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lunedì 13 dicembre 2010

Il 14 DICEMBRE CONFERENZA SINDACI ATO 2 ROMA. CHE FINE HA FATTO L'ARSENICO?

Il presidente della provincia di Roma - in qualità di presidente dell'autorità d'ambito Ato 2 - ha  convocato la conferenza dei sindaci per il prossimo 14 dicembre alle ore 10 presso la Sala Di Liegro della Provincia di Roma, via IV Novembre 119/a.
La conferenza dei sindaci è l'organismo che dovrebbe decidere la programmazione degli interventi per quanto riguarda la gestione dell'acqua nella provincia di Roma. Dunque, quale migliore luogo per discutere della questione arsenico? In realtà domani i sindaci, Acea, il commissario straordinario Massimo Sessa, il garante regionale e il presidente della provincia di Roma parleranno d'altro. All'ordine del giorno hanno inserito alcuni obblighi di legge, sempre rimandati: un'unica tariffa per l'acqua nella provincia di Roma, far pagare finalmente l'acqua secondo il consumo e non a forfait e l'introduzione della tariffa sociale. Al secondo punto dell'ordine del giorno si parla anche di investimenti, ovviamente tutti a carico dei cittadini, perché, si sa, Acea non regala nulla.
Sull'arsenico neanche una parola, come se nulla fosse accaduto. Nessuna comunicazione, nessuna discussione: sindaci, regione e provincia faranno finta di niente, a quanto sembra. Ovviamente nessuna parola - nella convocazione - sulle eventuali responsabilità del gestore, la romanissima Acea.
I comitati acqua pubblica dei Castelli Romani - zona duramente colpita dalle alte concentrazioni di arsenico, vanadio e fluoruro - hanno chiesto alla provincia di Roma di poter assistere all'incontro e di consegnare ai sindaci un breve promemoria sui punti che non funzionano nella gestione dell'acqua, a partire dall'arsenico. Siamo in attesa di una risposta da parte della provincia di Roma.

Ecco il testo del documento che domani verrà consegnato ai sindaci:

AD ACEA I SOLDI, ALLA POPOLAZIONE L’ARSENICO
  • Acea Ato 2 dal 2003  al 2008 ha incassato più di 400 milioni di euro di sola remunerazione di capitale. Con questi soldi anche il comune più povero sarebbe stato in grado di dare acqua di qualità a tutta la popolazione. 
  • Il sistema che voi Sindaci avete scelto prevede, invece, che qualsiasi cambiamento nella tariffa prenda in considerazione PRIMA il Ricavo Garantito di Acea, senza un vero rischio d’impresa per Acea. 
  • I consigli comunali non hanno più nessun potere sulla gestione dell’acqua della propria città. Ormai sono visti come utili obbedienti che balbetano quello che Acea dice loro di balbettare; 
  • Zingaretti ha chiesto ad Acea di anticipare il 50% degli utili per l’emergenza idrica e Acea ha detto NO; gli interessi dei soci vengono prima di quelli della popolazione. Perché nessun sindaco si è ribellato?
  • Perché nessun sindaco partecipa all’assemblea dei soci di Acea Ato 2 chiedendo conto della gestione? 
  • Perché nessun sindaco chiede di poter leggere i verbali dei consigli di amministrazione di Acea Ato 2? 
  • La STO ha fatto una simulazione del parametro MALL, mai applicato, ipotizzando una penale di ben 20 mlioni di euro per Acea. Perché non usare questi soldi subito - e senza oneri per i comuni e i cittadini - per risolvere il problema dell’arsenico?
  • Dal 2003 - anno dell’inizio della gestione di Acea - al 2010 il problema dell’arsenico non è stato risolto, limitandosi spesso a chiedere deroghe su deroghe, fino al paradosso della proroga della deroga. Dopo la decisione della Commissione Europea di respingere la terza deroga, Acea annuncia che il problema dell‘arsenico è stato risolto in pochi giorni. Perché, allora, Acea insiste nel volere una terza deroga? 
  • Dal 2005 esiste un commissario straordinario per l’alto livello di arsenico, vanadio e fluoruro nelle acque dei comuni serviti dal Simbrivio. Sono stati spesi decine di milioni: perché nessuno chiede conto di quanto è stato fatto? Non sarebbe quantomeno opportuno che il commissario presentasse le sue dimissioni?
  • Ormai sono in molti a chiedersi come mai i Sindaci non impongono ad Acea di fare il proprio dovere, ovvero fornire acqua potabile a tutti. E’ compito del gestore dare questa garanzia.
  • Un fondo di 2 milioni di euro per le fasce deboli è assolutamente insufficiente per i 75 comuni (compreso Roma); 
  • 45 milioni di investimenti spalmati in 3 anni dove 30 milioni vanno alla città di Roma e soltanto 15 milioni a TUTTA la Provincia è veramente uno scherzo di cattivo gusto per le popolazioni avvelenate per anni con l‘arsenico, il fluoruro e il vanadio;
  • Di fronte allo scandalo arsenico  che ha colpito decine di comuni, mettendo a rischio la salute delle persone, attaccando l’economia dell’intera area dei Castelli Romani, oggi vengono proposti nuovi aumenti: questo gestore non merita un solo euro in più.
  • Visto che sono i cittadini a pagare gli investimenti di Acea, vogliamo poter controllare ogni euro che  viene speso, vogliamo poter dire quali sono le priorità. L’acqua è un bene comune che non appartiene alle corporation, ai fondi di investimento, o alla mala politica

giovedì 4 novembre 2010

Le nuove bollette di acea ato 2: qualcosa non va

Care e cari,

come sapete in questi giorni sono arrivate le bollette Acea relative
al primo semestre 2010. Da alcune prime verifiche ci siamo resi conto
che vi sono alcune irregolarità:

