallo tra regione Lazio e protezione civile nazionale.
Ci fa, infine, piacere che il presidente Polverini chieda di essere costantemente informata. Se però vorrà avere informazioni corrette eviti di ascoltare i cattivi consiglieri, forse troppo vicini ai gestori privati dell’acqua: ascolti i comitati, che da anni si battono per un’acqua pubblica e di qualità. Ascolti i medici per l’ambiente, che da sempre studiano il problema dell’arsenico, proponendo soluzioni realistiche a tutela della salute della popolazione.
Comitato cittadino difesa acqua pubblica di Aprilia
Comitato acqua pubblica Velletri
martedì 21 dicembre 2010
Arsenico e le zone di Velletri
E' BENE SAPERE:
In queste zone della città di Velletri l'acqua è fuorilegge, perché supera i limiti previsti dalle norme italiane ed europee:
via del Camelieto, via Ariana, via di Cori, via Papazzano, via Troncavia, via Contrada S. Antonio, via Cerase Marine, Via Piazza di Mario, via della Caranella, via Colle Calcagno, Via Vecchia Napoli, Circonvallazione di Levante, via dei Volsci, via A. Mammuccari e vie limitrofe (via Ariana fino a via Ceppeta Inferiore, via Colle Calcagno, via Mariano Pieroni, viale Guglielmo Marconi.Via Colle Noce, Via della Mortella (da via Colle Noce a via Colle Caldara), Via colle Ionci, Via Acqua Lucia, Via Appia Nord (da Via Madonna degli Angeli a via della Pilara), Via della Pilara, via della Faiola, via Aria Fina, via Colle dei Marmi, Via Ponte Minello, Via Appia Vecchia (da via Appia nord al civ. 59), Via Colle Ottone alto (da via Appia nord al civ. 101) e vie limitrofe. Via Poggi d’Oro, Via Panoramica, Via dei Pini, Via dei Genzanesi, Via dei Glicini, Via dei Castagni, Via delle Magnolie, Via degli Oleandri, Via delle Ginestre, Via delle Mimose, Via delle Fornaci, Via della Cava, Via degli Ulivi, Via delle Terme di Caligola, Via Appia Nord (Tratto da via Appia Antica e via della Picara) e vie limitrofe.
Secondo le indicazioni dei medici per l'ambiente, chi abita in queste zone deve evitare di bere l'acqua.
Una fonte alternativa è la fontanella di Via del Cigliolo 12, che riceve acqua del Simbrivio, con contenuto 0 di Arsenico.
Evitate in ogni caso un alto consumo di acque minerali, preferendo le acque sicure del Simbrivio.
sabato 18 dicembre 2010
Polverini vuole un commissario per la nuova emergenza idrica. Ma c'è già: Massimo Sessa
Nel Lazio arsenico e vecchi interessi
di Andrea Palladino - il manifesto
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| Massimo Sessa (foto Astrid Lima) |
Il governatore della Regione Lazio Renata Polverini ha annunciato che tra poche settimane verrà individuato un commissario straordinario, pronto a firmare ordinanze con i poteri della protezione civile, saltando, cioè, buona parte dei controlli. Ma forse alla Polverini sfugge che dal 2005 la sua regione ha già affidato la questione ad un commissario con superpoteri.
È un ingegnere di origine salernitana, ma romanissimo dal punto di vista professionale. Si chiama Massimo Sessa, ex assessore all'ambiente della giunta di centrodestra che ha guidato la provincia fino al 2004. Amico e collega di Angelo Balducci, dirige da diverso tempo la terza commissione dei lavori pubblici al Ministero delle Infrastrutture. Per le varie emergenze acqua nella zona a sud di Roma - dove è l'alto livello di arsenico oggi a preoccupare - ha gestito un budget ultramilionario, più di 100 milioni di euro amministrati con i poteri di deroga che Berlusconi gli ha affidato e rinnovato anno dopo anno dal 2002 in poi. È lui che avrebbe dovuto risolvere «l'emergenza» degli alti valori di arsenico, vanadio e fluoruro nella zona dei Castelli romani, prima che la catena delle deroghe venisse interrotta in sede europea. Ed è lui che ancora oggi ha in mano la regia, potendo procedere con urgenza, saltando gare d'appalto, vincoli ambientali e altri impedimenti. Il suo mandato scadrà solo nel 2011.Sicuramente Massimo Sessa negli ambienti romani è ben introdotto. Il suo nome spicca tra le migliaia di pagine dedicate agli affari della cricca di Balducci e Anemone, a quel sistema gelatinoso che avvolgeva - secondo i magistrati di Firenze - l'ambiente degli appalti legati ai grandi eventi e al business della protezione civile. Basta ricordare le risate notturne di un gruppo di imprenditori, mentre L'Aquila tremava, per capire di cosa parliamo.
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| Angelo Balducci |
Un commissario straordinario ha poteri negati al momento ai sindaci che si trovano a gestire l'emergenza. Può ordinare «in deroga a tutte le leggi», espropriare con una sola firma, affidare lavori di decine di milioni senza perdere tempo in gare d'appalto. Per questo la figura di un commissario straordinario dovrebbe, come si dice, essere al di sopra di ogni sospetto.
