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martedì 30 novembre 2010

Il Sole 24 ORE: Arsenico e vecchi acquedotti: «Valori fuori legge dell'acqua sono un rischio per la salute

di Cosimo Colasanto
Lo stop ai rubinetti che erogano acqua potabile con concentrazioni di arsenico superiori ai valori consentiti dall’Unione Europea è più che giustificato. A rischio è la salute dei cittadini, conferma a Salute24 il direttore della Scuole di Specializzazione in Idrologia Medica e Medicina Termale dell'Università di Milano, Umberto Solimene. “L'arsenico è uno degli elementi conosciuti più tossici”, spiega, poiché “l'assunzione prolungata e permanente di acque con alto tenore di arsenico, superiore ai 10 microgrammi, può portare ad una serie di notevoli disturbi cutanei, gastrointestinali, nervosi, sino a forme di paralisi, e tumori”.

La Commissione Europea con una decisione del 28 ottobre scorso ha rigettato la richiesta di 128 Comuni italiani che chiedevano una ulteriore proroga  - quella precedente era del 2003 - spostando l’asticella dei valori consentiti al di sopra di quanto previsto dalla direttiva 98/83/CE. “Il valore guida di un elemento in un'acqua potabile indica la concentrazione limite - continua Solimene - che non comporta pericoli per la salute per una persona che per tutta la sua vita consuma l'acqua in questione”. La norma europea impone il paletto a 10 microgrammi, numerosi Comuni chiedevano di restare temporaneamente sopra i valori di 30, 40 e anche 50 microgrammi, quindi anche cinque volte di più.

In tutto sono 1 milione gli italiani interessati dai valori fuori legge di arsenico (ai quali si somma l’allarme per altre sostanze, come boro e floruro), distribuiti tra Lombardia, Trentino Alto Adige, Toscana, Umbria e, soprattutto, Lazio, dove si trovano 91 dei centri con numeri oltre i limiti. I restanti 59 milioni di italiani non hanno alcun problema con l’acqua che esce dai rubinetti di casa, ricordano gli esperti: precisazione che evita inutili allarmismi. La situazione è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare, al quale il ministro della Salute ha risposto stimando in circa 100 mila le persone “a cui potrebbe essere precluso da subito l'uso potabile dell'acqua distribuita a causa della presenza di valori di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro”.

Arsenico, cos’è? - Le proroghe sono state ottenute per dare il tempo alle amministrazioni interessate di provvedere ad un adeguamento dei valori-soglia, così come imposto dalla legge 31 del 2001, cercando, ad esempio, nuove fonti di approvvigionamento. Così come è stato per Brescia, Pavia, Arezzo e Lecco, per i quali è stato valutato positivamente l’abbassamento delle concentrazioni di arsenico. Arsenico che deriva da un fenomeno naturale, legato alla composizione naturale di alcune rocce laviche, come accade nella zona dei Castelli Romani o in altri punti dell’Appennino. “L'arsenico è un elemento che anche se abbastanza diffuso nella crosta terrestre si trova in piccole concentrazioni - spiega Solimene -. Nell'aria viene originato da diverse fonti: vulcani (3000 tonnellate all’anno), microorganismi (20.000 tonnellate), altre 80.000 tonnellate vengono immessi dalla combustione di combustili fossili”. Nell'acqua “lo si trova per via del lavaggio delle rocce minerali combinate con zolfo e ferro".
Anche se negli alimenti le sue quantità sono molto basse, i pericoli possono comparire quando alcune specie animali, come i pesci, accumulano questo elemento e quindi lo fanno entrare nella catena alimentare.

L’altro volto dell’arsenico - Usato nelle medicine tradizionali sin da tempi remoti per diverse patologie - cutanee, malattie a trasmissione sessuale - è stato recentemente adoperato anche in sperimentazioni come componente di farmaci antitumorali. “Recentemente alla Harvard University - ricorda Solimene - hanno sperimentato un farmaco già usato dalla medicina tradizionale cinese, che riesce a risvegliare le staminali tumorali, bloccando una proteina che le tiene solitamente a bada”.
 (29/11/2010)
fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12190-arsenico-e-vecchi-acquedotti-valori-fuori-legge-dell-acqua-sono-un-rischio-per-la-salute

venerdì 26 novembre 2010

Velletri, il sindaco dichiara l'acqua non potabile. Venerdì prossimo assemblea del comitato

Ieri il sindaco Servadio ha firmato l'ordinanza che riconosce la non potabilità dell'acqua nella città di Velletri. Nel documento viene chiesto al gestore di non erogare più acqua con limiti di arsenico al di sopra dei livelli massimi stabiliti dalla legge 31/2001, ovvero 10 microgrammi/litro.

L'assemblea cittadina del comitato acqua pubblica di Velletri è prevista per il venerdi 3 dicembre alle ore 17.30, presso la sala dell'Associazione Velletri 5 Stelle, in Via Lata 50. E' IMPORTANTISSIMA LA PARTECIPAZIONE DELLA POPOLAZIONE.


martedì 23 novembre 2010

Importante denuncia di Medicina democratica sull'Arsenico a Velletri


(Articolo pubblicato originalmente l'8 luglio 2009)