- la tariffa applicata è sostanzialmente differente da quella di Roma,
soprattutto per i consumi più alti (oltre i 170-200 mc all'anno). Come
sapete la Conferenza dei Sindaci aveva deliberato l'applicazione della
tariffa di Roma per le utenze di Velletri a partire dal gennaio 2010;
- a volte le letture non corrispondono alle letture reali;
- la parte della quota fissa non riporta l'anno di riferimento e, in
alcuni casi, ci siamo accorti che viene fatturata la stessa cifra due
volte.

Queste sono le nostre indicazioni:

- SE LA BOLLETTA E' INFERIORE AI 40 EURO, PUO' ESSERE PAGATA, PERCHE' PROBABILMENTE E' CORRETTA

- CHI HA RICEVUTO UNA BOLLETTA CON IMPORTO SUPERIORE AI 40 EURO, PUO' VENIRE ALLO SPORTELLO DEL COMITATO ACQUA PUBBLICA PER VERIFICARE SE L'IMPORTO E' CORRETTO E, EVENTUALMENTE, PREPARARE IL RECLAMO

Vi ricordiamo che lo sportello del Comitato è aperto ogni mercoledì,
dalle 17 alle 19, presso il dopolavoro ferroviario.

martedì 23 marzo 2010

Acea veloce per chiedere i soldi, lenta per rispondere ai cittadini

Non applicando la tariffa di Roma per il 2008 e il 2009 solo a Velletri Acea potrebbe incassare circa 2,5 milioni di euro in più. E così la società preferisce pagare società di recupero credito, spaventando i cittadini, invece di applicare la tariffa corretta. Il Sindaco Servadio ha assicurato al comitato e ai cittadini che nessuna utenza dell’acqua sarà tagliata prima della risoluzione della vertenza.

La prima fase della “guerra” di Acea contro i cittadini di Velletri che hanno contestato la tariffa è iniziata. Molte famiglie - che hanno correttamente già pagato quanto dovuto secondo l’articolazione tariffaria di Roma, comunicando l’avvenuto pagamento ad Acea e al Sindaco di Velletri - hanno ricevuto le prime telefonate dai call-center.
Ricordiamo che più di quattrocento famiglie di Velletri hanno in questi mesi contestato formalmente la bolletta di Acea per il 2008 e il 2009, basata su tariffe difformi rispetto a quanto è scritto nei patti contrattuali. L’Assemblea dei Sindaci del dicembre del 2002 aveva infatti deliberato l’applicazione dell’articolazione tariffaria in vigore a Roma nei comuni della provincia, a partire dall’anno successivo a quello di inizio della gestione di Acea. Questa norma - che è vincolante per il gestore - è stata recepita e sottoscritta anche nel verbale di consegna del sistema idrico, firmato dal Comune di Velletri nel novembre del 2006.
Nonostante questo Acea Ato 2 ha imposto la vecchia tariffa comunale - ben più alta e strutturata per colpire i bassi consumi - ignorando di fatto la delibera del 2002 per gli anni 2008 e 2009. I cittadini di Velletri hanno così deciso di contestare le fatture - ritenute illegittime - e di pagare solo quanto dovuto secondo l’articolazione tariffaria di Roma.
Per avere un esempio dell’impatto dell’errata tariffa, una famiglia con un consumo medio d’acqua (150 mc/anno), pagherebbe con la tariffa di Roma circa 60 euro, contro i 150 euro fatturati da Acea; un negozio con un basso consumo d’acqua, pagherebbe circa 120 euro, contro i 350 fatturati da Acea.
Acea Ato 2 ha iniziato a rispondere ai reclami con sei mesi di ritardo, rispetto ai tempi previsti dalla Carta dei Servizi. Non solo. La risposta riconferma quanto già sapevamo: il gestore applica la tariffa decisa dall’assemblea dei sindaci. Ed ha ragione. Come già detto l’applicazione dell’articolazione tariffaria di Roma a Velletri era stata già deliberata dai Sindaci dell’Ato 2 otto anni fa. Chi, dunque, non sta rispettando i patti? Di certo non i cittadini.
Acea sta ora cercando di forzare la mano nei confronti degli utenti. Prima ha spedito le lettere minacciando il distacco dell’utenza, ancor prima di inviare la risposta ai reclami. Ha poi affidato il “recupero del credito” ad alcune aziende private: la Cribis Teleservice di Bologna (capofila di un’Ati con la Ari.Tel. srl), la Euro Service srl (capofila di un’Ati con Caldani Irrigazioni srl), di Piedimonte Matese e la So.Ge.C. (in Ati con la So.Ge.C. Service srl), di Morlupo. Secondo quanto stabilito dall’appalto - aggiudicato nel 2009 - queste società si occuperanno di chiamare al telefono gli utenti considerati morosi e di procedere ai distacchi delle utente idriche.