Secondo le intercettazioni del Ros dei carabinieri Massimo Sessa avrebbe avuto con Acea - il gestore dell'acqua della provincia di Roma, dove una decina di comuni da anni si trovano a fronteggiare alti livelli di arsenico - rapporti che andavano ben oltre la sua funzione di commissario. La cricca di Balducci sentiva il fiato sul collo degli investigatori. Era la fine dello scorso gennaio, con frenetiche telefonate verso quella che poi si scoprirà essere la talpa del gruppo, Camillo Toro, figlio dell'ex procuratore aggiunto di Roma. È in questo contesto che i carabinieri si interessano anche a Sessa, vero trait d'union con Acea, la società dove Camillo Toro lavorava. Quello che il gruppo chiamava «il pupo» aspirava ad ottenere un contratto migliore con la società romana che gestisce il sistema idrico integrato nell'intera provincia, promettendo in cambio informazioni sulle indagini. Nei rapporti del Ros, oltre a Sessa, compaiono i nomi dei più alti funzionari Acea, contattati più volte dall'avvocato Edgardo Azzopardi - amico della famiglia Toro - interessato insieme a Massimo Sessa a trovare una degna sistemazione al figlio del procuratore in Acea. Nessuno, però, risulterà poi indagato, neanche Sessa.
Leggendo le carte dell'inchiesta appare chiaro come il commissario straordinario per l'emergenza idrica nei comuni a sud di Roma avesse rapporti stretti e di fiducia con il gruppo. Quando il 30 gennaio 2010 Angelo Balducci convoca una riunione urgentissima, dove, secondo il Ros, viene lanciato l'allarme sulle indagini sempre più strette, Massimo Sessa è presente. È un incontro ristrettissimo, delicato, dove Balducci farà il punto della situazione, dove vengono riportate le informazioni confidenziali di Camillo Toro, dopo aver spento tutti i cellulari. Una riunione che avveniva mentre da Bruxelles si faceva capire all'Italia che di altre deroghe i commissari non ne volevano sapere. Ma in quelle ore, forse, il commissario straordinario Sessa era preso da altre emergenze.Cinque anni di poteri straordinari, milioni di euro affidati ad Acea, consulenze pagate generosamente, mentre oggi nei Castelli romani migliaia di persone fanno la fila davanti alle cisterne di acqua potabile.
il manifesto 7 dicembre 2010
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martedì 30 novembre 2010
Il Sole 24 ORE: Arsenico e vecchi acquedotti: «Valori fuori legge dell'acqua sono un rischio per la salute
di Cosimo Colasanto
Lo stop ai rubinetti che erogano acqua potabile con concentrazioni di arsenico superiori ai valori consentiti dall’Unione Europea è più che giustificato. A rischio è la salute dei cittadini, conferma a Salute24 il direttore della Scuole di Specializzazione in Idrologia Medica e Medicina Termale dell'Università di Milano, Umberto Solimene. “L'arsenico è uno degli elementi conosciuti più tossici”, spiega, poiché “l'assunzione prolungata e permanente di acque con alto tenore di arsenico, superiore ai 10 microgrammi, può portare ad una serie di notevoli disturbi cutanei, gastrointestinali, nervosi, sino a forme di paralisi, e tumori”.
La Commissione Europea con una decisione del 28 ottobre scorso ha rigettato la richiesta di 128 Comuni italiani che chiedevano una ulteriore proroga - quella precedente era del 2003 - spostando l’asticella dei valori consentiti al di sopra di quanto previsto dalla direttiva 98/83/CE. “Il valore guida di un elemento in un'acqua potabile indica la concentrazione limite - continua Solimene - che non comporta pericoli per la salute per una persona che per tutta la sua vita consuma l'acqua in questione”. La norma europea impone il paletto a 10 microgrammi, numerosi Comuni chiedevano di restare temporaneamente sopra i valori di 30, 40 e anche 50 microgrammi, quindi anche cinque volte di più.
In tutto sono 1 milione gli italiani interessati dai valori fuori legge di arsenico (ai quali si somma l’allarme per altre sostanze, come boro e floruro), distribuiti tra Lombardia, Trentino Alto Adige, Toscana, Umbria e, soprattutto, Lazio, dove si trovano 91 dei centri con numeri oltre i limiti. I restanti 59 milioni di italiani non hanno alcun problema con l’acqua che esce dai rubinetti di casa, ricordano gli esperti: precisazione che evita inutili allarmismi. La situazione è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare, al quale il ministro della Salute ha risposto stimando in circa 100 mila le persone “a cui potrebbe essere precluso da subito l'uso potabile dell'acqua distribuita a causa della presenza di valori di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro”.
Arsenico, cos’è? - Le proroghe sono state ottenute per dare il tempo alle amministrazioni interessate di provvedere ad un adeguamento dei valori-soglia, così come imposto dalla legge 31 del 2001, cercando, ad esempio, nuove fonti di approvvigionamento. Così come è stato per Brescia, Pavia, Arezzo e Lecco, per i quali è stato valutato positivamente l’abbassamento delle concentrazioni di arsenico. Arsenico che deriva da un fenomeno naturale, legato alla composizione naturale di alcune rocce laviche, come accade nella zona dei Castelli Romani o in altri punti dell’Appennino. “L'arsenico è un elemento che anche se abbastanza diffuso nella crosta terrestre si trova in piccole concentrazioni - spiega Solimene -. Nell'aria viene originato da diverse fonti: vulcani (3000 tonnellate all’anno), microorganismi (20.000 tonnellate), altre 80.000 tonnellate vengono immessi dalla combustione di combustili fossili”. Nell'acqua “lo si trova per via del lavaggio delle rocce minerali combinate con zolfo e ferro".
Anche se negli alimenti le sue quantità sono molto basse, i pericoli possono comparire quando alcune specie animali, come i pesci, accumulano questo elemento e quindi lo fanno entrare nella catena alimentare.
L’altro volto dell’arsenico - Usato nelle medicine tradizionali sin da tempi remoti per diverse patologie - cutanee, malattie a trasmissione sessuale - è stato recentemente adoperato anche in sperimentazioni come componente di farmaci antitumorali. “Recentemente alla Harvard University - ricorda Solimene - hanno sperimentato un farmaco già usato dalla medicina tradizionale cinese, che riesce a risvegliare le staminali tumorali, bloccando una proteina che le tiene solitamente a bada”.