L'informazione è stata giudicata parziale, falsa e illegale. Vi preghiamo quindi di riportare integralmente la valutazione indipendente dell'associazione di medici, che lanciano l'allarme sulla situazione dell'acqua nella nostra città.
Vista l'importanza del tema, abbiamo chiesto all'associazione nazionale di medici "Medicina democratica" di valutare l'avviso diffuso dal Comune di Velletri, da Acea Ato 2 e dalla Asl RM H in relazione alla presenza dell'arsenico, del fluoro e del vanadio nell'acqua di Velletri.
Il comitato vigilerà da vicino la situazione, denunciando tutte le eventuali omissioni, a tutela della salute della nostra città.
COMITATO ACQUA PUBBLICA VELLETRI
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Comunicato/ Rischio dell’Arsenico a Velletri e falsa informazione in ACEA ATO2
In merito all’ Avviso alla cittadinanza pubblicato dal Comune di Velletri sottoscritto insieme ad ACEA ATO2, Segreteria Tecnico Operativa di ATO2 e ASL RMH del 6 luglio 2009 dove si sostiene che la deroga richiesta è stata concessa dalla Regione Lazio affinché le concentrazioni degli elementi tossici Fluoro, Arsenico, Vanadio possano salire rispettivamente a:
- Fluoro fino a 2,5-3 mg/ litro
- As fino a 50 microgrammi/ litro
- Vanadio fino a 100 microgrammi/ litro
e che “è importante evidenziare che i nuovi limiti sono estremamente cautelativi e il loro superamento entri i valori massimi ammissibili non provoca effetti acuti”…
Ricordiamo alla popolazione
che il decreto legge n. 31 del 2001, entrato in vigore a dicembre del 2003, stabilisce i criteri che deve avere l’acqua per essere destinata al consumo umano, cioè potabile.
L’acqua deve essere salubre e pulita e non contenere nessuna sostanza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.
Dalla fine del 2003, in teoria, l’acqua potabile dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto.
Il Decreto legislativo n. 31 del 2001 fissa una serie di parametri molto restrittivi per i veleni che possono provocare danni alla salute. Ma ecco l’inghippo: i gestori idrici hanno chiesto, tramite le regioni, di poter distribuire in taluni casi acqua "non potabile", grazie a un decreto specifico che consente di alzare temporaneamente i limiti previsti per talune sostanze tossiche. L’inghippo si chiama “deroga”, prevista dalla Comunità Europea in casi eccezionali (Direttiva 98/83/CE), per periodi limitati di tempo e a condizioniASSOLUTAMENTE non aggirabili in nessun modo qualora se ne faccia uso. La normativa per il rilascio delle “deroghe” esige che:
  1. La deroga non rappresenti un rischio per la salute umana
  2. L’ approvvigionamento delle acque potabili non possa essere mantenuto nella zona con altro modo congruo.
  3. La deroga abbia durata più breve possibile, non superiore ai tre anni (rinnovabile solo due volte).
In particolare la normativa sulle deroghe prevede che
  1. La popolazione sia informata preventivamente in modo esauriente sulle condizioni attuali dell’acqua in relazione alla sua potabilità.
  2. La popolazione sia informata immediatamente, qualora l’acqua NON sia più potabile, in quanto siano stati superati i limiti previsti per legge dalla Comunità Europea e accettati dall’Italia tramite la suddetta legge, attraverso pubblici avvisi spiegando dettagliatamente i danni alla salute in cui può incorrere non solo in acuto, ma soprattutto a DISTANZA e dunque per intossicazione CRONICA come tumori e malattie degenerative..
  3. La popolazione sia informata accuratamente che per poter erogare l’acqua comunque, anche se NON potabile, deve essere richiesta una deroga valida solo per 3 anni, che viene concessa dunque SOLO per ragioni di grave impossibilità a fornire acqua potabile nei limiti di Legge, rinnovabile per motivi ancora più gravi o gravissimi solo altre due volte
  4. La popolazione sia informata che il Gestore ha l’OBBLIGO di instaurare contestualmente tutte le azioni indispensabili per restituire all’acqua la potabilità riportando gli inquinanti entro i limiti di Legge nel tempo più breve possibile.
  5. La popolazione sia informata che qualora il Gestore ritardi o non metta in atto tutte le procedure realizzando gli investimenti necessari sarà sanzionato dalla UE , multe che pagheremo ancora noi cittadini con i nostri soldi.
Ricordiamo alla popolazione che cosa sia l’Arsenico e come siano nate le “deroghe”

«Nella Toscana meridionale sono stati raccolti alcuni campioni di acqua potabile con concentrazione di Arsenicosuperiore al limite consentito dalla normativa vigente», ammette Mario Dall’Aglio, già docente di Geochimica ambientale alla Sapienza di Roma. «Una deroga è stata concessa, consecutivamente per quattro anni, dalla Regione Toscana e in parte nel Lazio. Deroghe di questo tipo sono una vecchia consuetudine italiana», dice Dall’Aglio, «ma nel passato sono state applicate per sostanze con tossicità non elevata e in assenza di effetti marcatamente cronici (ad esempio, per i fitofarmaci). Oggi sappiamo bene che l’assunzione di Arsenico può indurre rischi alla salute davvero gravissimi e irreversibili come tumori interni, con periodo di latenza anche superiore ai10-15 anni».
Non ci risulta ad oggi che nessuna di queste condizioni in relazione alla informazione dovuta e agli conseguenti all’inquinamento da Arsenico siano state rispettate dal Comune di Velletri, prima,e da ACEA ATO2 subentrata poi nella gestione dell’acqua di Velletri.
Denunciamo pertanto questo Avviso pubblico come:
  • parziale perché nasconde la vera informazione prevista per Legge dalla Comunità Europea: la popolazione non è mai stata informata nei modi e nei tempi previsti dalla Legge in vigore dal dicembre del 2003;
  • falso perché volutamente fa credere alla popolazione che i danni attesi da questi tossici siano quelli acuti, quando tutta la letteratura scientifica mondiale (e la legislazione europea) lancia da sempre l’allarme suidanni non tanto per l’esposizione acuta, quanto piuttosto a distanza per contaminazione cronica. Il vero rischio dell’ìnquinamento è cronico, infatti la UE prevede un limite massimo dell’As a 10 microgrammi litro e l’OMS sta pensando di abbassarlo ulteriormente in quanto l’Arsenico è in classe 1 per i tumori (= rischio massimo); inoltre non è previsto da nessuna Legge che i cittadini dei territori vulcanici debbano per forza bere acqua arsenicata;
  • illegale perché realizzato non secondo i criteri previsti dalla Legge italiana ed europea in merito alle comunicazioni sul tema da riservare ai cittadini:
  • illegittimo in quanto l’Italia ha preso un impegno etico solenne aderendo, come Paese che fa parte dell’ONU, al Patto del CESCR.
"I Paesi che hanno aderito al Patto del CESCR (Pacte relatif aux droits économiques et culturels en novembre 2002) avranno l'obbligo di rispettare, proteggere e soddisfare il diritto delle persone a bere una acqua sana. L'obbligo di rispettare tale diritto impone agli Stati aderenti al Patto di impedire la messa in opera di pratiche che portino all'ostacolo del godimento di questo diritto attraverso:
- pratiche condizionanti l'accesso a l'acqua POTABILE in modo equo;
- polluzione illegale dell'acqua da scarichi effettuati grazie alla mancanza di strutture di controllo dello Stato."
(Nota bene: tra i Paesi che hanno aderito è inclusa l'intera Europa prima dell’allargamento.)
Cittadini di Velletri,
come vedete i due versanti sono delineati con nettezza: da una parte dobbiamo avere il diritto all'accesso ad unaquantità equa pubblicamente controllata di 50 litri d’acqua gratis al giorno, dall'altra è indispensabile il diritto ad avere garanzie sulla qualità equa, come previsto dall’ONU e dall’OMS, che per essere tale, anche in questo settore deve essere pubblicamente controllata . Ma i due versanti in questione riguardano la stessa goccia. Ergo, il diritto non è garantito non solo se manca l’acqua, ma anche se l'acqua di fatto non è assolutamente potabile!
Invitiamo pertanto con fermezza i firmatari:
  • a ritirare immediatamente questo Avviso in quanto pericoloso per la salute pubblica e sostituirlo immediatamente con un Avviso e con una Campagna informativa corretta realizzata rigorosamente a norma di Legge;
  • a rinunciare ad ogni ed ulteriore deroga considerato che la presente è già stata chiesta per il limite massimo possibile per l’Arsenico di ben 50 microgrammi/l;
  • a varare subito tutti gli investimenti necessari per eliminare definitivamente l’inquinamento da As e rientrare al più presto nei limiti dei 10 microgrammi/ litro previsti per Legge.
Medicina Democratica