Vediamo, dunque, nel dettaglio chi sono queste società, pagate con i soldi dei cittadini:
  • Cribis Teleservice di Bologna - Società controllata dalla Cribis Holding, colosso del recupero crediti.
  • Ari.Tel. srl - Società di costruzioni originaria di Latina, oggi con sede in Ariccia. L’amministratore delegato e unico socio è il palermitano Salvatore Russo.
  • Euro Service srl - Amministratore delegato è Antonio Persici. Ha sede a Roma e a Reggio Calabria. Ben nota ad Aprilia, dove ha esercitato la “riscossione dei crediti” per conto di Acqualatina. Senza molto successo, a onor del vero. Anche ad Aprilia i call center chiamavano i cittadini a casa, in orari serali, intimando pagamenti non dovuti e inviando lettere senza valore legale. Tre mesi fa il Consiglio di Stato ha dato ragione ai cittadini che avevano contestato la bolletta di Acqualatina.
  • Caldani Irrigazioni srl - Società amministrata da Paolo Caldani (amministratore unico, socio e direttore tecnico). Secondo diverse fonti giornalistiche (Ansa e alcuni giornali locali del Nord), Paolo Caldani sarebbe stato indagato dalla Procura di Aosta per truffa ai danni della Regione Val D’Aosta nel 2007. L’accusa - secondo quanto riportato dall’Ansa - sarebbe “di aver intascato quasi 200 mila euro per lavori che non sono mai stati effettuati”. Ad oggi non sappiamo a che punto si trovi l’indagine.
  • So.Ge.C. srl - Società originaria di Morlupo (Roma).
  • Società d'Alessandro Lavori S.R.L. - società di costruzioni di Aversa, in provincia di Caserta. Gestisce molti lavori in campo idrico, soprattutto nel centro sud. Amministratore e Direttore tecnico (e socio) è Giuseppe D’Alessandro, originario di San Cipriano D’Aversa (Caserta).
La risposta opportuna e gentile che alcuni cittadini hanno dato ai telefonisti è stata di inviare la richiesta di pagamento per posta. Meno gentile la replica delle società incaricate di riscuotere: vi mandiamo gli esattori a casa.
Ricordiamo che il Sindaco di Velletri ha già scritto ad Acea chiedendo di non procedere con i distacchi fino alla risoluzione della vertenza. Lo ricordiamo soprattutto alle società private contrattate da Acea per effettuare questo servizio. E non è certo una risposta vaga del gestore a risolvere la questione. Quello che chiediamo ora è un intervento della segreteria tecnica operativa dell’Ato 2, che avrebbe dovuto già da tempo imporre l’applicazione della tariffa di Roma anche per la città di Velletri ad Acea. E serve un intervento immediato anche del Sindaco di Velletri Fausto Servadio, in qualità di componente dell’assemblea dei Sindaci dell’Ato 2, per costringere il gestore a rispettare le delibere, atti vincolanti dal punto di vista legale.
Riteniamo quindi assolutamente illegittime le richieste che stanno provenendo dai call center delle società di recupero crediti contrattate da Acea. Suggeriamo a tutti i cittadini che hanno contestato la bolletta e pagato la cifra corretta dell’acqua, calcolata secondo la tariffa di Roma, di ignorare queste chiamate.

Il comitato acqua pubblica vigilerà attentamente sul comportamento delle aziende incaricate da Acea per il recupero dei crediti e per i distacchi: ogni eventuale abuso o comportamento che viola le norme contrattuali verrà subito denunciato.

Il comitato si riunisce il mercoledì e il venerdì, dalle 16.30 alle 19.30, presso il dopolavoro ferroviario di Velletri

--
Comitato Acqua Pubblica Velletri

acquapubblicavelletri@gmail.com
comitatoacquavelletri.blogspot.com

venerdì 12 marzo 2010

Lettera aperta al consiglio comunale di Velletri



Cari consiglieri,

inizia male, molto male la gestione dell’assessorato ai rapporti con Acea, affidato a Rolando Pocci, che già aveva la delega per l’urbanistica nel territorio massacrato dal cemento di Velletri. Questa mattina abbiamo letto il resoconto sui settimanali locali della conferenza stampa tenuta dall’assessore Pocci.
Vogliamo mettere da parte l’attacco a testa bassa lanciato da Pocci contro il comitato acqua pubblica di Velletri, anche perché gratuito e immotivato. Non abbiamo, infatti, mai incontrato l’assessore che, evidentemente, non è interessato a sentire le ragioni dei cittadini, ma solo quelle della multinazionale Acea, che ha appena contratto un debito di 500 milioni con istituti finanziari. In questo senso vorremmo ricordare che il partito di cui Pocci è espressione, il Pd, da qualche mese sta attaccando duramente la gestione Acea e il sindaco di Roma, Alemanno, che è il principale azionista. Vorremmo ricordare che Acea sta andando verso una totale privatizzazione, che comporterà il netto peggioramento delle condizioni dell’acqua e l'innalzamento delle tariffe. Temi che sembrano poco interessare a Pocci.
Ci preme però sottolineare - anche a tutela delle 450 famiglie di Velletri che fanno riferimento al comitato, un numero in costante aumento - la gravità di alcune affermazioni:

1. “Da come si comportano sembrerebbe che noi siamo i nemici, noi vogliamo collaborare con loro ma nel rispetto delle leggi e dei rapporti di cortesia con l’Acea”.