(29/11/2010)
fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12190-arsenico-e-vecchi-acquedotti-valori-fuori-legge-dell-acqua-sono-un-rischio-per-la-salute
fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12190-arsenico-e-vecchi-acquedotti-valori-fuori-legge-dell-acqua-sono-un-rischio-per-la-salute
lunedì 29 novembre 2010
Comunicato stampa Medici per l'Ambiente di Viterbo: gli interventi immediati e necessari per ridurre l’esposizione delle persone all’Arsenico
Dall’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo gli interventi immediati e necessari per ridurre l’esposizione delle persone all’Arsenico e per il rispetto di quanto stabilito dalla Commissione europea
La Commissione Europea il 28 ottobre 2010 con il documento n. C(2010)7605 ha respinto la richiesta dell’Italia per una ulteriore deroga del parametro Arsenico, elemento tossico e cancerogeno, nelle acque destinate a consumo umano.
La Commissione Europea il 28 ottobre 2010 con il documento n. C(2010)7605 ha respinto la richiesta dell’Italia per una ulteriore deroga del parametro Arsenico, elemento tossico e cancerogeno, nelle acque destinate a consumo umano.
L’Associazione italiana medici per l’ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia)-Isde di Viterbo, nel giudicare grave il persistere dei ritardi nella predisposizione ed attuazione di atti a tutela della salute pubblica, corrispondenti a quanto stabilito dal documento in questione, propone, nel rispetto del Principio di precauzione, una serie di azioni ed interventi di realizzazione immediata e tesi alla riduzione del rischio sanitario per le popolazioni dei Comuni interessati da questa problematica ambientale:
1) fornire immediatamente acqua dearsenificata da fonti alternative, anche con autobotti: alle scuole, agli asili-nido, agli ospedali, alle industrie alimentari, a tutti gli esercizi pubblici, alle donne in gravidanza, ai malati, ai bambini e ai neonati;
2) informare in forma ampia e diffusa la popolazione circa i rischi derivanti dall’assunzione di alimenti e acqua con presenza di Arsenico; utilizzare a questo fine: radio, televisioni, giornali, manifesti e circolari da inviare nei presidi sanitari di tutta la regione Lazio;
3) allestire in ogni Comune interessato da questa problematica ambientale più punti di approvvigionamento di acqua dearsenificata;
4) utilizzare l’acqua degli acquedotti comunali solo per uso igienico-sanitario;
5) verificare che in ogni Comune, che precedentemente era sottoposto a regime di deroga per l’Arsenico, siano emanate e fatte rispettare le ordinanze di non potabilità dell’acqua;
6) iniziare in ogni Comune un monitoraggio settimanale del valore dell’Arsenico su tutti i punti di emungimento delle acque, al fine di poter determinare, in un periodo di 6-12 mesi, una realistica media dei valori di Arsenico e quindi, e solo dopo questo monitoraggio, se i valori risulteranno tutti entro e al di sotto dei 20 microgrammi/ litro sarà possibile ritirare le ordinanze di non potabilità delle acque ma sempre nel rispetto di quanto sarà stabilito successivamente dalla Commissione europea;
7) acquisire i risultati degli accertamenti delle Asl relativamente al rispetto del divieto di uso di acqua contenente Arsenico sia come bevanda che per le preparazioni alimentari;
8) acquisire le cartografie degli acquedotti comunali e verificare il funzionamento di eventuali dearsenificatori già operativi;
9) approntare immediatamente impianti mobili di dearsenificazione, che possano successivamente diventare definitivi e che utilizzino le migliori tecniche di dearsenificazione (per esempio quelle che assorbono l’arsenico su granulati naturali rigenerabili) senza compromettere le qualità organolettiche delle acque trattate e senza rilasciare in esse dannosi residui dei processi di dearsenificazione;
10) chiedere garanzie almeno decennali sull’impiantistica di dearsenificazione proposta e contratti di fidejussione a tutela dei pubblici investimenti.
L’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo propone gli interventi di cui sopra, per l’estrema urgenza di ridurre subito l’esposizione delle popolazioni all’Arsenico.
L’Arsenico infatti è un elemento tossico, classificato dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.) come elemento cancerogeno certo di classe 1 e posto in diretta correlazione con molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute. L’esposizione a questo elemento è stata associata anche a cancro del fegato e del colon e una sempre più consistente documentazione scientifica ne evidenzia un ruolo eziopatogenetico anche nelle malattie cardiovascolari, neurologiche e neuro comportamentali; nel diabete di tipo 2; in alcune patologie dermatologiche e dell’apparato respiratorio; nei disturbi della sfera riproduttiva e nelle malattie ematologiche.
Proprio per queste evidenze scientifiche il Decreto legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001, modificato e integrato con successivo D.Lgs. 27/02, in recepimento della Direttiva europea 98/83/CE, sin dal dicembre 2003, aveva indicato il limite massimo per l’Arsenico nelle acque destinate a consumo umano in 10 μg/l (microgrammi/litro) e concesso periodi di deroga a questo limite, fino a 50 microgrammi/litro, solo perché si realizzassero interventi efficaci e definitivi.
L’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo nel chiedere che si ponga fine ad ogni ulteriore colpevole ritardo nella soluzione di questo problema, auspica da parte di tutte le istituzioni preposte un impegno ancora più forte e coerente per far rispettare il diritto alla salute, come sancito dall’art.32 della Carta Costituzionale, e di quanto disposto nel già richiamato documento della Commissione europea.