Ansa: Rischio arsenico da rubinetti . Fazio, ora un piano con le Regioni

Perché il ministro Fazio parla di "20" μg/l (microgrammi/litro) quando la direttiva UE stabilisce 10μg/l?
La decisione CE è del 28 ottobre 2010, in questi giorni abbiamo bevuto acqua fuori legge? 
Non avevano un piano di emergenza? 
Acea sta chiedendo aumenti di bolletta, è giusto?  
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/11/23/visualizza_new.html_1697588869.html

lunedì 22 novembre 2010

L’Arsenico nelle acque destinate a consumo umano nell’Alto Lazio: problematiche sanitarie, ambientali e proposte d’intervento

La storia
L’Arsenico, simbolo chimico As, è un elemento molto diffuso e presente nella struttura geologica terrestre.
L’Arsenico è un semimetallo o metalloide in quanto possiede proprietà intermedie tra quelle dei metalli e quelle dei non metalli.
Da sempre conosciuto per il suo potere venefico, è usato come componente di leghe metalliche e del vetro; viene impiegato anche nella realizzazione di semiconduttori ed è stato utilizzato per lungo tempo in alcuni tipi di preparazioni per il legno.
Fin dai tempi di Ippocrate, è stato impiegato in preparazioni per la cura di diverse malattie: in epoca pre-antibiotica se ne ricorda l’uso nel trattamento della sifilide.
Nel 2000, la FDA ( Food and Drug Administration) ha approvato un composto: il triossido di Arsenico, per il trattamento della leucemia promielocitica acuta.
 
Il problema ambientale
In epoca industriale la presenza dell’Arsenico nell’ambiente è stata notevolmente incrementata dalla combustione del carbone e di altri combustibili di derivazione fossile.
Centrali elettriche alimentate a carbone, a gas, ad olio combustibile e a biomasse, fonderie, cementifici, traffico veicolare ed aereo, incenerimento dei rifiuti e l’uso di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura, hanno contribuito e contribuiscono alla diffusione di questo elemento nell’aria, nei terreni e nelle acque.
La centrale riconvertita a carbone di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia e quella ad olio combustibile di Montalto di Castro, contribuiscono notevolmente con le loro emissioni all’aumento del quantitativo di Arsenico nell’aria e quindi per ricaduta anche nel territorio dell’Alto Lazio.
Inoltre gli sversamenti illegali di rifiuti tossici e la contaminazione di corpi idrici con percolato, proveniente da discariche non a norma o del tutto abusive di rifiuti anche tossici, possono incrementare la presenza di Arsenico nei terreni e nelle falde acquifere.
Questa immissione e diffusione nell’ambiente dell’Arsenico altera gli ecosistemi e contamina la catena alimentare.
Gli esseri umani possono essere esposti all’Arsenico principalmente attraverso l’assunzione di acqua, dove esso è presente in forma inorganica: sia come Arsenico trivalente (As III) che Arsenico pentavalente (As V), ma anche tramite l’aria, le bevande, gli alimenti (principalmente con l’assunzione di pesce, molluschi, crostacei, carne, pollame, alghe e derivati, cereali e derivati, riso e derivati, verdure).
L’esposizione delle persone all’Arsenico può avvenire anche durante comuni attività come il lavarsi e il nuotare.
Il territorio dell’Alto Lazio, a causa della sua origine geologica, presenta acque sotterranee e superficiali utilizzate per consumo umano con concentrazioni elevate di Arsenico, Fluoro e Vanadio che superano i limiti previsti dalle vigenti disposizioni di legge e gli obiettivi di qualità indicati per le acque potabili.

Gli effetti sulla salute derivanti dell’esposizione cronica all’Arsenico
 
Le problematiche sanitarie e ambientali determinate dall’arsenico sono ben note e sono costante oggetto di studi e ricerche; sul sito on-line di una delle più importanti biblioteche mediche internazionali “PubMed” (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/), digitando “arsenic drinking water” sono presenti, al novembre 2010, ben 1592 pubblicazioni scientifiche.
L’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.) (http://monographs.iarc.fr/ENG/Classification/index.php) classifica l’Arsenico come elemento cancerogeno certo di classe 1 e lo pone in diretta correlazione con molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute.
L’esposizione ad Arsenico attraverso l’acqua destinata a consumo umano è stata associata anche a cancro del fegato e del colon. Gli effetti dell’Arsenico sull’epigenoma cellulare potrebbero spiegare i meccanismi di cancerogenicità di questo elemento e questi effetti avvalorano la tesi che anche dosi ridottissime di Arsenico possono esercitare effetti negativi sulla salute.
L’azione cancerogena e pro-cancerogena dell’Arsenico come di altri metalli è stata finora indagata essenzialmente in ambito tossicologico, privilegiando lo studio dei meccanismi genotossici (mutageni) diretti e indiretti (produzione di radicali liberi).
E’ importante sottolineare come la cancerogenesi da Arsenico e da metalli in genere rappresenti invece un esempio ideale per introdurre i nuovi modelli “epigenetici” di cancerogenesi, basati sull’esposizione continua a quantità minimali di agenti epi-genotossici, in grado di indurre in varie popolazioni cellulari uno stato di stress genomico persistente e, per questa via, una condizione di flogosi cronica, con progressiva attivazione di specifiche pathways cellulari, favorenti la trasformazione del tessuto in senso neoplastico.
L’ipotesi più accreditata è che l’Arsenico possa agire come promotore tumorale attraverso la produzione di ROS (Radicali liberi dell’Ossigeno) e l’attivazione e/o ipersecrezione di citochine pro-infiammatorie e fattori di crescita.
Tuttavia, l’Arsenico potrebbe esercitare la sua azione cancerogena anche attraverso meccanismi epigenetici, che determinano ipometilazione del DNA (la deplezione di gruppi metilici potrebbe essere dovuta al fatto che l’Arsenico deve essere continuamente metilato).
I possibili meccanismi di cancerogenicità comprendono: genotossicità diretta, stress ossidativo,
co-cancerogenesi, inibizione dei sistemi di riparazione del DNA, la promozione della proliferazione cellulare, ma anche alterazioni della trasduzione del segnale e alterata metilazione del DNA.
L’assunzione cronica di Arsenico è indicata inoltre da numerosissimi studi scientifici anche quale responsabile di patologie cardiovascolari (in particolare della “malattia del piede nero -black foot disease-“ per compromissione della vascolarizzazione periferica, infarto del miocardio, ictus, coronaropatie etc.); patologie neurologiche e neurocomportamentali; diabete di tipo 2; lesioni cutanee (iperpigmentazione ed ipopigmentazione, cheratosi, melanosi); disturbi respiratori; disturbi della sfera riproduttiva e malattie ematologiche.
E’ importante considerare che nel metabolismo dell’Arsenico e quindi nel rischio di malattia da esposizione all’Arsenico, gioca un ruolo importante anche la diversa suscettibilità individuale determinata dalla presenza di particolari polimorfismi che codificano enzimi coinvolti nel processo di metilazione dell’Arsenico.
Un aspetto emergente e sempre più studiato della tossicità dell’Arsenico è inoltre quello relativo alla sua azione quale Endocrine Disruptor (EDCs), termine corrispondente all’italiano interferente endocrino (IE).
Gli interferenti endocrini (IE) sono un gruppo eterogeneo di sostanze e miscele di sostanze che interferiscono sul normale funzionamento del sistema endocrino umano e su quello di molteplici organismi quali: pesci, foche, uccelli, rettili, anfibi, primati e persino invertebrati.
L’azione di interferenza endocrina può determinare un aumento o una riduzione della quantità di ormone prodotta e della sua attività metabolica e un’azione appunto d’interferenza tra l’ormone e il legame con i suoi recettori.
Gli interferenti endocrini dotati di potenzialità mimetiche e in grado di interagire con recettori di membrana e nucleari e, quindi, direttamente o indirettamente, con i (co)fattori di trascrizione, modificando l’espressione genica e, nel lungo termine, l’assetto (epi)genetico di cellule, tessuti, organismi, ecosistemi.
E’ stata dimostrata l’associazione significativa tra l’esposizione ad elevati valori di Arsenico inorganico e diabete di tipo 2; studi sperimentali hanno mostrato che l’Arsenico è in grado di inibire la produzione e secrezione dell’insulina e la tolleranza al glucosio, nonché di modificare l’attività del recettore nucleare per i glucocorticoidi.
Altri studi evidenziano come l’esposizione all’Arsenico durante la gravidanza (questo elemento attraversa la barriera placentare) può causare dei cambiamenti nell’espressione genica del feto che possono determinare la comparsa di gravi patologie, anche di tipo neurocognitivo, nel corso della vita e anche a decenni di distanza dall’esposizione materna.
E’inoltre estremamente importante considerare la possibile interazione e sinergia tra le diverse sostanze tossiche e cancerogene che oltre all’arsenico possono essere riscontrate nell’acqua.
Il Vanadio, il Selenio, il Fluoro, i metalli pesanti ed elementi radioattivi, i pesticidi, i fitofarmaci, le diossine, i sottoprodotti della disinfezione dell’acqua per clorazione, batteri, virus, parassiti, alghe e le microcistine prodotte da particolari tipi di alghe e cianobatteri (come nel caso del Plankthotrix rubescens,detto anche alga rossa, presente nel lago di Vico) etc.; tutti questi elementi possono determinare rischio e danno alla salute con molteplici meccanismi di interazione ed amplificazione diversi da quello della sola e semplice sommazione.