Non abbiamo un nemico ma l’obiettivo - da sempre dichiarato - di una gestione dell’acqua democratica, equa e solidale. L’acqua è un bene sacro, per chi crede, e fondamentale all’esistenza della stessa vita. Non è un bene mercificabile, come la stessa unione europea ha più volte affermato. Noi non attacchiamo, ma difendiamo i cittadini più deboli, quelle famiglie con reddito minimo che stanno ricorrendo a prestiti per pagare bollette carissime, basate su una tariffa illegittima. In questo senso non si può essere servo di due padroni: o si è accanto ai cittadini, o si è subalterni agli interessi finanziari che governano in questo momento Acea. Una società, lo ricordiamo, quotata in borsa, senza nessun rapporto storico, culturale o sociale con la nostra città.
Noi abbiamo sempre rispettato la legge. Anzi, siamo stati noi a studiare con cura le migliaia di pagine di documentazione contrattuale, come ben sa il consiglio comunale che ha - trasversalmente - elogiato il lavoro del comitato.
Per quanto riguarda la cortesia l’abbiamo sempre avuta con le persone. Lo stesso non è avvenuto da parte di alcuni dirigenti Acea che hanno in passato commentato, davanti a esponenti del comitato: “A Velletri ci avete rotto le palle, adesso stacchiamo l’acqua a tutti”.

2. “Il comitato qui a Velletri fa un servizio di allarmismo continuo”.

Fino ad ora abbiamo fatto un servizio che ha sostituito il dovere istituzionale del Comune. Ricordiamo che le prime osservazioni presentate dall’ex assessore Moretti ad Acea sono state elaborate dal comitato acqua pubblica, che gratuitamente ha impiegato ore e ore nello studio della situazione idrica. Cosa ha invece fatto l’assessorato alle risorse idriche? E’ più di un anno che attendiamo la pubblicazione dei dati della qualità dell’acqua e vogliamo ricordare che il responsabile - anche dal punto di vista giuridico - della salute della città è il Sindaco. Noi abbiamo sollevato il problema della contaminazione da arsenico, basandoci sui dati ufficiali di Acea e dell’Arpa Lazio. Se c’è allarmismo questo è dunque venuto dal gestore e dagli ufficiali sanitari, visto che i dati da noi diffusi sono sempre certificati e inoppugnabili. Dire che abbiamo fatto allarmismo, significa accusarci di aver dato dati falsi: caro assessore, la diffamazione è un reato.
La domanda è una sola: a Velletri - come nell’intero territorio dei Castelli romani - c’è o no un superamento dei limiti di legge (cosa ben differente dalla deroga, per chi ha studiato un po’ d’italiano) sulla concentrazione di arsenico, vanadio e fluoruro? Questa concentrazione è dannosa o no per la salute umana, secondo la letteratura medica? Da quanti anni la popolazione è esposta a questa contaminazione? I minori di 14 anni possono o no bere l’acqua che esce dai rubinetti? Le industrie locali possono o no utilizzare l’acqua per la produzione di alimenti destinati alla commercializzazione? Il gestore sta informando correttamente la popolazione, come prevede il decreto di deroga e la legge quadro sull’ambiente (articolo 154 Dlgs. 152/2006)?.

3. “Con certezza e sicurezza rassicuriamo tutti nostri cittadini che l’acqua che esce dai rubinetti rispetta la deroga europea”

La “deroga europea” citata da Pocci è la direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano. Consigliamo vivamente all’assessore di leggerla prima di citarla. All’articolo 5 la direttiva prevede che, in caso di superamento dei limiti di legge (per l’arsenico tale limite è di 10 microgrammi/litro), “i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali provvedimenti correttivi supplementari da adottare” e che “siano prese misure appropriate per ridurre o eliminare il rischio”. All’articolo 7 si legge poi: “Sia ove si verifichi, sia ove non si verifichi un superamento dei valori di parametro, gli Stati membri provvedono affinché la fornitura di acque destinate al consumo umano che rappresentano un potenziale pericolo per la salute umana sia vietata o ne sia limitato l'uso ovvero siano presi altri provvedimenti a tutela della salute umana”.
L’articolo 9 tratta l’argomento deroghe. La deroga può essere data per un periodo di tre anni. Eccezionalmente la durata può essere estesa fino a tre rinnovi, per un totale di nove anni, previo consenso della commissione europea. Il principio è chiaro: la somministrazione di dosi fuori norma di arsenico, vanadio e fluoruro non può avvenire per lunghi periodi, pena l’esposizione della popolazione a un elevato rischio. La domanda è: da quanti anni beviamo acqua contaminata? Se è vero che la deroga è entrata in vigore nel 2009, è da tempo immemorabile che la popolazione è esposta - senza saperlo - a quantità elevate di arsenico, vanadio e fluoruro. Viene così meno quel principio di precauzione e di tutela della salute che deve prevalere sempre.
L’altro principio fondamentale della deroga è l’informazione della popolazione. Acea, la Asl e il Comune di Velletri hanno preparato il testo della lettera inviata ai cittadini e pubblicato lo scorso anno con manifesti. Secondo i medici di Medicina democratica questa comunicazione è:

parziale perché nasconde la vera informazione prevista per Legge dalla Comunità Europea: la popolazione non è mai stata informata nei modi e nei tempi previsti dalla Legge in vigore dal dicembre del 2003;
falsa perché volutamente fa credere alla popolazione che i danni attesi da questi tossici siano quelli acuti, quando tutta la letteratura scientifica mondiale (e la legislazione europea) lancia da sempre l’allarme sui danni non tanto per l’esposizione acuta, quanto piuttosto a distanza per contaminazione cronica. Il vero rischio dell’ìnquinamento è cronico, infatti la UE prevede un limite massimo dell’As a 10 microgrammi litro e l’OMS sta pensando di abbassarlo ulteriormente in quanto l’Arsenico è in classe 1 per i tumori (= rischio massimo); inoltre non è previsto da nessuna Legge che i cittadini dei territori vulcanici debbano per forza bere acqua arsenicata;
illegale perché realizzato non secondo i criteri previsti dalla Legge italiana ed europea in merito alle comunicazioni sul tema da riservare ai cittadini;
illegittima in quanto l’Italia ha preso un impegno etico solenne aderendo, come Paese che fa parte dell’ONU, al Patto del CESCR