*
Comunicato stampa a cura dell’Associazione italiana medici per l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia)-Isde di Viterbo
Viterbo, 29 novembre 2010
martedì 23 novembre 2010
Arsenico e gestione privata I
Per capire quello che è accaduto - almeno nella provincia di Roma - è necessario considerare alcuni elementi:
- con la gestione privata di Acea, ogni anno i cittadini pagano più di 70 milioni di euro di "remunerazione del capitale", ovvero di profitti per la società; se vi fosse una gestione pubblica questi soldi sarebbero oggi disponibili per interventi immediati;
- la presenza dell'Arsenico è ben nota fin dal 2003/2004, quando entrò in vigore la legge sulla qualità dell'acqua. Da allora Acea ha solo presentato la lista delle "buone intenzioni", che tecnicamente si chiamano "piani di rientro", chiedendo deroghe su deroghe. Oggi i nodi vengono al pettine...
- in questi anni l'informazione per la popolazione è stata confusa e poco trasparente. In una nota diffusa lo scorso anno si diceva genericamente che esisteva una deroga, senza specificare quali sono i rischi per la popolazione. Acea non ha mai diffuso sul suo sito o sulle bollette i dati sulla qualità dell'acqua;
- i comitati che denunciano da anni il problema venivano tacciati di allarmismo. Oggi è la Commissione europea a dire come stanno le cose, e tutti tacciono;
- è scandaloso che la Regione Lazio non dica ancora nulla, non presenti pubblicamente un piano di emergenza...
Possibile che al momento della richiesta di deroga non abbiano pensato a cosa fare se veniva respinta?
- con la gestione privata di Acea, ogni anno i cittadini pagano più di 70 milioni di euro di "remunerazione del capitale", ovvero di profitti per la società; se vi fosse una gestione pubblica questi soldi sarebbero oggi disponibili per interventi immediati;
- la presenza dell'Arsenico è ben nota fin dal 2003/2004, quando entrò in vigore la legge sulla qualità dell'acqua. Da allora Acea ha solo presentato la lista delle "buone intenzioni", che tecnicamente si chiamano "piani di rientro", chiedendo deroghe su deroghe. Oggi i nodi vengono al pettine... - in questi anni l'informazione per la popolazione è stata confusa e poco trasparente. In una nota diffusa lo scorso anno si diceva genericamente che esisteva una deroga, senza specificare quali sono i rischi per la popolazione. Acea non ha mai diffuso sul suo sito o sulle bollette i dati sulla qualità dell'acqua;
- i comitati che denunciano da anni il problema venivano tacciati di allarmismo. Oggi è la Commissione europea a dire come stanno le cose, e tutti tacciono;
- è scandaloso che la Regione Lazio non dica ancora nulla, non presenti pubblicamente un piano di emergenza...
Possibile che al momento della richiesta di deroga non abbiano pensato a cosa fare se veniva respinta?
lunedì 22 novembre 2010
No alla deroga per l'arsenico. Inviata diffida a Zingaretti e Comune di Velletri
Il comitato acqua pubblica di Velletri ha inviato oggi una diffida al presidente dell'autorità d'ambito Ato 2, Nicola Zingaretti, e al Sindaco di Velletri, Fausto Servadio, chiedendo che vengano attuate immediatamente tutte le iniziative per garantire l'erogazione di acqua nei limiti della legge 31/2001. Come è noto il 28 ottobre scorso la Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga per l'arsenico. Gli uffici della direzione ambiente della Commissione europea hanno informato il comitato di Velletri che la decisione è già stata notificata alle autorità italiane.
Il comitato acqua pubblica di Velletri ha chiesto, infine, che vengano resi noti subito i dati sulla qualità dell'acqua.
Vogliamo ricordare, infine, che durante l'ultima assemblea dei soci di Acea Ato 2 - tenutasi nel maggio scorso - il presidente della provincia di Roma Zingaretti aveva chiesto che metà degli utili della società servissero come anticipo per affrontare subito l'emergenza idrica. Acea spa - che possiede il 97% di Acea Ato 2 - ha respinto la richiesta. Se quei soldi fossero stati utilizzati sei mesi fa, probabilmente oggi non ci troveremmo davanti a questa situazione di emergenza. Ancora una volta appare chiaro come con la gestione privata dell'acqua i profitti vengano prima delle esigenze della popolazione.
giovedì 18 novembre 2010
L'Arsenico? Cancerogeno di classe 1, spiegano i medici
Antonella Litta è referente per Viterbo dell’Associazione italiana medici per l’ambiente e coautrice dello studio del 6 novembre «L’arsenico nelle acque destinate al consumo umano dell’Alto Lazio».
Dottoressa quali sono i rischi per la salute?
Molto gravi. È un cancerogeno di classe 1 che supera la barriera placentare. Sono dimostrate problematiche
fetali e nelle persone adulte. L’obiettivo dell’Ue è infatti di raggiungere zero arsenico.
Come?
Siamo un Paese esportatore di tecnologie per dearsenificare l’acqua. Basterebbe intervenire.
È un problema diffuso?
Dalla Campania al Lazio, dall’Umbria al Trentino.
La provenienza?
É dato dalla conformazione geologica vulcanica ma anche dai combustibili fossili bruciati, dai fitofarmaci,
dagli smaltimenti illeciti di rifiuti.
(da Terra, 18 novembre 2010. Intervista di Rossella Anitori)
Dottoressa quali sono i rischi per la salute?
Molto gravi. È un cancerogeno di classe 1 che supera la barriera placentare. Sono dimostrate problematiche
fetali e nelle persone adulte. L’obiettivo dell’Ue è infatti di raggiungere zero arsenico.
Come?
Siamo un Paese esportatore di tecnologie per dearsenificare l’acqua. Basterebbe intervenire.
È un problema diffuso?
Dalla Campania al Lazio, dall’Umbria al Trentino.
La provenienza?