Le vigenti disposizioni di legge
 
Il Decreto legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001
( http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/Testi/01031dl.htm) ,modificato e integrato con successivo D.Lgs. 27/02, disciplina la qualità delle acque potabili destinate al consumo umano garantendone la salubrità e la pulizia. Questo decreto legge, in recepimento della Direttiva europea 98/83/CE, dal dicembre 2003 ha abbassato il limite previsto per l’Arsenico nelle acque potabili da 50 a 10 μg/l (microgrammi/litro), proprio in considerazione della sua cancerogenicità e dell’evidente rischio per la salute umana.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) fornisce chiare indicazioni riguardo alla tossicità dell’arsenico nelle acque potabili ed indica come accettabile e solo in via transitoria, il valore da 1 a 10 microgrammi/litro di Arsenico nelle acque destinate a consumo umano mentre auspica valori tra lo 0 e i 5 microgrammi/litro come obiettivo realistico, in considerazione delle attuali problematiche di dearsenificazione e dell’incertezza relativa al rischio per la salute umana determinato da esposizioni anche a bassissime concentrazioni di questo elemento (http://www.who.int/water_sanitation_health/dwq/gdwq3rev/en/index.html) .
In Italia le acque di alcune regioni: Lombardia, Toscana, Lazio, Sardegna, Campania e Trentino presentano elevati valori di Arsenico.
La Regione Lazio sin dal 2003 ha continuamente fatto ricorso all’istituto della deroga, tuttora vigente, che ha innalzato il limite previsto dal D. Lgs. 31/2001 da 10 a 50 microgrammi/litro per l’Arsenico (ma anche i limiti per altri elementi quali: il Fluoro, il Vanadio, il Selenio) e di fatto ha reso potabili per deroga acque che in realtà non lo sono.
I periodi di deroga sono concessi perché i gestori presentino ed attuino piani di rientro mediante idonee tecnologie di trattamento delle acque captate e/o individuando nuove risorse idriche sostitutive che permettano di assicurare acque salubri e pulite.
Durante i periodi di deroga dunque devono essere individuate e realizzate le soluzioni definitive ed efficaci per le problematiche per le quali la deroga stessa è concessa.
Al momento e dopo anni dal recepimento della Direttiva europea 98/83/CE, nell’Alto Lazio non risulta che sia stata ancora realizzata alcuna definitiva, efficace e complessiva soluzione per i tutti i Comuni facenti parte dell’ATO-1 Lazio: tutti i Comuni della Provincia di Viterbo e il Comune di Bracciano, di Mazzano e Magliano, appartenenti alla Provincia di Roma.

I controlli sulla qualità e potabilità delle acque
 
I controlli sulla qualità e potabilità delle acque destinate a consumo umano sono demandati alle ASL che si avvalgono della struttura tecnica delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (A.R.P.A.).
Il D. Lgs. 31/2001 prevede controlli esterni, quelli predisposti dall’ASL, e controlli interni, sotto la diretta responsabilità dei gestori degli acquedotti, in modo da stabilire un doppio controllo (interno ed esterno) a garanzia della qualità e salubrità delle acque.
I controlli relativamente all’Arsenico dosano il quantitativo totale di Arsenico nelle acque e dovrebbero sempre rilevare ed indicare i valori di Arsenico anche al di sotto della soglia di 10μg/l.
Il D. Lgs. 31/01 prevede che il giudizio di qualità e di idoneità d’uso delle acque destinate al consumo umano, fondato sulle risultanze dell’esame ispettivo e dei controlli analitici, sia emesso dalle ASL territorialmente competenti.
Il numero dei controlli programmati in situazioni di criticità delle acque, come previsto all’art. 8 comma 1 del D. Lgs. 31/2001, dovrebbero aumentare rispetto a quelli effettuati di routine e dovrebbero essere tali da ”… garantire la significativa rappresentatività della qualità delle acque distribuite durante l’anno, nel rispetto di quanto stabilito dall’allegato II ”.