4. L’assessore Pocci sostiene che il comitato invita i cittadini a non pagare le bollette

Peccato che l’assessore non abbia mai speso un minuto della sua fitta agenda - gestire anche l’urbanistica deve essere un impegno gravoso - per venire al comitato acqua pubblica. Avrebbe potuto almeno leggere i reclami formali inviati da 450 famiglie con l’aiuto del comitato e recapitati anche all’amministrazione comunale. I cittadini pagano l’acqua e nessuno può permettersi di definirli morosi. Il comitato aiuta le famiglie a ricalcolare la fattura di Acea per il 2008 e il 2009 suggerendo di contestare e pagare secondo l’articolazione tariffaria di Roma. A quel punto le persone vanno alla posta e versano la cifra corretta, comunicando l’avvenuto pagamento ad Acea e al Comune. Aiutiamo poi le famiglie che hanno ricevuto cifre altissime - anche 3000 euro - da pagare in tre mesi per una mancanza grave di Acea, la quale non ha rispettato sempre l’obbligo di effettuare almeno una lettura all’anno, come previsto dal disciplinare tecnico del contratto. Anche in questi casi le famiglie che si rivolgono al comitato chiedono una rateizzazione congrua e sostenibile al gestore.
Esiste poi il caso di famiglie che - per reddito - non sono in grado di pagare le bollette, anche ricalcolate con l’articolazione tariffaria di Roma. E’ un problema che dovrà prima o poi essere affrontato, vista la crisi economica e il disastro sociale in cui versa la nostra città. Domandiamo all’informatissimo Pocci: in questi casi lei è d’accordo con il taglio dell’acqua che sta minacciando Acea? Come potrà vivere una famiglia con figli senza acqua corrente? Ci penserà il comune ad aiutare questi casi? Perché su questo tema siamo soli? Dov’è quello spirito di giustizia sociale che dovrebbe animare il suo partito? Perché non è stata applicata la tariffa sociale prevista per legge? Perché l’assessore e la giunta non hanno mai fatto una battaglia su questo punto? Siete disposti a farlo?

Cari consiglieri comunali, vi chiediamo un gesto di orgoglio e di civiltà. Vi chiediamo di stare a fianco dei cittadini, di non criminalizzare i comitati spontanei, di combattere insieme la battaglia per la difesa dei beni comuni. Riportate i temi concreti della famiglie di Velletri nel consiglio e non fatevi abbagliare dalle lucciole delle multinazionali. Riscoprite i valori veri della politica: difendere i beni comuni, la democrazia e la giustizia sociale.
Vi invitiamo, anche per questi motivi, a partecipare alla manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua e la difesa dei beni comuni, organizzata dal Forum nazionale dei movimenti per l’acqua, con l’appoggio di un centinaio di associazioni del mondo cattolico - come Pax Christi - dell’ambientalismo - Legambiente e Wwf - del mondo sindacale - la Cgil funzione pubblica -. Sarebbe straordinario avere il gonfalone della nostra città insieme agli altri comuni che ufficialmente parteciperanno.


Velletri, 12 marzo 2010

Comitato acqua pubblica

giovedì 4 marzo 2010

Acea veloce per chiedere i soldi, lenta per rispondere ai cittadini

Non applicando la tariffa di Roma per il 2008 e il 2009 solo a Velletri Acea potrebbe incassare circa 2,5 milioni di euro in più. E così la società preferisce pagare società di recupero credito, spaventando i cittadini, invece di applicare la tariffa corretta. Il Sindaco Servadio ha assicurato al comitato e ai cittadini che nessuna utenza dell’acqua sarà tagliata prima della risoluzione della vertenza.