É dato dalla conformazione geologica vulcanica ma anche dai combustibili fossili bruciati, dai fitofarmaci,
dagli smaltimenti illeciti di rifiuti.
(da Terra, 18 novembre 2010. Intervista di Rossella Anitori)
mercoledì 17 novembre 2010
Niente deroga per l'Arsenico per i comuni del Lazio, Toscana, Lombardia e Trentino Alto Adige
La commissione europea, con una decisione del 28 ottobre 2010 (*), ha negato la deroga ai limiti di legge per l’Arsenico richiesta dalla Regione Lazio per molti comuni delle province di Roma (zona Castelli romani), di Latina e di Viterbo.
Giudichiamo estremamente grave che la notizia sia stata nascosta per quasi venti giorni, mentre la Regione Lazio e le Asl cercavano goffamente di rassicurare la popolazione.
Ora ci sembra chiaro che i cittadini non potranno pagare un servizio che viene fornito non a norma di legge.
Diciamo poi basta alla mancanza di trasparenza su questioni che riguardano la salute dei cittadini. Sono anni che chiediamo alle ASL le analisi delle acque e ci vengono negate per futili motivi, mentre le nostre richieste di informazioni alla regione lazio circa i piani di rientro sono state per mesi ignorate.
I comitati acqua pubblica di Aprilia e dei Castelli romani chiedono ora l’immediata pubblicazione di tutti i dati sulla qualità delle acque, di poter partecipare agli incontri tra le Asl e i Sindaci e che i gestori rispondano in prima persona ed economicamente rispetto ad eventuali piani di rientro non rispettati.
Parlare ancora di “emergenza” per coprire il mancato rispetto di una legge del 2001 (la legge 31 che applicava i parametri europei sulla qualità dell’acqua) è irresponsabile e politicamente grave.
Chiediamo di conoscere il piano alternativo che sicuramente le istituzioni hanno preparato per affrontare l’eventuale – e poi confermato – parere negativo della Commissione europea per garantire l’acqua potabile alla popolazione.
Vogliamo sapere come verrà affrontato l’impatto negativo per l’industria alimentare locale.
Infine, chiediamo l’immediato avvio di una indagine epidemiologica sulla popolazione colpita dall’eccesso di arsenico.
Comitato acqua pubblica Velletri
Comitato acqua pubblica Aprilia
Coordinamento acqua pubblica Castelli Romani
(*) Nota: Dovete cliccare su COMM_NATIVE_C_2010_7605_F_IT_DECISION_DE_LA_COMMISSION.doc.
Trovare questo documento è stata una vera impresa. Ecco il racconto di Fabrizio Consalvi, del comitato acqua pubblica di Aprilia, il nostro eroico segugio: "Per arrivarci sono partito da qui: http://ec.europa.eu/environment/water/water-drink/index_en.html ho cliccato in fondo su "Click here for news on the revision", che mi ha portato su http://circa.europa.eu/Public/irc/env/drinking_water_rev/library?l=/&vm=detailed&sb=Titley?l=/working_revision/distributionpdf/_EN_1.0_&a=d; cliccato su 09 Derogation e su IT e ho trovato la nostra decisione. Semplice, no?"
Comitato acqua pubblica Aprilia
Coordinamento acqua pubblica Castelli Romani
(*) Nota: Dovete cliccare su COMM_NATIVE_C_2010_7605_F_IT_DECISION_DE_LA_COMMISSION.doc.
Trovare questo documento è stata una vera impresa. Ecco il racconto di Fabrizio Consalvi, del comitato acqua pubblica di Aprilia, il nostro eroico segugio: "Per arrivarci sono partito da qui: http://ec.europa.eu/environment/water/water-drink/index_en.html ho cliccato in fondo su "Click here for news on the revision", che mi ha portato su http://circa.europa.eu/Public/irc/env/drinking_water_rev/library?l=/&vm=detailed&sb=Titley?l=/working_revision/distributionpdf/_EN_1.0_&a=d; cliccato su 09 Derogation e su IT e ho trovato la nostra decisione. Semplice, no?"
venerdì 5 novembre 2010
Da 11 mesi mancano le deroghe per l'arsenico e fluoro per Velletri e Castelli romani
Estratto del dossier "Il libro nero delle acque. Il caso Velletri"
Le deroghe
Nel maggio del 2008, come già accennato, Acea Ato 2 ha presentato una richiesta di deroga ai parametri di legge per Arsenico, Vanadio e Fluoro (per Velletri).
Fino a quel momento – dal 14 novembre 2006 al maggio 2008 – l'acqua era stata distribuita utilizzando una ordinanza del sindaco di Velletri (giunta Cesaroni) del 2006. Non si trattava di una deroga: nessuna autorizzazione in tal senso era stata emessa dal ministero della salute e dalla Regione Lazio, come prevede la legge (Dlgs. 31/2001).
La prima ed unica deroga concessa per il Comune di Velletri è stata decretata il 21 aprile del 2009, con il decreto del presidente della Regione Lazio numero 263. In sostanza dal 14 novembre 2006 fino al 21 aprile 2009 l'acqua è stata erogata con parametri fuori dai limiti di legge senza nessuna deroga.
La deroga si basa sul concetto di VMA, ovvero valore massimo ammissibile. E' un concetto un po' curioso inserito all’interno del Dlgs 31/2001, per permettere gli sforamenti dei limiti di legge. Tale valore ha un senso se limitato nel tempo: ebbene, la presenza di Arsenico nell'acqua di Velletri è dimostrata da almeno cinque anni; molto più probabilmente il periodo di esposizione della popolazione a questo metallo pesante – considerato cancerogeno – è decisamente superiore.