L’informazione alle popolazioni
 
Le popolazioni sul cui territorio ricadano provvedimenti di deroga devono essere sempre prontamente avvisate ed informate secondo quanto previsto dall’ art. 13 comma 11 del D. Lgs. 31/2001 : ” La Regione o Provincia autonoma che si avvale delle deroghe di cui al presente articolo provvede affinché la popolazione interessata sia tempestivamente e adeguatamente informata delle deroghe applicate e delle condizioni che le disciplinano. Ove occorra, la regione o provincia autonoma provvede inoltre a fornire raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare.
Le informazioni e raccomandazioni fornite alla popolazione fanno parte integrante del provvedimento di deroga. Gli obblighi di cui al presente comma sono osservati anche nei casi di cui al comma 9, qualora la Regione o la Provincia autonoma lo ritenga opportuno”.
L’informazione deve essere la più ampia e diffusa, deve fornire consigli comportamentali e indicazioni circa il corretto uso dell’acqua soprattutto in particolari situazioni e per particolari gruppi di persone : infanzia, donne in gravidanza e in stato preconcezionale, malati ed anziani.
A distanza ormai di anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. 31/2001 gli abitanti della Regione Lazio, in particolare quelli che risiedono in aree con caratteristiche geologiche di natura vulcanica come il territorio dell’Alto Lazio, sono ancora esposti all’assunzione di acque con valori di Arsenico superiori a 10 microgrammi/litro in assenza di una efficace e capillare informazione relativamente alle problematiche sanitarie determinate dall’assunzione di acqua ed alimenti con elevato contenuto di Arsenico.
Monitoraggio dello stato di salute delle popolazioni
 
Le popolazioni che vivono in territori, come quello dell’Alto Lazio, dove le acque presentano valori di Arsenico ben al di sopra degli obiettivi di qualità e di quanto disposto dalle vigenti normative di legge, dovrebbero essere sottoposti ad un attento e periodico monitoraggio del proprio stato di salute anche attraverso studi osservazionali: in particolare i bambini per le peculiarità del loro metabolismo e poiché in fase di costante e rapido accrescimento organico.
Il monitoraggio delle condizioni di salute dovrebbe essere effettuato con periodiche visite ambulatoriali, con la raccolta dell’anamnesi e un attento esame obiettivo, e dovrebbe prevedere l’esecuzione di test mirati alla valutazione del quantitativo di Arsenico e dei suoi metaboliti nel sangue, nelle urine, nei capelli e nelle unghie delle persone esaminate. The urine test is the most reliable test for arsenic exposure within the last few days.
Questi test sono in grado di quantificare l’esposizione all’Arsenico ma non sono in grado di predire come l’esposizione stessa possa influenzare lo stato di salute di ogni singola persona e in particolare di ogni bambino poiché la suscettibilità individuale nei processi di disintossicazione gioca un ruolo in gran parte sconosciuto nei suoi meccanismi.

Le soluzioni per la rimozione dell’Arsenico dalle acque 
 
Le acque possono essere depurate dalla presenza dell’Arsenico come di altre sostanze tossiche.
Sono attualmente disponibili diverse soluzioni tecnologiche, già operative in Italia e nel mondo, che, con procedimenti e metodiche diversificate, riescono a riportare nei limiti indicati dal D. Lgs. 31/2001 i valori dell’Arsenico. Le metodiche più utilizzate sono: la precipitazione, i processi a membrana, i processi di adsorbimento, la rimozione biologica, i processi a scambio ionico. Tutte queste tecniche presentano elevate percentuali di rimozione dell’Arsenico che possono arrivare sino al 99% del totale.
La scelta di una tecnica piuttosto che un’altra, si deve basare sulla conoscenza delle proprietà dell’acqua da trattare, sulla speciazione del tipo di Arsenico presente (l’Arsenico può essere presente in forma trivalente- As III- o pentavalente- As V-), sul numero e sulle caratteristiche delle fonti di approvvigionamento, sul numero degli utenti a cui è rivolto il servizio, sulle caratteristiche dell’impianto, relativamente anche ai costi e alla manutenzione, sull’eventuale possibilità di ridurre la concentrazione di Arsenico con la miscelazione di acque prive o con minor contenuto di Arsenico, sulla minor produzione di fanghi e rifiuti generati dal processo di depurazione, sulla conservazione delle qualità organolettiche dell’acqua una volta depurata.

Conclusioni
L’acqua è un elemento fondamentale e prezioso per la vita del pianeta e di ogni essere umano.
E’ una risorsa non illimitata che va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti e della depurazione.
“ Ex aqua salus”. L’accesso e la disponibilità di acque, salubri, pulite e di qualità, sono le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini.
L’Arsenico presente nelle acque insieme ad altre sostanze tossiche e cancerogene crea una inaccettabile condizione di rischio e danno alla salute delle persone e altera l’intero ecosistema.
L’uso delle tecnologie oggi disponibili, insieme ad una sana politica di trasformazione e controllo di tutte quelle attività industriali ed agricole, che immettono nell’ambiente Arsenico insieme ad un numero sempre più elevato di sostanze tossiche e dagli effetti ancora poco conosciuti, è l’unica, rapida e fattibile soluzione per garantire in modo compiuto il diritto alla salute e alla vita per tutti.
*
dottor Gianni Ghirga
dottoressa Antonella Litta
dottor Mauro Mocci
per il coordinamento dell’Alto Lazio dell’Isde - Associazione italiana medici per l’ambiente
(International Society of Doctors for the Environment - Italia)

mercoledì 17 novembre 2010

Niente deroga per l'Arsenico per i comuni del Lazio, Toscana, Lombardia e Trentino Alto Adige

La commissione europea, con una decisione del 28 ottobre 2010 (*), ha negato la deroga ai limiti di legge per l’Arsenico richiesta dalla Regione Lazio per molti comuni delle province di Roma (zona Castelli romani), di Latina e di Viterbo.
Giudichiamo estremamente grave che la notizia sia stata nascosta per quasi venti giorni, mentre la Regione Lazio e le Asl cercavano goffamente di rassicurare la popolazione.

Ora ci sembra chiaro che i cittadini non potranno pagare un servizio che viene fornito non a norma di legge.
Diciamo poi basta alla mancanza di trasparenza su questioni che riguardano la salute dei cittadini. Sono anni che chiediamo alle ASL le analisi delle acque e ci vengono negate per futili motivi, mentre le nostre richieste di informazioni alla regione lazio circa i piani di rientro sono state per mesi ignorate.

I comitati acqua pubblica di Aprilia e dei Castelli romani chiedono ora l’immediata pubblicazione di tutti i dati sulla qualità delle acque, di poter partecipare agli incontri tra le Asl e i Sindaci e che i gestori rispondano in prima persona ed economicamente rispetto ad eventuali piani di rientro non rispettati.

Parlare ancora di “emergenza” per coprire il mancato rispetto di una legge del 2001 (la legge 31 che applicava i parametri europei sulla qualità dell’acqua) è irresponsabile e politicamente grave.

Chiediamo di conoscere il piano alternativo che sicuramente le istituzioni hanno preparato per affrontare l’eventuale – e poi confermato – parere negativo della Commissione europea per garantire l’acqua potabile alla popolazione.
Vogliamo sapere come verrà affrontato l’impatto negativo per l’industria alimentare locale.

Infine, chiediamo l’immediato avvio di una indagine epidemiologica sulla popolazione colpita dall’eccesso di arsenico.

Comitato acqua pubblica Velletri
Comitato acqua pubblica Aprilia
Coordinamento acqua pubblica Castelli Romani



(*) Nota: Dovete cliccare su COMM_NATIVE_C_2010_7605_F_IT_DECISION_DE_LA_COMMISSION.doc.