La prima fase della “guerra” di Acea contro i cittadini di Velletri che hanno contestato la tariffa è iniziata. Molte famiglie - che hanno correttamente già pagato quanto dovuto secondo l’articolazione tariffaria di Roma, comunicando l’avvenuto pagamento ad Acea e al Sindaco di Velletri - hanno ricevuto le prime telefonate dai call-center.
Ricordiamo che più di quattrocento famiglie di Velletri hanno in questi mesi contestato formalmente la bolletta di Acea per il 2008 e il 2009, basata su tariffe difformi rispetto a quanto è scritto nei patti contrattuali. L’Assemblea dei Sindaci del dicembre del 2002 aveva infatti deliberato l’applicazione dell’articolazione tariffaria in vigore a Roma nei comuni della provincia, a partire dall’anno successivo a quello di inizio della gestione di Acea. Questa norma - che è vincolante per il gestore - è stata recepita e sottoscritta anche nel verbale di consegna del sistema idrico, firmato dal Comune di Velletri nel novembre del 2006.
Nonostante questo Acea Ato 2 ha imposto la vecchia tariffa comunale - ben più alta e strutturata per colpire i bassi consumi - ignorando di fatto la delibera del 2002 per gli anni 2008 e 2009. I cittadini di Velletri hanno così deciso di contestare le fatture - ritenute illegittime - e di pagare solo quanto dovuto secondo l’articolazione tariffaria di Roma.
Per avere un esempio dell’impatto dell’errata tariffa, una famiglia con un consumo medio d’acqua (150 mc/anno), pagherebbe con la tariffa di Roma circa 60 euro, contro i 150 euro fatturati da Acea; un negozio con un basso consumo d’acqua, pagherebbe circa 120 euro, contro i 350 fatturati da Acea.
Acea Ato 2 ha iniziato a rispondere ai reclami con sei mesi di ritardo, rispetto ai tempi previsti dalla Carta dei Servizi. Non solo. La risposta riconferma quanto già sapevamo: il gestore applica la tariffa decisa dall’assemblea dei sindaci. Ed ha ragione. Come già detto l’applicazione dell’articolazione tariffaria di Roma a Velletri era stata già deliberata dai Sindaci dell’Ato 2 otto anni fa. Chi, dunque, non sta rispettando i patti? Di certo non i cittadini.
Acea sta ora cercando di forzare la mano nei confronti degli utenti. Prima ha spedito le lettere minacciando il distacco dell’utenza, ancor prima di inviare la risposta ai reclami. Ha poi affidato il “recupero del credito” ad alcune aziende private: la Cribis Teleservice di Bologna (capofila di un’Ati con la Ari.Tel. srl), la Euro Service srl (capofila di un’Ati con Caldani Irrigazioni srl), di Piedimonte Matese e la So.Ge.C. (in Ati con la So.Ge.C. Service srl), di Morlupo. Secondo quanto stabilito dall’appalto - aggiudicato nel 2009 - queste società si occuperanno di chiamare al telefono gli utenti considerati morosi e di procedere ai distacchi delle utente idriche.

Vediamo, dunque, nel dettaglio chi sono queste società, pagate con i soldi dei cittadini:
  • Cribis Teleservice di Bologna - Società controllata dalla Cribis Holding, colosso del recupero crediti.
  • Ari.Tel. srl - Società di costruzioni originaria di Latina, oggi con sede in Ariccia. L’amministratore delegato e unico socio è il palermitano Salvatore Russo.
  • Euro Service srl - Amministratore delegato è Antonio Persici. Ha sede a Roma e a Reggio Calabria. Ben nota ad Aprilia, dove ha esercitato la “riscossione dei crediti” per conto di Acqualatina. Senza molto successo, a onor del vero. Anche ad Aprilia i call center chiamavano i cittadini a casa, in orari serali, intimando pagamenti non dovuti e inviando lettere senza valore legale. Tre mesi fa il Consiglio di Stato ha dato ragione ai cittadini che avevano contestato la bolletta di Acqualatina.
  • Caldani Irrigazioni srl - Società amministrata da Paolo Caldani (amministratore unico, socio e direttore tecnico). Secondo diverse fonti giornalistiche (Ansa e alcuni giornali locali del Nord), Paolo Caldani sarebbe stato indagato dalla Procura di Aosta per truffa ai danni della Regione Val D’Aosta nel 2007. L’accusa - secondo quanto riportato dall’Ansa - sarebbe “di aver intascato quasi 200 mila euro per lavori che non sono mai stati effettuati”.
    NOTA: in data 21 giugno 2010 il difensore di Paolo Caldani e Nicola Marsico ci ha comunicato che i suoi assistiti sono stati assolti con formula piena dal Tribunale di Aosta.
  • So.Ge.C. srl - Società originaria di Morlupo (Roma).
  • Società d'Alessandro Lavori S.R.L. - società di costruzioni di Aversa, in provincia di Caserta. Gestisce molti lavori in campo idrico, soprattutto nel centro sud. Amministratore e Direttore tecnico (e socio) è Giuseppe D’Alessandro, originario di San Cipriano D’Aversa (Caserta).
La risposta opportuna e gentile che alcuni cittadini hanno dato ai telefonisti è stata di inviare la richiesta di pagamento per posta. Meno gentile la replica delle società incaricate di riscuotere: vi mandiamo gli esattori a casa.
Ricordiamo che il Sindaco di Velletri ha già scritto ad Acea chiedendo di non procedere con i distacchi fino alla risoluzione della vertenza. Lo ricordiamo soprattutto alle società private contrattate da Acea per effettuare questo servizio. E non è certo una risposta vaga del gestore a risolvere la questione. Quello che chiediamo ora è un intervento della segreteria tecnica operativa dell’Ato 2, che avrebbe dovuto già da tempo imporre l’applicazione della tariffa di Roma anche per la città di Velletri ad Acea. E serve un intervento immediato anche del Sindaco di Velletri Fausto Servadio, in qualità di componente dell’assemblea dei Sindaci dell’Ato 2, per costringere il gestore a rispettare le delibere, atti vincolanti dal punto di vista legale.
Riteniamo quindi assolutamente illegittime le richieste che stanno provenendo dai call center delle società di recupero crediti contrattate da Acea. Suggeriamo a tutti i cittadini che hanno contestato la bolletta e pagato la cifra corretta dell’acqua, calcolata secondo la tariffa di Roma, di ignorare queste chiamate.