Attualmente non esiste una deroga su questi parametri, poiché sulla richiesta della Regione Lazio si deve pronunciare la Commissione europea. La scadenza dell'ultima – e unica – deroga è stata spostata sine die da un decreto del Presidente della Regione Lazio il 30 dicembre 2009. La legge 31/2001 non prevede lo slittamento della scadenza delle deroghe.
Sull’intera procedura utilizzata dalla Regione Lazio e dal Ministero della Salute – con l’avvallo dei sindaci dei Castelli romani, compreso quello di Velletri – vi sono molti dubbi, tanto da far ipotizzare una illegittimità della attuale situazione:
- il 25 giugno 2009 Acea Ato 2 richiede alla Regione Lazio una ulteriore deroga
- il 13 novembre 2009 il Ministero della Salute invia la richiesta di parere alla Commissione europea; tale parere è obbligatorio e deve essere rilasciato entro 90 giorni; ad oggi non vi è informazione di tale parere, facendo ipotizzare una valutazione negativa;
- il 29 dicembre 2009 si è tenuta in prefettura di Roma una riunione tra Ministero della Salute, Regione Lazio, Acea Ato 2, Sto Ato 2 e i comuni; il comune di Velletri era rappresentato dall’assessore Pocci, che non è intervenuto (almeno secondo quanto riportato dal verbale della riunione);
- in questa riunione è stato proposto dal Ministero della salute l’emissione di una proroga dei termini di scadenza della deroga, per il breve periodo necessario all’ottenimento del parere della Commissione europea; tale termine scadeva il 13 febbraio 2010;
- la legge 31/2001 e la direttiva UE del 1998 sulla qualità dell’acqua non prevedono la procedura attuata dal ministero della salute e decretata, il 30 dicembre 2009, dalla presidenza della Regione Lazio, su proposta dell’assessorato all’ambiente;
- il 23 aprile 2010 il presidente della Regione Lazio è emanato un decreto di deroga per il solo parametro del Vanadio – nella zona dei Castelli romani, comuni di Albano, Ardea. Ariccia, Genzano, Lanuvio, Velletri, Ciampino e Aprilia – dove non vi è traccia di deroghe per Arsenico e Fluoro;
- il decreto del 23 aprile 2010 deriva dal decreto del 20 marzo emesso dal Ministero dell’Ambiente, che autorizza esclusivamente la deroga per il Vanadio (e clorito e trialometani in altre zone del Lazio); in questo decreto era previsto:
“La regione deve provvedere ad informare la popolazione interessata in attuazione del disposto di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, art. 13, comma 11, relativamente alle elevate concentrazioni dei predetti valori nell'acqua erogata quale che ne sia l'utilizzo, compreso quello per la produzione, preparazione o trattamento degli alimenti e deve fornire consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare”.
Nessuna informazione è stata inviata alla popolazione di Velletri su questa deroga: forse non si vuol far sapere che non è stata concessa la deroga per l’Arsenico?
Le deroghe
Nel maggio del 2008, come già accennato, Acea Ato 2 ha presentato una richiesta di deroga ai parametri di legge per Arsenico, Vanadio e Fluoro (per Velletri).
Fino a quel momento – dal 14 novembre 2006 al maggio 2008 – l'acqua era stata distribuita utilizzando una ordinanza del sindaco di Velletri (giunta Cesaroni) del 2006. Non si trattava di una deroga: nessuna autorizzazione in tal senso era stata emessa dal ministero della salute e dalla Regione Lazio, come prevede la legge (Dlgs. 31/2001).
La prima ed unica deroga concessa per il Comune di Velletri è stata decretata il 21 aprile del 2009, con il decreto del presidente della Regione Lazio numero 263. In sostanza dal 14 novembre 2006 fino al 21 aprile 2009 l'acqua è stata erogata con parametri fuori dai limiti di legge senza nessuna deroga.
La deroga si basa sul concetto di VMA, ovvero valore massimo ammissibile. E' un concetto un po' curioso inserito all’interno del Dlgs 31/2001, per permettere gli sforamenti dei limiti di legge. Tale valore ha un senso se limitato nel tempo: ebbene, la presenza di Arsenico nell'acqua di Velletri è dimostrata da almeno cinque anni; molto più probabilmente il periodo di esposizione della popolazione a questo metallo pesante – considerato cancerogeno – è decisamente superiore.
Attualmente non esiste una deroga su questi parametri, poiché sulla richiesta della Regione Lazio si deve pronunciare la Commissione europea. La scadenza dell'ultima – e unica – deroga è stata spostata sine die da un decreto del Presidente della Regione Lazio il 30 dicembre 2009. La legge 31/2001 non prevede lo slittamento della scadenza delle deroghe.
Sull’intera procedura utilizzata dalla Regione Lazio e dal Ministero della Salute – con l’avvallo dei sindaci dei Castelli romani, compreso quello di Velletri – vi sono molti dubbi, tanto da far ipotizzare una illegittimità della attuale situazione:
- il 25 giugno 2009 Acea Ato 2 richiede alla Regione Lazio una ulteriore deroga
- il 13 novembre 2009 il Ministero della Salute invia la richiesta di parere alla Commissione europea; tale parere è obbligatorio e deve essere rilasciato entro 90 giorni; ad oggi non vi è informazione di tale parere, facendo ipotizzare una valutazione negativa;
- il 29 dicembre 2009 si è tenuta in prefettura di Roma una riunione tra Ministero della Salute, Regione Lazio, Acea Ato 2, Sto Ato 2 e i comuni; il comune di Velletri era rappresentato dall’assessore Pocci, che non è intervenuto (almeno secondo quanto riportato dal verbale della riunione);
- in questa riunione è stato proposto dal Ministero della salute l’emissione di una proroga dei termini di scadenza della deroga, per il breve periodo necessario all’ottenimento del parere della Commissione europea; tale termine scadeva il 13 febbraio 2010;
- la legge 31/2001 e la direttiva UE del 1998 sulla qualità dell’acqua non prevedono la procedura attuata dal ministero della salute e decretata, il 30 dicembre 2009, dalla presidenza della Regione Lazio, su proposta dell’assessorato all’ambiente;
- il 23 aprile 2010 il presidente della Regione Lazio è emanato un decreto di deroga per il solo parametro del Vanadio – nella zona dei Castelli romani, comuni di Albano, Ardea. Ariccia, Genzano, Lanuvio, Velletri, Ciampino e Aprilia – dove non vi è traccia di deroghe per Arsenico e Fluoro;
- il decreto del 23 aprile 2010 deriva dal decreto del 20 marzo emesso dal Ministero dell’Ambiente, che autorizza esclusivamente la deroga per il Vanadio (e clorito e trialometani in altre zone del Lazio); in questo decreto era previsto:
“La regione deve provvedere ad informare la popolazione interessata in attuazione del disposto di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, art. 13, comma 11, relativamente alle elevate concentrazioni dei predetti valori nell'acqua erogata quale che ne sia l'utilizzo, compreso quello per la produzione, preparazione o trattamento degli alimenti e deve fornire consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare”.