Trovare questo documento è stata una vera impresa. Ecco il racconto di Fabrizio Consalvi, del comitato acqua pubblica di Aprilia, il nostro eroico segugio: "Per arrivarci sono partito da qui: http://ec.europa.eu/environment/water/water-drink/index_en.html ho cliccato in fondo su "Click here for news on the revision", che mi ha portato su http://circa.europa.eu/Public/irc/env/drinking_water_rev/library?l=/&vm=detailed&sb=Titley?l=/working_revision/distributionpdf/_EN_1.0_&a=d; cliccato su 09 Derogation e su IT e ho trovato la nostra decisione. Semplice, no?"

martedì 16 novembre 2010

Il caso Velletri in Parlamento

Un gruppo di deputati ha presentato un'interrogazione al ministro della salute, per chiedere la pubblicazione immediata dei dati sulla qualità dell'acqua e l'avvio di un'indagine epidemiologica sull'incidenza dei tumori nella zona di Velletri.

Interrogazione a risposta scritta 4-09412 presentata da
ELISABETTA ZAMPARUTTI
giovedì 11 novembre 2010, seduta n.394

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. -
Al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riporta Terra del 4 novembre 2010, l'acqua che esce dai rubinetti di Velletri sarebbe contaminata da arsenico e le istituzioni non avrebbero dato l'allarme;

«La presenza di questo come di altri metalli nell'acqua distribuita per uso umano è documentata da almeno 5 anni» spiega Astrid Lima, portavoce del comitato Acqua pubblica di Velletri. Dal 2006 al 2008 la questione venne liquidata con un'ordinanza del sindaco. «Per più di due anni l'acqua è stata erogata con parametri fuori dai limiti di legge senza nessuna deroga - precisa Lima -. Né il ministero della Salute, né la Regione Lazio rilasciarono, infatti, le autorizzazioni necessarie». La prima e unica deroga concessa per il comune di Velletri è stata decretata dal presidente della regione Lazio il 21 aprile del 2009. La scadenza era previste alcuni mesi dopo, ma il 30 dicembre dello stesso anno, su proposta del Ministero della salute, con un ulteriore decreto il presidente della regione ha prorogato la scadenza a data da destinarsi;

«La legge 31 del 2001 e la direttiva Ue del 1998 sulla qualità dell'acqua non prevedono però lo slittamento della scadenza per questo tipo di deroghe - spiega la portavoce del comitato -. Attualmente dunque non esiste una deroga su questi parametri, poiché sulla richiesta della regione Lazio dovrà pronunciarsi la Commissione europea»;

in un dettagliato dossier intitolato «Il libro nero delle acque», presentato a Velletri, il Comitato cittadino ha ricostruito i passaggi fondamentali di una vicenda che riguarda il territorio dei Castelli romani ormai da tempo. «L'intossicazione cronica, ovvero l'assunzione anche a minime dosi per lunghi periodi di tempo, dell'Arsenico è una delle più conosciute cause di tumori - si legge nel documento -. Attualmente il limite di legge è di 10 microgramnmi per litro, ma l'Organismo mondiale della sanità e l'Unione europea stanno valutando la riduzione ulteriore di questo parametro, portandolo a cifre vicine allo zero»;

in tutt'altra direzione si stanno muovendo, invece, le istituzioni, per quel che riguarda il caso di Velletri: i cittadini lamentano una politica «basata sulla deroga» e la mancanza dei necessari interventi da parte del gestore idrico. «Nel programma presentato alla Regione nel 2008, quando Acea ha chiesto e ottenuto il decreto di deroga ai limiti di legge - dice Astrid Lima -, il gestore si impegnò a risolvere il problema dell'arsenico in buona parte entro il 2009. Le promesse però sono rimaste sulla carta». Il comitato denuncia pure l'assoluta mancanza di collaborazione da parte dell'azienda sanitaria locale, la Asl-Rmh, che ad oggi, nonostante l'insistenza della popolazione, non si è ancora resa disponibile a rendere pubblici i dati relativi all'analisi delle acque. I cittadini non si arrendono e l'acqua spesso la controllano da soli. Ci sono zone della città come piazza Mazzini e Contrada Rioli dove la percentuale di arsenico sarebbe cresciuta rispetto all'anno precedente. «In località Ponte di ferro - spiega il portavoce del Comitato - è stata riscontrata una concentrazione pari a 75 microgrammi!». A via Lata, invece, nei pressi di una fonte dove spesso si creano delle piccole code perché i cittadini sono soliti riempire delle bottiglie da portarsi a casa, l'Arpa ha evidenziato una concentrazione di ben 57 microgrammi. «Quando lo abbiamo saputo - racconta Astrid Lima - ci siamo immediatamente recati sul posto per affiggere degli avvisi. Ma il gesto non è stato apprezzato, e ora sulle nostre teste pende una denuncia per procurato allarme». Sull'acqua però non si scherza, «i cittadini hanno il diritto di sapere che acqua stanno bevendo - conclude la portavoce del comitato -, l'accesso ai dati deve essere garantito cosi come i controlli» -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda e di quali ulteriori dati disponga;

quali iniziative il Ministro ritenga opportuno avviare per rendere pubblici i dati relativi alle analisi, non solo nell'area considerata ma anche nei comuni circostanti;

se non ritenga, infine, opportuno avviare un'indagine epidemiologica sul rischio tumori nell'area considerata. (4-09412)

Fonte: 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

COMUNICATO STAMPA EMERGENZA ARSENICO. LA UE DICE NO ALLA DEROGA. PARTE LA MOBILITAZIONE DEI CITTADINI


Le preoccupazioni del Comitato per l'acqua pubblica di Velletri erano, purtroppo, fondate. Secondo l'assessore regionale all'ambiente Mattei - intervistato questa mattina da Il Messaggero - la commissione europea "non intende rinnovare la deroga" per l'Arsenico nel Lazio. Dunque, ora è vera emergenza.
La legge prevede, in questo caso, che la Asl chieda ai Sindaci di emettere un'ordinanza per vietare l'uso potabile dell'acqua, quando ci sono sforamenti dei parametri di legge per l'Arsenico, come accade a Velletri. Chi fornirà, ora, l'acqua potabile alla popolazione? Chi garantirà acqua senza arsenico e fluoro nelle scuole? Che accadrà alle imprese locali che utilizzano l'acqua per usi alimentari?
Il comitato acqua pubblica di Velletri sta preparando una serie di iniziative urgenti insieme agli altri comitati del Lazio, per chiedere risposte forti e immediate a tutte le istituzioni. Riteniamo, inoltre, che sul banco degli imputati vi siano - primi fra tutti - i gestori privati dell'acqua, che non sono stati in grado di gestire adeguatamente questa situazione. Le responsabilità riguardano, poi, tutte quelle istituzioni che non sono state in grado di imporre comportamenti virtuosi ai gestori, ad iniziare dalle Autorità d'Ambito. Rimane la domanda: perché nessuno ha voluto ascoltare gli allarmi dei cittadini e dei comitati?
In queste ore i comitati dei castelli e della provincia di Latina si stanno riunendo, per elaborare una posizione comune ed incisiva. Servirà la mobilitazione dell'intera popolazione, perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Links utili: 
PDF DIRETTIVA 98/83/CE DEL CONSIGLIO del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano

giovedì 18 marzo 2010

Mappa disastro idrico di Velletri

A Velletri l'emergenza idrica non vuol dire solo rimanere senz'acqua. Significa un livello di arsenico vanadio e fluoro oltre i limiti di legge e quindi dannoso per la salute; significa avere più della metà del territorio senza depurazione, con scarichi che sversano le fognature nei fossi. Oltre a questo il depuratore - secondo i dati della Sto e di Acea - è già non sufficiente per la popolazione: copre 38.000 abitanti su una popolazione di quasi 60.000 abitanti.