Il comitato acqua pubblica vigilerà attentamente sul comportamento delle aziende incaricate da Acea per il recupero dei crediti e per i distacchi: ogni eventuale abuso o comportamento che viola le norme contrattuali verrà subito denunciato.

Il comitato si riunisce il mercoledì e il venerdì, dalle 16.30 alle 19.30, presso il dopolavoro ferroviario di Velletri

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Comitato Acqua Pubblica Velletri

acquapubblicavelletri@gmail.com
comitatoacquavelletri.blogspot.com

martedì 9 febbraio 2010

CONTESTAZIONE BOLLETTE ACEA: AVVISO


Acea sta inviando in questi giorni le nuove bollette relative al consumo del 2009. Come per le fatture precedenti, la tariffa applicata non corrisponde a quanto era stato stabilito nell'accordo con l'amministrazione comunale.
Ricordiamo che nel 2006 la società aveva firmato un patto con il Comune e l'Ato2 prevedendo per il 2008 l'applicazione della tariffa di Roma anche nel nostro territorio.

La tariffa di Roma è sicuramente più conveniente ed equa rispetto a quella che sta applicando Acea:

- i primi 92 cubi a Roma costano 0,14 euro/Mc , a Velletri costano 0,85 euro/Mc per le utenze residenziali;
- i commercianti romani pagano la prima fascia di consumo 0,50 euro/Mc, i commercianti di Velletri 2,0 euro/Mc

Chiediamo tutti uniti ad Acea di applicare la tariffa corretta, contestando immediatamente le bollette per il 2009! Il comitato sta inoltre assistendo i cittadini per ricalcolare la bolletta idrica con le corrette tariffe, permettendo così di effettuare subito il pagamento solo della cifra realmente dovuta. Ricordiamo che Acea nel 2008 ha intascato più di 70 milioni di euro solo di remunerazione del capitale, per la gestione dell'acqua nella provincia di Roma. Di fronte a questi utili milionari Velletri continua a ricevere poche ore di acqua al giorno, con una qualità vergognosa.

Contestare le bollette è un diritto e un dovere civile.

Ogni mercoledì e venerdì dalle 16.30 alle 19.30 presso il dopolavoro ferroviario (di fianco alla stazione dei treni) il Comitato fornisce assistenza in maniera gratuita a tutti i cittadini per presentare un reclamo formale ad Acea, all'Ato 2 e al Comune.

martedì 3 novembre 2009

Rassegna stampa/Castellinews: COMITATO ACQUA PUBBLICA DI VELLETRI: «ANDREMO PRESTO DAL SINDACO»

Gli utenti veliterni pagano il doppio dei romani. I commercianti pagano il quadruplo dei negozianti capitolini. Di questo e tanto altro si è parlato all'assemblea

Oriana De Rossi

(Velletri - Attualità) - In estate, quando la temperatura è di 35 gradi, quali sono i rimedi più comuni per combattere la calura? Il quesito è semplice e la risposta è una sola: acqua. Bere tanto e rinfrescarsi facendo docce frequenti consigliano gli esperti. Ma cosa succede se in città l'acqua è «non potabile, poca e cara» come dichiara Andrea Palladino del Comitato Acqua Pubblica Velletri. Succede che fare la doccia non è sempre possibile, bere quella del rubinetto è dannoso per la salute e il suo utilizzo diventa un lusso. Questa è la situazione che si registrava nel periodo estivo nella città veliterna, le cose non sono cambiate e allora ci pensa il Comitato. È sabato 31 ottobre e siamo nella sede di "Velletri a 5 stelle", messa a disposizione dall'associazione per accogliere l'assemblea con i cittadini. C'è una cospicua rappresentanza di veliterni e non solo, tra gli intervenuti anche i Consiglieri Massimo Andolfi, Gianfanco Cestrilli, Sergio Andreozzi e Gian Luca Trivelloni, chi manca? «Non vedo il Sindaco che è stato invitato e non vedo il Garante delle risorse idriche regionali, invitato anche lui a partecipare all'incontro di oggi» dichiara Palladino rivolgendosi agli intervenuti. La conclusione è semplice: «Se si decide di fare questa battaglia, sappiate che sarà una battaglia molto difficile, perché non avremo dalla nostra parte nessuno, non avremo né il Comune, né la Provincia e neanche la Regione».

La forza del Comitato dell'Acqua Pubblica è da sempre stata la straordinaria partecipazione dei cittadini, sintomo che esiste una situazione di disagio e che ci si adopera per il cambiamento. Numerosi coloro che hanno aderito alle iniziative messe in campo, una fra tutte, la raccolta firme per presentare in Consiglio comunale una delibera che approvasse una gestione pubblica e non privata della risorsa idrica. L'ente incriminato continua ad essere l'Acea Ato2. Il contratto con la città veliterna, analizzato in modo approfondito durante l'assemblea, si presenta in tutto e per tutto a danno dei cittadini. I veliterni pagano quasi il doppio dei vicini romani, i commercianti ricevono una bolletta che è quattro volte quella dei negozianti capitolini. «Perché dobbiamo essere noi cittadini a sollevare certe questioni e non il Consiglio comunale? – si interroga Palladino –. Abbiamo una rete idrica definita medievale, è da 20 anni che se ne parla: va rifatta. Se si decide di mandare più acqua i tubi scoppieranno ed è quello che sta già accadendo a Velletri. Nonostante questo problema strutturale non c'è un solo euro speso in investimenti».