Nessuna informazione è stata inviata alla popolazione di Velletri su questa deroga: forse non si vuol far sapere che non è stata concessa la deroga per l’Arsenico?
La mancata informazione
Quello della corretta informazione per i cittadini è forse il nodo centrale della questione della qualità dell’acqua. La legge che regolamenta il servizio idrico integrato in questo senso è chiara: i cittadini hanno il diritto di sapere che acqua stanno bevendo.
Nel febbraio del 2009 – su sollecitazione del comitato acqua pubblica – il consiglio comunale di Velletri ha chiesto alla giunta la pubblicazione dei dati sulla qualità dell’acqua. Solo nel giugno del 2010 l’amministrazione comunale ha provveduto ad inserire sul sito istituzionale le tabelle elaborate da Acea con i dati aggregati per il 2009 e quelli parziali del 2010 (fino al mese di aprile). Poi il nulla. E’ terminato il problema dell’arsenico? No, evidentemente. Semplicemente Acea e il Comune ritengono che i cittadini non devono essere informati.
Non è solo Acea ad effettuare le analisi, ovviamente. L’Arpa Lazio – su richiesta della Asl – può, e deve, analizzare le acque, per verificare se sono conformi ai parametri di legge. Più volte il comitato acqua pubblica ha chiesto copia di tutti i rapporti dell’Arpa alla Asl Rm H, vedendosi negare l’accesso con motivazioni sostanzialmente burocratiche (ad esempio non avere seguito un regolamento mai pubblicato sul sito dell Asl).
Acea Ato 2 e la Sto, infine, non hanno mai pubblicato sui siti le analisi dell’acqua, come avviene in altri ambiti idrici nel Lazio e in Italia. Al cittadino non far sapere l’acqua che beve…
giovedì 18 marzo 2010
Mappa disastro idrico di Velletri
A Velletri l'emergenza idrica non vuol dire solo rimanere senz'acqua. Significa un livello di arsenico vanadio e fluoro oltre i limiti di legge e quindi dannoso per la salute; significa avere più della metà del territorio senza depurazione, con scarichi che sversano le fognature nei fossi. Oltre a questo il depuratore - secondo i dati della Sto e di Acea - è già non sufficiente per la popolazione: copre 38.000 abitanti su una popolazione di quasi 60.000 abitanti.
Per questo presentiamo la mappa del disastro idrico della città di Velletri. Una mappa che aggiorneremo costantemente con i dati ufficiali e con le segnalazioni dei cittadini.
Mappa dell'emergenza idrica a Velletri
Fonte delle informazioni:
Ato 2, dati Acea Ato 2 Spa e segnalazioni dei cittadini.
Mappa Nazionale dell' "Acqua inquinata in Italia"
Per questo presentiamo la mappa del disastro idrico della città di Velletri. Una mappa che aggiorneremo costantemente con i dati ufficiali e con le segnalazioni dei cittadini.
Mappa dell'emergenza idrica a Velletri
Fonte delle informazioni:
Ato 2, dati Acea Ato 2 Spa e segnalazioni dei cittadini.
Mappa Nazionale dell' "Acqua inquinata in Italia"
giovedì 18 febbraio 2010
COMUNICATO STAMPA/ La Asl nega l’accesso ai dati sulla qualità dell’acqua

La Asl nega l’accesso ai dati sulla qualità dell’acqua
Il comune di Velletri mostra solo le analisi di Acea e non i dati dell’Arpa Lazio
La contaminazione da arsenico è ancora presente
I cittadini di Velletri non possono sapere cosa contiene l’acqua distribuita da Acea Ato 2. La Asl ha infatti negato l’accesso ai dati delle analisi sostenendo che “la rilevanza per la salute” non è una motivazione valida. Peccato che il diritto alla salute sia tutelato dalla costituzione e che nessuno può negare ai cittadini l’accesso ai dati sulla qualità dell’ambiente. Inoltre migliaia di pagine di letteratura scientifica dimostrano che la presenza di sostanze quali l’arsenico nell’acqua potabile è strettamente e direttamente correlata con l’insorgenza di tumori. Nonostante questo noi cittadini non possiamo sapere - secondo la nostra Asl - cosa beviamo. Ricordiamo, tra l’altro, che il consiglio comunale un anno fa aveva votato una mozione dando mandato alla giunta di pubblicare i dati delle analisi dell‘acqua: nulla da allora è successo.