Per questo presentiamo la mappa del disastro idrico della città di Velletri. Una mappa che aggiorneremo costantemente con i dati ufficiali e con le segnalazioni dei cittadini.

Mappa dell'emergenza idrica a Velletri

Fonte delle informazioni:
Ato 2, dati Acea Ato 2 Spa e segnalazioni dei cittadini.
Mappa Nazionale dell' "Acqua inquinata in Italia"

giovedì 18 febbraio 2010

COMUNICATO STAMPA/ La Asl nega l’accesso ai dati sulla qualità dell’acqua



La Asl nega l’accesso ai dati sulla qualità dell’acqua
Il comune di Velletri mostra solo le analisi di Acea e non i dati dell’Arpa Lazio
La contaminazione da arsenico è ancora presente


I cittadini di Velletri non possono sapere cosa contiene l’acqua distribuita da Acea Ato 2. La Asl ha infatti negato l’accesso ai dati delle analisi sostenendo che “la rilevanza per la salute” non è una motivazione valida. Peccato che il diritto alla salute sia tutelato dalla costituzione e che nessuno può negare ai cittadini l’accesso ai dati sulla qualità dell’ambiente. Inoltre migliaia di pagine di letteratura scientifica dimostrano che la presenza di sostanze quali l’arsenico nell’acqua potabile è strettamente e direttamente correlata con l’insorgenza di tumori. Nonostante questo noi cittadini non possiamo sapere - secondo la nostra Asl - cosa beviamo. Ricordiamo, tra l’altro, che il consiglio comunale un anno fa aveva votato una mozione dando mandato alla giunta di pubblicare i dati delle analisi dell‘acqua: nulla da allora è successo.
Abbiamo quindi chiesto l’accesso ai dati anche all’amministrazione comunale e anche in questo caso non è andata molto bene. Il funzionario del comune Lungarini ci ha spiegato che i dati li potevamo solo visionare e non fotocopiare. La giustificazione? “Li metteremo sul sito”. Paradossale. Non solo. Ci è stato negato l’accesso - sempre dal solerte funzionario comunale - alle analisi effettuate dall’Arpa Lazio lo scorso luglio. Ora attendiamo una risposta ufficiale in merito alla nostra richiesta.
Il rifiuto di fornire i dati sull’acqua da parte della Asl è un fatto grave. Noi sappiamo che il nostro comune ha dei parametri che superano - a volte anche di molto - i limiti stabiliti dalla legge italiana e dalle norme europee. Sappiamo che Acea Ato 2 ha chiesto ed ottenuto una deroga a questi limiti, concessa dalla Regione Lazio e dal Ministero della salute. I dati conosciuti risalgono a due anni fa: cosa è successo nel frattempo? Ci sono stati casi di superamento dei limiti di legge e della deroga?
La stessa deroga prevede che sia data alla popolazione una informazione ampia e corretta sulla qualità dell’acqua. Questo non avviene.
Renderemo noti i pochi dati che l’amministrazione comunale ci ha permesso solo di visionare. Sono decisamente preoccupanti. Nel 2009 in molti punti della città l’arsenico supera ancora i limiti di legge. In questo senso non riconosciamo i valori della deroga, che non sono stati previsti dall’organizzazione mondiale della salute e dall’Unione europea. Nelle analisi fornite da Acea Ato 2 in almeno due casi - sul punto di prelievo, sembrerebbe - si è verificato uno sforamento anche del limite di deroga, ovvero oltre i 50 microgrammi/litro. Non sappiamo, fino a questo momento, quale intervento abbia programmato il sindaco e se la Asl abbia o meno segnalato questo superamento.
Il mancato accesso ai dati è stato segnalato immediatamente all’assessore all’ambiente della Regione Lazio Filiberto Zaratti, alla garante delle risorse idriche Lucia Pitzurra e al dirigente della segreteria tecnica operativa dell’Ato 2 Sandro Piotti. Fino a questo momento nessuno ha risposto. I veri problemi dei cittadini sembrano non interessare.

Il comitato si riunisce con tutti i cittadini che vogliono contestare le salatissime bollette di Acea al dopolavoro ferroviario, il mercoledì e il venerdì, dalle 16.30 alle 19.30.



mercoledì 8 luglio 2009

Importante denuncia di Medicina democratica sull'Arsenico a Velletri


(Articolo pubblicato originalmente l'8 luglio 2009)