Il contratto con l'Acea non è stato una scelta dei cittadini. Di questa questione se ne è parlato nella Conferenza dei Sindaci, dove si discute se approvare o bocciare dei piani, ma dove non sono ammesse modifiche a questi ultimi. Per questi motivi i veliterni ribadiscono il diritto di partecipare nella scelta del gestore che erogherà l'acqua, di decidere i piani di investimento e di essere informati sui costi a cui dovranno far fronte. «Ci hanno messo un servizio che non abbiamo scelto e a che condizioni!» dichiara un cittadino. «Non paghiamo la bolletta» propone un altro. I toni si fanno accesi e c'è chi dice: «Io sono per la battaglia, io sono uno di quelli che la bolletta non la paga perché voglio pagare il giusto e non subire un sopruso». Si apre il confronto e un intervento in particolare, scalda ancora di più la sala, ed è quello del Consigliere Gianfranco Cestrilli: «Porto il saluto del Sindaco» un inizio che non piace alla platea che ribadisce il disappunto per la mancata presenza del primo cittadino. In Consiglio, Cestrilli, era stato uno di quelli che non ha sostenuto il passaggio da una gestione privata a pubblica del servizio idrico e a questo proposito dichiara: «Preferireste che siano i politici anziché l'Acea ad occuparsi del servizio?». «Confonde una gestione pubblica con quella politica!» replica un cittadino in platea. «Vi ricordo che il Comune è in dissesto finanziario e che non è nella condizione economica di fare niente» conclude poi il Consigliere. La sala si fa sempre più animata ed è palpabile l'insoddisfazione dei cittadini. Esiste la necessità di giungere ad un accordo comune, anche se forse non può dirsi tale, data l'assenza delle istituzioni locali, provinciali e regionali. Il prossimo passo è un incontro con il Sindaco deciso in assemblea, "Se Maometto non va alla montagna è la montagna che va da Maometto", e così i cittadini, con Andrea Palladino in testa, decidono di recarsi, nei prossimi giorni, dal primo cittadino, per un confronto volto a trovare soluzioni.


fonte: http://www.castellinews.it/index.asp?id=7506&act=v&20091102


venerdì 7 agosto 2009

"chiediamo un aumento da 1,30 euro a 1,43 euro a metro cubo, 13 centesimi di cui una famiglia neanche si accorgerebbe» Cremonesi presidente di Acea


Repubblica: Acea, arriva la stangata sull´acqua Chiesto un aumento del 10 per cento

L´Acea chiede gli aumenti: "Tredici centesimi in più al metro cubo". Il presidente Cremonesi: "Serviranno per ristrutturare la rete idrica". Con la semestrale crollo dell´utile netto della società. Il rincaro dovrebbe servire per ristrutturare la disastrata rete idrica
di Giovanna Vitale
Batte cassa il presidente di Acea. Insoddisfatto per una semestrale che ha registrato il crollo dell´utile netto (-24% a 55 milioni) e del Mol (-7%), anche a causa della flessione dei consumi elettrici, Giancarlo Cremonesi tira fuori dal cilindro una proposta destinata a pesare esclusivamente sulle tasche dei cittadini: aumentare il prezzo dell´acqua. Un piccolo ritocco, 13 centesimi al metro cubo, necessario per ristrutturare la disastrata rete idrica.

Il sasso è stato lanciato lunedì scorso dal palco di CortinaIncontra, la manifestazione che mixa economia e mondanità organizzata dai coniugi Cisnetto nel cuore della valle ampezzana. «L´acqua in Italia è più a buon mercato che in tutto l´Occidente», ha premesso l´ex leader dei costruttori romani, aggiungendo poi che tutto il mondo delle «multiutility sta impostando un lavoro sulla rete idrica senza costi per lo Stato». E siccome è ora che «vengano riconosciute nelle tariffe gli investimenti che siamo pronti a fare, chiediamo un aumento da 1,30 euro a 1,43 euro a metro cubo, 13 centesimi di cui una famiglia neanche si accorgerebbe». Qualcosa più di un´idea, dal momento che già «a settembre, con questo piccolo aumento, si potrebbero aprire cantieri per ammodernare la rete idrica per alcuni miliardi di euro», ha concluso Cremonesi.

Una proposta che non trova ostacoli da parte del governo. «Cremonesi ha ragione», ha infatti subito replicato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. «Il tema ha degli aspetti sociali molto forti per cui l´acqua da noi ha sempre avuto un prezzo "politico". Tutto ciò però ci è costato molto perché abbiamo un sistema degli acquedotti obsoleto che ci fa perdere il 42% dell´acqua».

Contrarissimo il Pd. «Invece di mettere le mani nelle tasche dei cittadini Cremonesi farebbe bene a fare mea culpa per capire come sia stato possibile, in soli sei mesi di gestione, far scendere l´utile netto della semestrale del 24,2% sebbene abbia ereditato dalla gestione Mangoni un utile di 186mln di euro», attacca il vicepresidente della commissione Bilancio, Alfredo Ferrari. «Prima di cercare all´esterno soluzioni, sarebbe meglio fare autocritica e chiarire quali siano le politiche aziendali».
(07 agosto 2009)

Fonte: http://roma.repubblica.it/dettaglio/acea-arriva-la-stangata-sull%C2%B4acqua-chiesto-un-aumento-del-10-per-cento/1690776