Abbiamo quindi chiesto l’accesso ai dati anche all’amministrazione comunale e anche in questo caso non è andata molto bene. Il funzionario del comune Lungarini ci ha spiegato che i dati li potevamo solo visionare e non fotocopiare. La giustificazione? “Li metteremo sul sito”. Paradossale. Non solo. Ci è stato negato l’accesso - sempre dal solerte funzionario comunale - alle analisi effettuate dall’Arpa Lazio lo scorso luglio. Ora attendiamo una risposta ufficiale in merito alla nostra richiesta.
Il rifiuto di fornire i dati sull’acqua da parte della Asl è un fatto grave. Noi sappiamo che il nostro comune ha dei parametri che superano - a volte anche di molto - i limiti stabiliti dalla legge italiana e dalle norme europee. Sappiamo che Acea Ato 2 ha chiesto ed ottenuto una deroga a questi limiti, concessa dalla Regione Lazio e dal Ministero della salute. I dati conosciuti risalgono a due anni fa: cosa è successo nel frattempo? Ci sono stati casi di superamento dei limiti di legge e della deroga?
La stessa deroga prevede che sia data alla popolazione una informazione ampia e corretta sulla qualità dell’acqua. Questo non avviene.
Renderemo noti i pochi dati che l’amministrazione comunale ci ha permesso solo di visionare. Sono decisamente preoccupanti. Nel 2009 in molti punti della città l’arsenico supera ancora i limiti di legge. In questo senso non riconosciamo i valori della deroga, che non sono stati previsti dall’organizzazione mondiale della salute e dall’Unione europea. Nelle analisi fornite da Acea Ato 2 in almeno due casi - sul punto di prelievo, sembrerebbe - si è verificato uno sforamento anche del limite di deroga, ovvero oltre i 50 microgrammi/litro. Non sappiamo, fino a questo momento, quale intervento abbia programmato il sindaco e se la Asl abbia o meno segnalato questo superamento.
Il mancato accesso ai dati è stato segnalato immediatamente all’assessore all’ambiente della Regione Lazio Filiberto Zaratti, alla garante delle risorse idriche Lucia Pitzurra e al dirigente della segreteria tecnica operativa dell’Ato 2 Sandro Piotti. Fino a questo momento nessuno ha risposto. I veri problemi dei cittadini sembrano non interessare.
Il comitato si riunisce con tutti i cittadini che vogliono contestare le salatissime bollette di Acea al dopolavoro ferroviario, il mercoledì e il venerdì, dalle 16.30 alle 19.30.
mercoledì 17 giugno 2009
Il paradosso della fontanella di Tevola
Fuori sono 30 gradi oggi. Temperature nella norma, così sarà per almeno tre mesi. A Velletri, però, quando il termometro si alza guardiamo verso la montagna. Lì a quota 500 metri passa l’acquedotto del Simbrivio. Tutti ormai si aspettano che a giorni l’acqua inizierà a diminuire. E’ quel pizzico di saggezza contadina che sopravvive anche ai tempi di Acea.Oggi al centro abbiamo avuto tre ore d’acqua. Oramai è divenuta abitudine svegliarsi sempre alle 6, preparare la lavatrice, la lavastoviglie - scelta obbligata per risparmiare l’acqua - mettere un po’ d’acqua da parte. Verso le 10 il contatore si ferma.
Nel centro di Velletri l’acqua non la beviamo. Abbiamo tra le mani le ultime analisi dell’Arpa: il tassa d’arsenico varia tra i 15 e i 35 microgrammi al litro, quando la dose di sicurezza è di 10 microgrammi. Dunque niente acqua per bere e per cucinare.
Con i trenta gradi di questi giorni in tre persone si possono consumare anche 8-9 litri d’acqua al giorno. Acqua minerale, conservata nella plastica. Quasi cinquanta euro al mese, seicento euro all’anno. Un camion intero di plastica, che ogni 365 giorni una famiglia del centro storico di Velletri produce, che probabilmente finirà incenerita da qualche parte. A Velletri di raccolta porta a porta per ora neanche a parlarne.
Sfogliando le analisi di Acea scopriamo che a contrada Tevola, alle pendici dell’Artemisio, dove passa il Simbrivio, c’è una fontanella preziosa. Nessuna traccia di Arsenico, niente Vanadio, di fluoruri neanche a parlarne. Inodore, insapore, incolore. Semplicemente acqua. Da qualche mese tra amici ci telefoniamo ogni tanto, “ma tu l’acqua dove la vai a prendere?”. Foglietti con indirizzi improbabili, voci, sentito dire. Ma oggi siamo fortunati, l’Arpa ha scoperto la fontanella miracolosa.
Per arrivare a Tevola devi conoscere le strade che si intrecciano nella campagna distrutta da decenni di abusivismo. Sul ciglio della strada incontri i cassonetti sgangherati, con decine di televisioni abbandonate. Da via del Cigliolo si inizia a salire verso la montagna, le bottiglie di vetro ad ogni buca tintinnano, l’aria che entra dal finestrino fa da altimetro. Due, tre, quattro curve, Eccola. La prima sorpresa è il meraviglioso stemma del comune di Velletri. Mihi est libertas papalis et imperialis. Chissà, magari è anche libera da Acea, magari è una piccola enclave, sfuggita alle mappe della multinazionale romana, dalle grinfie della borsa di Milano, dove con le azioni vendono anche un pezzettino del nostro rubinetto. Qualcuno ha avuto l’affetto di sistemarla, di pulirla. Le vasche sono grigie, per il cemento che la ricopre.
Eccolo il rubinetto. Semplice, con la levetta. Scarichiamo le bottiglie e la tanica.
E’ il 17 giugno, e la fontanella magica di acqua pura di Tevola è secca. Spenta, muta, neanche una goccia. Sono le quattro del pomeriggio in una Velletri assolata e Acea ha staccato lo stemma del nostro comune. Insieme all’acqua è andata via la Libertas.
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