L'informazione è stata giudicata parziale, falsa e illegale. Vi preghiamo quindi di riportare integralmente la valutazione indipendente dell'associazione di medici, che lanciano l'allarme sulla situazione dell'acqua nella nostra città.
Vista l'importanza del tema, abbiamo chiesto all'associazione nazionale di medici "Medicina democratica" di valutare l'avviso diffuso dal Comune di Velletri, da Acea Ato 2 e dalla Asl RM H in relazione alla presenza dell'arsenico, del fluoro e del vanadio nell'acqua di Velletri.
Il comitato vigilerà da vicino la situazione, denunciando tutte le eventuali omissioni, a tutela della salute della nostra città.
COMITATO ACQUA PUBBLICA VELLETRI
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Comunicato/ Rischio dell’Arsenico a Velletri e falsa informazione in ACEA ATO2
In merito all’ Avviso alla cittadinanza pubblicato dal Comune di Velletri sottoscritto insieme ad ACEA ATO2, Segreteria Tecnico Operativa di ATO2 e ASL RMH del 6 luglio 2009 dove si sostiene che la deroga richiesta è stata concessa dalla Regione Lazio affinché le concentrazioni degli elementi tossici Fluoro, Arsenico, Vanadio possano salire rispettivamente a:
- Fluoro fino a 2,5-3 mg/ litro
- As fino a 50 microgrammi/ litro
- Vanadio fino a 100 microgrammi/ litro
e che “è importante evidenziare che i nuovi limiti sono estremamente cautelativi e il loro superamento entri i valori massimi ammissibili non provoca effetti acuti”…
Ricordiamo alla popolazione
che il decreto legge n. 31 del 2001, entrato in vigore a dicembre del 2003, stabilisce i criteri che deve avere l’acqua per essere destinata al consumo umano, cioè potabile.
L’acqua deve essere salubre e pulita e non contenere nessuna sostanza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.
Dalla fine del 2003, in teoria, l’acqua potabile dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto.
Il Decreto legislativo n. 31 del 2001 fissa una serie di parametri molto restrittivi per i veleni che possono provocare danni alla salute. Ma ecco l’inghippo: i gestori idrici hanno chiesto, tramite le regioni, di poter distribuire in taluni casi acqua "non potabile", grazie a un decreto specifico che consente di alzare temporaneamente i limiti previsti per talune sostanze tossiche. L’inghippo si chiama “deroga”, prevista dalla Comunità Europea in casi eccezionali (Direttiva 98/83/CE), per periodi limitati di tempo e a condizioni ASSOLUTAMENTE non aggirabili in nessun modo qualora se ne faccia uso. La normativa per il rilascio delle “deroghe” esige che:
  1. La deroga non rappresenti un rischio per la salute umana
  2. L’ approvvigionamento delle acque potabili non possa essere mantenuto nella zona con altro modo congruo.
  3. La deroga abbia durata più breve possibile, non superiore ai tre anni (rinnovabile solo due volte).
In particolare la normativa sulle deroghe prevede che
  1. La popolazione sia informata preventivamente in modo esauriente sulle condizioni attuali dell’acqua in relazione alla sua potabilità.
  2. La popolazione sia informata immediatamente, qualora l’acqua NON sia più potabile, in quanto siano stati superati i limiti previsti per legge dalla Comunità Europea e accettati dall’Italia tramite la suddetta legge, attraverso pubblici avvisi spiegando dettagliatamente i danni alla salute in cui può incorrere non solo in acuto, ma soprattutto a DISTANZA e dunque per intossicazione CRONICA come tumori e malattie degenerative..
  3. La popolazione sia informata accuratamente che per poter erogare l’acqua comunque, anche se NON potabile, deve essere richiesta una deroga valida solo per 3 anni, che viene concessa dunque SOLO per ragioni di grave impossibilità a fornire acqua potabile nei limiti di Legge, rinnovabile per motivi ancora più gravi o gravissimi solo altre due volte
  4. La popolazione sia informata che il Gestore ha l’OBBLIGO di instaurare contestualmente tutte le azioni indispensabili per restituire all’acqua la potabilità riportando gli inquinanti entro i limiti di Legge nel tempo più breve possibile.
  5. La popolazione sia informata che qualora il Gestore ritardi o non metta in atto tutte le procedure realizzando gli investimenti necessari sarà sanzionato dalla UE , multe che pagheremo ancora noi cittadini con i nostri soldi.
Ricordiamo alla popolazione che cosa sia l’Arsenico e come siano nate le “deroghe”

«Nella Toscana meridionale sono stati raccolti alcuni campioni di acqua potabile con concentrazione di Arsenico superiore al limite consentito dalla normativa vigente», ammette Mario Dall’Aglio, già docente di Geochimica ambientale alla Sapienza di Roma. «Una deroga è stata concessa, consecutivamente per quattro anni, dalla Regione Toscana e in parte nel Lazio. Deroghe di questo tipo sono una vecchia consuetudine italiana», dice Dall’Aglio, «ma nel passato sono state applicate per sostanze con tossicità non elevata e in assenza di effetti marcatamente cronici (ad esempio, per i fitofarmaci). Oggi sappiamo bene che l’assunzione di Arsenico può indurre rischi alla salute davvero gravissimi e irreversibili come tumori interni, con periodo di latenza anche superiore ai10-15 anni».
Non ci risulta ad oggi che nessuna di queste condizioni in relazione alla informazione dovuta e agli conseguenti all’inquinamento da Arsenico siano state rispettate dal Comune di Velletri, prima,e da ACEA ATO2 subentrata poi nella gestione dell’acqua di Velletri.
Denunciamo pertanto questo Avviso pubblico come:
  • parziale perché nasconde la vera informazione prevista per Legge dalla Comunità Europea: la popolazione non è mai stata informata nei modi e nei tempi previsti dalla Legge in vigore dal dicembre del 2003;
  • falso perché volutamente fa credere alla popolazione che i danni attesi da questi tossici siano quelli acuti, quando tutta la letteratura scientifica mondiale (e la legislazione europea) lancia da sempre l’allarme sui danni non tanto per l’esposizione acuta, quanto piuttosto a distanza per contaminazione cronica. Il vero rischio dell’ìnquinamento è cronico, infatti la UE prevede un limite massimo dell’As a 10 microgrammi litro e l’OMS sta pensando di abbassarlo ulteriormente in quanto l’Arsenico è in classe 1 per i tumori (= rischio massimo); inoltre non è previsto da nessuna Legge che i cittadini dei territori vulcanici debbano per forza bere acqua arsenicata;
  • illegale perché realizzato non secondo i criteri previsti dalla Legge italiana ed europea in merito alle comunicazioni sul tema da riservare ai cittadini:
  • illegittimo in quanto l’Italia ha preso un impegno etico solenne aderendo, come Paese che fa parte dell’ONU, al Patto del CESCR.
"I Paesi che hanno aderito al Patto del CESCR (Pacte relatif aux droits économiques et culturels en novembre 2002) avranno l'obbligo di rispettare, proteggere e soddisfare il diritto delle persone a bere una acqua sana. L'obbligo di rispettare tale diritto impone agli Stati aderenti al Patto di impedire la messa in opera di pratiche che portino all'ostacolo del godimento di questo diritto attraverso:
- pratiche condizionanti l'accesso a l'acqua POTABILE in modo equo;
- polluzione illegale dell'acqua da scarichi effettuati grazie alla mancanza di strutture di controllo dello Stato."
(Nota bene: tra i Paesi che hanno aderito è inclusa l'intera Europa prima dell’allargamento.)
Cittadini di Velletri,
come vedete i due versanti sono delineati con nettezza: da una parte dobbiamo avere il diritto all'accesso ad una quantità equa pubblicamente controllata di 50 litri d’acqua gratis al giorno, dall'altra è indispensabile il diritto ad avere garanzie sulla qualità equa, come previsto dall’ONU e dall’OMS, che per essere tale, anche in questo settore deve essere pubblicamente controllata . Ma i due versanti in questione riguardano la stessa goccia. Ergo, il diritto non è garantito non solo se manca l’acqua, ma anche se l'acqua di fatto non è assolutamente potabile!
Invitiamo pertanto con fermezza i firmatari:
  • a ritirare immediatamente questo Avviso in quanto pericoloso per la salute pubblica e sostituirlo immediatamente con un Avviso e con una Campagna informativa corretta realizzata rigorosamente a norma di Legge;
  • a rinunciare ad ogni ed ulteriore deroga considerato che la presente è già stata chiesta per il limite massimo possibile per l’Arsenico di ben 50 microgrammi/l;
  • a varare subito tutti gli investimenti necessari per eliminare definitivamente l’inquinamento da As e rientrare al più presto nei limiti dei 10 microgrammi/ litro previsti per Legge.
Medicina Democratica